Non riusci a comprendere appieno l’emozione che a quel punto pervase la mente di suo fratello, ma ne fu rincuorato.
— Farai meglio a metterti in cammino Dickon — disse infine l’Uomo Nero. — E una piccola speranza quella che porti con te, piccola come te. Ma potrebbe essere la sola che resta per tutto il mondo delle Persone Grandi.
— Dickon fara tutto il possibile. Addio, fratello.
16
Fin dalle prime luci dell’alba, il potente carillon della Cattedrale aveva inondato a piu riprese Megateopoli di scampanii festosi e, prima che si fosse spenta l’eco dei primi rintocchi, la Grande Piazza aveva gia cominciato a gremirsi. Ma se l’oscurita non fosse stata popolata dalle terribili creature di Satanas, i cittadini comuni avrebbero cominciato ad affluirvi fin dalla mezzanotte.
— Sveglia! Sveglia! — sembravano esortare le campane. — Miracoli! Miracoli inauditi! Affrettatevi, svelti!
Molti erano venuti a digiuno e senza portare cibo con se. Non era quello il giorno della Grande Rinascita? Quel giorno toccava al Grande Dio provvedere a loro!
Giunsero da ogni angolo di Megateopoli e dalle campagne circostanti. A meta mattina la piazza era gia piena e la folla premeva contro il doppio cordone di diaconi, schierati davanti alla Cattedrale per impedire al popolo di occupare un ampio tratto antistante la scalinata del tempio. I tetti delle case che circondavano la piazza erano punteggiati di ragazzini seduti a cavallo dei camini. Poco prima, un minuscolo balcone sovraffollato era crollato, provocando molti feriti e suscitando un piccolo moto di panico, immediatamente sedato dai diaconi sparpagliati in mezzo alla folla. Nelle strade che confluivano nella piazza erano stipati gli ultimi arrivati. Ovunque, uomini e donne si spintonavano, sgomitavano e si contendevano il diritto ai posti migliori; di tanto in tanto, le grida di qualche madre alla ricerca di un figlio smarrito si levavano al di sopra dell’incessante chiacchiericcio della massa, che, periodicamente, veniva sommerso dal frastuono delle campane.
Non era esattamente una folla giubilante e neppure cordiale. Era la stessa folla che il giorno prima aveva tentato di dare l’assalto alla Cattedrale, insultando a gran voce la Gerarchia perche non difendeva il popolo da Satanas. La stessa folla che aveva ucciso due diaconi, bistrattato un sacerdote del Primo Circolo, e chiesto apertamente alla Gerarchia di dare prova del suo potere. Ma per quel giorno i cittadini comuni avevano deciso di osservare una specie di tregua. La sera precedente, i preti avevano promesso che il Grande Dio avrebbe dato loro un segno della sua benevolenza e della sua supremazia sul Signore del Male compiendo miracoli durante l’ufficio della Grande Rinascita. E nel corso della notte appena trascorsa, quasi a riprova di quelle rassicurazioni, le manifestazioni sataniche erano state assai meno intense.
Inoltre, era piuttosto difficile che i popolani riuscissero a conservare la rabbia, sotto l’influsso calmante delle radiazioni parasimpatiche con le quali venivano bombardati da ogni lato della Piazza.
Ma quelle stimolazioni producevano anche un altro effetto: poiche agivano sui nervi che controllano il tratto digestivo, inducevano un crescente senso di fame in una massa di uomini e donne che, per la maggior parte, non aveva ancora toccato cibo. A poco a poco, centinaia di migliaia di bocche si riempirono di saliva e centinaia di migliaia di gole presero a deglutire senza requie.
Finalmente, a mezzogiorno in punto, nel bel mezzo dello scampanio piu gioioso e assordante che fosse risuonato fino a quel momento, il carillon si fermo, e centinaia di migliaia di cittadini ammutoliti trattennero il respiro, mentre sulla piazza calava un silenzio sepolcrale e gravido di tensione. Poi, dal Santuario provennero le gravi note d’organo di una marcia solenne, cupa e rimbombante, ma al tempo stesso piena di mistero, di maestosita e di potenza, come l’eco armoniosa di un tuono lontano. Una musica simile doveva aver riempito il cielo anche il giorno in cui il Grande Dio aveva imposto la sua volonta sul caos e aveva creato la terra.
Lentamente, in armonia con il ritmo di quella melodia titanica, la tribuna, che era stata eretta durante la notte accanto alla Cattedrale, comincio a riempirsi di sacerdoti che indossavano vesti scarlatte intessute d’oro. I cittadini piu vicini riconobbero lo stemma che spiccava sul loro petto, un triangolo al cui vertice risplendeva un grande gioiello, e, di bocca in bocca, corse la voce appena sussurrata che l’ufficio della Grande Rinascita sarebbe stato presieduto niente meno che dagli arcipreti del Sommo Concilio in persona!
