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Come annunciato dalle previsioni del tempo, la sera precedente, era una splendida giornata. Si trovavano negli uffici della Scuola di Volo, dove il giorno prima Thora e Matthew avevano prenotato il noleggio di un biplano. Matthew era impegnato nella compilazione dei vari formulari per il pilota mentre Thora approfittava dell’occasione per sorseggiare la tazza di caffe offerta dalla scuola. Il prezzo del volo l’aveva sorpresa in positivo, dato che il tragitto per Holmavik — un paio d’ore fra andata e ritorno — costava meno che recarvisi in auto e pernottare nell’albergo del paese. Anzi, le avevano addirittura offerto un prezzo scontato se avessero accettato di farsi pilotare da uno studente di volo. Thora aveva deciso di viaggiare al prezzo intero.

«Va bene, allora siamo quasi pronti per partire», disse il pilota con il sorriso sulle labbra. La sua giovane eta dimostrava che non era certo passato molto tempo da quando lui stesso veniva «noleggiato» a prezzo scontato.

Partirono dall’aeroporto interno di Reykjavik, che dall’alto appariva ben piu grande che da terra. Matthew guardava con interesse il panorama sottostante, mentre Thora preferiva tenere lo sguardo fisso in avanti. Dopo meno di un’ora avvistarono l’aeroscalo di Holmavik. Thora si rese conto che era una pista d’atterraggio di quelle ghiaiose, tipiche dei paesini di campagna, con una baracca a fare da scalo. L’aeroporto era nelle immediate vicinanze del villaggio, dall’altra parte della statale. Il pilota sorvolo a bassa quota la pista per controllarne le condizioni, poi viro soddisfatto e compi un atterraggio morbido. I tre si tolsero le cinture di sicurezza e uscirono.

Matthew tiro subito fuori il suo cellulare. «Qual e il numero della stazione dei taxi», chiese al pilota.

«Stazione dei taxi?» rispose quello ridendo di cuore. «Qui non c’e nemmeno il taxi, figuriamoci la stazione. Guardate che dovete andare a piedi.»

Thora rise assieme al pilota come se lo sapesse benissimo pure lei, anche se in cuor suo aveva sperato che qualcuno li accompagnasse al Museo della Magia. «Vieni, non e lontano», disse a Matthew, trascinandolo via prima che esternasse la sua contrarieta. I due attraversarono la statale, completamente deserta, fino alla stazione di servizio e al negozietto li di fronte. Entrarono dal benzinaio e chiesero informazioni sulla strada da fare. La ragazzina che li servi si dimostro molto gentile e usci perfino fuori dal negozio per indicare loro il percorso, qualche centinaio di metri al massimo. Non avrebbe potuto essere piu facile: dritti per la strada principale, poi al lungomare e li, accanto all’imbocco del porticciolo, il museo. Un edificio nero, con il tetto verde di torba, che si poteva vedere gia da lontano.

«Mi rivengono in mente le foto del computer di Harald quando vedo queste strade», disse Thora incamminandosi, lo sguardo che si posava qua e la per osservare il panorama.

«C’erano molte foto scattate qui? Foto importanti, intendo dire.»

«No, niente di interessante. Le tipiche foto turistiche, eccetto quelle scattate dentro il museo, dove tra l’altro e vietato fotografare», prosegui costeggiando la lastra di ghiaccio che occupava quel tratto di strada. «Attento!» disse a Matthew, che la scavalco con una falcata. «Le tue scarpe non sono certo adatte a questo tipo di strade», commento guardandogli le lucide scarpe nere, in stile con il resto del suo abbigliamento: pantaloni ben stirati, una camicia e un cappotto di lana che gli cadeva a pennello sopra il ginocchio. Lei invece indossava un paio di jeans, delle scarpe da passeggio e il giubbotto di piumino che Matthew detestava. Lui aveva evitato di criticarlo apertamente, accontentandosi di sollevare le sopracciglia quando era andato a prenderla e Thora si era infilata a fatica dentro l’auto, il busto triplicato di volume.

«Non mi sarei mai immaginato di dover fare della strada a piedi», rispose Matthew irritato. «L’uomo mi avrebbe dovuto avvisare ieri.» Con «l’uomo» intendeva dire la persona con la quale aveva parlato il giorno precedente, per assicurarsi di non trovare il museo chiuso.

«Ti fa bene una bella passeggiata, e ti insegna a non fare sempre lo snob», riprese Thora. «Qui in Islanda non serve a niente mettersi gli abiti buoni. Ora sbrigati, senno ti trascino in paese e ti faccio comprare un maglione di lana!»

«Quello mai!» esclamo Matthew. «Dovresti prima passare sul mio corpo.»

