fuori, disteso su una panca, mentre Harald discuteva con il responsabile della mostra. Non la finivano piu di parlare, e quando ce ne andammo si salutarono con baci e abbracci. Io invece ero reduce da una sbornia colossale e stavo bene solo all’aria aperta. Accanto a me c’era un corvo molto socievole.»

«E durante il rientro a casa non ti disse niente?»

«No, anche perche il pilota avrebbe potuto sentirci.»

«E Ranga, che cosa fece Harald laggiu?» insiste Thora. «Sappiamo che eri con lui anche in quella circostanza.»

«Non so cosa stava cercando. Una cosa e certa, non era li per pescare. Di piu pero non saprei dire. Harald se ne ando un po’ in giro mentre io rimasi in albergo a leggere.»

«Perche non andasti con lui?»

«Perche non voleva», rispose lo studente. «Mi aveva portato con se perche gli avevo detto di essere nei guai con un esame, per cui promise di chiudermi a chiave tutto un fine settimana in un posto dove non succedeva niente per obbligarmi a studiare senza distrazioni. E mantenne la sua promessa, certo non letteralmente, ma rifiutandosi di prendermi con se quando se ne andava in giro per le campagne. Non so nient’altro, tranne che la sede vescovile di Skalholt si trova da quelle parti.»

«Ma avrete passato del tempo insieme, non avete mai parlato di niente?»

«Ovviamente cenammo insieme, e poi passammo al bar», rispose Halldor con il sorriso sulle labbra. «Ma in quella circostanza facemmo altro, capisci?»

«E perche diavolo ci avevi detto di non sapere niente di quel viaggio?» Thora era sempre piu sconcertata. «E perche ti eri registrato con il nome di Harry Potter?»

«Cosi!» rispose Halldor irritato. «Comunque fu Harald a sceglierlo. Era il suo senso dell’umorismo. Gli piaceva molto affibbiare dei soprannomi alla gente, e quella volta fu il mio turno.» Lo studente esito un attimo. «Quanto al viaggio… Non lo so, vi ho mentito cosi, tanto per mentire. Va bene?»

Thora scosse la testa, esasperata. «Sai cosa penso? Che tutti voi facciate le cose cosi, tanto per farle. Magari Harald e stato davvero ucciso da Hugi e voi avete fatto il resto senza rendervi conto delle conseguenze. Nessuno di voi ha la testa a posto, mi sembra di capire, e forse lui ha ammazzato Harald per qualche stupido motivo che nessuno capisce se non lui stesso.»

«No!» La disperazione aveva preso il posto della rabbia. «Non l’ha ucciso Hugi, e assolutamente da escludere.»

«Peccato che abbiano trovato una maglietta con il sangue di Harald nel suo armadio, e Hugi non riesca a spiegare come sia andata a finire li. Gli investigatori hanno stabilito che era stata usata per asciugare il sangue dal pavimento.» Thora guardo il suo interlocutore. «La maglietta in questione e la stessa indossata da qualcuno durante l’operazione alla lingua. Ha la scritta 100% SILICONE. La conosci?»

Halldor annui con foga. «Si, e quella indossata da Hugi. Si era macchiata di sangue, e lui se la tolse. Poi io la usai per pulire il pavimento dopo l’intervento, ma mi venne in mente troppo tardi che lui non lo avrebbe apprezzato, cosi la gettai dentro il suo armadio per evitare rogne. Ma Hugi non ha ucciso Harald.»

«E chi e stato allora? Spremiti le meningi, perche rischiate di finire in galera tutti quanti.»

«Briet!» esclamo Halldor improvvisamente. «Dev’essere per forza stata lei.»

Thora ci penso su un attimo. Briet, quella biondina con il seno procace? «Perche l’avrebbe ucciso lei?» chiese senza mostrare nessuna emozione.

«Mah, cosi…» rispose Halldor senza convinzione.

«No, dimmelo. Una qualche teoria dovrai pure averla, per nominarla con tanta sicurezza. Perche proprio lei?» insiste Thora con voce risoluta.

«Beh, quando eravamo in centro, a un certo punto lei scomparve dal bar in cui ci eravamo fermati. Poi disse di averci persi di vista, ma era impossibile perche rimanemmo seduti al nostro posto per tutta la serata, o almeno cosi mi pare.»

