Halldor le sorrise di rimando. «No grazie, oggi le ho.» Poi prese una delle sue ed entrambi le accesero. Briet dovette lasciare la spalla del suo amico per permettergli di fumare. «Che brutto pasticcio.»
«Non me lo dire.»
Briet non sapeva esattamente cosa aggiungere: non voleva combinare altri guai che potessero impelagare lei e naturalmente anche Halldor in una situazione senza uscita, ma al contempo desiderava mostrargli di essere piu comprensiva e sana di mente di Marta Mist.
«A dire il vero, di questa faccenda ne ho le tasche piene», riprese Halldor guardando fisso davanti a se. «Ogni tanto mi metto a osservare gli altri studenti. Sono cosi diversi da noi…»
«Lo so bene», concordo Briet. «Noi non siamo certo i tipici studenti universitari. Ma anch’io non ne posso piu di tutte queste idiozie.» Il perche ancora non lo sapeva, pero era la realta.
Halldor prosegui come se non avesse nemmeno sentito il suo commento. «Quello che mi disturba di piu e il fatto che gli altri non passano il tempo a divertirsi da pazzi come facciamo noi, eppure non mi sembrano infelici o scontenti. Anzi, forse sono addirittura piu soddisfatti di noi.»
Briet colse al volo quell’opportunita insperata. Pose il braccio sulla spalla dell’amico e avvicino il volto al suo. «Anch’io stavo pensando le stesse cose. Abbiamo sorpassato ogni limite, e se Andri e gli altri vogliono continuare, lo faranno senza di me. Io adesso voglio pensare solo ai miei studi e alla mia vita. Non mi diverto piu con queste stupidate.» Aveva evitato con scaltrezza di nominare Marta Mist per paura di scoprire troppo il suo gioco.
«Curioso, e proprio quello che avevo deciso di fare anch’io.» Halldor la guardo e le sorrise. «Io e te non siamo poi cosi diversi, lo sai?»
Briet gli sfioro la guancia con un bacio. «Insieme stiamo bene. Al diavolo tutti gli altri.»
«Non Hugi pero», disse Halldor cancellando il sorriso che era emerso sulle labbra di entrambi.
«No, naturalmente non possiamo dimenticarci di lui», si affretto a ribadire Briet. «Anch’io sto sempre a pensare a lui. Come pensi che si senta in questo momento?»
«Lui sta malissimo. E io non ce la faccio piu. Devo fare qualcosa.»
«Cosa?» Briet non se la sentiva di suggerirgli qualcosa di preciso. Trarre una conclusione errata in quel momento avrebbe significato perdere la sua fiducia per sempre.
Halldor si alzo improvvisamente in piedi. «A quei due avvocati do ancora qualche giorno, poi vado dalla polizia. Non me ne importa niente di cosa mi faranno.»
Diamine. Briet tento in fretta e furia di trovare le parole giuste per far cambiare idea al suo amico. In quell’attimo rimpianse persino che Marta Mist non fosse li con loro. «Halldor, Harald non l’hai ammazzato tu, vero? Tu eri alla
Lui la fisso in silenzio. Briet si tiro su a sua volta e gli disse: «Non intendevo insinuare niente, scusami. Volevo solamente dire: perche mai andare dalla polizia?»
«Lo sai, non riesco proprio a capire perche tu e Marta vi opponiate cosi tanto a confessare tutto. Nessuno sfugge al suo destino, ricordatelo», e se ne ando senza salutare.
Briet non sapeva che fare. Dopo averci pensato per un attimo, estrasse il suo cellulare dalla borsa e fece una chiamata.
Laura Amaming entro nell’atrio dell’Istituto Arni Magnusson, dove Gloria stava passando i tappeti con l’aspirapolvere. In tutta la mattinata non era ancora riuscita a prenderla in disparte per parlarle, percio ora colse l’occasione al volo. «Gloria», la chiamo e continuo a parlarle nella loro madrelingua. «Ti dovrei fare una domanda.»
«Guarda che sto pulendo come mi hai insegnato tu», subito si difese l’altra.
Laura la zitti con un cenno della mano. «Non si tratta delle pulizie. Volevo sapere se ti eri per caso accorta di qualcosa di insolito nella stanza degli studenti, il fine settimana in cui venne compiuto l’omicidio. Sei stata tu a fare le pulizie la prima che venisse trovato il corpo.»
Gli occhi scuri di Gloria si allargarono. «L’ho gia detto a voi e alla polizia. Non c’era niente.»
Laura la guardo con attenzione. Stava mentendo. «Gloria. Dimmi la verita. Lo sai che dire le bugie e peccato. Dio sa che cosa hai visto. Hai intenzione di mentire anche a Lui quando verra il momento di incontrarlo?» Laura afferro la ragazza per le spalle e la costrinse a guardarla dritto negli occhi. «Non ti preoccupare. Come facevi a sapere che era stato commesso un delitto? Quel fine settimana non era entrato nessuno nello stanzino delle fotocopie. Che cosa hai visto?»
