scoppiata. Al termine dell’operazione, Matthew prese il pneumatico bucato e lo scaglio sul sedile di dietro, sopra il trolley di Thora. Ma lei non ci fece nemmeno caso in quel momento.

Poi rientrarono in macchina a tempo di record e Matthew parti sgommando. «Aspetta qui», disse Thora quando frenarono davanti al portone di casa sua, uscendo di corsa dalla vettura. Correndo prese le chiavi dalla borsetta per non farsi fermare dal campanello, poi lo suono comunque con la mano sinistra per far sapere a suo figlio che era tornata, mentre con la destra apriva la porta. «Gylfi», lo chiamo ansimante.

«Ciao, mamma.» Soley le ando incontro con un sorriso solare. Se era successo qualcosa, le doveva essere completamente sfuggito.

«Ciao, tesoruccio della mamma. Dov’e tuo fratello?» Thora le passo accanto per dare un’occhiata alla camera di suo figlio.

«Se n’e andato. Ho un messaggio per te», disse la bambina estraendo dalla tasca dei pantaloni un foglietto piegato in quattro.

Thora le strappo di mano il bigliettino. Mentre lo apriva, le chiese: «Quando e uscito? E dov’e andato?»

«E appena andato via. Un’oretta fa.» Soley ancora non aveva afferrato il senso degli orari, il che significava che Gylfi poteva essere uscito un secondo o due settimane prima. «Dov’e andato c’e scritto nel biglietto.»

«Vieni.» Thora lesse l’indirizzo, una via non lontana dalla loro casa. «Andiamo a fare un giro in macchina con quel bravo signore.» Le mise il giubbotto di Gylfi sulle spalle, le infilo alla meglio gli stivali di gomma e la spinse fuori. Poi apri con decisione la portiera posteriore della jeep e aiuto sua figlia a salire con rapidi gesti. Lei stessa si precipito nel posto davanti e prego Matthew di partire immediatamente, quindi procedette a una frettolosa presentazione bilingue: «Matthew, ti presento mia figlia Soley. Lei parla solamente islandese. Soley cara, questo e Matthew. Lui non parla l’islandese, ma so che diventerete buoni amici».

Matthew trovo il tempo per girarsi e lanciare un sorriso amichevole alla bambina. «Graziosa come sua madre», disse mentre curvava seguendo le direzioni di Thora. «E ha anche lo stesso gusto nel vestire.»

«Qui, gira a destra. Sto cercando il numero 45», lo informo Thora senza fargli caso. La casa si presento di fronte a loro dietro l’angolo, riconoscibile per il fatto che si intravedeva la schiena di Gylfi dirigersi verso l’ingresso. «Laggiu», ordino Thora con voce frenetica indicando suo figlio. Matthew si precipito a parcheggiare sul marciapiede davanti alla villa, dato che il posteggio destinato agli ospiti era gia occupato. Thora riconobbe l’auto come quella di Hannes, e non appena la jeep si fermo, apri immediatamente la portiera e usci di corsa. «Soley, aspetta qui con il mio amico Matthew.»

Gylfi si volto, dopo aver sentito sua madre gridare a squarciagola il suo nome diverse volte mentre correva verso di lui. Era gia arrivato al portone e ora l’aspettava con aria scoraggiata davanti al citofono. «Ciao», la accolse triste e sconsolato.

«Ho fatto tardi», si scuso Thora trafelata, poi gli pose una mano sulla spalla. «Che diavolo sta succedendo, tesoro? Chi abita qui?»

Gylfi la guardo con un’espressione da cui trapelava una disperazione ormai totale. «Sigga e incinta. Io sarei il padre. I suoi genitori abitano qui…»

Il portone si spalanco prima che concludesse la frase. Thora era rimasta di stucco. Per qualche ragione non riusciva a togliere lo sguardo dall’Ipod appeso al collo di suo figlio, forse perche lo stava guardando nel momento in cui le era crollato il mondo addosso. Se l’uomo che apri la porta non fosse stato nero in volto per la rabbia, le avrebbe probabilmente sorriso vedendola li fuori a bocca aperta. «Buongiorno!» le disse invece secco un signore di mezza eta, che poi si rivolse a Gylfi, gli lancio un’occhiata di disprezzo e aggiunse: «Salve». Da quell’unica parolina traspariva ben altro che un augurio di felicita e successo. Tra le righe si poteva invece leggere la seguente affermazione: Vai al diavolo, tu che corrompi le figlie giovani e innocenti di persone per bene.

La gentilezza innata di Thora le fece rispondere con un sorriso forzato: «Salve a lei, io sono Thora, la madre di Gylfi».

L’uomo sbuffo ma li invito a entrare. I due si tolsero le scarpe sotto lo sguardo attento del padrone di casa, che si era appoggiato con fare intimidatorio allo stipite della porta del salotto. Sembrava quasi aspettarsi che Gylfi, dopo aver disonorato sua figlia, passasse all’azione contro sua moglie.

