sera stessa Harald aveva potuto chissa come placarla. Lui invece da quella volta era stato costretto a infilarsi in casa di Harald sempre in tutta segretezza, con gran divertimento del resto della compagnia.

Il cellulare suono. Halldor lo estrasse dalla tasca e vide che si trattava ancora di Marta Mist. Ora rispose: «Che c’e?»

«Hai finito?» disse lei impaziente e innervosita. «Ti stiamo aspettando, vieni.»

«Dove?» Halldor in realta non aveva alcuna voglia di incontrarli proprio ora. Avrebbe preferito di gran lunga andarsene a casa e stendersi nel suo letto, ma sapeva che quella rompiscatole non gli avrebbe dato pace. Marta Mist l’avrebbe chiamato in continuazione e alla fine si sarebbe presentata a casa sua, se non le avesse risposto. Meglio tagliare corto subito.

«Al 101, fa’ in fretta.» Lei riattacco e Halldor si incammino. Faceva freddo e lui era ormai allo stremo delle forze. Prima di quanto si aspettasse era arrivato all’entrata dell’albergo, dove si scrollo di dosso la neve che gli era caduta addosso lungo la strada. Poi apri la porta ed entro. Ovviamente sedevano tutti nel reparto fumatori, alcune tazze di caffe sul tavolino davanti a loro assieme a un boccale di birra. Halldor ebbe una voglia improvvisa di birra anche lui, si avvicino al gruppo e si sedette in una poltrona, benche sia Marta Mist sia Briet si fossero spostate per fargli spazio in mezzo a loro. Ma ora non poteva nemmeno pensare alla loro vicinanza.

Le due ragazze non fecero trasparire la loro delusione per la scelta dell’amico, e si rispostarono lentamente l’una accanto all’altra per riempire lo spazio vuoto senza dare nell’occhio. Marta Mist era esperta nel mantenere la calma e il contegno. Erano rare le occasioni in cui mostrava i propri sentimenti, tranne una rabbia smisurata e il disprezzo. Ma di farsi ferire nell’orgoglio non se ne parlava affatto. «Perche diavolo non mi hai risposto al telefono?» domando irritata. «Stiamo aspettandoti qui con il cuore in gola per ricevere tue notizie, e tu niente.»

«Che vi prende? Stavo parlando con quegli avvocati. Che cosa vi avrei dovuto dire al telefono?» Nessuno rispose, tanto che Halldor ripete la domanda: «Eh? Che cosa vi avrei dovuto dire?»

«Che diamine, almeno potevi rispondere al maledetto messaggino che ti ho mandato, no? Che fatica ti faceva?» insiste Marta.

«Oh, si, come no!» replico Halldor sarcastico. «Avrei proprio fatto un’ottima figura. Chi pensi che sia, un ragazzino di dieci anni?»

Brjann intervenne nel battibecco. «Che ti e successo? Non ti senti bene?» disse sorseggiando la sua birra.

Quella visione fu la goccia che fece traboccare il vaso. Halldor fece un cenno al cameriere e si ordino una birra grande. Poi si volto di nuovo verso il gruppo. «E andata bene, non vi preoccupate. Hanno si dei sospetti, ma niente di preoccupante.» Con le dita della mano destra comincio a dare colpi ritmati sul bordo del tavolino, mentre con la sinistra cercava il pacchetto di sigarette nelle tasche della giacca, senza pero trovarle. «Ho dimenticato le sigarette da qualche parte. Me ne potete prestare?»

Briet gli porse il suo pacchetto, e Halldor sospiro dentro di se. Non sopportava quelle sigarette al mentolo, da donna, bianchissime e sottilissime. Cio nonostante afferro il pacchetto e ne tiro fuori una. Peccato che Marta si fosse arrabbiata con lui, altrimenti le avrebbe scroccato le Marlboro. Dopo una tirata, scrollo il capo. «Come fai a fumare questo schifo?»

«Alcuni dicono anche ‘grazie’, sai?» ribatte Briet piccata.

«Scusa. E che sono un po’ stressato.» Finalmente arrivo la birra e, dopo essersi bevuto un bel sorso, Halldor tiro un’altra lunga boccata, soffio fuori il fumo dalle guance gonfie e fece un sospiro di sollievo. «Aaah, ora si che va meglio.»

«Ma a loro non hai detto niente, no?» riprese Marta Mist, che si era gia calmata dalla sfuriata di prima.

Halldor scosse il capo bevendo un’altra sorsata. «No, niente di importante. Ovviamente ho raccontato loro un sacco di cose, anche perche non facevano che bombardarmi di domande e dovevo pur rispondere.»

Marta lo guardo pensierosa e poi annui visibilmente riconciliata. «Sicuro sicuro?»

Halldor le fece l’occhiolino per sottolineare l’avvenuta riconciliazione. «Sicurissimo, non ti preoccupare.»

