«No, te lo giuro», gli assicuro la donna con un pizzico di emozione nella voce. «Per salvare il nostro matrimonio, io e mio marito facemmo un estremo, disperato tentativo andandocene per un fine settimana a Parigi proprio due anni fa. Da quella volta non sono piu andata all’estero, e nemmeno ho avuto l’occasione di dormire in albergo qui in Islanda. Strano a pensarci.»
«Il viaggio a Parigi allora non e riuscito a fare il miracolo», commento Matthew aprendole la porta.
Thora sbuffo. «Puoi dirlo forte. Era l’ultima possibilita per salvare la nostra relazione, ma invece di sedere a un tavolo con un buon bicchiere di vino per trovare una qualsiasi base di riconciliazione, l’unica cosa che sembrava importare a quel cretino era farsi scattare fotografie davanti a ogni monumento che vedeva. E stata la condanna a morte del matrimonio.»
All’ingresso vennero accolti da un gigantesco orso polare ritto sulle zampe posteriori, con gli occhi sbarrati e pronto all’attacco. Matthew si mise subito in posa sotto le sue grinfie. «Fammi una foto. Ti prego.»
Thora gli fece la linguaccia e si presento al bancone della reception. Al computer sedeva una donna di mezza eta in livrea blu e camicetta bianca, che le sorrise e cerco immediatamente tra le prenotazioni le due camere singole che avevano fissato per quella notte. Dopo qualche istante consegno loro le chiavi e spiego la posizione delle camere. Thora si piego per riprendere la valigia e stava per mettersi in cammino, quando a un tratto le venne in mente di controllare se quella signora cosi efficiente si ricordava di Harald. Forse le aveva chiesto informazioni su come andare da qualche parte nei dintorni. «Ah, senta: un nostro conoscente ha pernottato qui lo scorso autunno. Si chiama Harald Guntlieb, se lo ricorda per caso? Se non la disturba.»
La donna guardo Thora con l’espressione di chi e abituato a ricevere domande di ogni tipo, senza mai giudicare in merito. «No, non mi ricordo di quel nome», rispose con estrema cortesia.
«Potrebbe farci la gentilezza di controllare sul computer, per favore? Era un ragazzo tedesco pieno di piercing.» Thora abbozzo un sorriso per far finta che si trattasse di una cosa normalissima.
«Posso provare. Come si scrive il nome?» chiese la donna rivolgendo di nuovo lo sguardo allo schermo.
Thora le sillabo il cognome e attese che la donna richiamasse le informazioni sul soggiorno di Harald. Dalla sua posizione, vide comparire sullo schermo un elenco dopo l’altro di prenotazioni.
«Eccolo qui», disse finalmente la signora. «Harald Guntlieb, due camere per due notti. L’altro ospite era Harry Potter. Lo conoscete?» Il suo tono era assolutamente imperturbabile.
Thora annui. «Si ricorda di loro due personalmente?» chiese speranzosa.
«No, purtroppo no. In quel periodo non ero nemmeno di turno. Sa, ero in ferie all’estero. Quando si opera in questo settore, e molto difficile andarsene in vacanza durante l’estate, che e l’alta stagione qui da noi», disse come per scusarsi con la cliente di essersi messa a oziare all’estero invece di fare il suo dovere nell’albergo. Poi rivolse di nuovo lo sguardo allo schermo. «Comunque il barista dell’hotel potrebbe ricordarsi di quei due tipi. Olafur, soprannominato Oli, era di servizio in quel periodo. E lo sara anche stasera.»
Thora ringrazio la signora e i due si diressero verso le loro camere. Quando stavano per sparire dietro l’angolo del corridoio, la receptionist li richiamo. «Ho trovato l’annotazione che avevano preso in prestito delle torce elettriche qui dalla reception.»
«Delle torce?» Thora domando stupita. «C’e forse scritto per quale motivo?»
«No. La prassi e che ogni prestito venga inserito nel computer per assicurarsi che venga restituito prima della partenza. Cosa che loro fecero regolarmente.»
«C’e scritto se le presero di notte?» chiese Thora, pensando che forse Harald aveva smarrito qualcosa la fuori e lo volesse cercare prima di andare a letto.
«No, le tennero in prestito durante il giorno», rispose la donna. «Ma solo per curiosita, non si tratta dello studente straniero ucciso all’universita?»
Thora rispose di si e la ringrazio di nuovo per il suo prezioso aiuto. Lei e Matthew raggiunsero quindi le loro camere, che risultarono trovarsi l’una accanto all’altra.
«Perche non ci prendiamo una mezz’oretta di riposo?» domando Thora non appena vide la camera. Il letto matrimoniale era irresistibile, con le coperte senza grinze e le lenzuola ben stirate. Non era abituata a un lusso simile a casa sua. Il suo letto di solito la accoglieva la sera nello stesso stato in cui l’aveva lasciato in tutta fretta alla mattina.
