se la sentiva di ritornare sul mercato delle donne in cerca di marito.
Che cretina era stata. Andare a letto con l’inquilino del piano di sopra! E pensare che quell’appartamento lo avevano affittato a ragazzi ben piu attraenti di quel balordo del tedesco. Che tipo strampalato. Doveva essere impazzita per andarci a letto non soltanto una volta, ma almeno due o tre. Comunque, il sesso con quell’individuo era stato eccitante, questo non poteva negarlo. Il flirt aveva avuto un alone di avventura, il fascino del proibito. Inoltre Harald era decisamente piu giovane di suo marito e percio assai piu dinamico ed esuberante a letto. Peccato che fosse cosi ricoperto di cicatrici, piercing e quant’altro.
Ma che ci poteva fare ormai? Ora era tutto finito, e non serviva a niente rivangare il passato. Anzi, sperava fosse sepolto per sempre. Gurra penso di occuparsi della lavanderia, che da tempo non era stata sistemata come si deve. Lo stanzino si trovava sotto la scala d’ingresso ed era accessibile a entrambi gli appartamenti. Giro la chiave nella serratura ed entro. Si, c’era proprio bisogno di mettere a posto li dentro. Si vedevano addirittura le impronte dei cani antidroga, che avevano cercato dappertutto eventuali sostanze stupefacenti. Per fortuna non avevano trovato niente di simile. Ci mancava solo che lei e suo marito finissero nell’elenco dei sospettati o in qualche altra lista, nel caso fosse stata scoperta della droga nel locale in comune. Comunque gli agenti avevano voluto che i coniugi fossero presenti durante la perquisizione. Gurra era rimasta tutto il tempo sulle spine: lei non aveva mai provato nessuna droga, chissa invece cosa prendeva Alli in quei suoi viaggi senza fine. In ogni modo ando tutto a finire bene, i cani non annusarono niente di interessante e i poliziotti se ne andarono senza aver trovato niente di niente. Uno dei cani aveva infilato il muso nell’asciugatrice e nella lavatrice e ce l’aveva tenuto a lungo, ma poi se n’era andato come se niente fosse.
La donna apri l’armadietto e tiro fuori scopa e secchio. Chinandosi, noto una cassa e la fisso stupita. L’ultima volta che aveva fatto le pulizie li dentro di casse come quella non ce n’erano, ne era assolutamente certa. Gurra la estrasse dall’armadietto con estrema attenzione. Doveva essere appartenuta ad Harald. Quando aveva pulito li dentro l’ultima volta? Mio Dio, ora si ricordava: stava proprio sistemando lo stanzino quando il ragazzo l’aveva piantata. Lui era entrato per fare una lavatrice quando lei gli aveva fatto capire, senza mezzi termini, che le andava di fare all’amore. E lui le aveva comunicato con il sorriso sulle labbra che era ora di farla finita con quella storia. Percio la cassa doveva essere stata messa nell’armadietto dopo quella scenata e prima del delitto. Ma perche? Harald non aveva mai utilizzato gli scaffali della lavanderia, anche se ce n’erano quattro vuoti destinati agli affittuari. Che avesse voluto nascondere qualcosa alla sua nuova fidanzata, infilandolo in quella scatola? Tenuto conto del suo modo di vivere e del suo appartamento cosi stranamente arredato e pieno di bizzarrie in bella mostra, quella le sembrava una spiegazione improbabile.
Improvvisamente le venne un sospetto che la terrorizzo. Che invece avesse avuto l’abitudine di scattare in segreto delle fotografie dei loro amplessi o dei suoi altri rapporti sessuali, e ora non avesse voluto che la fidanzata le scoprisse? Che vergogna! Inorridiva al pensiero di essere entrata a far parte di qualche oscena collezione di donne nude. E se ci fossero stati addirittura dei filmini compromettenti? In preda alla nausea rimase immobile a lungo a fissare la cassa ai suoi piedi. Doveva aprirla, non c’era altro da fare.
