creatura priva di un sistema ghiandolare, a provare un’emozione tutta sua.
Ancora cinque rami al massimo, disse a se stesso, dopodiche avrebbe dovuto fermarsi. In quell’istante, la vaga traccia di un’immagine apparve sulla lavagna vuota della sua mente.
Si fermo. L’immagine comincio a svanire. Si sposto in avanti. L’immagine si dileguo. Allora ritorno sui propri passi e attese. Dopo un po’ comincio a prendere forma un’altra visione, simile a una fotografia in fase di sviluppo… una fotografia che si muoveva e cambiava mentre prendeva vita. Un sentimento che, se Dickon fosse stato capace di provare emozioni, sarebbe stato molto simile alla paura, riempi la piccola stanza dietro i suoi occhi. Non aveva mai visto un simile paesaggio mentale prima di allora. Eppure era certo che si trattasse della mente di suo fratello.
Senza alcun preavviso l’immagine svani. Lesto, il piccolo Dickon che stava dietro i suoi occhi, corse alla lavagna e vi scrisse sopra un messaggio. — Dickon e qui, fratello. Dickon scrive nella tua mente.
Anche il suo messaggio svani e subito dopo la lavagna fu invasa da un tale marasma di pensieri che Dickon capi che suo fratello doveva essere profondamente turbato e in preda a una grande agitazione. Quei pensieri avevano una sfumatura che gli era del tutto aliena. Ma scomparvero quasi subito, come se suo fratello si fosse reso conto che erano troppo confusi per essere di qualche utilita e, al loro posto, apparve una domanda semplice e breve.
— Riesci a sentirmi chiaramente Dickon? Il contatto e sufficiente?
— Si, ma i tuoi pensieri sono strani. E alcuni sembrano feriti. Qualcuno ha ferito i tuoi pensieri, fratello?
— Un po’, ma adesso non ho tempo di spiegarti. — A questo punto Dickon vide un’immagine fuggevole e frammentaria di Fratello Dhomas e del suo laboratorio nelle cripte. — A parte la stranezza, il contatto e sufficiente? — prosegui l’Uomo Nero.
— Si, ma Dickon vorrebbe venire da te. Aiuterai Dickon a trovare la strada?
— Mi dispiace, Dickon, ma non e possibile. Hanno rinchiuso tuo fratello in una stanza in cui non puo entrare nessuno. Hai trasmesso il mio messaggio?
— No. Dickon non ha potuto. Ha trovato le cose molto diverse da come sarebbero dovute essere. Ha molte notizie per te.
— Su, racconta.
A quel punto, il piccolo Dickon che si trovava dietro ai suoi occhi apri le scatole dei ricordi.
— Dopo che Dickon ti ha lasciato nella stanza della malattia… Hai ancora quello strano cuore esterno, fratello?
— No. Adesso sto meglio. Sono passati quattro giorni da quando ci siamo lasciati. Va’ avanti.
— Dickon ha attraversato le gallerie. Prima quelle piccole, poi, attraverso uno stretto cunicolo quelle grandi, poi di nuovo quelle piccole. Ma non ha trovato Drick, ne suo fratello, nel luogo in cui Drick avrebbe dovuto essere. Cosi Dickon si e diretto verso la Camera del Convegno. Ma nella gallerie sotto la Camera ha trovato molti demoni, fra cui il fratello di Drick, Jock, Meg, Mysie, Jill, Seth e tanti altri. Loro hanno detto a Dickon che non doveva andare nella Camera perche c’erano i preti. C’era stata una riunione, hanno detto, e le Persone Grandi erano state tradite. I diaconi avevano fatto irruzione nella Camera e avevano catturato le Persone Grandi. I demoni stavano male. Avevano perso il contatto con i loro fratelli e non sapevano che cosa fare. Molti avevano bisogno di sangue.
“Allora Dickon si e ricordato che nel Luogo di Cova c’erano riserve di sangue per gli embrioni. Cosi ha riunito i demoni in gruppo, invitando i piu forti ad aiutare i piu deboli e li ha condotti giu giu fino al Luogo di Cova. E stato un viaggio tanto faticoso. Verso la fine molti hanno dovuto essere trasportati a braccia. E se non avessero saputo che stavano ritornando al loro luogo di nascita penso che non ce l’avrebbero fatta.
“Quando finalmente Dickon e gli altri sono arrivati al Luogo di Cova non hanno trovato nemmeno li le Persone Grandi. Era deserto. Gli altri demoni volevano precipitarsi verso le prime ampolle di sangue che capitavano, ma Dickon li ha trattenuti e gli ha impedito di bere fino a quando non ha trovato la cassetta dove c’e il sangue-che-tutti-possono-bere-senza-pericolo.
