la loro carriera di studenti, mentre come individui non me ne importa un bel niente.»

«Pero dovrebbe essersi fatto una qualche idea del ragazzo, no?» insiste Thora.

«Certo che me la sono fatta. Come carattere mi era sempre sembrato un tipo strano, e non solo per l’aspetto esteriore. Ma a me non faceva ne caldo ne freddo, diversamente da Gunnar che proprio non lo sopportava. Anzi, vi diro che provavo un certo piacere nell’avere con me un tipo totalmente diverso dal resto degli studenti. Anche perche nelle sue ricerche si impegnava a fondo ed era molto concentrato: le uniche cose che chiedo ai miei ragazzi.»

Thora sollevo le sopracciglia. «Concentrato? A quanto ci ha rivelato Gunnar, il lavoro del ragazzo era alquanto disorganizzato.»

Thorbjorn sbuffo. «Gunnar e uno della vecchia scuola. Harald no. Gunnar vuole che gli studenti si attengano al tema prescelto e non escano dai binari prestabiliti. Harald era invece il tipo che piace a me. Partiva per una pista e si fermava a consultare tutte le vie traverse, anche quelle meno importanti. Certo, in questo tipo di ricerche non si sa mai dove si arrivera, e la cosa richiede molto piu tempo. Di contro ne escono fuori molto spesso delle belle sorprese.»

«Quindi vuole dire che Harald non aveva affatto cambiato l’argomento della sua tesi, come ritiene Gunnar?» chiese Matthew.

«Assolutamente no. Gunnar sta sempre sulle spine per qualunque cosa, convinto che il mondo stia andando in malora. Chissa, forse era preoccupato che Harald facesse il nido qui all’universita e non terminasse mai la ricerca. Cose del genere succedono spesso qui da noi.»

«Potrebbe fornirci delle informazioni piu dettagliate sull’argomento del saggio che Harald stava scrivendo?» chiese Thora. «Noi stiamo indagando su possibili collegamenti tra l’omicidio e il suo interesse per la magia.»

Toccava a Thorbjorn ora sollevare le sopracciglia. «Dite sul serio?» Thora e Matthew annuirono. «Ma pensa un po’. Sarebbe proprio bella. La storiografia non e certo un ambiente tanto eccitante da far commettere dei delitti! Comunque, Harald voleva mettere a confronto le persecuzioni contro le streghe in Islanda e quelle europee. Come sicuramente gia saprete, qui da noi furono quasi esclusivamente uomini quelli che vennero condannati al rogo, al contrario di quanto accadeva in Europa. Questa doveva essere, piu o meno, la conclusione della sua ricerca. Dal momento che della caccia alle streghe in Europa gia sapeva moltissimo, si era dedicato allo studio delle fonti qui in Islanda e alla storia del periodo. A mio parere era gia arrivato ad avere un’ampia visione d’insieme dell’argomento prima di venire assassinato.»

«Ma che cosa ci puo dire sulle vie traverse di cui parlava prima?» domando Matthew.

Thorbjorn ci penso su. «Dapprima era interessato al vescovo Jon Arason e alla stamperia che aveva fatto venire in Islanda. All’inizio non capivo il nesso tra la tipografia e la caccia alle streghe, ma gli permisi di proseguire. Poi da quelle ricerche passo a Brynjolfur Sveinsson, vescovo di Skalholt. La cosa mi rallegro.»

«Perche, si collegava con le persecuzioni, per caso?» chiese Thora.

«Ovviamente», rispose Thorbjorn. «Era lui il vescovo in quel periodo, e aveva una fama di persona mite e tollerante. E cosa risaputa che avesse evitato la condanna al rogo di alcuni seminaristi di Skalholt, nelle cui dimore era stato rinvenuto un opuscolo contenente formule magiche. Approfondendo invece le ricerche, si venne a scoprire l’altro verso della medaglia. Per esempio, non aveva fatto nulla per porre un freno all’operato di suo cugino, don Pall di Selardalur, che era uno dei promotori piu ferventi della caccia alle streghe locale. Nella giurisdizione di quel parroco vennero addirittura mandate al rogo sette persone sospettate di aver provocato delle malattie nella fattoria di sua proprieta.»

«Harald era particolarmente interessato all’opuscolo a cui accennava?» domando Matthew.

Thorbjorn scrollo il capo lentamente. «No, non mi pare affatto. Si tratta di un volume comunemente nominato Skalholtskraeda, che significa ‘il libretto di Skalholt’, ed e probabile che il vescovo Sveinsson l’avesse distrutto gia a suo tempo, anche se si era ricopiato per se le ottanta rune magiche descritte, se ben ricordo. Harald invece aveva un interesse morboso per la biblioteca privata del religioso, che comprendeva libri e codici di vario genere e interesse. Anche la sua storia personale aveva attratto la sua attenzione, com’e ovvio.»

