fieramente eretto del vecchio Fanatico che vacillava, colpito a morte, Jarles grido: — Era sua la voce che ho udito nella Camera del Convegno! E lui Asmodeo, il capo della Stregoneria!

E, compiendo un balzo in avanti, afferro l’uomo che stava per cadere, lo adagio gentilmente a terra e gli apri la veste scarlatta, sulla quale intorno alla bruciatura prodotta dal raggio si allargava una macchia rossa. Aggrappato al busto scheletrico dell’arciprete, ferito a morte anch’egli dal raggio, apparve, immerso nel suo stesso sangue che ne imporporava il pelo reso argenteo dagli anni, uno scarno demonietto, il cui musetto avvizzito era un macabra parodia del volto stravolto del suo gemello.

Gli arcipreti fissarono la scena con lo sgomento e l’incredulita di chi si trova faccia a faccia con l’impossibile.

Goniface abbasso lo sguardo sulle due creature morenti. Era come se la tribuna, sigillata dalla cupola di repulsione, fosse diventata per un breve lasso di tempo il centro silenzioso dell’universo, il luogo in cui i segreti non hanno mistero, il nucleo teso e immoto intorno al quale ruota ogni cosa. Al di fuori della cupola, infuriava una battaglia, la cui sorte sembrava mutare a ogni istante. La folla, scampata a un secondo massacro a opera degli angeli, confortata quanto confusa dalla comparsa dei demoni giunti in suo aiuto, stava nuovamente ingaggiando una lotta furiosa con i sacerdoti dei circoli superiori, che arretravano progressivamente in direzione della Cattedrale. Con una poderosa virata, gli angeli si erano rituffati nella mischia e adesso dai loro occhi dardeggiavano raggi viola, con cui cercavano di incenerire i demoni; i quali, a loro volta, si difendevano oscurando il cielo con nubi di fumo nero.

Ma in quel momento, agli occhi di Goniface, quel violento, silenzioso tumulto non era nient’altro che uno strano murale disegnato sulla volta della cupola: il dipinto di una battaglia, lo sfondo contro il quale si svolgeva la reale tragedia.

Il suo desiderio di interrogare il Fanatico morente era cosi pressante che si rammarico dei pochi attimi che dovette sacrificare per mettersi in contatto con il Centro di Controllo e comunicare al direttore tecnico i nuovi ordini: — Arrestate i due Fanatici del Quinto Circolo! Sono loro che hanno manomesso le apparecchiature. Uccideteli se necessario! — Non indugio ad attendere il risultato della lotta impari fra i due traditori e i suoi fedeli Realisti.

Si rammarico anche dei pochi secondi che impiego a ingiungere ai suoi luogotenenti: — Scendete immediatamente nelle cripte. Organizzate squadre d’assalto e arrestate tutti i Fanatici. Se oppongono resistenza uccideteli. Chiudete il Santuario sia per impedire che fuggano, sia per evitare che vi faccia irruzione la folla. Informate Cugino Deth di quanto e accaduto. Fate in modo che il Centro di Telecomunicazione trasmetta analoghi ordini a tutti i Santuari. Prendete tutte le ulteriori misure che riterrete necessarie! Andate, svelti!

Quindi, celando l’impazienza dietro la maschera imperscrutabile del viso, si volto verso il vecchio Fanatico.

Sercival gli sorrise. Le sue labbra, contratte dal dolore, lasciavano filtrare un respiro debole e affannoso.

— Tu eri seduto vicino a me, mentre le strega veniva torturata — disse Goniface, ma non era quella la domanda che intendeva fargli. — Immagino che tu abbia usato contro di me una pistola del dolore a breve raggio, non e vero?

Con grande fatica, Sercival gli sorrise di nuovo. La sua voce, ridotta a un alito flebile e ansante, sembrava provenire dall’oltretomba.

— Forse si e forse no. Gli stratagemmi di Satanas… sono tanti… — Gli arcipreti sgranarono gli occhi e un brivido impercettibile sembro percorrerli tutti, facendo tremolare le preziose vesti scarlatte intessute d’oro.

— Satanas? Sciocchezze! — ribatte Goniface. — Tu volevi solo il potere, come tutti noi! E la Stregoneria era un mezzo come un altro per ottenerlo! Tu…

Ma Sercival non lo ascoltava piu. Lentamente e con grande fatica, allungo la mano per toccare il pelo argenteo e insanguinato del demone quasi rigido.

— Morto anche tu Tobit, il piu vecchio dei tuoi fratelli dalla breve vita? — Sospiro. — Fra poco saremo di nuovo insieme… all’Inferno. Allora vestiremo nuove sembianze meravigliose e saremo veri fratelli.

