qui da Bessastadir per prendere in consegna la biblioteca a lui destinata, di libri ne mancavano diversi. Si pensa che gli abitanti di Skalholt li abbiano nascosti per impedire che fossero inviati in Danimarca. Quei libri e quei manoscritti non sono mai stati rinvenuti. E non si sa nemmeno con certezza di quali volumi si trattasse.»

«Dove potevano averli nascosti?» chiese Thora guardandosi attorno. Il giovane sorrise. «Certamente non qui dentro. Questa costruzione risale al 1956. La vecchia cattedrale, che Sveinsson aveva fatto costruire intorno al 1650, crollo in un terremoto nel 1784.»

«Ma non avete provato a cercare?»

«Ancora non abbiamo trovato la tomba di Sveinsson e della sua famiglia, pur avendone sotto mano la descrizione topografica! A nessuno e ancora venuto in mente di scavare qui intorno per ritrovare dei libri che non sappiamo nemmeno se furono sepolti veramente da queste parti. Inoltre non si sa che fine abbiano fatto i volumi lasciati in eredita a Johann Klein, anche se gira voce del ritrovamento di una parte di essi per opera dell’antiquario Arni Magnusson, specializzato in antichi manoscritti. In effetti, si puo riconoscere quali libri siano appartenuti a Brynjolfur Sveinsson dalle sue iniziali.»

«BS?» chiese Thora per dare il suo contributo.

«No. LL», rispose il giovane sorridendo.

«LL?» Thora esclamo sorpresa.

«Lupus Loricarus, che in latino ha lo stesso significato di Brynjolfur, ‘lupo corazzato’.» Il giovane guardo stupito Thora che schioccava le dita. Lupus Loricarus era la scritta che aveva letto nel foglio di appunti di Harald. Erano evidentemente sulla strada giusta, se quegli scarabocchi si collegavano in qualche modo al delitto.

La conversazione non si protrasse ancora a lungo. Matthew e Thora ringraziarono il ragazzo per la pazienza dimostrata e si accomiatarono. Prima di mettere in moto l’auto, Matthew si volse verso la socia e le chiese: «Lupus Loricarus, eh si. Non possiamo attendere che tutti se ne siano andati a dormire per metterci a scavare qui intorno con una zappa?»

«Si, come no», rispose Thora ridendo. «Cominciamo dal cimitero.»

«Allora, tu scavi con la zappa, dato che sei vestita in maniera adatta. Io ti faccio luce con i fanali.»

I due lasciarono Skalholt. «Ora so dove possiamo andare», disse a un tratto Thora con aria innocente. «Vicino a Hella ci sono delle grotte abitate con tutta probabilita dai monaci irlandesi nell’alto Medioevo. Forse la troveremo degli indizi che ci spieghino l’interesse di Harald per quegli eremiti. Ho il sospetto che lui abbia preso in prestito le torce per dare un’occhiata in quelle cavita sotterranee.»

Matthew scrollo le spalle. «Si, forse vale la pena darci un’occhiata. Ma come facciamo per le torce?»

«Ci fermiamo un attimo da un benzinaio e ne compriamo un paio.»

Arrivati a Hella, era gia calato un buio pesto. Cominciarono con una sosta alla stazione di servizio per fare acquisti. Poi chiesero al benzinaio notizie sulle grotte, e questi rispose di rivolgersi all’Hotel Mosfell. L’albergo si trovava poco distante da li, cosicche i due decisero di andarci a piedi. Un anziano e gentilissimo signore li accolse alla reception e usci con loro per indicare le grotte che si intravedevano dall’altra parte della statale, sulla riva opposta del fiume. Inoltre mostro loro la via migliore da prendere per arrivarci a piedi dal parcheggio, dato che con l’auto non era possibile avvicinarsi ulteriormente. Ringraziatolo di cuore, tornarono a prendere l’auto, attraversarono il ponte e parcheggiarono nell’area riservata ai visitatori delle grotte. Con grande spasso di Thora, dovettero camminare per un tratto sopra un prato che doveva far parte della fattoria li nei paraggi. Matthew non faceva altro che scivolare con le sue scarpe lisce, ma riusci a mantenersi in equilibrio sventolando di continuo le braccia come un papero impazzito. Quando furono arrivati al margine dell’altura che portava alle grotte, Thora aveva ripreso tutto il suo buonumore.

«Laggiu», esclamo indicando davanti a se e guardando il suo compagno con uno sguardo falsamente preoccupato. «Pensi di poter arrivare fin la, piedino d’oro?»

Matthew corrugo le sopracciglia e assunse un contegno dignitoso. Si calo giu per la china come un novantenne, mentre Thora percorse il tratto inclinato saltellando come un agnellino. Poi lo aspetto in basso, decisa a godersi quell’attimo di rivincita, e gli grido con crudelta: «Muoversi!» Matthew non diede ascolto all’esortazione e alla fine riusci ad arrivare con calma alla meta.

«Che premura hai?» disse accendendo la torcia. «Sei cosi eccitata perche andiamo fuori a cena insieme stasera?»