Marta Mist sorrise. «Che eroe!»

«Che altro?» rispose lui in maniera mezzo ironica, mezzo seria, sventolando davanti al suo volto la fine sigaretta che stava fumando. «Non ti sembro un vero paladino?»

Andri sogghigno e lancio sul tavolino, in direzione di Halldor, un pacchetto delle sue sigarette. «Cosa credi che faranno adesso? Hanno intenzione di incontrarci di nuovo oppure no?»

«No, ne dubito proprio», rispose Halldor.

«Benissimo», esclamo Brjann. «Speriamo che facciano delle ricerche sconclusionate e che alla fine si arrendano.»

Briet era l’unica che non era tornata di buonumore. «Ma che ne sara del povero Hugi? Lo avete del tutto dimenticato?» disse guardandoli scandalizzata.

Il sorriso scomparve dalle labbra di Halldor. «No, certo che no.» Il sorso di birra che bevve ora non aveva lo stesso buon sapore di prima.

Marta Mist diede un colpo deciso con il gomito sull’avambraccio di Briet che emise un gemito di dolore. «Che ti prende, pensi che si arrenderanno? Qualcosa alla fine riusciranno a trovarla. L’importante e che noi non ci impegoliamo ancora di piu in questa faccenda. Perche devi essere sempre cosi negativa?»

«Qui in Islanda nessuno viene condannato per un omicidio che non ha commesso. Verra assolto, credetemi», affermo Andri con sicurezza.

«Ma dove sei vissuto fino a ora?» chiese Briet, che non si era rassegnata a ubbidire nonostante il dolore al braccio. Non era da lei opporsi con tenacia a Marta Mist, ma ora non poteva fare a meno di mostrare il suo dissenso con Halldor. «Stanno sempre a condannare degli innocenti, qui da noi. Non ti ricordi, per esempio, del caso Geirfinnur?»

«Smettetela di litigare», disse Marta Mist senza togliere lo sguardo da Halldor. «Andra a finire tutto per il meglio, non vi preoccupate. Ora andiamocene a prenderci qualcosa da mangiare. Sto morendo di fame.»

Si rimisero tutti in piedi e cominciarono a raccogliere le loro cose. Quando il gruppo si avvio alla cassa per pagare, Marta Mist prese in disparte Halldor. «Tu comunque ti sei liberato di tutto quanto, non e vero?»

Lui evito il suo sguardo, ma la ragazza lo prese per il mento e lo costrinse a guardarla negli occhi. «Te ne sei sbarazzato, si o no?»

Halldor annui. «Ho buttato via tutto. Non ti preoccupare.»

«Io al momento non oso neppure tenermi dentro casa uno spinello. Spero che la cosa valga anche per te. Se quei due si mettono a incasinare le cose, alla polizia potrebbe venire in mente di mettersi a perquisire i nostri appartamenti o chissa cosa. Sei sicuro di aver fatto scomparire proprio tutto?»

Halldor si rimise diritto, la guardo negli occhi e le disse con voce ferma e decisa: «Te lo giuro. E tutto sparito».

Marta Mist sorrise e gli lascio andare il mento. «Vieni, andiamo a pagare.»

Halldor la guardo allontanarsi. Curioso, gli aveva creduto. Di solito capiva subito se qualcuno le mentiva in faccia. Probabilmente stava diventando un provetto bugiardo. Notevole!

Thora cerco di non farsi intimidire dalle folte sopracciglia dell’uomo che le sedeva davanti. Lei e Matthew si trovavano nell’ufficio di Thorbjorn Olafsson, che avrebbe dovuto fare da relatore della tesi di master di Harald. «Grazie infinite per averci voluto ricevere», disse con un ampio sorriso.

«Di niente, di niente», rispose Thorbjorn. «Ma se volete ringraziare qualcuno, fatelo con Gunnar, e stato lui a organizzare questo incontro. Certo che vi state dando parecchio da fare, per essere venuti da me con cosi poco preavviso.» Thorbjorn in effetti aveva telefonato loro pochi minuti dopo che Halldor aveva lasciato l’appartamento di Harald, e i due avevano deciso all’istante di incontrarlo senza perdere tempo. Thorbjorn poso sulla scrivania la matita che si era passato tra le dita. «Che cos’e che vi interessava sapere da me?»

Thora decise di parlare per prima. «Suppongo che Gunnar le abbia spiegato i nostri rapporti con Harald.» Thorbjorn annui e lei continuo: «Ci piacerebbe conoscere il suo parere su Harald, sui suoi studi e soprattutto sui suoi svariati campi di ricerca.»

L’assistente rispose con una risata. «Non posso proprio dire che lo conoscessi. Non e da me frequentare molto i miei studenti al di fuori dell’ambito scolastico. Non mi interessa per niente. L’unica cosa che mi riguarda e

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