Si accovaccio e sollevo con mani tremanti il coperchio di cartone e si mise a guardare il contenuto. Nessuna fotografia, ne videocassetta. Invece c’erano degli oggetti avvolti negli stracci e alcune cartellette portadocumenti di plastica. Gurra tiro un sospiro di sollievo, prese a caso una delle cartelline e scopri che conteneva un’antichissima lettera, sicuramente molto preziosa. A prima vista non ne capiva ne la calligrafia ne il contenuto, per cui se la poso sulle ginocchia per darci un’occhiata piu tardi. Poi continuo a controllare frettolosamente il resto dei documenti e comprese, con un senso di liberazione, che non avevano niente a che vedere con il sesso o con la vita privata di Harald. Uno in particolare attrasse la sua attenzione. Era scritto con inchiostro rosso in una maniera goffa e sgraziata, una specie di scarabocchio su quella che sembrava tela cerata scura. Il testo era bislacco e incomprensibile, e terminava con una runa disegnata e le firme di due persone. I nomi non erano leggibili, ma uno era sicuramente quello di Harald, ripensando alla firma sul contratto di locazione. Gurra rimise il tutto nella cassa. Che strano.
A quel punto la curiosita la spinse a rovistare tra gli oggetti avvolti nelle pezze di stoffa in fondo alla cassa. Prese uno dei fagotti e lo tiro su con prudenza. Era leggerissimo, come se dentro non ci fosse niente. Lo apri con cautela e ne guardo sbigottita il contenuto. Poi si mise a urlare, agguanto la lettera antica che ancora teneva sulle ginocchia, si alzo di scatto e scappo di corsa dallo stanzino, richiudendone a chiave la porta come se ne potesse uscire qualcosa.
Gunnar sollevo la cornetta del telefono interno e digito il numero di Maria. Non era improbabile che la direttrice dell’Istituto Ami Magnusson si trovasse ancora nel suo ufficio, nonostante fosse sabato. C’era in programma un’imminente esibizione di manoscritti, e a giudicare dal trambusto provocato dalle precedenti mostre della stessa portata, ora dovevano essere tutti impegnati nei loro compiti all’istituto. «Salve, Maria, sono Gunnar.» Fece attenzione che la voce suonasse sufficientemente autoritaria. La voce di una persona impegnata e con la coscienza pulita.
«Ah, tu!» Quella risposta secca dimostrava che le sue intenzioni non avevano centrato il bersaglio. «Stavo appunto per mettermi in contatto con te. Ci sono delle novita da parte tua?»
«Si e no», rispose Gunnar senza entusiasmo. «Sono sulla buona strada per ritrovare il documento smarrito, credo.»
«Mi sento gia meglio sapendo che
Gunnar decise di sorvolare. «Non abbiamo piu motivo di sospettare del personale dell’istituto. Mi sono messo in contatto con i rappresentanti della famiglia di Harald che stanno rovistando a casa sua. Il documento si trova la, ne sono certo.»
«Vuoi dire che
«Stammi a sentire, ti ho chiamato solamente per tenerti al corrente degli sviluppi, e non c’e nessun bisogno di rispondermi con maleducazione», protesto Gunnar, trattenendo l’impulso di sbatterle il telefono in faccia.
«Hai ragione, scusami. Qui siamo tutti sotto pressione per la mostra. Io stessa sono molto agitata, non te la prendere», disse Maria con un tono di voce piu rilassato. Poi aggiunse con la stessa intonazione di prima: «Comunque, Gunnar, io rimango della mia idea. Hai solamente pochi giorni a disposizione per trovare questa lettera, non posso continuare a tacere sulle stupidaggini dei tuoi studenti, ci siamo intesi?»
Gunnar si chiese quanti fossero quei «pochi giorni» che gli rimanevano. Non piu di cinque, al massimo tre, forse. Comunque non osava chiederle precisazioni per paura che accorciasse la proroga. «Si che me ne rendo conto. Ti faro sapere non appena avro trovato qualcosa.»
I due si salutarono seccamente. Gunnar si mise le mani nei capelli e poi si accascio sulla scrivania. Doveva
