pochi giorni potrai riprendere a mangiare normalmente.»

Horton guardo il cibo. «Dove hai preso questa roba?» chiese. «Certamente non e stata portata dalla Terra.»

«Dimenticavo,» disse Nicodemus. «Naturalmente non potevi saperlo. Abbiamo a bordo il modello piu efficiente di convertitore di materia che fosse stato fabbricato al tempo della nostra partenza.»

«Vuoi dire che ti limiti a buttarci dentro un po’ di sabbia?»

«Be’, non esattamente. Non e tanto semplice. Ma e l’idea giusta.»

«Aspetta un momento,» disse Horton. «C’e qualcosa che non va. Io non ricordo nessun convertitore di materia. Ne parlavano, naturalmente, e sembrava ci fosse qualche speranza di realizzarli, ma a quanto rammento io…»

«Vi sono certe cose,» disse Nicodemus, un po’ precipitosamente, «che non conosci. Una e che, dopo che venisti ibernato, non partimmo immediatamente.»

«Vuoi dire che ci fu un ritardo?»

«Ecco, si. Per la verita, un notevole ritardo.»

«Per l’amor del cielo, non fare tanto il misterioso. Quanto tempo?»

«Be’, cinquant’anni o giu di li.»

«Cinquant’anni! Perche cinquant’anni? Perche metterci in ibernazione e poi attendere cinquant’anni?»

«Non c’era una vera urgenza,» disse Nicodemus. «Si stimava che il progetto avrebbe avuto una durata molto lunga, un paio di secoli, o forse un poco di piu, prima che una nave ritornasse annunciando di aver scoperto pianeti abitabili, e un ritardo di cinquant’anni non sembrava eccessivo, se permetteva lo sviluppo di certi sistemi che avrebbero dato una maggiore speranza di successo.»

«Come un convertitore di materia, per esempio.»

«Si, anche. Non era assolutamente indispensabile, certo, ma comodo: e aggiungeva un certo margine di sicurezza. E soprattutto c’erano certe caratteristiche tecnologiche della nave che, se fosse stato possibile realizzarle…»

«E vennero realizzate?»

«Molte si,» disse Nicodemus.

«Non ci avevano mai detto che vi sarebbe stato un ritardo,» replico Horton. «Ne a noi ne agli altri equipaggi che iniziarono l’addestramento a quel tempo. Se qualcuno degli altri equipaggi l’avesse saputo, ce l’avrebbe riferito.»

«Non c’era bisogno che lo sapeste,» disse Nicodemus. «Forse vi sarebbero state obiezioni illogiche da parte vostra, se ve lo avessero detto. Ed era importante che gli equipaggi umani fossero pronti, quando le navi fossero state in grado di partire. Vedi, eravate tutti persone eccezionali. Forse ricordi con quanta cura vi scelsero.»

«Dio si. I computer ci analizzarono per calcolare i fattori di sopravvivenza. I nostri profili psicologici furono misurati non so mai quante volte. Ci fecero quasi consumare, con i loro test fisici. E ci impiantarono quel gingillo telepatico nel cervello perche potessimo parlare con Nave, e questa fu la cosa piu fastidiosa. Mi sembra di ricordare che impiegammo mesi per imparare ad usarlo adeguatamente. Ma perche fare tutto questo, per poi metterci in ghiaccio? Avremmo potuto semplicemente aspettare.»

«Si poteva fare cosi,» disse Nicodemus, «mentre voi invecchiavate di anno in anno. Uno dei fattori che avevano determinato la selezione degli equipaggi non era stata esattamente la gioventu, ma un’eta non troppo elevata. Non avrebbe avuto senso inviare nello spazio dei vecchi. Posti in ibernazione, non invecchiavate. Il tempo non era un fattore, per voi, perche non lo e nell’ibernazione. Cosi come venne fatto, gli equipaggi restavano pronti, con le facolta e le capacita non offuscate dal tempo che occorreva per eliminare le pecche. Le navi sarebbero potute partire quando veniste ibernati, ma grazie a quei cinquant’anni di attesa, le probabilita favorevoli a voi ed alle navi crebbero considerevolmente. I sistemi di supporto per i cervelli vennero perfezionati ad un punto che sarebbe apparso impossibile cinquant’anni prima, il collegamento tra cervelli e nave furono resi piu efficienti e sensibili, quasi infallibili. I sistemi ibernanti furono migliorati.»

«Non so che pensare,» disse Horton. «Comunque, credo che, personalmente, per me non abbia comportato la minima differenza. Se non puoi vivere la tua vita nel tuo tempo, immagino non abbia piu importanza quando la concludi. Mi rammarico soltanto di essere rimasto solo. Tra me ed Helen c’era qualcosa, e avevo simpatia per gli altri due. Immagino, anche, di provare un certo senso di colpa perche loro sono morti ed io ho continuato a vivere. Tu dici di avermi salvato la vita perche ero nel cubicolo numero uno. Se non fossi stato li, qualcun altro sarebbe vissuto, e ora io sarei morto.»