Thora accese la sua torcia e indirizzo il fascio di luce verso gli occhi di Matthew. «Non direi proprio. Andiamo ora.» Voltandosi, entrarono assieme nella prima grotta. «Incredibile, chissa chi ha avuto l’idea di una cosa del genere», commento Thora stupefatta mentre il fascio luminoso vagava per l’antro oscuro. Se aveva ben capito, quelle spelonche erano state scavate nella roccia di calcite con attrezzi primitivi.

«Che intenzioni avranno avuto?» chiese Matthew.

«Soprattutto costruirsi un tetto», si udi una voce sconosciuta all’entrata della grotta.

Thora lancio un urlo selvaggio e lascio cadere la torcia, che rotolo sul pavimento irto di pietre disegnando un arabesco di luce sulla parete opposta a loro prima di bloccarsi. «Che spavento mi ha fatto prendere», esclamo Thora andando a riprendere la torcia. «Non avevamo idea che ci fosse qualcuno da queste parti.»

«Scusatemi, non volevo affatto farvi venire un infarto», disse l’uomo, che doveva avere una certa eta a giudicare dall’aspetto. «Comunque siamo pari. Sono anni che non mi spaventavo cosi tanto come quando ho udito le sue urla. Il fatto e che mi hanno chiamato dall’albergo per farmi sapere che c’erano dei turisti che volevano visitare le grotte. Ho pensato che forse eravate interessati a una visita guidata. Mi chiamo Grimur e sono il proprietario delle terre qui attorno. Le grotte fanno parte del mio podere.»

Non c’era da lamentarsi con una proprieta del genere. «Ci farebbe molto piacere ricevere delle spiegazioni su questo strano posto.»

L’uomo entro nella grotta e comincio la sua esposizione in islandese, che Thora traduceva simultaneamente per Matthew a grandi linee. La guida mostro loro, tra l’altro, come era probabile che i monaci avessero incastonato i loro giacigli nelle pareti appena scavate. Inoltre poterono ammirare il camino creato praticando un foro nel tetto della grotta per far entrare l’aria e uscire il fumo. Poi la guida indico loro l’altare con la croce in fondo all’antro, che gli eremiti avevano con ogni probabilita scolpito direttamente sulla parete alle sue spalle. «Incredibile», disse Thora con stupefatta ammirazione. «Sono dei reperti eccezionali.»

«Si, lo sono veramente», rispose la guida con orgoglio. «Questo territorio non e mai stato facilmente abitabile, a detta degli studiosi. E nel corso dei secoli si e fatto di tutto per costruirsi un tetto sopra la testa.»

«Giusto.» Thora diede un’altra occhiata attorno a se con l’aiuto della torcia. «Ma le grotte sono state esaminate a fondo? Voglio dire, e possibile che si rinvengano ancora degli oggetti pregiati?»

«Oggetti pregiati?» L’uomo sembrava in imbarazzo e rispose con una risata. «Mia cara, queste caverne sono state usate come stalle fino al 1950 circa. Non credo che ci sia piu nulla di antico da scoprire. Se ci fosse, sarebbe stato nascosto veramente bene.»

«Ah, peccato», esclamo Thora, delusa. «Quindi tutto e stato indagato a fondo?»

«No, non direi proprio», rispose la guida. «Da quanto ne so, solamente una volta si e proceduto a scandagliare le mie grotte.»

«Quando venne fatto?» domando Thora. «Di recente?»

L’uomo rise. «No, non direi proprio. Non mi ricordo con precisione, ma devono essere trascorsi parecchi anni. E naturalmente non trovarono quasi niente, tranne ossa di animali e una buca nel pavimento che da quanto ho capito doveva essere stata utilizzata come focolare.» L’uomo indico loro la piccola fossa nel terreno accanto all’altare. «Quel poco di importante che c’era da trovare e gia tutto emerso, ve lo posso garantire.»

Thora chiese all’uomo se si ricordasse di aver visto Harald alle grotte, ma questi non ricordava nessuna persona che corrispondesse alla descrizione, anche se cio non significava che il ragazzo non ci fosse stato per conto suo. Le grotte non erano recintate o chiuse al pubblico, cosicche non era difficile per la gente visitarle senza che loro, alla fattoria, se ne accorgessero.

«Cambiati i vestiti, Crocodile Dundee», disse Matthew a Thora quando i due furono tornati all’albergo. «Io mi tolgo solo il cappotto e vado ad aspettarti al bancone del bar per recuperare il tempo perduto su quel pendio scosceso.»

Thora lo guardo in tralice prima di affrettarsi a entrare in camera sua per cambiarsi. Questa volta si mise un paio di pantaloni eleganti e una camicetta bianca, poi si lavo la faccia e si mise un’ombra di rossetto. Non c’era niente di male nel volersi agghindare un po’ per una bella serata in compagnia di un uomo. Non voleva affatto dire che era pronta a tutto. Thora si fermo un momento sulla parola tutto. Non era stata

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