convincerebbero persino sua madre della sua colpevolezza.» Il volto di Markus trasudava un tale compiacimento, che Thora avrebbe voluto sbadigliargli in faccia e andarsene all’istante, lasciandolo con un palmo di naso. Invece la sua curiosita ebbe la meglio: «E che avreste trovato, sentiamo?»

«Gli occhi di Harald.»

31

Thora fissava in silenzio Halldor, seduto a testa china davanti a lei. Dal momento in cui era arrivata allo stanzino degli interrogatori, lui si era limitato a guardarla entrare, per poi riprendere subito la sua contemplazione del pavimento. L’avvocatessa sbuffo spazientita. «Senti un po’, se non hai intenzione di parlarmi, ho ben altro da fare con il mio tempo prezioso.»

Il ragazzo sollevo lo sguardo. «Ho voglia di una sigaretta.»

«Scordatelo. Qui e vietato fumare. Pensi di essere a una festicciola tra amici?»

«Cio non cambia che mi va proprio una sigaretta.»

«Ti conviene fartela passare», poi addolci il tono: «Tu sai perche sei stato arrestato, vero?»

«In un certo senso…»

«Allora ti sei reso conto della situazione in cui ti trovi. Una bruttissima situazione, a dire il vero.»

«Ma non l’ho ucciso io», esclamo Halldor guardandola fisso negli occhi. Non ottenendo soddisfazione, si mise a tormentare con un dito il buco che aveva sul ginocchio dei jeans. Il buco era stato certamente messo apposta per far pagare il doppio il modello.

«Una cosa deve essere chiara tra di noi, prima di continuare.» Thora attese che lo studente le prestasse totale attenzione e non riprese il discorso se non quando lui la guardo di nuovo in viso. «Io sto lavorando per conto della famiglia Guntlieb. Il che significa che i tuoi interessi e i loro non vanno affatto d’accordo. Soprattutto ora che ti hanno arrestato. Per cui ti consiglio di sceglierti un altro avvocato il prima possibile. Ti posso fornire i nomi di bravissimi legali, che ti forniranno l’assistenza di cui hai bisogno, ma questo e tutto l’aiuto che ti posso dare.»

«Non andartene. Voglio parlare con te. Nessuno di questi agenti mi crede», si lagno lui.

«Non ti e passato per la mente che si siano stufati delle tue frottole?» gli chiese Thora piuttosto seccata.

«Non sto mentendo. Non in linea generale», s’inalbero Halldor.

«E suppongo che stia a te decidere quali siano le linee generali, vero?»

«Lo sai benissimo che intendo dire», scatto lui. «La cosa che conta di piu e che non l’ho ucciso io.»

«E il resto? Gli altri particolari?»

«Cosi…»

«Se vuoi che ti sia di qualche aiuto, devi parlare apertamente con me. Io lo capisco al volo quando la gente dice delle bugie», aggiunse rubando la battuta e la sicurezza all’ispettore Helgason.

Halldor fece una smorfia ma capitolo. «D’accordo. Pero cio che ti sto per raccontare e top secret. Intesi?»

«Fino a un certo punto», preciso Thora. «Ti ho gia detto che non intendo rappresentarti come avvocato difensore a un eventuale processo, ma sono qui in veste legale, per cui potresti dirmi quello che ti pare, eccetto ovviamente i delitti che hai intenzione di commettere in futuro.» Detto cio, gli lancio un sorriso d’intesa.

«Ma quali delitti!» riprese Halldor serio. «Mi prometti che quello che sentirai non uscira di qui?»

«Ti prometto che la polizia non ne sapra niente, ma renditi conto che la tua posizione e gia compromessa. Comunque, visto che ormai sono qui, ti conviene parlare chiaro, cosi vediamo se possiamo aiutarti.»

«Va bene», le rispose con un velo di dubbio nella voce. Poi aggiunse con arroganza: «Domandami, allora!»

«Gli occhi di Harald sono stati ritrovati a casa tua. Come lo spieghi?»

Le mani dello studente ebbero uno scossone. Poi Halldor prese a grattarsi nervoso il dorso della sinistra. Thora aspetto paziente che il ragazzo decidesse se dirle la verita o raccontarle una frottola, nel qual caso l’avrebbe piantato li senza pensarci due volte.

