assolutamente trovare quell’epistola. In caso contrario sarebbe stato costretto a dare le dimissioni, dato che il furto di un documento pregiato appartenente a un’istituzione estera avrebbe minato la sua credibilita come direttore d’istituto. Si senti ribollire il sangue. Maledetto Harald. Prima che comparisse sulla scena, Gunnar si era addirittura cullato nell’idea di candidarsi a rettore per le prossime elezioni. Ora invece sognava solamente che la sua vita tornasse alla normalita. Era tutto quello che desiderava al momento. All’improvviso bussarono alla porta.

Gunnar si tiro su e disse: «Avanti.»

«Buongiorno, posso disturbarla un secondo?» Era Tryggvi, il custode, che entro richiudendosi la porta alle spalle. Poi avanzo con passo lento verso la scrivania del professore e rifiuto il posto a sedere che gli veniva offerto. Invece allungo una mano con il palmo rivolto verso l’alto. «Una delle donne delle pulizie ha trovato questo nella stanza degli studenti.»

Gunnar si sporse per vedere l’oggetto, una minuscola stellina metallica. La guardo con attenzione e si rivolse stupito a Tryggvi «Che cos’e? Non mi sembra un oggetto prezioso, o sbaglio?»

Il custode si schiari la gola. «Penso che appartenesse alle scarpe di quell’Harald. La donna l’ha trovata alcuni giorni fa, ma me l’ha detto solamente ora.»

Gunnar lo guardo senza comprendere. «E allora? Non la seguo proprio.»

«C’e dell’altro. Se ho capito bene, su una delle finestre ha anche scoperto delle macchie di sangue.» Tryggvi guardo Gunnar dritto negli occhi in attesa della sua reazione.

«Sangue? Ma non era stato strangolato?» chiese sbalordito. «Non potrebbe trattarsi di sangue piu vecchio?»

«Non lo so. Volevo solamente consegnarle questa, poi decidera lei cosa farne.» Prima di andarsene, aggiunse: «Comunque gli hanno fatto qualcos’altro oltre che strangolarlo!»

Gunnar ebbe una fitta al cuore ripensando alle condizioni del cadavere. «Si, ha ragione.» Poi si mise a guardare la stellina cercando di capirne le implicazioni, quando senti Tryggvi che gli diceva: «Sono sicuro che proviene dalle scarpe che indossava la notte in cui venne ucciso, ma non ho assolutamente idea se sia caduta in qualche occasione precedente.»

«Beh, in questo caso…» mormoro Gunnar mordendosi le labbra. Infine decise di congedare il custode: «La ringrazio per avermi consegnato quest’oggetto. Probabilmente non ha molta importanza, ma potrebbe servire nelle indagini».

L’uomo annui con calma. «Ci sarebbe dell’altro, se mi permette», disse estraendo da una tasca una salvietta ripiegata in quattro. «La donna che ripuli la stanza degli studenti il fine settimana in cui Harald venne assassinato trovo sul pavimento tracce di sangue che qualcuno aveva tentato di far sparire. E poi scopri questo.» Tryggvi depose l’asciugamano sulle mani di Gunnar. «Mi sembra opportuno denunciare il fatto alla polizia.» Poi ringrazio il professore e se ne ando.

Gunnar appoggio la schiena alla spalliera, guardo fisso la stellina e si mise a riflettere sulla mossa piu adatta. Era un indizio importante? Una telefonata alla polizia avrebbe riaperto il caso, e lui non se la sentiva di ricominciare tutto da capo. No, non era ancora il momento. Anzi, non sarebbe mai arrivato il momento di riaffrontare quella questione, ora che tutto stava tornando alla normalita. All’infuori della dannata lettera, naturalmente. Gunnar gemette e ripose la stellina sul tavolo. Beh, quella faccenda poteva aspettare fino a lunedi.

Poi apri l’involucro e gli ci volle del tempo per rendersi conto di quello che ne era emerso. Quando infine comprese che cosa stava fissando, non pote trattenersi dal fare un verso da animale ferito. Prese immediatamente il telefono e chiamo la polizia. Quella cosa non poteva certo attendere fino a lunedi.