«Quel giorno verra prima che te ne accorga», disse Thora di rimando. «Ma non hai freddo cosi? Vuoi che ti presti il mio di maglione?»

«Ho gia prenotato l’albergo di stasera, l’Hotel Ranga», lo informo Matthew per cambiare immediatamente discorso. «Li intendo prendermi a noleggio una jeep invece dell’utilitaria che stiamo usando.»

«Vedi? Stai per diventare un islandese purosangue.»

Finalmente giunsero al museo, senza nemmeno cadere sul ghiaccio. Dall’esterno pareva un edificio vecchio stampo. Lo spiazzo antistante l’entrata era circondato da un basso muretto di pietre ricoperto di sabbia marina, con dei tronchi d’albero sparsi qua e la dalle maree. La porta del museo invece era rosso fiammante, per nulla in tono con il colore ocra della costruzione. Su una panchina di legno accanto all’entrata c’era un corvo ben pasciuto, che al loro arrivo guardo in alto, spalanco il becco ed emise un suono gracchiante. Poi sbatte le ali e svolazzo sul frontone del tetto, da dove li segui con lo sguardo mentre entravano. «Molto appropriato», disse Matthew aprendo la porta rossa a Thora.

All’interno videro subito il bancone della cassa sulla destra e davanti a loro la bacheca con i prodotti e i souvenir in vendita per i visitatori, il tutto molto lindo e ben curato. Dietro il bancone sedeva un giovane che sollevo lo sguardo dal giornale. «Buongiorno. Benvenuti al Museo della Magia di Strandir.»

Thora e Matthew si presentarono, e il ragazzo spiego che li stava appunto aspettando. «Io sono qui solamente di riserva», aggiunse dando loro la mano e presentandosi a sua volta. «Thorgrimur…» La sua stretta era di quelle di un tempo, forte e rassicurante. «Il soprintendente del museo si e preso un anno sabbatico, spero che la cosa non vi crei un problema.»

«No, va benissimo», rispose Thora. «Da quello che ci risulta, eri qui tu lo scorso autunno, vero?»

«Si, ho cominciato a lavorare qui a luglio.» Poi guardo Thora con curiosita e disse: «Posso chiederle perche mi sta facendo questa domanda?»

«Come il signor Reich le ha gia detto al telefono ieri, stiamo facendo delle ricerche su una persona che aveva come hobby la magia. Ci risulta da altre fonti che si sia recato fin quassu lo scorso autunno, e ci e venuto in mente di venire a vedere questo posto, nella speranza di ottenere ulteriori informazioni sulle sue abitudini. Anche perche penso proprio che lei si ricordi di lui.»

Il custode si mise a ridere. «Non ne sarei cosi sicuro. Qui vengono molti visitatori.» Poi si rese conto che loro due erano al momento gli unici ospiti del museo, e si affretto ad aggiungere con tono imbarazzato: «In questo periodo ovviamente non c’e quasi nessuno, ma nell’alta stagione e pieno di turisti.»

Matthew gli invio un blando sorriso. «Sa, questa persona e una di quelle che non si dimenticano facilmente. Si tratta di uno studente di Storia originario della Germania, con un aspetto non certo ortodosso. Si chiamava Harald Guntlieb ed e stato ucciso poco tempo fa.»

Il volto di Thorgrimur si illumino. «Ah si, quello che era tutto… come dire… tutto decorato!»

«Si, se si puo parlare di decorazioni…» assenti Thora.

«Certo, me lo ricordo benissimo. Venne quassu con un altro tizio, il quale pero non se la senti di entrare perche aveva i postumi di una sbronza. L’omicidio e comparso spesso sui giornali, eh?»

«Si, esattamente», disse Matthew. «Il suo compagno, quello reduce dalla sbornia, sa forse chi era esattamente?»

Il custode scosse il capo. «Non direi, comunque il vostro amico me lo presento come un dottore quando ci congedammo, pero credo che stesse solo scherzando. Infatti dovette svegliarlo con urla e botte prima di andarsene. Io li guardai dalla soglia del museo e pensai che non aveva per niente l’aria del medico, stravaccato com’era sulla panca di fuori e ancora mezzo ubriaco.»

Thora guardo Matthew e i due si scambiarono un’occhiata d’intesa. Era Halldor, non c’erano dubbi.

«Si ricorda cos’altro avvenne durante la loro visita?» chiese Thora.

«Si, quel tizio mi colpi perche sapeva parecchie cose. A me piace molto ricevere la visita di gente con una profonda cultura storica, soprattutto nei confronti della storia della magia nera. Di solito chi viene quassu non sa un bel niente, e quasi nessuno conosce piu ormai la differenza tra uno spettro e una larva, tanto per dire.» E dallo

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