«Si, non c’e fretta», concordo Matthew, evidentemente della sua stessa opinione. «Bussa da me quando sei pronta. E ricordati che sei sempre la benvenuta nella mia camera.» Le fece l’occhiolino e richiuse l’uscio prima che Thora riuscisse a rispondergli per le rime.
Non appena ebbe sistemato la borsa e il giaccone Thora diede un’occhiata al bagno e al mini-bar, poi si distese supina sul letto, dove giacque a mo’ di crocifisso godendosi l’attimo fuggente. Che appunto per questo non duro a lungo. Dalla sua borsetta le arrivo la suoneria del cellulare. Thora si risollevo in piedi con un gemito e ando a prendere il telefonino. «Pronto?»
«Ciao, mamma», rispose la voce allegra di Soley.
«Ciao, tesoruccio», disse sorridendo per il solo fatto di sentire la sua voce. «Che stai facendo di bello?»
«Beh», riprese la bambina con meno entusiasmo di prima, «stiamo andando al maneggio.» Poi abbasso la voce in un sussurro cospiratorio: «Non mi va per niente di andare. Questi cavalli sono cattivi.»
«Ma no», la rassicuro Thora facendosi forza. «Non sono affatto cattivi, anzi, ti diro che i cavalli di solito sono proprio buoni e bravi. Sono sicura che vi divertirete, non e vero? Anche il tempo e bello.»
«Nemmeno Gylfi ha voglia di andare», mormoro ancora Soley. «Lui dice che i cavalli sono obsoleti.»
La donna sorrise immaginando la scena. «Dimmi invece qualcosa di divertente, che cosa avete fatto oggi?» chiese per cambiare argomento, sapendo di non essere la persona piu adatta per mettersi a difendere l’equitazione.
Sua figlia riacquisto vivacita immediatamente. «Abbiamo comprato il gelato e ci siamo messi a guardare i cartoni animati alla televisione. Senti, Gylfi ti vuole parlare.»
Prima ancora che Thora riuscisse a salutare sua figlia, il ragazzo era gia al telefono. «Ciao», le disse con voce demoralizzata.
«Ciao, tesoro. Come va?»
«Da schifo.» Gylfi non tento neppure di sussurrare, anzi le sembro che avesse alzato intenzionalmente la voce.
«Per colpa dei cavalli?» sondo il terreno Thora.
«Si e no. Va tutto quanto male.» Dopo una breve pausa, riprese: «Ti dovrei dire una cosa importante… Ma facciamo domani, quando ritorno a casa.»
«Senz’altro, tesoro», rispose Thora senza sapere se rallegrarsi perche finalmente suo figlio voleva aprirsi con lei, o temere per quello che le avrebbe detto. «Mi mancate tanto, ci rivediamo domani sera.» Si salutarono cosi, e Thora si sdraio di nuovo sul lettone, ma non riusciva a rilassarsi. Alla fine si alzo e ando a farsi una bella doccia calda.
Mentre si asciugava con gli asciugamani candidi e spessi dell’albergo, pose l’occhio su un opuscolo turistico che magnificava le bellezze naturali della regione, e lo sfoglio per vedere se trovava qualche angolo che avrebbe potuto interessare anche Harald. Di meraviglie da visitare in effetti ce n’erano molte, e alcune attrassero la sua attenzione. Una pagina intera era dedicata alla sede vescovile di Skalholt, dove si erano svolte le vicende dei vescovi Jon Arason e Brynjolfur Sveinsson. Altri due luoghi le fecero suonare un campanello d’allarme: il vulcano dell’Hekla e alcune grotte che risalivano ai tempi degli eremiti irlandesi, le cosiddette Aegissiduhellar, alla periferia del paesino di Hella. Non ne aveva mai sentito parlare prima, e si chiese se il nome del paese, che significa appunto «antro», non derivasse proprio da una di queste antiche caverne. Fece un angolino segnalibro sulle pagine che trattavano quegli argomenti e si vesti in fretta, indossando abiti pesanti molto caldi, anche se non all’ultima moda. Se fossero stati costretti a scendere in quelle spelonche sotterranee, nessuno sarebbe stato a guardare le marche dell’abbigliamento. Al pensiero di Matthew che avanzava in punta di piedi tra le rocce e i massi nelle sue scarpette da ballerina fu presa da una tentazione: non dirgli niente delle grotte prima di essersi allontanati abbastanza dall’albergo. Si raccolse i capelli con una fascia elastica, si mise addosso il piumino e usci dalla camera. Fece appena in tempo a bussare leggermente alla porta di Matthew, che lui apri senza indugi. Thora osservo come era agghindato e gli sorrise maliziosa: «Che completo elegante. E che belle scarpe». Le scarpe in questione dovevano essergli costate una fortuna, a giudicare dal cuoio ben lucidato e dalla fattura impeccabile. Thora soffoco un pizzico di rimorso che le stava venendo, dicendosi che lui doveva avere decine di scarpe del
