Matthew. «Non so perche mi svegliai proprio in quel momento, dato che la maggior parte delle volte rimanevo fuori combattimento fino al giorno dopo, fatto sta che aprendo gli occhi mi accorsi che Harald stava dando via l’anima! Stava letteralmente soffocando e aveva le convulsioni.» Thora si accorse che il giovane rabbrividi nel rivangare questa storia. «Gli tolsi come meglio potevo la cintura che gli stringeva il collo, ma non fu una cosa semplice, perche aveva legato l’estremita al termosifone. Poi gli feci la respirazione bocca a bocca, e lo salvai in extremis.»
«Sei sicuro che invece non stesse tentando di suicidarsi?» gli chiese Thora.
Halldor la guardo e scosse la testa. «No, non era un tentativo di suicidio. Credetemi. E non mi va di descrivervi il suo stato nei minimi particolari.» Ora era arrivato per Thora il turno di arrossire, al che Halldor sembro riprendersi e prosegui piu sicuro di prima. «Parlandone in seguito con Harald, mi spiego senza remore quello che aveva cercato di fare. Anzi, sprono anche me a provare quel tipo di sesso, che secondo lui provocava una delle sensazioni piu intense che avesse mai sperimentato. Eppure era quasi arrivato al punto di morire soffocato, e lo sapeva bene. Si era veramente spaventato, sapete?»
«Cosicche tu non credi che ci abbia riprovato?» domando Matthew.
«No, sicuramente no. Beh, in effetti non posso esserne certo, comunque si prese un bello spavento.»
«Ti ricordi quando e stato?»
«La sera prima dell’11 settembre», fu la sua pronta risposta.
Matthew annui, la testa piena di pensieri. Poi guardo Thora e le disse in tedesco: «Dieci giorni dopo avrebbe cambiato il suo testamento». Thora annui, certa ormai che Halldor fosse l’erede islandese di cui si faceva cenno nell’atto. Avendogli appena salvato la vita, Harald gli sara stato riconoscente, riflette.
«Vi siete dimenticati che il tedesco lo capisco», Halldor disse con un sorriso maligno.
Matthew gli domando di rimando altrettanto malignamente: «Hugi ci ha detto che Harald molto spesso ti trattava male, e addirittura davanti a tutti. Che ti umiliava, insomma. Non ti scocciava la cosa?»
Halldor sbuffo. «Bah! Harald non era, come vi ho gia detto, una persona come le altre. Poteva dominarci tutti senza smettere di essere divertente. Di solito con me era un angelo, soprattutto quando eravamo noi due soli, mentre qualche volta, in compagnia, si comportava come un bastardo. Io non me la prendevo per niente, anche perche Harald dopo mi chiedeva sempre scusa.»
Thora era del parere che si trattasse di una menzogna, poiche si vedeva chiaramente che il ragazzo quegli scherzi non li sopportava affatto. Ma non sarebbe servito a niente continuare a fargli domande sulla questione. «Riguardo invece alle ricerche di Harald, che cosa puoi dirci di importante? Potresti descriverci che genere di assistenza gli fornivi?»
Halldor rispose immediatamente, risollevato dal cambiamento di rotta. «Lo aiutavo con le traduzioni, e qualche volta con le ricerche, ma era lui ad andare un po’ dappertutto, anche in luoghi con cui non vedevo alcun nesso. Certo, non sono uno storico e non mi intendo di storiografia, ma lui saltava da un argomento all’altro. Per esempio, mi chiedeva di tradurgli un documento e all’improvviso mi faceva passare a tutt’un altro testo, e cosi discorrendo.»
«Potresti farci qualche esempio di materiale a cui era interessato?» domando Matthew.