«Non devi sentirti colpevole,» gli disse Nicodemus. «Se c’e qualcuno che dovrebbe sentirsi in colpa sono io, ma non e cosi, perche la ragione mi dice che mi sono dimostrato efficiente, che ho agito al limite della tecnologia attuale. Ma tu… tu non c’entravi. Tu non hai fatto nulla: tu non hai avuto parte nella decisione.»

«Si, lo so. Tuttavia, non posso fare a meno di pensare…»

«Mangia la minestra,» disse Nicodemus. «L’arrosto si fredda.»

Horton butto giu una cucchiaiata di vichyssoise. «E buona,» disse.

«Certo che lo e. Ti ho detto che posso essere un abile chef.»

«Posso essere,» fece Horton. «E un modo strano di esprimersi. O sei uno chef, o non lo sei. Ma tu dici di poterlo essere. Lo hai detto un’altra volta: che puoi essere un ingegnere. Non che lo sei, ma che puoi esserlo. Mi sembra, amico mio, che tu possa essere troppe cose. Un momento fa hai lasciato capire di essere anche un buon tecnico dell’ibernazione.»

«Ma il modo in cui lo dico e esatto,» protesto Nicodemus. «Proprio cosi. Adesso sono uno chef, e posso essere un ingegnere o un matematico o un astronomo o un geologo…»

«Non c’e bisogno che tu sia un geologo. Il geologo di questa spedizione sono io. Helen era il biologo e il chimico.»

«Un giorno,» disse Nicodemus, «potrebbe esserci bisogno di due geologi.»

«E ridicolo,» disse Horton. «Nessuno, uomo o robot, puo essere tutto quello che dici di essere o di poter essere. Occorrerebbero anni di studi, e nell’apprendere ogni nuova specializzazione o disciplina, perderesti parte dell’addestramento precedente. Inoltre, tu sei semplicemente un robot di servizio, non specializzato. Parliamoci chiaro, la capacita del tuo cervello e limitata, e il tuo sistema reattivo e relativamente insensibile… Nave ha detto che eri stato scelto apposta per la tua semplicita… perche c’era ben poco che poteva guastarsi, in te.»

«E abbastanza vero,» ammise Nicodemus. «Sono quel che dici tu. Un fattorino e un servitore, buono per poco di piu. La capacita del mio cervello e limitata. Ma quando hai due cervelli o tre…»

Horton lascio cadere il cucchiaio sul tavolo. «Sei pazzo!» esclamo. «Nessuno ha due cervelli.»

«Io si,» rispose calmo Nicodemus. «In questo momento ho due cervelli: il vecchio, stupido cervello-tipo da robot e un cervello di chef, e se volessi, potrei aggiungerne un altro, sebbene non sappia quale specie di cervello potrebbe integrare quello di uno chef. Forse quello di un dietista, sebbene l’equipaggiamento non sia dotato di questo tipo di cervello.»

Horton si domino con uno sforzo. «Ricominciamo daccapo,» disse, «partiamo dall’inizio e procediamo lentamente, in modo che questo mio stupido cervello umano possa seguire cio che stai dicendo.»

«Sono stati quei cinquant’anni,» disse Nicodemus.

«Quali cinquant’anni, dannazione?»

«I cinquant’anni trascorsi dopo che veniste ibernati. In mezzo secolo si possono realizzare ricerche e sviluppi notevoli, se vi si impegnano molti umani. Avevate compiuto l’addestramento, no?, con un robot perfezionatissimo… il miglior esemplare di umanoide che fosse mai stato costruito.»

«Si,» disse Horton. «Lo ricordo come fosse ieri.»

«Per te,» disse Nicodemus, «e stato ieri. I mille anni passati da allora per te non esistono.»

«Era una carogna,» disse Horton. «Un sergente di ferro. Ne sapeva tre volte piu di noi, ed era dieci volte piu abile. E ce lo faceva capire in quel suo modo soave, insinuante, carognesco. Cosi mellifluo che non riuscivi mai a inchiodarlo. Lo odiavamo tutti, quel piccolo figlio d’un cane.»

«Ecco, vedi,» disse trionfante Nicodemus, «non poteva continuare cosi. Era una situazione intollerabile. Se l’avessero mandato con voi, pensa a tutti gli attriti, gli scontri tra personalita. E per questo che hai me. Non potevano usare uno come lui. Dovevano adoperare uno stupido umile e semplice come me, il tipo di robot cui eri abituato a impartire ordini e che non si risentiva per questo. Cosi ebbero l’idea dei cervelli ausiliari, che potevano venire inseriti per integrare un cervello stupido come il mio.»

«Vorresti dire che hai una cassa di cervelli ausiliari, e puoi innestarli?»

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