«Temo non basti per incriminarla», gli fece notare Thora, evitando di chiedergli perche mai non avesse riferito questo piccolo particolare agli inquirenti.

«C’e anche la faccenda del cucchiaino», prosegui Halldor a voce bassa. «Era lei che doveva sbarazzarsene, ma non lo fece. Non puo essere stata cosi stupida da pensare di nasconderlo nel cassetto dove hanno detto di averlo ritrovato. Non ci credo. Marta Mist si prese cura del coltello, e infatti lo fece sparire. Invece il cucchiaino e ricomparso tutto d’un tratto proprio ora. Non e strano?»

«Ma perche avrebbe dovuto metterlo nel cassetto?»

«Per incastrarmi. Lei non l’aveva mai tenuto in mano senza i guanti, come invece avevo fatto io. Ed era arrabbiata con me perche di lei non ne volevo piu sapere. Non lo so.» Halldor si risistemo sulla sedia. «Quella sera era particolarmente strana. Quando scoprimmo il cadavere, fu lei l’unica che non si mise a urlare o piangere. Fu l’unica a rimanere tranquilla. Rimase li a guardarlo senza dire niente, mentre noi uscimmo completamente di testa. Quando poi si mise a parlare, fu per ricordarmi del contratto. E chiaro che voleva far ricadere la colpa su di me. Chiedi agli altri se non mi credi.» Il ragazzo si chino in avanti e afferro il braccio di Thora dall’altra parte del tavolo. «Era stata lei a dirci della finestra, forse ci era gia passata quella sera stessa, come faccio a saperlo io? Lei era arrabbiata con Harald perche l’aveva evitata la settimana precedente. L’aveva fatto anche con noi, ma non ce l’eravamo presa. Forse ha avuto uno scatto di rabbia, o magari loro due si erano visti e lui si era comportato da bastardo. O una cosa del genere. Almeno fammi il piacere di controllare il suo alibi. Parla con lei, se non vuoi fare altro per me.»

Thora sottrasse il braccio alla sua presa. «Le persone reagiscono in maniera differente ai traumi. Forse lei e una di quelle che di fronte a scene scioccanti va in trance. E poi non ho alcuna voglia di parlarle. Che se ne occupi la polizia.»

«Se non credi che sia una pazza, parla con quelli dell’universita. Lei e Harald lavoravano insieme a un progetto che ando subito in malora. Non devi far altro che chiedere in giro.» Halldor la guardo con sguardo supplichevole.

«A che progetto alludi, e cosa successe precisamente?» chiese Thora lentamente. Ecco che di nuovo spuntavano dei rapporti con le ricerche di Harald.

«Qualcosa che riguardava la catalogazione di tutte le fonti contemporanee relative al vescovo Brynjolfur Sveinsson conservate nei vari istituti di studi storici. Briet aveva avanzato la teoria, probabilmente infondata, che alcuni di quei documenti fossero stati rubati. Ma era tutta una perdita di tempo. Una vera e propria follia. Quella ragazza e una squilibrata, e l’ho capito solo ora. Parla con i professori. Fallo per me, e l’unica cosa che ti chiedo.»

«Con quale docente avevano avviato il progetto?» domando Thora, pentendosi subito della domanda. Non voleva che Halldor si convincesse di poterla manipolare con quelle teorie raffazzonate al momento.

«Non saprei, probabilmente quel Thorbjorn, ma dovrebbero dirtelo in segreteria. Va’ a informarti da loro. Te ne prego, non te ne pentirai.»

Thora si alzo in piedi. «Ci vediamo, cuoco dei miei stivali. Se vuoi ti trovo un avvocato di fiducia.»

Halldor scosse il capo e si guardo i palmi delle mani. «Credevo che mi avresti capito. Tu volevi aiutare Hugi, e pensavo che avresti aiutato anche me!»

A Thora fece subito pena. Il suo istinto materno stava prendendo il sopravvento. O forse era il suo istinto nonnesco? «Chi ha detto che non ti aiutero? Stiamo a vedere cosa uscira dalle mie indagini. Una cosa invece e certa: che non ti potro mai rappresentare in qualita di avvocato difensore. Comunque saro presente al processo da spettatrice, non me lo perderei per niente al mondo.»

Halldor sollevo lo sguardo e le rivolse un debole sorriso. Poi Thora busso alla porta e si fece aprire. Mancava poco alla soluzione del caso. Se lo sentiva.

12 dicembre 2005

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