indosso qualcosa al volo, prese il resto dei vestiti tra le braccia e grido in direzione del bagno che lo avrebbe atteso al tavolo della colazione. Quando si richiuse alle spalle la porta della propria camera, si senti finalmente di nuovo a suo agio.

Dopo essersi fatta una lunga doccia calda, risollevata nel corpo e nell’anima, prese il cellulare e digito il numero della sua amica Laufey.

«Ma non sai che ore sono?» borbotto lei con voce assonnata.

Thora ignoro le sue proteste, dato che si erano gia fatte le dieci, e disse: «Indovina cosa ho fatto?»

«Vista la tua eccitazione, sicuramente qualcosa di tremendo.» Uno sbadiglio fece seguito a quell’affermazione.

«No, sono andata a letto con un uomo.» La reazione non si fece attendere. Laufey doveva essersi alzata dal letto nel sentire quella notizia, poiche subito dopo si udi un fracasso infernale.

«Non mi dire! Raccontami, chi e?»

«Matthew, il tedesco. Per il resto della storia devi aspettare, ora sto andando a colazione e lo incontro di nuovo. Siamo in albergo.»

«In albergo? Ma non mi dire! Non ti si puo lasciar sola un momento.»

«Ci sentiamo piu tardi. Sono un po’ nervosa, comunque, e gli devo far capire che e stata una cosa senza importanza. Non sono pronta per una nuova relazione.»

Dall’altra parte della linea si udi una risata fragorosa. «Pronto? Dove sei vissuta negli ultimi tempi? Hai guardato troppo i cartoni animati? Pochissimi uomini single di quell’eta sono alla ricerca disperata di una relazione. Non ti preoccupare di lui.»

Thora saluto l’amica sentendosi un po’ delusa dall’informazione che avrebbe dovuto rincuorarla e fece per uscire dalla stanza, ma poi torno indietro a disfare il letto affinche il personale dell’albergo non la considerasse una donnetta da poco.

Matthew sedeva a un tavolo per due sotto la finestra della sala e beveva il suo caffelatte. A Thora non sfuggi la sua prestanza, che aveva rifiutato di riconoscere la sera prima. Il suo volto aveva una spigolosita molto sensuale. Mascella forte, denti sani e bianchi, zigomi marcati e occhi intelligenti. Senza dubbio un’eredita genetica di cui doveva ringraziare le sue antenate, che si erano fatte affascinare dall’aspetto mascolino che indicava forza, costanza e laboriosita: il perfetto cacciatore. Thora si sedette di fronte a lui. «Finalmente, che fame mi e venuta», disse per rompere il ghiaccio.

Matthew verso del caffe dalla brocca d’acciaio nella sua tazzina. «Hai dimenticato una calza nella mia camera. E pensare che non era di lana: incredibile!»

Niente del loro comportamento durante la colazione indicava che fossero divenuti piu intimi di quanto lo fossero stati a cena la sera precedente, tranne il fatto che Matthew poso la sua mano su quella di Thora e le fece l’occhiolino scherzoso. Lei gli sorrise per risposta ma non disse niente. Poco dopo Matthew tolse la mano dalla sua e continuo a mangiare. Al termine dell’abbondante colazione, si ritirarono ognuno nella propria camera e si misero a fare le valigie.

Mentre Thora attendeva Matthew nella sala adiacente alla reception, il suo cellulare suono. Era Gylfi. Prima di premere il tasto della risposta si concentro per non far trapelare che cosa aveva combinato quella notte. Nessuno doveva saperlo all’infuori della sua amica.

«Ciao, tesoro», rispose cercando di suonare normale e sincera.

«Ciao.» La voce di Gylfi era strascicata e passo del tempo prima che riprendesse a parlare. «Ti volevo dire… cioe… ma dove sei?»

«Mi trovo all’Hotel Ranga, questo fine settimana ho dovuto lavorare. Sei gia tornato a casa?»

«Si.» Dopo un altro minuto di silenzio, prosegui: «Tu quando ritorni?»

Thora guardo l’orologio, mancava qualche minuto alle undici. «Bah, saro a casa per l’una, o giu di li.»

«Va bene, ci vediamo.»

«Perche non sei ancora da tuo padre? Dov’e tua sorella?»

«Lei sta ancora da papa. Io me ne sono venuto via.»

«Perche? Avete per caso litigato?»

«In un certo senso si», tergiverso Gylfi. «Ma ha cominciato lui!»

«Come?» Thora era sconcertata. Hannes di solito era dotato di un sesto senso per evitare gli scontri aperti, e fino a quel momento era riuscito brillantemente a tenersi buono il figlio, benche quest’ultimo non fosse certo un tipo molto divertente e socievole.

