parasimpatiche, intercalate di tanto in tanto a quelle simpatiche, venivano abilmente calibrate per accrescere l’effetto delle loro esortazioni.
A poco a poco, la folla abbandono qualsiasi resistenza emotiva e alcuni gruppi di cittadini presero a oscillare ritmicamente da una parte all’altra, finche il movimento si estese a tutti i convenuti, comprese le persone ammassate sui tetti e tutta la Piazza ondeggio come un unico grande organismo. E allora da centinaia di migliaia di gole si levo un suono inarticolato che rafforzava l’enfasi ritmata dei predicatori: un suono animalesco, profondamente emozionante e al tempo stesso disgustoso, un suono che vacillava fra un grugnito di piacere e un singhiozzo.
Qui e la vi erano segni evidenti di un piu marcato cedimento emotivo: gemiti d’estasi, grida, braccia che si agitavano convulsamente, improvvise soluzioni di continuita nel mare ondeggiante della folla la dove alcuni cittadini erano caduti in ginocchio. Sarebbe stato facile, a quel punto, indurre il popolo a un piu folle e totale abbandono, ma non era quella l’intenzione della Gerarchia. Anzi, tenuta unita da quel movimento oscillante e da quella nenia monocorde, la folla riusciva a contrastare e a riassorbire ogni eccesso che sarebbe potuto sfociare in un comportamento piu violento.
— Grande Dio, sconfiggi Satanas, sconfiggi il Dio del Male! — Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana. — Ci ha teso molte trappole ma noi lo abbiamo combattuto! Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana. — Ha riempito la notte di terrore, ma noi abbiamo invocato il tuo aiuto! — Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana. — Ha inviato contro di noi i suoi orrori, ma noi ci siamo aggrappati alla nostra fede! — Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana. — Ricaccialo all’Inferno, rimandalo dai suoi peccatori! — Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana. — Fa’ che affondi nella sozzura, fa che banchetti insieme ai dannati! — Flusso e riflusso grugnente dell’onda umana…
Quindi, dimostrando una sconcertante capacita di dominio sulla folla, l’ultimo e il piu abile dei predicatori ne placo l’ondeggiamento e ne zitti il brontolio, trasformandolo in uno stato di immota tensione, di attesa cosi trepidante da essere quasi insostenibile.
Tutti gli occhi si rivolsero a lui, solo, in piedi sul palco che si trovava dinanzi alla tribuna. A un tratto, il predicatore cadde in ginocchio e, con voce vibrante di compassione, urlo: — Grande Dio! Il tuo popolo invoca la tua affettuosa benevolenza. Da tempo non si nutre del dolce latte della tua infinita misericordia, del cibo della tua infinita potenza. E ha adesso ha sete e ha fame.
Niente di piu sacrosanto. Tenuta in spasmodica attesa fino a meta pomeriggio, e incessantemente sottoposta alle stimolazioni parasimpatiche, la folla era famelica.
Strisciando sulle ginocchia, il predicatore si giro e levo le mani supplici verso la scultura titanica che formava la meta superiore della Cattedrale.
— Grande Dio, il tuo popolo ha superato la prova. Nel momento del terrore e della sofferenza non ha perso la fede in te e ha cacciato Satanas dal suo cuore. Sii misericordioso verso le tue creature, Grande Dio. Elargisci loro le ricchezze copiose della tua cornucopia. Anima con la tua divina presenza la pietra fredda e senza vita e fa che le tue mani si riempiano d’ambrosia e che dalle tue dita scorrano fiumi di nettare. Hanno digiunato a lungo, Grande Dio. Da’ loro il cibo con cui sfamarsi e l’acqua con cui dissetarsi!
Storditi ed emotivamente tesi com’erano, i cittadini si resero conto di quello che stava per accadere e si prepararono. I piu vecchi sapevano per esperienza, i piu giovani lo avevano appreso dai loro genitori, quali straordinarie prelibatezze il Grande Dio avrebbe fatto piovere su di loro. Ovunque, come dal nulla, spuntarono ciotole di legno e brocche di metallo. Alcuni cittadini spiegarono grandi teli e li tennero tesi fra di loro per raccogliere i dolci miracolosi. Sui tetti apparvero secchie e tinozze, e, stringendo fra i denti contenitori delle piu svariate fogge, alcuni spiriti deliranti si issarono sulle spalle dei loro vicini.
Ma la maggior parte rimase semplicemente con la testa rovesciata all’indietro, la bocca aperta e le mani tese.
Un impercettibile brivido percorse la gigantesca statua e subito fu silenzio nella Piazza. Lentamente, il grande volto maestoso abbasso lo sguardo sulla folla e, a poco a poco, i suoi tratti arcigni cedettero il posto a un sorriso indulgente e benevolo, come un padre severo, preoccupato ma amorevole, che finalmente si ricorda dei bambini obbedienti radunati ai suoi piedi.