«Io… Io…»

«Sappiamo entrambi chi sei tu», lo interruppe spazientita. «Rispondimi o me ne vado subito.»

«Non ho potuto spedirli», grido a un tratto in preda al panico. «Non ho avuto il coraggio di farlo. Il corpo era stato ritrovato e avevo paura che scoprissero anche gli occhi all’ufficio postale. Mi ero riproposto di spedirli piu tardi, quando si fossero calmate le acque. Intanto scrissi col sangue la formula magica, la infilai in una busta da lettere la domenica mattina successiva e la imbucai in una cassetta del centro.» Halldor tiro un profondo respiro al termine della sua confessione, e sigillo le labbra come se avesse l’intenzione di non dire piu niente.

«L’hai fatto per rispettare il contratto?» lo incalzo Thora. «Volevi veramente onorare quell’assurdo patto sull’incantesimo della vendetta?»

Halldor la fulmino con lo sguardo. «Certo. Avevo giurato di farlo e volevo mantenere la parola data ad Harald. Era una cosa che contava molto per lui», rispose rosso in volto. «Sua madre era una vera e propria vipera.»

«Ma ti rendi conto della tua stupidita?» chiese Thora impietrita. «Come hai potuto farti venire in mente una cosa del genere?»

«Beh, comunque non l’ho ucciso io», tento di difendersi.

«Aspetta, non siamo ancora arrivati all’omicidio», lo interruppe Thora esasperata. «Allora, se ho ben capito, sei stato tu a cavargli gli occhi, vero?»

Halldor annui arrossendo.

«E te li sei portati a casa?»

Un altro cenno positivo.

«Se non ti sembro indiscreta, dov’e che li hai conservati fino a oggi?»

«Nel freezer, dentro il pane. Infilati in una busta di pane in cassetta.»

Thora si appoggio allo schienale della sedia. «Ah, dentro il pane. In quale altro posto?» Poi cerco di scacciare dalla mente l’immagine dell’assurdo tramezzino che le si era formata in testa e continuo. «Come hai potuto fare una cosa tanto disgustosa?»

«Non e stato un problema. Ho adoperato un cucchiaino da caffe. E stato piu difficile incidere la runa magica sul corpo. Non mi e riuscito per niente bene. Ormai ero partito, dovevo correre spesso alla finestra per prendermi una boccata di aria fresca.»

«Non e stato un problema, dici?» domando Thora allibita. «Scusami, ma mi permetto di dubitarlo.»

Halldor le lancio un’occhiata assassina. «Ho visto cose parecchio piu disgustose di quella. E fatto cose piu orribili. Come pensi che sia tagliare in due la lingua del tuo migliore amico? O seguire gli interventi in sala operatoria?»

Thora non aveva al suo attivo esperienze simili, ma dubitava che fossero piu orripilanti che togliere gli occhi al cadavere di un amico con un cucchiaino. D’ora in avanti avrebbe sicuramente girato il caffe nella tazzina con un cucchiaio da minestra. «Comunque sia non si e trattato certo di un’operazione divertente.»

«Ovvio che no», esclamo Halldor alzando la voce. «Eravamo tutti quanti fuori di testa, te l’ho gia detto.»

«Eravamo?» chiese Thora stupita. «Non eri da solo?»

Halldor ammutoli subito. Si rimise a stuzzicare il buco sui pantaloni e a grattarsi il dorso della mano. Thora dovette ripetergli la domanda per farlo parlare. «Non, non ero solo. Anzi, c’eravamo tutti: io, Marta Mist, Briet, Andri e Brjann. Eravamo ritornati dal giro nei locali del centro. Marta aveva voglia di altra droga e Briet le aveva detto che Harald aveva nascosto delle pillole di qualcosa nell’aula degli studenti.»

«Non c’era anche Hugi con voi?»

«No, quella sera non lo incontrammo piu. Dopo essersi allontanato dal party con Harald, non lo rivedemmo piu, cosi come Harald. Cioe, non lo rivedemmo in vita.»

«Cosi vi introduceste nell’Istituto Arni Magnusson», riprese Thora. «Ma come faceste a entrare? Il sistema di allarme non ha mostrato segni di movimento.»

«Il sistema non era stato attivato, anzi, credo che non lo sia quasi mai. La maggior parte della gente non ha

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