«Grazie», disse Thora di punto in bianco passando oltre l’uomo ed entrando nel salotto. Teneva strette le spalle di suo figlio con entrambe le mani e lo guidava come una marionetta, quasi volesse proteggerlo nel caso all’uomo saltasse in testa di sferrare il suo attacco. Quando entrarono nell’ampio e spazioso soggiorno, poterono vedere tre persone: Hannes, che Thora riconobbe dalla nuca, una donna pressapoco sua coetanea che si levo in piedi al loro ingresso, e una ragazzina seduta in una sedia discosta, con la testa reclinata sul petto in completa resa.

«Allora, finalmente siete arrivati», gracchio la donna con voce stridula. Oh, Dio, fa che il mio nipotino erediti la mia voce, prego Thora tra se e se, tentando una seconda volta di strizzare fuori uno straccio di sorriso. Le sue mani non lasciavano pero la presa sulle spalle di Gylfi.

«Hannes», disse Thora guardando il suo ex marito e cercando di lanciargli un messaggio con lo sguardo: ora si che bisognava comportarsi da uomo, da padre responsabile, permettendo a lei invece di scomparire tra la mobilia della stanza. Ma purtroppo lui non sembrava aver recepito il significato di quell’occhiata, anzi la fisso con uno sguardo di rimprovero. «Ciao, Sigga», continuo Thora con tutta la gentilezza che poteva, rivolgendosi alla ragazzina che sollevo la testa. I suoi occhi erano gonfi di pianto, e due lacrime grosse e pesanti le colavano sulle guance.

Gylfi si svincolo dalla presa di sua madre e corse verso la povera ragazza. «Sigga!» disse gemendo, chiaramente emozionato nel vedere la sua amata cosi malconcia.

«Oh, che bella scena!» sbraito la donna. «Romeo e Giulietta, ma guarda un po’. Mi viene da vomitare.»

Thora si volto di scatto verso la madre di Sigga, infuriata per quelle parole. Certo, i due ragazzini avevano commesso un errore gravissimo, ma mettersi a prenderli in giro non le faceva certo onore. Thora non era abituata a perdere il controllo di se stessa, ma davanti a quel quadretto di odio famigliare si senti il dovere di replicare: «Mi scusi, ma non le pare che la cosa sia gia abbastanza complicata, per mettersi a peggiorare la situazione con del sarcasmo?» Hannes schizzo in piedi e la trascino a forza sul divano. La donna comincio a singhiozzare, gli occhi colmi di un’ira sconfinata.

«Ora vedo da dove ha imparato le buone maniere suo figlio», esclamo poi invelenita, seduta con la schiena diritta come una ballerina. Suo marito invece preferiva rimanere in piedi, e cosi impalato in mezzo alla stanza sembrava un iceberg che incombeva su di loro.

«Mamma!» gemette Sigga tra le lacrime. «Stai zitta, ti prego», le disse, e la cosa piacque subito a Thora. Quella ragazza sarebbe presto diventata sua nuora, ed era bene che avesse un carattere forte.

«Perche diamine vi mettete a litigare ora?» si senti provenire dall’iceberg. «Se non siamo in grado di discutere la situazione da persone civili, allora e meglio lasciar perdere. Ci siamo riuniti qui da noi per guardare in faccia la realta. O meglio questa terribile notizia, che ha sconvolto un po’ tutti. E basta.» La parola terribile era stata pronunciata con intenso calore.

Hannes si alzo in piedi. «D’accordo, cerchiamo di mantenere la calma. La cosa non e facile per nessuno dei presenti.»

La donna lancio uno sbuffo di disprezzo.

«Ecco, appunto», prosegui Hannes con espressione grave. «Intanto vorrei cominciare col dire che la questione mi rammarica profondamente, e per conto della mia famiglia vorrei chiedere umilmente scusa per il comportamento sventato di nostro figlio e per il dolore che vi ha causato.»

Thora conto fino a dieci per digerire le parole del suo ex marito prima di ucciderlo. Rivolgendosi verso di lui, disse con estrema calma: «Tanto per cominciare, e perche sia chiaro a tutti, noi non siamo una famiglia. Io, mio figlio e mia figlia siamo una famiglia. Tu invece non sei altro che uno dei tanti padri del fine settimana che non sa nemmeno prendere le difese del proprio figlio nel momento del bisogno». Il suo sguardo, fisso negli occhi di Hannes, aveva avuto l’effetto desiderato. Il volto di suo figlio brillava di gioia. Thora ribadi le sue affermazioni: «Perche sia chiaro a tutti».

Hannes boccheggiava, ma non ebbe il tempo di intervenire perche la madre di Sigga scatto ancora: «Veramente in stile. Approfitto dell’occasione per farvi notare che tra breve quel tesoro, figlio tuo o vostro che sia…» le scene madri dovevano essere una sua specialita, perche la donna amplifico l’impatto delle sue parole

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