26

Il viaggio fino a Ranga ando liscio come l’olio. Il tempo si era mantenuto bello, e benche le campagne fossero ancora ricoperte da un manto di neve, il cielo era sereno e senza vento. Thora sedeva felice nella nuova macchina presa a noleggio, una jeep, e ammirava il paesaggio circostante. Certo, aveva detto e ripetuto a Matthew di fare attenzione alla ripida discesa di Kambarnir, raccontandogli un’infinita serie di incidenti stradali e costringendolo a guidare alla velocita di una lumaca, tanto che ormai chiunque li sorpassava. Con un sospiro torno a sfogliare una delle due cartelle che avevano ricevuto dalla polizia e che contenevano, a detta degli inquirenti, tutto il materiale del caso. Alla descrizione della maglietta rinvenuta nell’armadio di Hugi, Thora si accorse di un particolare che le era sfuggito in precedenza. «Guarda qui!» grido a Matthew.

Lui si spavento e l’auto slitto per un attimo sull’asfalto. «Che c’e?»

«La maglietta», disse Thora premendo forte l’indice sulla pagina aperta. «Questa maglietta e la stessa che ho visto nelle foto dell’operazione alla lingua. C’era scritto davanti 100% SILICONE.»

«E con cio?» chiese Matthew senza capire.

«Nelle fotografie si intravedeva una maglietta con il numero 100 e le lettere ILIC. Qui c’e scritto che la maglietta rinvenuta dentro l’armadio di Hugi aveva quella scritta, quindi il sangue proviene sicuramente da quell’operazione.» Thora richiuse la cartella, soddisfatta di se stessa.

«Ma non se ne sarebbe dovuto ricordare?» ribatte Matthew. «Non accade tutti i giorni di imbrattarsi di sangue.»

«Pero Hugi disse che non gli avevano mostrato affatto la maglietta. Probabilmente non l’aveva collegata all’intervento.»

«E possibile», concluse Matthew e i due proseguirono il viaggio in silenzio per qualche minuto. Oltrepassato il grande ponte sul fiume Ytri Ranga, nei pressi del paesino di Hella, Matthew annuncio all’improvviso: «Le due donne arrivano domani.»

«Le due donne? E chi sarebbero?»

«Amelia Guntlieb e sua figlia Elisa», preciso senza togliere lo sguardo dall’asfalto.

«Cosa? Vengono in Islanda?» chiese Thora sbalordita. «Perche mai?»

«Avevi ragione tu. Sua sorella stava da lui pochi giorni prima dell’omicidio. Ora vuole parlarci: pare sappia a che cosa stesse lavorando Harald negli ultimi tempi, anche se non nei minimi particolari.»

«E la madre? Viene per controllare cosa dice sua figlia?»

«No, per la verita desidera parlare con te. In privato, da madre a madre. Lo sapevi gia che voleva dirti qualcosa, pensavi forse che lo avrebbe fatto per telefono?»

«Si, lo ammetto. Da madre a madre? Dobbiamo forse confrontarci sui nostri sistemi educativi o cose del genere?» A Thora non andava per niente di incontrare quella donna.

Matthew scrollo le spalle. «Che ne so io? Non sono mica una madre.»

Thora sbuffo girandosi verso il finestrino. Prima di riprendere la parola, rimugino su un’idea. «La sorella potrebbe essere implicata nella faccenda?»

«No, escluso.»

«Perche sarebbe escluso, se mi permetti?»

«Perche Elisa non e il tipo da fare cose del genere. Inoltre mi ha detto di essere ripartita il venerdi precedente il delitto. Aveva il volo prenotato da Keflavik a Francoforte.»

«E questo ti basta per escluderla? Solo perche te l’ha detto lei?» chiese Thora, stupita dall’ingenuita del collega.

Matthew le getto un’occhiata in tralice. «Non direi proprio. Ho controllato e ti assicuro che ha preso quel volo.»

Thora non sapeva che cosa dire. Alla fine decise che forse era meglio vedere come sarebbe andato l’incontro con la sorella di Harald prima di fare altre ipotesi. A un certo punto, vide il cartello che indicava l’Hotel Ranga. «Qui», disse a Matthew indicandogli una traversa sulla destra. L’auto percorse lentamente la stradina fino alle sponde del fiume, e dietro una curva si trovo di fronte a una grande costruzione in legno.

«Vuoi sapere una cosa? Sono due anni che non dormo in un albergo», disse Thora mentre si incamminava con il suo trolley verso l’ingresso dell’hotel. «Cioe da quando ho divorziato.»

«Stai scherzando, non e vero?» esclamo Matthew estraendo il suo borsone dall’auto.

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