andare avanti. Cosa prevedi di trovare? Cosa stai cercando?

Non possiamo saperlo. Non facciamo previsioni.

Ed io vengo con te?

Naturalmente, disse Nave. Siamo una collettivita, e tu ne fai parte.

E il pianeta? Dedicheremo un po’ di tempo a esplorarlo?

Non c’e fretta, disse Nave. Abbiamo tutto il tempo.

Cos’abbiamo percepito, questa sera? Fa parte dell’ignoto verso cui andremo?

Buonanotte, Carter Horton, disse Nave. Parleremo ancora. Pensa a cose piacevoli, e cerca di dormire.

Cose piacevoli, penso. Si, era stato piacevole, la dove il cielo era azzurro, ricco di bianche nubi fluttuanti, con un oceano da cartolina illustrata che faceva scorrere le lunghe dita su e giu per una spiaggia perfetta, con il corpo di Helen piu candido delle sabbie su cui era adagiato. C’erano stati i fuochi del picnic, e il vento della notte che si aggirava tra gli alberi appena intrawisti. C’era stata la luce delle candele su una tovaglia nivea, con le stoviglie lucenti e i bicchieri scintillanti sul tavolo, e una musica in sottofondo e la gioia dovunque.

La fuori, nell’oscurita esterna, Nicodemus si muoveva goffamente cercando di non far rumore, e dall’oblo aperto giungeva il lontano sviolinare stridente di quelli che dovevano essere insetti. Se pure c’erano insetti, li, si disse Horton.

Cerco di pensare al pianeta che stava oltre l’oblo, ma sembrava impossibile riuscirvi. Era troppo nuovo ed estraneo, perche potesse pensarci. Ma si accorse di poter evocare il concetto spaventoso dell’immenso abisso silenzioso che stava tra quel luogo e la Terra, e con la mente vide il puntolino minuscolo della Nave fluttuare in quella tremenda immensita di niente. Il niente si trasformo in solitudine: e con un gemito, Horton si giro e si strinse il cuscino sulla testa.

9.

Carnivoro si presento poco dopo l’alba.

«Bene,» disse. «Siete pronti. Non occorre che ci affrettiamo. Non dobbiamo andare lontano. Ho controllato il tunnel, prima di muovermi. Non si era riparato.»

Fece da guida, su per il ripido declivio della collina, e poi giu in una valle cosi profondamente incassata fra le alture, cosi inabissata nella foresta, che l’oscurita della notte non si era ancora dispersa completamente. Gli alberi erano alti, con pochi rami per i primi dieci metri, e Carter noto che, sebbene per struttura generale fossero molto simili a quelli della Terra, la corteccia aveva un aspetto scaglioso, e le foglie sfumavano quasi tutte nel nero e nel porpora, anziche nel verde. Sotto gli alberi, il fondo della foresta era abbastanza sgombro, con pochi fragili arbusti sparsi qua e la. Talvolta, minuscole creature guizzavano rapide sul suolo, invaso da molti rami caduti, ma Carter non riusci a vederle bene neppure una volta.

Qua e la, spuntoni di roccia sporgevano dal fianco della collina, e quando discesero un’altra altura e attraversarono un ruscello stretto ma turbinoso, sull’altra riva si ersero bassi costoni. Carnivoro li guido verso un punto dove un sentiero saliva attraverso uno squarcio nella muraglia rocciosa, e si inerpicarono per l’erta scoscesa. Carter noto che le pareti erano di pegmatite. Non c’erano tracce di strati sedimentari.

Salirono per quel crepaccio, e si trovarono su una collina che s’innalzava verso un’altra cresta, piu alta delle due che avevano gia superato. In cima, c’erano macigni sparsi, e un basso cornicione di pietra nuda che sporgeva dalla cresta. Carnivoro sedette su un lastrone di roccia e batte i tentacoli accanto a se, invitando Horton ad accomodarsi.

«Qui ci fermiamo e riprendiamo fiato,» disse. «Da queste parti, il terreno e accidentato.»

«Dobbiamo proseguire ancora per molto?» chiese Horton.

Carnivoro agito il groviglio di tentacoli che gli fungeva da mano. «Altre due colline,» disse, «e saremo quasi arrivati. A proposito, avete sentito l’ora di Dio, ieri sera?»

