nessuna voglia di girare per l’edificio a controllare che non ci sia piu nessuno. Sono in pochi a farlo.»

«Thorbjorn Olafsson, il professore che seguiva Harald, e invece sicurissimo di avere azionato l’allarme», ribatte Thora. «Anzi, ne ha prova documentata.»

«Beh, l’allarme non era inserito quando siamo entrati noi. Chi ha ucciso Harald deve averlo disattivato prima che arrivassimo.»

«Comunque il portone era chiuso a chiave, e per entrare ci vuole un codice segreto», insiste Thora. «Tutte le informazioni vengono poi inviate a un database, secondo il quale nessuno sarebbe entrato nell’edificio.» La stampata del sistema d’allarme era compresa nella catasta di documenti che aveva ricevuto dalla polizia, cosicche su quello Thora non aveva dubbi.

«Noi entrammo attraverso una finestra lasciata aperta sul retro dell’edificio. Se ci tieni tanto a saperlo, quella finestra e sempre aperta, essendo nell’ufficio di un professore deficiente che non si ricorda mai di bloccarla. Almeno cosi afferma Briet. E stata lei a dircelo. Cosi, entrammo tutti per di la, dato che ne lei ne Brjann avevano con se le loro chiavi.»

«E poi? Harald era gia la dentro? Dormiva, smaltiva la sbornia, era morto o che altro?»

«Ti ho gia detto che Harald non l’ho ammazzato io. Quando arrivammo non era affatto addormentato. Era dentro l’aula degli studenti. Sul pavimento. Morto. Morto stecchito. Blu e con la lingua di fuori. Non ci voleva certo un medico legale per capire subito che era morto per soffocamento.» I leggeri cambiamenti di tono nella voce di Halldor indicavano che non era poi un tipo cosi freddo come voleva dare a intendere.

«Ma non poteva essersi autostrangolato mentre si masturbava? Avete per caso portato via qualcosa che si potesse connettere a un’azione del genere?»

«No, affatto. Non c’era niente sul collo, eccetto un livido impressionante.»

Thora si mise a riflettere sull’intera questione. Se quel tipo le stava mentendo, doveva proprio essere un attore nato. «E che ora era esattamente?»

«Mah, piu o meno le cinque di mattina. Forse le cinque e mezzo. Non lo so. Mi ricordo di essere entrato nel bar attorno alle quattro. Quanto tempo invece passammo a gironzolare per la citta non potrei dirlo. Non dovevamo rendere conto a nessuno.»

Thora tiro un profondo sospiro. «E poi che successe? Cominciasti subito a cavargli gli occhi eccetera, oppure cosa? E come ando a finire il cadavere nello stanzino delle fotocopie?»

«Ovviamente mi diedi da fare immediatamente. Eravamo tutti li impalati come degli stupidi. Non avevamo idea di cosa fare. Persino Marta Mist ebbe un attacco isterico, lei che di solito e calma come una pietra. Eravamo in preda alla disperazione e completamente fuori di testa. Poi Briet si mise improvvisamente a parlare del contratto, cercando di convincermi a esaudire le clausole che avevamo stipulato, altrimenti Harald mi avrebbe perseguitato dagli inferi. In effetti quel patto l’avevamo sottoscritto a uno dei nostri incontri spiritici davanti a tutti gli altri, per lo piu per fare scena, anche se Harald questa storia l’aveva presa sul serio. Hugi era l’unica persona del giro che del contratto non sapeva niente. Harald diceva che lui non prendeva abbastanza sul serio la magia nera.»

«E il contratto riguardava solamente il sortilegio della vendetta?» domando Thora.

«Beh, quello scritto si», preciso Halldor. «Ma ne avevamo anche stipulato un altro simile. Si trattava di una magia d’amore che avrebbe dovuto risvegliare il tardivo affetto della madre di Harald per suo figlio e renderle la sua morte ancora piu ardua da sopportare. Questo patto, pero, era solamente orale, e per rispettarlo io avrei dovuto scavare una buca in fondo alla tomba di Harald e scrivervi una serie di rune magiche con il nome di sua madre. Poi avrei dovuto versarvi del sangue di serpente. Harald aveva gia comprato il serpente per l’occasione. Me l’aveva consegnato una settimana prima di morire, e ancora ce l’ho a casa. Mi sta facendo impazzire. Bisogna nutrirlo con criceti vivi, e mi viene da vomitare solo a pensarci.»

Ecco perche Harald aveva comprato i criceti: per dare da mangiare al serpente. Ovvio. «Allora prevedeva gia di morire?» domando Thora stupita.

