rimise al suo posto sul divano.
Brjann si accollo la parte di mediatore. «Insomma, non capisco proprio tutta questa eccitazione. E ovvio che qualcuno abbia ammazzato Harald, ma se non e stato Hugi, chi allora? Vi risparmiereste fatica e tempo prezioso se vi fidaste di quanto vi stiamo dicendo. Harald non l’ha ucciso nessuno di noi, e poi perche avremmo dovuto farlo? Era divertente, simpatico, pieno di risorse, generosissimo, un vero amico. Senza di lui, per fare un esempio, la nostra societa ha perso la sua colonna portante. Senza contare il fatto che materialmente non l’avremmo proprio potuto ammazzare, non essendo in quei paraggi all’ora del delitto, cosa che parecchie persone hanno gia potuto confermare.»
Andri, che studiava per un master in Chimica, annui enfaticamente. Aveva uno sguardo fluttuante che fece pensare a Thora all’effetto di qualche sostanza stupefacente. «E verissimo. Harald era una persona speciale. Nessuno di noi l’avrebbe voluto togliere dalla circolazione. Ammetto che talvolta ci faceva paura e ci sorprendeva con le sue trovate, ma di li ad ammazzarlo… Nei momenti del bisogno era per tutti un vero amico.»
«Ma che bello», esclamo Matthew in tono ironico. «C’e un’altra cosa che vorrei sapere. Tutti voi eravate al party, a eccezione di Halldor; vi ricordate se a un certo punto Hugi e Harald se ne andarono insieme al bagno e se tornarono con i vestiti insanguinati?»
Tutti i presenti scossero il capo. Andri puntualizzo: «In quel momento non c’era nessuno che poteva mettersi a pensare ai vestiti. Puo anche darsi che sia successo, ma come facciamo a ricordarcene, nelle condizioni in cui eravamo?» Gli altri annuirono.
Il gruppo sedeva senza parlare, continuando ad accendersi una sigaretta dietro l’altra, finche Matthew ruppe il silenzio. «Allora, chi ha ammazzato Harald voi non lo sapete?»
Tutti insieme risposero con un deciso: «No!»
«E non avete mai usato dei pezzi di corpo, per esempio delle dita, nelle vostre stregonerie?».
Il «No!» che segui non fu altrettanto deciso.
«E questa runa magica, non la conoscete?» domando Matthew buttando sul tavolo lo schizzo del simbolo inciso sul petto di Harald.
Tutti insieme: «No!»
«La vostra risposta potrebbe risultare piu convincente se guardaste il foglio», riprese Matthew con voce sarcastica.
«La polizia ci ha gia mostrato quel disegno. Sappiamo benissimo di cosa si tratta», rispose Marta Mist, posando senza remore la sua mano sulla coscia di Halldor.
«Okay, capisco. Ma potete almeno dirci dove sono andati a finire tutti i soldi che Harald si era fatto trasferire qui in Islanda poco prima della sua morte?» li incalzo Matthew.
«Come facciamo a saperlo? Noi eravamo i suoi amici, mica i suoi commercialisti!» obietto Marta.
«Voglio dire, aveva comprato qualcosa, o parlava di comprare qualche cosa di molto caro?» intervenne Thora rivolgendosi a Briet, che le sembrava la piu malleabile.
«Stava sempre a comprare qualcosa», borbotto lei guardando con la coda dell’occhio Marta Mist e Halldor. Non appena vide la mano dell’amica sulla coscia di lui, si rigiro verso Thora e aggiunse con una smorfia maliziosa: «Se non per se, comprava spesso qualcosa per Halldor. Loro due si che erano amici intimi!»
Halldor si irrigidi subito. «Non e che stesse sempre li a comprarmi delle cose. Solamente e che ogni tanto, per ringraziarmi dell’aiuto che gli prestavo, mi regalava qualcosa.»
Thora non voleva fermarsi li. «Cosa, per esempio?»
Halldor arrossi violentemente. «Delle cose.» Poi si fece di nuovo scivolare i capelli davanti agli occhi.
Matthew si diede ancora una pacca sulla coscia, piu deciso di prima. «Allora, brava gente. Ho un’idea. Marta, Briet, Brjann e Andri, voi dite di non sapere niente e non ci sembra di potervi cavare altro di bocca. Che ne dite di tornare a casa a studiare, o a lezione, o a tutto cio che siete abituati a fare, mentre io, Thora e Halldor rimaniamo qui in pace a discutere insieme?» Ora si volto verso Halldor. «Non ti sembra la cosa migliore da fare? Cosi eviteremo questa atmosfera pesante.»