«Come mai?» domando Matthew allargando le braccia. «Io di storia islandese non ne so proprio niente.»

Thorbjorn gli rivolse uno sguardo di commiserazione. «Per farla breve, il vescovo ebbe sette figli, di cui solamente due sopravvissero all’infanzia, Ragnheidur e Halldor che pero mori giovane», comincio a spiegare. «Ragnheidur concepi un figlio illegittimo nove mesi dopo che suo padre le aveva fatto giurare, alla presenza di numerosi preti, che era ancora vergine immacolata. Il giuramento era stato necessario per controbattere le voci che la ragazza avesse una relazione sessuale con un giovane assistente di suo padre, un certo Dadi. Il figlio che nacque da quell’unione venne lasciato in affido ai parenti del padre, e Ragnheidur mori alcuni anni dopo, mentre Brynjolfur Sveinsson si trovava all’estero per motivi di studio. Il vescovo torno cosi a prendersi l’unico discendente che gli era rimasto, Thordur figlio di sua figlia, che aveva ormai sei anni. Il bambino divenne immediatamente il pupillo dei nonni, ma la moglie di Sveinsson mori tre anni dopo l’arrivo del piccolo a Skalholt. E per coronare il ciclo di sventure, il povero Thordur mori di tubercolosi all’eta di dodici anni. Al che il vescovo, una delle figure piu importanti dell’intera storia nazionale, rimase solo, senza famiglia e senza discendenti. Harald mi sembro affascinato da questa triste vicenda, e dalle interpretazioni a cui la si poteva sottoporre. Se il vescovo, per esempio, si fosse rivelato piu tollerante verso sua figlia nel momento del bisogno, probabilmente le cose sarebbero andate meglio per lui e per tutta la sua famiglia. Ragnheidur infatti aveva reagito all’affronto con l’affronto, cioe aveva dovuto giurare pubblicamente alla Chiesa di essere vergine, ma la sera stessa si era incontrata con Dadi per vendicarsi dell’umiliazione inflittale dal suo stesso padre.»

«Non mi sorprende l’interesse di Harald per questa storia», disse Thora. Di certo il ragazzo aveva compatito la povera Ragnheidur. «Stava per caso ancora studiando la vita di Brynjolfur Sveinsson quando venne ucciso, oppure era gia passato a qualche altro argomento?»

«Se mi ricordo bene, il suo interessamento per il vescovo era diminuito, dopo che ne aveva indagato la vita per filo e per segno. In ogni modo, mi e stato detto che la settimana precedente il delitto si era preso un periodo di vacanza, cosicche non saprei dire che cosa stesse facendo negli ultimi tempi.»

«Lei sa se Harald, oltre agli studi, fosse venuto in Islanda per altri motivi personali? Se stesse cercando, tanto per dire, qualche reperto antico, che potesse avere un valore storico?» domando Matthew.

Thorbjorn rise. «Intende dire una specie di tesoro? No, non avevamo mai discusso una cosa del genere. Harald sembrava avere i piedi per terra. Era uno studente di ottimo livello e con me la collaborazione era ottima. Non fatevi ingannare dalle lagnanze di Gunnar.»

Thora decise di cambiare argomento e passare alla riunione del corpo insegnante che si era svolta nell’edificio la sera fatidica.

«Ai vostri ordini», disse Thorbjorn. Il lampo di ironia era ora scomparso dai suoi occhi. «Eravamo qui quasi tutti, noi insegnanti del dipartimento. State per caso facendo delle insinuazioni o cosa?»

«No, assolutamente no», rispose Thora senza indugi. «Chiedevo solamente, nella debole speranza che vi foste accorti di qualcosa che possa aiutare le nostre indagini. Qualcosa a cui non avevate fatto caso allora, e quindi non era stato riferito agli inquirenti. Spesso certe cose si ricordano molto piu tardi.»

«Dubito che possiamo farlo. Eravamo andati via da un pezzo quando il colpevole entro, se ho ben capito la ricostruzione della polizia. Brindavamo alla domanda di collaborazione, tramite il programma Erasmus, con un’universita norvegese. E dato che non siamo certo conosciuti per dare feste emozionanti, potete immaginare che per mezzanotte ce ne eravamo gia tornati tutti a casa.»

«Ne e proprio sicuro?» chiese Matthew.

«Sicurissimo al cento per cento. Sono stato io l’ultimo a uscire e a mettere l’allarme. Se qualcuno fosse rimasto li dentro, l’allarme sarebbe scattato immediatamente in tutto l’edificio. Lo so bene perche e capitato proprio a me, e non e stata una bella esperienza, ve lo posso garantire.» Poi guardo fisso Matthew, che non appariva convinto, e aggiunse: «Il rapporto stampato del sistema d’allarme lo conferma».

«Non ne dubito», ribatte Matthew senza battere ciglio.

10 dicembre 2005

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