Halldor si strinse nelle spalle, con aria evasiva. «Io ho fatto solamente il mio lavoro. Mi ricordo che Marta Mist e Brjann avevano il voltastomaco mentre mi davo da fare sul corpo di Harald. Poi Andri disse che dovevamo portare il cadavere fuori dalla stanza, altrimenti saremmo stati i primi sospettati dell’omicidio. Siamo noi che adoperiamo quell’aula piu di chiunque altro. Li per li ci sembro sensato, percio lo trascinammo fin dentro lo stanzino. Ma non c’era spazio a sufficienza per stenderlo sul pavimento, cosi lo mettemmo dritto in piedi dietro la porta, il che ci costo parecchia fatica. Poi tagliammo la corda e andammo a casa di Andri, che abita nei pressi dell’universita, a Vesturb?r. Marta Mist vomito nel gabinetto fino all’alba, mentre noi altri rimanemmo seduti in salotto come statue di sale fino a che ci addormentammo.»

«Ma dove vi procuraste il sangue di corvo per sottoscrivere il patto?»

Un velo di vergogna pervase il volto del ragazzo, anche se cercava di nasconderlo. «Io e Harald andammo a caccia di corvi giu a Grotta, in riva al mare. E ne uccidemmo uno con una fucilata, dato che non avevamo alternative. Eravamo gia stati allo zoo cittadino per controllare se qualcuno potesse regalarci o venderci un corvo, e avevamo parlato con tutti i negozi di piccoli animali. Ma senza alcun risultato. E il contratto doveva essere stilato con sangue di corvo.»

«E il fucile?»

«Presi quello di mio padre, che fa il cacciatore. Non si e accorto di nulla.»

Thora era rimasta a corto di domande. Poi si ricordo della cassetta con i pezzi di cadavere. «Halldor», riprese con voce tranquilla, «come spieghi le parti del corpo rinvenute a casa di Harald? Erano i resti di qualche vostra malefatta, o qualche sua proprieta?» In quelle circostanze forse non era appropriato usare la parola proprieta, ma per il momento poteva bastare.

Halldor tossi e si strofino il naso. «Ah, si, appunto… Non sono pezzi di cadavere, tecnicamente parlando.»

«Tecnicamente parlando?» ripete Thora quasi urlando. «Per come stanno le cose, non mi stupirei nemmeno se mi dicessi che andavate in giro a profanare tombe come dei Frankenstein da strapazzo!»

«Ma no, si tratta solamente di roba portata via dal lavoro, spazzatura», minimizzo lui.

Thora proruppe in una risata sarcastica. «Questa e bella! Spazzatura!» Con ampi gesti delle braccia fece finta di prendere un oggetto e guardarlo disgustata. «Che ci fa questo piede qui dentro? Che confusione in questa stanza. Buttiamolo via!» disse gettando in pattumiera il piede immaginario. «Non fare lo stupido e dimmi piuttosto dove li avevate presi.»

Halldor era nero in volto. «Non sono uno stupido. Se la polizia sottopone quella roba ad accurate analisi, trovera che si tratta di parti del corpo malate, che erano state asportate con un regolare intervento chirurgico. Le mie mansioni all’ospedale includono anche il trasporto dei resti al crematorio. Io invece me li sono portati a casa.»

«Penso che dovrai dire addio al tuo lavoro, amico mio. Ho i miei dubbi che ti faranno fare altri turni.» Intanto le si erano risvegliate nella mente un gran numero di domande. «Come si fa a conservare a lungo senza surgelarli piedi, dita o che diavolo era? La carne umana non ammuffisce dentro gli scatoloni?»

«Basta arrostirle», rispose Halldor come se non ci fosse niente di piu normale.

Thora scoppio in un’altra risata nervosa. «Un bell’arrosto umano, che raffinatezza! Gesu, come compiango quel poveretto che ti dovra difendere in tribunale!»

«Esilarante: hai mai pensato di darti al cabaret? Non le ho arrostite come un cosciotto d’agnello, le ho fatte seccare a fuoco lento in forno per disidratarle, in modo che non si decomponessero. O perlomeno che lo facessero piu lentamente. E tanto perche tu lo sappia, la carne non ammuffisce.» Halldor si riappoggio adirato allo schienale della sedia. «Dovevamo usare quella roba nelle nostre pratiche magiche. Le rendeva piu emozionanti.»

«E il dito che venne ritrovato all’Istituto Arni Magnusson? Era uno di quelli che avevi fatto seccare?»

«Si, era stato il primo. Lo volevo usare per fare uno scherzo a Briet. Glielo misi nel cappuccio del loden, e gia mi immaginavo la scena quando lei se lo fosse tirato su, invece il dito cadde per terra chissa dove senza che lei se ne accorgesse. Comunque non me ne preoccupai: era impossibile ricollegarlo a noi. Ma tanto per andarci cauti, dopo quel fatto smisi di giocare con i pezzi di corpo.»

Thora rimase seduta a riflettere su quelle parole, poi decise di cambiare argomento. Di schifezze ne aveva ormai abbastanza, per il momento. «Perche ci hai mentito sul vostro viaggio a Strandir e Ranga? Sappiamo benissimo che c’eri andato assieme ad Harald.»

Halldor abbasso lo sguardo. «Non volevo che mi collegaste al Museo della Magia. Fu la che Harald trovo le formule magiche che ci servivano. In ogni modo non successe niente di particolare in quell’occasione. Io lo aspettai

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