«Si, a grandi linee. All’inizio tradussi alcuni capitoli della tesi di dottorato di Olina Thorvardardottir sull’epoca dei roghi contro gli stregoni, poi Harald seppe che nell’antica sede culturale di Skalholt alcuni libri sulla magia circolavano in segreto fra i seminaristi. Se ben ricordo, aveva sottomano anche un’epistola scritta in danese, che non potei tradurgli alla perfezione perche in quella lingua non sono molto ferrato. Comunque feci del mio meglio. Si parlava di un messaggero e di un qualcosa che non capii bene, ma doveva essere della massima importanza, visto che da quel momento Harald cambio completamente il corso delle sue ricerche. Dalle persecuzioni contro chi praticava la magia nera passo al secolo precedente, o giu di li. Ricordo di avergli tradotto un testo proveniente dalla
Dall’elencazione delle date era evidente che il ragazzo aveva una memoria di ferro. Non era percio strano che procedesse negli studi universitari nonostante le pazzie notturne, penso Thora e gli chiese: «I monaci irlandesi?»
«Si, quelli che i vichinghi chiamavano volgarmente i ‘papi’.»
«Va bene», disse Thora senza sapere come continuare l’interrogatorio. All’improvviso si ricordo del povero Gunnar. «Quell’antica epistola danese, sai per caso da dove veniva o dove sia andata a finire?»
«Non ho assolutamente idea dove l’avesse trovata, anche se di lettere antiche ne aveva altre che stava sempre a confrontare con quella. Le teneva in una cartella di pelle, ma quella danese no. Si deve trovare da qualche parte qui dentro.»
«Conosci per caso un certo Mal?» chiese Matthew di punto in bianco.
«No, non l’ho mai sentito nominare. Perche?»
«No, niente», glisso Matthew.
Halldor stava per aggiungere qualcos’altro, quando il cellulare gli squillo nella tasca. Lo estrasse, guardo il display, fece una smorfia di dispetto e lo rimise a posto.
«Mammina?» chiese Matthew sghignazzando.
«Appunto», rispose Halldor in tono amareggiato.
Il bip di un sms risuono nella tasca. Halldor non diede cenno di voler riprendere il telefonino per leggerlo, cosicche Thora porse la domanda successiva. «Sai qualcosa di una specie di libro degli ospiti che Harald avrebbe potuto possedere o di cui ti avrebbe parlato? Il libro degli ospiti della croce?»
Halldor la guardo con sguardo vacuo. «La croce era una setta religiosa?»
«Non ne hai mai sentito parlare?»
«Mai.»
Matthew strinse i pugni. «Dicci ora del corvo che Harald stava cercando.»
Il pomo d’adamo di Halldor ebbe un sussulto evidente. «Il corvo?» ripete con voce stridula.
«Si, l’uccello», intervenne Thora. «Sappiamo che stava cercando di comprarsi un corvo. Sai per quale motivo?»
«No. Forse gli piaceva l’idea: sono uccelli stupendi.»
Thora era convinta che stesse mentendo, ma non sapeva come smascherarlo. Matthew cambio ancora argomento perche voleva arrivare alla conclusione. «Sai qualcosa circa un viaggio di Harald a Holmavik, per visitare il Museo della Magia di Strandir?»
«No», rispose Halldor, mentendo chiaramente di nuovo.
«E di un pernottamento all’
«No.» Altra bugia.
Matthew si rivolse alla sua socia. «Strandir, Ranga. Perche non ci facciamo un bel viaggetto?» L’espressione di Halldor rivelava una palese disapprovazione per i loro progetti di viaggio.
23
Halldor respiro di sollievo quando usci in fretta dall’appartamento. Oltrepassato il cancello e arrivato sul marciapiede, si giro per controllare se Matthew o Thora lo seguissero con lo sguardo dalla finestra, ma nessuno dei due era in vista. Invece gli sembro di scorgere la tendina di una finestra al piano di sotto muoversi leggermente, e maledi la curiosita della vicina. Non era cambiata per niente quella maledetta cagna rinsecchita che non lasciava mai in pace Harald, e si lamentava al minimo colpo di tosse e a ogni sospiro. Dopo uno dei primi party che avevano organizzato l’estate passata, Halldor era stato mandato ad aprire la porta la mattina dopo per accogliere la ventata di proteste della donna, e Dio sa quanto quella cianciava. Lui era talmente in preda ai fumi dell’alcol che ogni parola gli faceva l’effetto di una martellata sulla fronte, e alla fine aveva dovuto spingere di lato la signora per mettere fuori la testa e vomitare. Il che aveva orripilato la poveretta, come e logico, eppure quella