«L’ora di Dio?»

«Shakespeare la chiamava cosi. Qualcosa che si protende e ti tocca. Come una presenza.»

«Si,» disse Horton. «L’abbiamo sentita. Puoi dirci che cos’e?»

«Non lo so,» disse il Carnivoro, «e non mi piace. Ti guarda dentro. Ti squarcia fino alle viscere. E per questo che me ne sono andato cosi in fretta. M’innervosisce. Mi trasforma il sangue in acqua. Ma mi sono trattenuto troppo a lungo. Mi ha colto sulla strada di casa.»

«Sapevi che sarebbe venuta?»

«Viene tutti i giorni. O quasi tutti. Qualche volta, ma non per molto tempo, non viene affatto. Si sposta durante il giorno. Adesso viene di sera. Ogni volta viene una frazione di tempo piu tardi. Si sposta nel corso del giorno e della notte. Continua a cambiare l’ora, ma il cambiamento e minimo.»

«E sempre venuta, in tutto il tempo che sei qui?»

«Sempre,» disse il Carnivoro. «Non lascia mai in pace.»

«Non hai idea di cosa sia?»

«Shakespeare diceva che era qualcosa venuto dallo spazio. Diceva che agisce come qualcosa di lontano nello spazio. Viene quando il punto del pianeta dove ci troviamo e rivolto verso un punto lontano, nello spazio.»

Nicodemus era andato a curiosare lungo il cornicione di roccia, chinandosi qua e la per raccogliere qualche sasso. Adesso ritorno verso di loro, reggendo in mano parecchie piccole pietre.

«Smeraldi,» disse. «Dissepolti dalle intemperie ed esposti sul terreno. Ve ne sono altri nella matrice.»

Li porse a Horton. Horton li guardo attentamente, tenendoli nel palmo della mano e rigirandoli con la punta dell’indice.

Carnivoro si sporse a guardarli. «Pietre graziose,» disse.

«Diavolo, no,» fece Horton. «Sono ben piu che pietre graziose.» Alzo gli occhi su Nicodemus. «Come l’hai capito?» chiese.

«Porto il mio transmog da cercatore di pietre,» disse il robot. «Ho messo il transmog da ingegnere, e c’era spazio per un altro, percio ho messo questo…»

«Il transmog da cercatore di pietre! E cosa diavolo te ne fai?»

«Ognuno di noi,» spiego paziente Nicodemus, «fu autorizzato a includere un transmog per hobby. Per nostra gratificazione personale. Vi sono transmog filatelici, e scacchistici, e molti altri, ma io pensavo che un transmog da collezionista di pietre…»

Horton rimescolo gli smeraldi. «Dici che ce ne sono altri?»

«Direi,» disse Nicodemus, «che abbiamo scoperto una fortuna. Una miniera di smeraldi.»

Carnivoro tuono: «Come sarebbe a dire, una fortuna?»

«Ha ragione,» disse Horton. «Questa collina potrebbe essere una miniera di smeraldi.»

«Quelle graziose pietre hanno valore?»

«Un valore grandissimo, tra la mia gente.»

«Non l’avevo mai sentito,» disse il Carnivoro. «Mi sembra una pazzia,» indico gli smeraldi, sprezzantemente. «Solo pietre graziose, piacevoli all’occhio. Ma cosa ve ne fate?»

Si alzo, lentamente. «Andiamo avanti,» disse.

«D’accordo, andiamo avanti,» disse Horton. Restitui gli smeraldi a Nicodemus.

«Ma dovremmo guardarci intorno…»

«Dopo,» disse Horton. «Li troveremo ancora qui.»

«Occorrera una ricognizione, in modo che la Terra…»

«La Terra non pensa piu a noi,» disse Horton. «Tu e Nave l’avete detto chiaro. Qualunque cosa accada, qualunque cosa troviamo, Nave non tornera indietro.»

«Voi parlate in modo incomprensibile per me,» disse Carnivoro.

«Scusaci,» rispose Horton. «E un piccolo scherzo tra noi. Non merita che te lo spieghi.»

Continuarono la discesa e attraversarono un’altra valle, e poi salirono un altro pendio. Questa volta non vi furono pause. Il sole ascese nel cielo, scacciando un po’ l’oscurita della foresta. Il giorno divenne tepido.

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