«Ma com’e possibile? Non era stato strangolato?»
«Forse stava praticando l’autostrangolamento erotico di cui abbiamo gia parlato. E una probabilita da prendere perlomeno in considerazione. Oppure puo essere che qualcun altro lo abbia ucciso, o sottoscritto il contratto con Harald. Ognuno dei suoi amici ha avuto una reazione strana quando abbiamo mostrato loro la runa magica. Senza dimenticare che Hugi potrebbe aver fatto tutto da solo, in fin dei conti.»
«Dobbiamo tornare a parlare con Halldor, poco ma sicuro. E con tutto il resto della combriccola. Cerchiamo di fissare di nuovo un appuntamento con loro.»
Matthew le sorrise. «Vedi che proprio stupidi non siamo. Ora si che siamo sulla buona strada. L’unica cosa che manca nel quadro generale sono i soldi. Che ne e stato di tutto quel denaro scomparso?»
Thora scrollo le spalle. «Forse Harald e riuscito a comperare quel codice magico cui teneva tanto. Anzi, sarebbe logico.»
«Si, forse. Ma ne dubito perche Pall mi ha assicurato che il volume e tuttora di proprieta della Biblioteca Nazionale norvegese. Questo svela anche l’arcano del perche gli investigatori non hanno potuto trovare la runa incisa su Harald: nessuno qui in Islanda ne conosceva l’esistenza al di fuori del nostro Pall, che al momento si trova all’estero per motivi di studio».
«Forse Harald si e fatto mandare i soldi quassu per comprare da Pall delle informazioni e il codice manoscritto dal museo, invece e stato ucciso da uno di questi cosiddetti suoi amici, che gli ha rubato il denaro. Si sono compiuti omicidi per ragioni molto piu futili di questa, non credi?»
Matthew fece cenno di essere d’accordo, poi guardo l’orologio e Thora con aria pensierosa. «L’aereo da Francoforte e atterrato alle tre e mezzo.»
«Oh, no!» sbotto Thora. «Non me la sento di parlare con la madre proprio ora. Davvero, non posso. Che le rispondo se mi chiede dei miei figli? Che le dico?
«Credimi, non avra nessun interesse per i tuoi figli», le disse Matthew tranquillo.
«Non che sia meglio discutere con lei del suo, di figlio. Come faccio a guardarla in faccia e dirle che Harald aveva fatto una specie di patto col diavolo per renderle la vita un inferno e trascinarla al suicidio?» Thora guardo il socio con aria angosciata.
«Saro io a informarla, non ti preoccupare. Ma tu non ti puoi tirare indietro proprio adesso. Se non te la senti di parlarle oggi, allora lo dovrai fare domani. Ricordati che la povera donna ha fatto tutta questa strada solamente per vederti. Quando mi disse di volerti incontrare di persona e di volerti parlare a quattr’occhi, mi sembro piu serena di quanto non fosse da tempo. Non hai niente da temere.»
A Thora le parole di Matthew non suonarono molto convincenti. «Hanno intenzione di telefonare loro, oppure cosa? Che avete pensato di fare?»
«Chiameranno loro non appena arriveranno in albergo.» Matthew diede un’occhiata all’orologio. «Sicuramente tra breve. Ma se vuoi, posso telefonare direttamente io.»
Un bel dilemma. Thora non era in grado di decidersi. «Va bene, chiamale tu», disse a un tratto, ma cambio subito idea: «No, non farlo».
La questione si risolse da sola. Il cellulare di Matthew squillo. Thora sospiro quando lui lo estrasse e, guardato il display, disse: «Sono loro». Poi schiaccio il tasto della risposta. «Pronto? Qui parla Matthew.»
Il dialogo si mantenne su un tono di circostanza. «E andato bene il viaggio?» «Oh, che peccato.» «Avete il nome dell’albergo, vero?» eccetera. La telefonata termino quando Matthew disse: «Ci vediamo, allora. A risentirci».
Rivolgendosi a Thora, la rassicuro poi con queste parole: «Sei fortunata, nonnina!»
«In che senso?» chiese Thora emozionata. «La signora Guntlieb non e venuta?»