— Il sipario e calato. Non c’e ragione che continui a recitare — lo interruppe bruscamente Goniface.

Il Vecchio Sercival sollevo la testa e dalla sua gola provenne una sequenza di suoni deboli e fochi, come se stesse cercando di parlare. Con le dita della mano sinistra abbozzo faticosamente alcuni gesti rituali, poi sussurro: — Satanas… accogli… il… mi… o spirito…

Gli arcipreti erano come tante statue scarlatte. Fuori, la sfera rossa del sole, che gia si apprestava a scomparire oltre l’orizzonte, illuminava il tumulto non ancora sedato. Da oriente avanzava lenta la tenebra.

— Sei stato molto abile, ma hai commesso uno strano errore — prosegui Goniface, chinandosi vieppiu sul capo morente della Stregoneria. Poi, spinto da un impulso che non riusci a controllare, gli pose un’ultima domanda: — Ma perche mi hai sempre appoggiato all’interno del Sommo Concilio? Perche hai approvato senza alcuna esitazione la scomunica di Frejeris? Perche non ti sei opposto quando io, il piu realista degli arcipreti, e quindi il piu pericoloso per la Stregoneria, sono stato eletto Sommo Gerarca?

Nell’isolato emisfero sotto la cupola di repulsione il silenzio era palpabile. Gli arcipreti si chinarono in avanti e tesero l’orecchio per udire la risposta. Ma non giunse nessuna risposta.

Asmodeo era morto.

17

Con il bastone in una delle mani rugose e una candela nell’altra, Madre Jujy si trascinava, incerta sulla gambe, in una delle antiche gallerie sotterranee. Di tanto in tanto mugugnava qualcosa fra se e se.

— Perche una vecchia strega non puo vivere i suoi ultimi anni in pace? No, nemmeno sotto terra come una talpa la lasciano campare! I diaconi dovevano venire quaggiu a mettere tutto sottosopra e a costringerla a cercare scampo sempre piu in basso. No, non che sia a Madre Jujy che danno la caccia! Oh no! Date una botta in testa a Madre Jujy e abbandonatela in un angolo! Non e lei che vogliamo. Sono le nuove streghe che vogliono. Quelle giovani. Quelle belle. Ma anche Madre Jujy era bella una volta. Cosi bella da batterle tutte quelle nuove di oggi! Ma adesso sono diventati tutti matti, il mondo va alla rovescia e cosi non c’e piu posto per una vecchia strega. Che possano bruciare tutti quanti nel fuoco dell’inferno!

Nella foga della sua solitaria sfuriata, Madre Jujy si era fermata e stava agitando il bastone verso il soffitto a volta. La gatta nera, che la precedeva in avanscoperta alla luce tremula della candela, ritorno indietro e miagolo con fare interrogativo.

— No. Grimalkin, non e un topo e non ho niente da darti da mangiare! Ma non preoccuparti, uno di questi giorni Madre Jujy finira per morire di fame e tu potrai spolpare le sue ossa, a meno che non sia lei prima a farti la festa! E di tutto questo devi ringraziare le nuove streghe, che ci hanno rovinato la piazza!

Grimalkin riprese la perlustrazione. Madre Jujy la segui traballando e continuando a sputar veleno. Ma a un tratto il silenzio della galleria fu interrotto da un terribile strepito di soffi, ringhi e miagolii. Madre Jujy accelero il passo, mentre la sua ombra zoppicante rimbalzava giganteggiando sulle pareti, rischiarate dalla luce ancor piu vacillante della candela.

— Che cosa hai trovato Grimalkin? Un topo, uno scarafaggio o un diacono morto? Qualunque cosa sia non vale tutto il putiferio che stai facendo.

Grimalkin, il pelo irto e la schiena inarcata, stava sibilando rabbiosamente contro un mucchietto di tenebra vagamente ramato, dal quale si manteneva a debita distanza.

Madre Jujy la raggiunse, si chino e aguzzo la vista. — Allora, di che cosa si tratta? Di un topo rosso? No, di una scimmia rossa? No, per le corna di Satanas! E un demone! Un piccolo, sporco demone morto! — E alzo il bastone per colpirlo.

Ma dal mucchietto di tenebra provenne una voce flebile e stridula.

— Si uccidimi. Uccidi Dickon. Dickon e stanco di aspettare la morte qui al freddo e al buio.

Madre Jujy si blocco con il bastone a mezz’aria.

— Che cosa hai detto? Sta buona, Grimalkin! Altrimenti non sento quello che sta farfugliando questo grumo di sporcizia.

— Ho detto, uccidi Dickon. Riduci in briciole le sue fragili ossa con il tuo grande bastone, Madre Jujy. Lascia

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