indicando Gylfi con gesti esagerati e melodrammatici «…diverra un padre del fine settimana proprio come suo padre.»

«No», esclamo Gylfi, che prosegui orgoglioso di se: «Io… voglio dire noi. Noi. Noi intendiamo rimanere insieme. Ci prendiamo un appartamento in affitto e ci prendiamo cura del bambino.»

Thora dovette trattenersi dallo scoppiare a ridere. Gylfi con un appartamento in affitto! Ma se non aveva la minima idea che la maggior parte di cio che considerava ovvio (il riscaldamento, l’elettricita, la televisione, l’acqua e la spazzatura) costava dei soldi! Comunque non era il caso di puntualizzarlo in quel frangente. Se si era messo in testa di andare a vivere da solo in un appartamento in affitto, era meglio lasciarlo fare.

«Si!» guai Sigga. «Certo che possiamo farlo. Io sto per compiere sedici anni.»

«Stupro di minori!» grido sua madre. «Ecco quello che e accaduto! Non ha nemmeno sedici anni, mia figlia! Questo e uno stupro bell’e buono!» disse indicando Gylfi e urlandogli: «Delinquente!»

Thora stentava a capire come questa scenata isterica potesse migliorare le cose, quindi rivolgendosi alla ragazza le disse: «A che mese sei, amore?»

«Non lo so, forse tre mesi. O perlomeno non ho avuto le mestruazioni negli ultimi tre mesi.» Suo padre arrossi fino alla punta dei capelli.

Gylfi aveva compiuto sedici anni un mese e mezzo prima. «Mi permetto di farvi notare che, secondo la legge, questo reato riguarda i minori di quattordici anni, e non di sedici. Inoltre mio figlio non aveva ancora compiuto i sedici anni al momento del concepimento, e se seguissimo la sua logica allora anche lui potrebbe aver subito delle molestie sessuali, come lo stupro si chiama oggi a termini di legge.»

«Che razza di stronzate sono queste?» sbuffo il padre. «Come se una donna potesse violentare un uomo! Senza contare che la donna in questione e una bambina, una bambina ai primi anni delle superiori.»

«La cosa dovrebbe cambiare le carte in tavola davanti a un tribunale», affermo l’uomo compiaciuto di se stesso.

«Non cambia un tubo», rispose Thora. «Nelle leggi non si fa menzione della classe frequentata, ve lo posso garantire io.»

Il padrone di casa si spazienti. «Froci bastardi di parlamentari!»

«Siete tutti impazziti!» urlo Sigga con voce stridula. «Questo e il mio bambino. Sono io che lo portero dentro, che avro il pancione, che mi rovinero il seno e che non potro piu andare agli appuntamenti.» E poi scoppio a piangere.

Gylfi tento di consolarla con quello che al momento gli sembrava incredibilmente romantico. Con voce intrisa di sentimentalismo le disse, in modo che tutti sentissero: «Non me ne importa niente se ti viene una pancia grossa e sformata e dei seni schifosi. Io non ti lascero mai, e non invitero mai piu nessuna a degli appuntamenti. Ci andro da solo. Io ti amo piu di tutte le altre ragazze!»

Sigga pianse ancora piu forte mentre gli adulti fissarono Gylfi a bocca aperta. In un certo qual modo quella dichiarazione d’amore cosi assurda aveva aperto loro gli occhi sul fatto che madre natura questa volta aveva commesso un errore madornale. Quelli erano due bambini che dovevano avere un bambino. E stare a discutere di chi fosse la colpa non serviva a nessuno.

Quando anche Hannes si rese conto della situazione, si giro verso Thora e le disse con il volto sconvolto dall’ira: «Questa e tutta colpa tua. Tu che vivi senza freni e dormi con chiunque ti pare se solo ti mostra un po’ d’interesse. Mentre io abitavo ancora con te, nostro figlio queste cose non le faceva, e invece adesso fa di tutto per imitare il modello che si trova sotto gli occhi!»

Thora era troppo sbalordita per potergli rispondere. Vita sfrenata? Un’unica notte in due anni, e di cui lui non sapeva ancora niente? Ma se addirittura suo nonno, che aveva ottantotto anni, l’aveva esortata a uscire di piu e ad andare a divertirsi!

«Lo sapevo, sei una puttana!» grido la madre con un tono cosi stridulo che quasi perforo i timpani dei presenti. «Una maniaca del sesso, tale madre tale figlio, lo dico sempre.» La donna guardo Thora con aria trionfante.

L’aiuto le giunse dalla parte piu inattesa di quel gruppetto, quando il marito della signora disse glaciale: «Se la buttiamo sull’ereditarieta, almeno ora siamo sicuri che tua figlia non ha ereditato la frigidita dal gene materno.»