«Si, si, e venuta. Ma al momento e in preda a un attacco di emicrania e desidera rimandare il vostro incontro a domani. Al telefono era Elisa. Sono tutte e due in taxi sulla via per l’
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La figlia non assomigliava per niente alla madre, ma aveva un aspetto ugualmente attraente. Era mora come il padre e molto piu simile a lui d’aspetto, stando alle foto di famiglia nel dossier che Thora aveva visto. Tutto in lei denotava una semplicita estrema, a partire dai capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo. Indossava pantaloni neri di buon taglio e una camicetta nera di seta. L’unico gioiello visibile era un anello con diamante all’anulare della mano destra, lo stesso che Thora aveva gia notato nella fotografia della cucina. Cio che la colpi di piu era la magrezza estrema della ragazza, la cui mano ossuta le fece sospettare che sotto i vestiti si nascondesse un corpo addirittura scheletrico.
«Come stai?» le chiese Matthew dopo averla salutata abbracciandola con affetto. Thora si rese subito conto che Matthew non le dava del lei, come avrebbe dovuto fare un impiegato della famiglia. Evidentemente lui era assai vicino a quella gente, oppure ricopriva un ruolo talmente alto nell’azienda famigliare da non dover perdere tempo con i convenevoli.
Elisa imbasti un debole sorriso. «Non tanto bene. E stato un periodo molto difficile.» Voltandosi verso Thora, aggiunse: «Sarei venuta molto prima se avessi saputo che mi volevate parlare. Non mi sarei mai immaginata che la mia ultima visita ad Harald cambiasse cosi tanto le carte in tavola.»
Thora ne dubitava, anche perche la ragazza aveva fatto visita a suo fratello solo pochi giorni prima della sua morte, ma le disse solamente: «Non c’e problema, comunque ora e qui».
«Certo, ho comprato il biglietto non appena Matthew mi ha chiamato. Voglio esservi d’aiuto, se posso», disse in tono apparentemente sincero. Poi aggiunse: «E anche la mamma.»
«Benissimo», disse Matthew a voce stranamente alta, come se volesse segnalare a Thora di non dire qualcosa di poco conveniente.
«Si, benissimo», ripete allora lei per rassicurarlo che non aveva affatto l’intenzione di metterlo in imbarazzo.
«Perche non ci sediamo?» chiese Elisa. «Posso offrirvi del caffe, o un bicchiere di vino?» Dopo gli ultimi avvenimenti Thora aveva deciso di ridurre drasticamente l’alcol, per cui accetto una tazza di caffe. Gli altri due invece ordinarono del vino bianco.
«Allora», comincio Matthew mettendosi comodo in una poltrona. «Che ci vuoi raccontare riguardo alla tua precedente visita in Islanda?»
«Non sarebbe meglio aspettare che ci portino le ordinazioni? Prima di parlare ho proprio bisogno di un buon vino», disse Elisa guardando Matthew con occhi supplicanti.
«Certamente», rispose l’amico di famiglia, piegandosi per darle una stretta alla mano posata sul bracciolo della sua poltrona.
Elisa guardo Thora come per farsi perdonare. «Non so come spiegarvelo, ma il ricordo di quella visita mi angoscia. Temo di essermi comportata da egoista e di non aver parlato di altro che di me stessa con mio fratello. Se solo avessi saputo che non l’avrei piu incontrato, forse avrei potuto dirgli tante cose sui miei sentimenti nei suoi confronti…» Mordendosi il labbro inferiore, concluse: «Ma non l’ho fatto e non potro farlo mai piu».
Il cameriere arrivo con le ordinazioni, e Thora si penti subito della propria morigeratezza mentre osservava i due tedeschi assaporare il loro bianco con vero piacere. Decise subito di riprendere a bere alla prima occasione, ma al momento non le sembrava il caso di andare a ordinarsi un bicchiere di vino. Peccato, troppo tardi.
«Innanzitutto desidero spiegarvi il motivo della mia visita ad Harald», riprese Elisa posando il bicchiere sul tavolo. Thora e Matthew annuirono incoraggianti. «Come ben sai, Matthew, sono in crisi profonda con i miei genitori. Loro vogliono che mi laurei in Economia e poi prenda in mano le redini della banca, come d’altronde si aspettano un po’ tutti. Harald era l’unica persona che mi spronava sempre a fare quello che desideravo, soprattutto suonare il violoncello. Agli altri invece sembra giusto che mi immerga nel mondo della Borsa, e che suoni solamente per passatempo. Harald pero sapeva che cosi non poteva funzionare per me. Pur non essendo affatto un musicista, lui comprendeva che, se qualcuno possiede talento per uno strumento, allora deve dedicarvisi totalmente. Oppure smettere di suonare, senza ridursi a fare il dilettante.»
«Capisco», disse Thora pur non capendo affatto dove volesse arrivare.