I popolani che potevano vantare di aver visto in vita propria un arciprete erano pochissimi e, percio, vedere in un colpo solo l’intero Concilio equivaleva a dare una sbirciatina in Paradiso.
A poco a poco, lo stupore ebbe la meglio sulla rabbia collettiva. La musica accelero. Le grandi porte della Cattedrale si aprirono e, in una processione che incarnava tutta la magnificenza e il potere della Gerarchia, sfilarono, in fila per quattro, i sacerdoti di tutti i circoli: uomini imponenti, belli come semi-dei. I preti descrissero un cerchio nello spazio che i diaconi avevano tenuto sgombro, e infine si disposero in file ordinate davanti alla tribuna.
E, mentre i sacerdoti marciavano, e le note dell’organo si rincorrevano in un crescendo di ricchezza e di calore che, come il sole, raggiungeva la sommita del cielo, ai cittadini comuni sembrava che calpestassero sotto i piedi tutto il male, tutta la tenebra, tutta la ribellione, in breve ogni cosa che osasse alzare la testa contro la Gerarchia.
Sulla tribuna, Goniface arriccio il naso e si rivolse a uno dei sacerdoti del suo seguito.
— Donde viene questo odore? — domando.
Non era piu possibile ignorarlo. Mescolate alla fin troppo dolce fragranza che apposite apparecchiature diffondevano sulla Piazza, provenivano zaffate sempre piu intense di un acre puzzo di letame.
Il giovane sacerdote gli rispose che avrebbe immediatamente provveduto a scoprirne l’origine. Sporgendosi lievemente in avanti, Goniface lancio un’occhiata corrucciata ai due sacerdoti che agitavano i turiboli. Ma li conosceva entrambi: uno era un fidato Realista e l’altro un arcigno Fanatico.
Premette un pulsante sul televisore portatile collocato dinanzi a se e immediatamente comparve il profilo del direttore tecnico del Centro di Controllo della Cattedrale.
— No, suprema eminenza, non c’e possibilita alcuna che la Stregoneria riesca a manomettere qualche nostra apparecchiatura — disse questi, rispondendo alla domanda del Sommo Gerarca. — Abbiamo installato sistemi di controllo sensibilissimi in grado di avvertirci immediatamente qualora pennelli di forza o altri campi di energia venissero introdotti nella Piazza. E le contromisure necessarie per neutralizzarli sono gia pronte. Come vostra eminenza sa, lo scudo telesolidografico risponde pienamente alla bisogna. In breve, la Grande Piazza, la Cattedrale e un’ampia area attorno, sono isolate. Di questo potete essere certo.
— La puzza? Ah, si, ne siamo gia al corrente. Un guasto, sfortunato quanto imprevedibile, a uno dei diffusori odorosi. Abbiamo gia provveduto alla riparazione.
Mentre lo rimproverava aspramente, Goniface studio i volti degli altri sacerdoti del Centro di Controllo. Tutti fedeli Realisti, a eccezione di due fisici del Quinto Circolo, che erano Fanatici. Tutto bene quindi.
— Si suprema eminenza — lo rassicuro il direttore tecnico in risposta alla sua ultima domanda. — In qualunque momento lo desideriate, siamo in grado di generare immediatamente una cupola di repulsione sopra la tribuna. E lo squadrone di angeli che avete chiesto di tener pronto puo entrare in azione quasi con la medesima rapidita.
Ampiamente, se non proprio del tutto, soddisfatto, Goniface spense il televisore. Come aveva detto il direttore tecnico, in effetti il fetore insopportabile di pochi istanti prima era quasi svanito, anche se in mezzo alla folla qualcuno arricciava ancora il naso. In quel momento gli sarebbe piaciuto avere al proprio fianco Cugino Deth, ma il piccolo diacono aveva il delicato compito di proseguire la caccia alle streghe. In ogni caso, Jarles era un valido sostituto.
La marcia si era concluso con una grandiosa, trionfale esplosione di suoni, che sembrava evocare l’ultimo e piu importante atto della creazione divina, quando, dopo il catastrofico esperimento dell’Eta dell’Oro, il Grande Dio aveva dato vita alla gloria perfetta della Gerarchia.
La folla, impaziente per le lunghe ore di attesa, ma placata dalle stimolazioni parasimpatiche, si lascio guidare docilmente dai predicatori revivalistici, le cui voci, enormemente amplificate, tuonavano una dopo l’altra nella Piazza. Brani di una musica piu dolce della marcia che aveva accompagnato il corteo dei sacerdoti, accentuavano la cadenza delle orazioni che i predicatori intonavano con grande fervore, mentre le radiazioni