A questo punto i giochi erano fatti. Ormai aveva inquadrato i futuri suoceri di suo figlio, e ne aveva gia avuto abbastanza. La aspettavano un battesimo, una serie di compleanni, una cresima e Dio solo sa cos’altro senza alcun aiuto da parte loro. A Thora, inoltre, non andava di ascoltare i segreti piu intimi di queste persone, soprattutto in quell’occasione tanto stressante. Cosi si alzo in piedi e disse: «Sapete che vi dico? Non capisco a quale genio sia venuta in mente la brillante idea di incontrarci tutti qui». Girandosi verso Hannes, prosegui: «Siete liberissimi di accapigliarvi con il padre di Gylfi anche fino a notte inoltrata, se volete. Io invece ne ho avuto abbastanza di tutti voi». Si alzo in piedi per andarsene, e con tutta la dignita che le rimaneva disse: «Gylfi, vieni via». Poi, rivolgendosi alla povera Sigga che ancora piangeva a capo chino, aggiunse: «Sigga mia, il vostro bambino sara sempre il benvenuto a casa mia, e anche voi due, se volete abitare da me. E ora addio.»

Giro le spalle alla compagnia e si allontano con passo regale, con Gylfi che la seguiva docile. Ormai il cervello le si era asciugato. Uscirono sbattendosi la porta alle spalle e si incamminarono verso l’auto. Senza aprire bocca, Thora si sedette davanti, mentre Gylfi ando sul sedile posteriore accanto a sua sorella.

«Parti subito», ordino Thora mettendosi una mano sulla fronte, poi guardo Matthew e gli disse, sapendo che i suoi figli non capivano il tedesco: «Indovina un po’? Sono stata molto deprezzata la dentro. Tu hai dormito con una nonna, lo sai?»

Con sua grande sorpresa, Matthew scoppio in una bella risata. «Devo riconoscere allora che le nonne islandesi sono assai diverse da quelle tedesche.» Poi si giro a guardare il ragazzo, che pareva sprofondato in una crisi esistenziale. L’unico punto di appoggio che Gylfi aveva al momento era sua madre, che pero era reduce da una bella bevuta e magari non era stata all’altezza. «Ciao, figlio di Thora, io sono Matthew», gli disse facendo l’occhiolino a sua madre. Lei si giro e, in un impeto di solidarieta, stava per dire a suo figlio che Matthew era piu di una semplice amico e collega, ma vedendo l’Ipod che dondolava ancora dal collo del ragazzo, cambio idea.

«Gylfi, tesoro. Questo qui e Matthew, un mio collega di lavoro. L’ho invitato a cena, per cui noi due parleremo insieme tranquilli piu tardi, dopo che sara andato via, va bene?» disse ingoiando un groppo che le era comparso all’improvviso alla gola. Sarebbe diventata nonna a trentasei anni. Gesu, Maria, Spirito Santo e quell’altro della Santissima Trinita che non ricordo chi fosse, fate che il bambino nasca sano e che la vita dei suoi genitori sia sempre felice nonostante questo passo falso. Trattenne le lacrime che cercavano con forza di venir fuori. Ora che sapeva tutto, le vennero in mente alcune premonizioni facilmente decifrabili. Come le lamentele di Soley. Mi sono stufata. Gylfi non ha voglia di giocare con me. Si e chiuso in camera, salta sul letto e non mi vuole far entrare…

«Thora!» Matthew la estrasse dalla sua conchiglia. «Ho appena ricevuto una telefonata dal Museo della Magia. Abbiamo trovato la spiegazione al trattamento inferto al corpo di Harald.»

28

Thora non voleva cancellare l’invito a cena, ma aveva la testa altrove. Come ipnotizzata, butto in pentola o nel microonde tutto quello che riusci a racimolare nel frigorifero e in freezer, senza stare molto a badare al risultato.

«A tavola!», chiamo poi con brio simulato. Matthew si era gia accomodato e seguiva stupefatto l’apparizione di una tazza dopo l’altra piene di cibo. Alla fine sulla tovaglia c’erano piselli, patatine, riso, cus-cus, zuppa, marmellata e piadine.

«Che bonta», commento cortesemente quando tutti si furono seduti, allungandosi verso la tazza con i piselli.

Thora si riscosse e sospiro: «Manca qualcosa, eh?» Si rialzo per cercare di salvare il salvabile con delle lasagne surgelate, della pasta, della carne o del pesce, ma si rese conto che in frigo non c’era niente. Purtroppo non aveva fatto in tempo a fare la spesa e, travolta dagli eventi, non aveva pensato a fermarsi in un take away. Matthew la prese per l’avambraccio e la rimise seduta a tavola.

«Per me va benissimo. La cena sara atipica, come d’altronde l’ora in cui la facciamo, ma non importa.» Poi

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