Una lacrima scese lenta sulla guancia della ragazza. Laura non si fece intenerire: non era la prima versata in quel posto di lavoro. «Gloria. Fai un esame di coscienza e dimmi che cosa c’era la dentro. Io ho trovato delle tracce di sangue sulla maniglia di una finestra.»
Le lacrime divennero due, poi tre e infine Gloria scoppio in singhiozzi. «Non lo sapevo. Non lo sapevo proprio», esclamo all’improvviso.
«Certo, Gloria. Non ti accuso di niente. Come potevi sapere tu cos’era successo?» Laura asciugo le lacrime dalle guance della ragazza. «Che cosa c’era li dentro? Su, dimmelo.»
«Sangue», rispose atterrita. «Non una pozza, piuttosto come delle strisce che qualcuno aveva lasciato dopo aver cercato di ripulire alla meglio. Io me ne sono accorta soltanto quando, sciacquando lo straccio nel secchio, l’acqua divenne rossa. Ma non me ne preoccupai, li per li, non sapendo niente del… hai capito.»
Laura tiro un sospiro di sollievo. Tracce di sangue e niente altro. Allora la cosa non poteva avere alcuna conseguenza spiacevole per la povera Gloria. Lei stessa non aveva ancora detto niente a nessuno dello straccio che si era impregnato di sangue pulendo la maniglia della finestra. Ma ora veniva loro data l’opportunita di rivelare tutto a Tryggvi e alla polizia. E poi ci avrebbero pensato gli investigatori a stabilire la provenienza del sangue, anche se lei era convinta che l’omicidio fosse stato compiuto proprio nella sala degli studenti. «Gloria, tesoro, non ti preoccupare. Si tratta di una sciocchezza che non cambia niente. Solo che dovresti parlare di nuovo con i poliziotti, e questa volta dire la verita. Capiranno subito che non ti eri affatto resa conto della gravita delle informazioni.» Laura sorrise, ma fu sorpresa nel vedere che la ragazza continuava a piangere.
«C’e dell’altro», disse tra i singhiozzi.
«Altro?» le chiese meravigliata. «Che cos’altro ci puo essere?»
«Quella mattina trovai anche un’altra cosa. Nel cassetto delle posate. Ora te lo mostro. Vieni.»
Laura segui Gloria in uno degli sgabuzzini al primo piano, dove lei sali su una scaletta e si allungo a prendere qualcosa sullo scaffale piu alto. Poi ridiscese con un oggetto avvolto in un fazzoletto e lo porse a Laura. Per fortuna aveva smesso di piangere. «L’ho conservato perche sapevo che era una cosa strana. E quando scoprirono il corpo mi resi conto di cosa fosse e mi spaventai a morte. Ci ho sicuramente lasciato le mie impronte digitali, e la polizia adesso mi accusera dell’omicidio. Ma non l’ho ammazzato io.»
Laura apri l’involucro con estrema cautela. Quando pero vide l’oggetto contenuto le scappo un urlo e si fece il segno della croce. Al che Gloria perse il suo gia precario autocontrollo e scoppio di nuovo a piangere.
Gudrun — o Gurra come la chiamavano gli amici — fece appello a tutte le sue forze per resistere alla tentazione di mangiarsi le unghie. Era trascorso cosi tanto tempo da quando aveva smesso di farlo, che non si ricordava nemmeno piu quando era stata l’ultima volta. Era stato prima o dopo aver sposato Alli? Gurra si guardo le mani fresche di manicure e rimpianse di non essersi messa lo smalto, altrimenti avrebbe almeno potuto rosicchiare quello per sfogare il suo nervosismo. Nel tentativo di distrarsi, decise di andare in cucina. Era sabato e da brava moglie avrebbe potuto preparare una bella cenetta. Alli lavorava tutti i giorni tranne la domenica, per cui il sabato sera era l’unico momento in cui poteva rilassarsi senza pensare al domani. Guardato l’orologio, si rese conto che era ancora troppo presto per cominciare a cucinare. La donna sospiro. La casa era pulita e lucida, cosicche non poteva nemmeno mettersi a spolverare o cose del genere. Ma qualcosa doveva pur fare per passare il tempo, se non voleva impazzire. Qualcosa che le facesse dimenticare per un attimo la sua angoscia. Quanto si era preoccupata quando la polizia aveva bussato alla sua porta con il mandato di perquisizione per l’appartamento al piano superiore. Che ricordo spiacevole. Ma poi non era successo niente, incredibile ma vero, e lei aveva ricominciato a fare la solita vita. Fino a qualche giorno prima.
Che diamine voleva quella gente? Perche si erano messi a ficcare il naso in casa sua? Si ritenevano piu furbi della polizia? Che motivo c’era di rivangare l’intera faccenda?
Gurra emise un sospiro profondo. Che le era venuto in mente? Certo, il povero Alli era irritante e ormai completamente disinteressato al loro matrimonio, ma non era certo il caso di farselo sfuggire proprio adesso. Per tenerselo buono aveva investito parecchio nel proprio aspetto esteriore, visto che a quarantatre anni proprio non