«Che razza di stronzata e questa?» ululo Marta Mist. «Halldor ne sa tanto quanto noi.» Voltandosi verso di lui, gli intimo: «Tu non sei tenuto a rimanere. Noi ce ne andiamo tutti insieme».
Halldor dapprima non oso parlare, poi invece si tolse la mano dell’amica dalla coscia e si strinse nelle spalle. «Va bene.»
«Va bene cosa? Vieni con noi o no?» chiese Marta Mist inquieta.
«No! Voglio farla finita una volta per tutte. Io resto qui.»
Il volto della ragazza venne invaso da una vampata d’ira, che cerco malamente di nascondere. Si piego verso il volto di Halldor e gli sussurro qualcosa nell’orecchio prima di andarsene. Lui annui soprappensiero. Thora vide Marta Mist baciarlo dolcemente sulla testa, e Briet far finta di nulla. Andri e Brjann erano impegnati a spegnere le loro sigarette e ad alzarsi dal divano. Erano tutti felici di potersene finalmente andare.
22
Matthew accompagno alla porta il gruppo, mentre Thora e Halldor rimasero seduti in quel salotto ultramoderno decorato con gli orrori del passato. Thora compativa quel ragazzo, che avrebbe chiaramente preferito trovarsi da qualsiasi altra parte in quel momento. Le ricordava suo figlio, crucciato com’era anche lui da una crisi interiore che le rimaneva oscura.
«Come ben sai, noi siamo in cerca solo della verita. Non ci interessa un bel niente di tutte le idiozie che avete praticato insieme negli ultimi tempi», gli disse per interrompere l’atmosfera impacciata e pesante che si era creata nella stanza. «A grandi linee siamo un po’ tutti d’accordo sul fatto che Hugi sia innocente, o perlomeno accusato di un reato maggiore di quello che potrebbe eventualmente aver commesso, no?»
Halldor evito il suo sguardo. «Non credo nemmeno io alla sua colpevolezza», disse a bassa voce. «E tutto quanto un malinteso.»
«Se lo vuoi aiutare, la cosa di gran lunga migliore da fare e non nasconderci niente. Ricorda che il tuo amico non puo sperare nell’assistenza di nessun altro all’infuori di noi.»
«Ah!» borbotto Halldor in tono vago.
Matthew ritorno e si lascio cadere sulla poltrona. «Che strano gruppo di amici che ti sei fatto. E quelle due ragazze non avevano certo l’aria di volersi abbracciare, la fuori.»
«Negli ultimi giorni sono sempre stati di cattivo umore.»
«Per l’appunto. Allora, perche non veniamo subito al dunque?»
«Per me e indifferente. Voi chiedete e io cerchero di rispondervi come posso.» Poi prese l’ennesima sigaretta dal tavolo e l’accese. Thora noto che gli tremavano le mani.
«Benissimo, bravo», disse Matthew con tono paterno. «A noi interessano parecchie cose sulle quali ci serve il tuo aiuto. Per primo le ingenti spese di cui Harald si era fatto carico, poi le sue ricerche storiografiche, per le quali godeva della tua assistenza saltuaria. Che cosa ci puoi dire dei soldi spariti?»
«Soldi spariti? Guardate che io non seguivo affatto la sua situazione economica, anche se non ci voleva un genio per capire che Harald aveva denaro da buttare.» Halldor indico gli oggetti della stanza e riprese a parlare in maniera distratta. «Pochi studenti qui abitano in appartamenti del genere. Nemmeno la sua auto scherzava, e poi lui andava spesso a mangiare fuori. Sfortunatamente, si trattava di uno stile di vita ben lontano da quello che ci potevamo permettere noi.»
«Andava a mangiare fuori da solo?» domando Thora. «Dato che voi eravate dei poveri studenti…»
La domanda aveva evidentemente colpito nel segno. «Cioe, di solito… Beh, certe volte ci andavo anch’io, ma era lui che offriva.»
«Andava piu spesso in tua compagnia che da solo, allora?» Un altro cenno affermativo. «E che cos’altro ti pagava?»
Halldor fu preso da un improvviso interesse per il portacenere, che comincio a guardare fisso come per leggervi una risposta adatta. «Si, anche qualcos’altro.»
«Questa non e una risposta», intervenne Thora con tono gentile. «Puoi dircelo senza problemi, non siamo venuti qui per giudicare ne te, ne Harald.»
Dopo un attimo di silenzio, lui rispose: «Mi pagava tutto quello che volevo, ecco com’era! L’affitto, i libri di