“Cosi Dickon ha lasciato che si saziassero e che giocassero nella gabbie di cova per riscaldarsi. Poi e tornato indietro perche sapeva che suo fratello avrebbe voluto essere informato delle cose che erano accadute e perche voleva conoscere la volonta di suo fratello. Ma quando e ritornato sui suoi passi ha scoperto che suo fratello non era piu dove l’aveva lasciato. L’ha cercato ma non l’ha trovato, e cosi, dopo un po’, e ritornato al Luogo di Cova per bere sangue fresco e poi ha ripreso la ricerca. Questo e accaduto molte volte. Fino a quando ha deciso che non sarebbe piu ritornato indietro, ma avrebbe trovato suo fratello o si sarebbe fermato. E si e spinto sempre piu lontano per cercarlo e adesso e qui.”
A quel punto il piccolo Dickon puli la lavagna. Ma dall’Uomo Nero non giunse nessuna risposta: solo un insieme di pensieri confusi, un paesaggio mentale convulso e muto, pervaso piu che mai da quello strano stato d’animo che Dickon non conosceva. E da questo il demone capi che le notizie che aveva dato a suo fratello dovevano averlo profondamente scoraggiato.
All’improvviso, il piccolo Dickon dietro i suoi occhi vide una scatolina di ricordi che non aveva ancora aperto.
— C’e un’altra cosa che non ti ho detto, fratello. — Dickon ha detto che il Luogo di Cova era deserto quando siamo arrivati. Questo e vero per quanto riguarda le Persone Grandi. Ma abbiamo trovato due demoni appena nati, che dovevano essere stati dimenticati li. Due demoni strani… non appartenevano ne a streghe ne a stregoni.
— Che cosa intendi dire?
— Uno tu lo devi conoscere, fratello. E il demone di quel prete che doveva diventare uno di noi, che stava da Madre Jujy e che…
— Che aspetto ha?
Dickon traccio rapidamente sulla lavagnetta lo schizzo di un demone dal pelo scuro.
— E l’altro?
Sulla lavagna apparve il ritratto di un demone dalla pelle giallastra e dal pelo nero con una strana sfumatura grigio-bluastra.
Per un po’ non giunsero altri messaggi, ma Dickon sentiva che la mente di suo fratello stava lavorando alacremente nel vecchio modo che gli era noto. E alla fine, quando la risposta arrivo, le parole erano chiare e precise.
— Ascolta Dickon. Quei due demoni appena nati. Hai comunicato con loro?
— Si un po’. Sono molto stupidi perche ancora non sono stati insieme ai loro fratelli grandi. Ma alcuni degli altri demoni sono entrati in contatto con loro, un po’ per gioco un po’ per istruirli. Cominciano a fare qualche progresso.
— Pensi che se adesso fossero qui con te io potrei comunicare con loro attraverso la tua mente?
— Penso di si, fratello.
— Bene. Adesso ascolta attentamente. Voglio che tu ritorni al Luogo di Cova e che porti qui i due demoni appena nati. Ognuno di voi puo portare con se un’ampolla di sangue, cosi, in caso di bisogno, avrete una piccola riserva…
— Dickon non ci aveva pensato. Sarebbe stato tutto tanto piu semplice! Povero, stupido Dickon!
— No, non e vero. Tu hai fatto molto piu di quanto avessi osato sperare. Ma adesso e importante che tu porti gli altri due demoni nel posto in cui ti trovi ora, e che cerchi di entrare di nuovo in contatto con la mia mente. Hai capito bene?
— Si — rispose Dickon gravemente.
— Pensi di potercela fare? — gli domando l’Uomo Nero con apprensione. — A ritornare al Luogo di Cova, intendo. Hai abbastanza sangue?
— Non lo so — rispose Dickon semplicemente. — Questa volta ho fatto piu strada, sperando di suggere nuovo sangue da mio fratello quando l’avessi trovato.
— Per Satanas! — Dickon percepi tutto lo sgomento dello stregone. — Ascolta, Dickon, e indispensabile che tu esegua i miei ordini. Per cui ti autorizzo a violare la regola che ti impedisce di succhiare sangue da persone diverse da tuo fratello. Prendi tutto il sangue di cui hai bisogno quando e da chi vuoi!
Dickon avverti la muta preoccupazione di suo fratello e, con molta calma, osservo: — Dickon ha capito il pericolo a cui ti riferisci. E per questo che ha voluto che gli altri demoni bevessero solo il sangue-che-tutti- possono-bere-senza-rischio. Sa che se succhia il sangue di un’altra persona grande, rischia di morire di improvvise convulsioni. Ma la vita e poca cosa, poca cosa come Dickon, e a Dickon non importa.