Gylfi sospiro. «Mi ha detto che mi voleva parlare da padre a figlio, o qualcosa del genere, e io ho pensato di potergli esporre una certa questione. Invece lui e andato su tutte le furie, si contorceva dalla rabbia come una biscia. Non mi andava proprio di stare li a subirmi le sue sgridate, anche perche avevo sperato che mi capisse.»

I pensieri si confusero nella mente di Thora, andando a scontrarsi l’uno con l’altro. Pero sospettava che la descrizione di Gylfi della reazione paterna fosse alquanto esagerata. Che cosa mai poteva essere accaduto? Thora si pentiva amaramente di aver incoraggiato il suo ex marito a parlare con il ragazzo. Non aveva che peggiorato le cose. «Senti, cos’e che ha fatto imbestialire tanto tuo padre? E quella cosa che mi vuoi dire quando torno?»

«Si», si limito a confermare laconicamente prima di risprofondare nel silenzio.

«Senti, sto arrivando. Io poi non sono per niente brava in ginnastica, cosicche preferirei discutere la faccenda senza contorcimenti, ti va? Ma tu non te ne andare prima del mio arrivo.»

«Pero devi essere qui prima dell’una. Ti devo portare a incontrare della gente.»

Gente? Gente? Era per caso entrato in una setta religiosa? Thora ebbe un tuffo al cuore. «Gylfi, ti proibisco di andare a incontrare della gente prima che sia tornata io, capito?»

«Vieni per l’una», ribadi lui. «Ci sara anche papa», e riattacco.

Il cuore di Thora comincio a battere convulsamente e lei si mise a comporre il numero di Hannes con la mano tremolante. Il cellulare risultava fuori rete oppure spento. Impossibile: il suo ex marito non spegneva mai il telefonino, anzi lo teneva anche sul comodino per rispondere persino se qualcuno lo avesse cercato nel cuore della notte. Inoltre le sue gite a cavallo erano calcolate in modo da non finire mai in qualche zona senza campo. Che cos’era successo? Provo il numero di telefono di casa, ma anche la non rispose nessuno. Che cosa aveva combinato suo figlio? Aveva cominciato a fumare? Bah. Era diventato tossicodipendente e stava entrando in comunita? No, impossibile. Se ne sarebbe accorta. Aveva fatto outing e voleva portarli a una riunione di omosessuali? Hannes non avrebbe mai avuto quella reazione spropositata a una notizia del genere perche, bisognava riconoscerglielo, era un tipo assai moderno. Inoltre lei aveva avuto l’impressione che Gylfi avesse preso una cotta per quella ragazzina di cui non ricordava mai il nome. No, non era certo quello il problema.

Tutta una serie di idee strampalate le passarono per il cervello, ma lei decise di darci un taglio. Si alzo in piedi e ando a cercare Matthew. Lo vide uscire dalla camera con il suo pesantissimo bagaglio.

Non appena l’uomo ebbe pagato il conto dell’albergo, Thora lo prese sottobraccio e quasi lo trascino fuori.

«Che ti prende?» chiese stupito da tanta foga.

«Sono sopraggiunti dei problemi famigliari e devo tornare a casa il piu presto possibile.»

Senza domandare oltre lancio le valigie sul sedile posteriore e si sedette al volante, poi guido senza interruzione fino a Reykjavik, passando per Hella, Selfoss e Hveragerdi. Matthew non disse quasi niente lungo il percorso, ma quando raggiunsero Kambarnir le chiese se poteva fare qualcosa per aiutarla, e Thora gli rispose che nemmeno lei sapeva in quale guaio si fosse cacciato suo figlio, ma doveva essere una faccenda delicata e doveva appunto raggiungerlo per discuterne. Continuarono a macinare chilometri in silenzio finche nei pressi del lago di Raudavatn, scoppio una gomma.

«Che diavolo!» esclamo Matthew afferrando ancora piu stretto il volante per non perdere il controllo dell’auto. Dovette poi rallentare la corsa e fermarsi all’angolo della strada.

«Oh, no! Oh, no!» grido Thora guardando l’orologio. Mezzogiorno e venticinque. Potevano ancora farcela ad arrivare fino dall’altra parte della citta per l’una, ma il cambio del pneumatico doveva essere all’altezza della Formula 1.

«Che schifo di gomme ci hanno rifilato», mormoro Matthew tra i denti mentre si dava da fare per togliere il cerchione. Alla fine ci riusci e tutti e due si impegnarono a sollevare il telaio con il cric e a cambiare la gomma

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