Lentamente, le mani gargantuesche si protesero verso la Piazza in un gesto di titanica generosita. Poi, dalla mano destra sprizzarono migliaia di minuscole fontane, mentre dalla sinistra, come un fiore capovolto, cadde una pioggia di fiocchi crostosi e di minuscoli cubetti.
Grida avide si levarono dalla moltitudine dei cittadini non appena toccarono con mano quei segni della misericordia divina.
Un secondo. Due. Tre. D’un tratto quelle grida si trasformarono in conati strozzati di vomito, mentre un odore ributtante di carne marcescente, burro rancido, pane ammuffito e oli per l’imbalsamazione, investiva le file serrate dei sacerdoti e i membri impassibili del Sommo Concilio.
E attraverso la medesima grande gola, in cui avevano fatto confluire le loro voci in un’unica corale preghiera, i cittadini presero a tossire, a sputare e a vomitare, mentre dalle mani del Grande Dio continuava a piovere senza tregua nettare ripugnante e ambrosia mefitica, che inzuppavano e impiastricciavano i loro miseri vestiti. Uomini e donne si affrettarono a tirare su il cappuccio. Chi prima aveva teso le lenzuola per raccogliervi il cibo se ne servi come riparo.
Chi aveva alzato in aria le ciotole, le capovolse e se le ficco in testa a mo’ di cappello. E intanto dalla statua continuava a rovesciarsi sulla Piazza quella pioggia immonda, cosi fitta che in lontananza non si vedeva quasi piu nulla.
Poi scoppiarono le proteste e le grida di rabbia. Prima circoscritte, poi sempre piu diffuse. In diversi punti, frange di popolani si sollevarono e si lanciarono contro il doppio cordone dei diaconi.
Il predicatore che si trovava sul palco si rese conto del pericolo e reagi con grande prontezza di spirito. Grazie agli amplificatori regolati al massimo volume, la sua voce riusci a superare il tumulto della folla.
— Il Grande Dio vi sta solo mettendo alla prova! — tuono. — Fra di voi c’e chi non ha fede! Ecco perche il cibo miracoloso non sa di nettare e di ambrosia!
“Ma adesso il Grande Dio si e persuaso della vostra fede! — aggiunse subito dopo, senza curarsi dell’illogicita del suo discorso, ma preoccupato soltanto di giungere all’annuncio piu importante: — Adesso il Grande Dio compira il vero miracolo! Guardate come ricompensa le sue creature!
La pioggia puzzolente cesso.
Intanto, sulla tribuna, Goniface stava sbraitando rivolto al televisore: — Fermate il secondo miracolo!
Ma per tutta risposta, dal video il direttore tecnico gli rivolse uno sguardo assente. Non dava alcun segno di aver ricevuto l’ordine. Sembrava sbalordito, stupefatto. — Ma siamo isolati — continuava a ripetere come un automa. — Non abbiamo ricevuto neanche l’ombra di un segnale dai sistemi di controllo!
— E qualcuno ha attivato le radiazioni simpatiche — continuava con affanno Goniface. — Provvedete immediatamente! E fermate il secondo miracolo!
Con un sussulto, il direttore tecnico si riebbe dallo sconcerto e fece rapidamente segno a uno dei suoi assistenti, che un istante dopo gli rispose con frenetici gesti di impotenza.
Dapprima sembro che i timori di Goniface fossero infondati, perche dalle mani aperte del Grande Dio comincio a cadere una pioggia di minuscole monete d’oro.
L’ondata di uomini e donne che stava per dar l’assalto alla Cattedrale subi un brusco arresto e tutti alzarono gli occhi verso il cielo. Le abitudini consolidate dagli anni sono dure a morire; per i cittadini era naturale credere alle parole dei preti, e la pioggia che stava cadendo in quel momento luccicava davvero come oro.
Ma dopo la prima spruzzata, il colore delle monete si trasformo da giallo in rosso… rosso fuoco. Grida di dolore si mescolarono a rinnovate imprecazioni, mentre i minuscoli dischi roventi picchiettavano sulla pelle indifesa o, afferrati in aria da mani avide, venivano immediatamente lanciati via, e si infilavano negli abiti e sotto i piedi nudi che li calpestavano…
Con un rombo che sovrasto le grida di dolore, la folla si sollevo in una gigantesca onda frastagliata, che ruppe in avanti, in parte, ma solo in parte, per sfuggire a quella pioggia di fuoco, che cessava proprio all’altezza del cordone dei diaconi. Perche, quando, all’improvviso, quella misteriosa pioggia cesso, la folla inferocita non si fermo, ma continuo ad avanzare e il suo urlo riecheggio ancor piu potente e minaccioso nella Grande Piazza. Volarono i primi pugni e alcuni diaconi rovesciarono a terra. In diversi punti il doppio cordone si piego verso l’interno e si spezzo.
Per evitare che anche a Megateopoli si verificasse la stupida tragedia che aveva avuto luogo a Neodolos il
