fidarmi di lui (meglio Dunya di Mary; poiche adesso che so tutto, so anche che e piu facile influenzare alcuni piuttosto che altri. Mary e una delle piu difficili — ancor piu del gelosamente devoto Bruto — e c’e sempre il pericolo che possa influenzare Arkady con il quale e gia abbastanza difficile trattare a causa della vena di testardaggine che ha ereditato da mamma. Ma Dunya e superstiziosa e, come la maggior parte della gente del luogo, e presto influenzabile, specialmente se e addormentata).
Cosi, stanotte, quando siamo andate a letto, ho atteso con il cuore che mi batteva rapidamente per l’eccitazione, finche ho sentito l’avvicinarsi di quegli occhi belli, simili a gioielli, sempre verdi, immortali. Quando Dunya ha cominciato a russare sotto la sua coperta sul tappeto, ho capito che era l’ora. Sono scesa silenziosamente dal letto, ho raccolto le teste intrecciate di aglio dalla finestra e le ho nascoste nel ripostiglio, facendo smorfie per il loro odore ripugnante e il loro aspetto increspato, come la carta.
E poi mi sono sporta sul davanzale per aprire le imposte e alzare il vetro: entro la luce argentea e energetica della luna e delle stelle. Stavo nel mezzo di quel magnifico lago splendente e guardavo gli atomi luccicanti di luce che cominciavano a girare vorticosamente con i colori dell’arcobaleno, come quando il sole si riflette su una bolla di sapone. Poi gli stessi granelli cominciarono a vibrare, a muoversi, a circondarmi, girando sempre piu velocemente, finche i miei occhi sopraffatti non riuscirono piu a mettere a fuoco e, da quella prismatica danza adamantina, lentamente apparve Vlad, dapprima debolmente e male, come un sogno ad occhi aperti, poi pian piano piu concretamente, finche alla fine fu li, con la sua pelle sottile non piu tanto pallida ma che catturava ancora la luce con un instabile luccichio d’argento, rosa e turchese come la madreperla, come l’opale piu ardente.
Era piu giovane, si, piu giovane, con un accenno di grigio alle tempie rimarcando ancora di piu la sua somiglianza con papa e con Arkady. Gli presi le mani fredde come il marmo e fui attirata verso di lui.
Ci baciammo come fanno i parenti: con solennita su ogni guancia, con le mani fortemente strette,e poi lui mi circondo la vita con le braccia e lentamente, dolcemente, sciolse la mia camicia da notte e la tiro giu fino alla vita. Io mi scossi per lasciarla cadere e la scostai con un calcio. Lui mi strinse contro di se, con quella mano forte ferma contro la mia schiena nuda quasi diritta e mi bacio le labbra in una maniera che era ben diversa dal modo che si usa tra parenti, con lingua, denti e calore.
Semisvenuta per il desiderio, mi chinai all’indietro nell’abbraccio mostrandomi a lui: la testa e le spalle caddero all’indietro, facendo si che i miei lunghi, neri capelli sciolti, arrivassero soltanto a qualche pollice da terra; il mio bianco petto, reso argenteo dalla luce delle stelle, si curvo all’indietro allontanandosi da lui, come la luna crescente.
Lui si chino in avanti, inarcando il suo corpo contro il mio, come una scimitarra, e mi bacio nuovamente, sfiorando ancora con le sue labbra — non piu tanto fredde — la mia bocca, il mento, e la curva della mandibola, finche trovarono il collo nudo, offerto, e le minuscole, eleganti ferite, proprio sopra la clavicola.
La sua lingua le circondo delicatamente, e io rabbrividii alla sensazione di una squisita e febbrile tenerezza. La sua bocca si spalanco, le sue labbra premettero contro la mia pelle e la lingua comincio a muoversi con rapidita, avidamente, sulle ferite. Sentii la pressione sempre delicata dei denti, affilati come rasoi, che si fermavano al centro di ogni incisione, parzialmente guarita, in attesa di colpire come un serpente, di affondare ancora in profondita nella mia carne.
Tremai, in attesa.
Lui sollevo la testa e mi sussurro all’orecchio:
«No. Sei ancora troppo debole. Permettimi di essere il primo stanotte…».
Con mia amara delusione, si ritrasse, tanto rapido quanto la volta precedente aveva colpito e mi libero dall’abbraccio. Gridai debolmente per la disperazione, ma ammutolii quando vidi le sue mani lampeggiare, fosforescenti, contro il mantello nero. Questo cadde a terra e lui manovro rapidamente per aprire il suo panciotto e poi la camicia.
Non li tolse ma li lascio aperti, e con una mano tiro indietro la stoffa, rivelando un ampio petto possente che sembrava scolpito nel marmo, muscoloso e forte come quello di un giovane dio romano. Alzo quindi l’altra mano e porto una lunga unghia appuntita, tagliente come un coltello d’acciaio, vicino al suo cuore, lacerando la bella carne e lasciando, come scia, un rosso taglio diagonale.
Poi affondo in quella ferita, fissandomi mentre trovava la vena e la incideva. Io vidi la lieve, passeggera scintilla di dolore nei suoi occhi, che fu del tutto cancellata da una crescente eccitazione. Il mio sguardo si abbasso sul rosso segno sul suo petto e sul denso liquido rosso che ne sgorgava. Lo fissavo, avvinta, sbalordita, piena di venerazione.
Le sue dita affondarono nei miei capelli alla nuca e li afferrarono teneramente, strettamente, poi mi strinse a se.
Bevvi.
Bevvi come un neonato; bevvi come un’amante. Tanto il tocco, quella prima notte, era stato gelato, tanto la sua pelle era stata fredda, tanto piu caldo, ora, era quel sangue… piu caldo di quello di una qualsiasi creatura vivente. Mi brucio le labbra, la lingua e la gola, e mi fece scorrere lacrime lungo le guance fin nella bocca mescolando la rugiada con il ferro.
Quel gusto! Quel gusto oscuro, oscuro…!
Mi diedi da fare rumorosamente, lappando avidamente con abbandono animale; misi le braccia intorno a lui e lo strinsi piu vicino a me, con un impeto di forza che lo fece ridere, piano e sommessamente, ma anche con la leggera sorpresa di uno che e sedotto, sopraffatto fino a un’improvvisa, stupefacente debolezza.
Sorrisi persino quando banchettavo, udendo in quella risata un accenno di quel dolce, languido piacere, che avevo conosciuto quando lui beveva da me. Il mio improvviso abbraccio minaccio il suo equilibrio, e lui fu forzato a tenersi in equilibrio contro di me, premendo i palmi delle sue mani contro la mia schiena, e premendoli sempre piu forte contro di me finche, alla fine, li affondo in profondita nella mia carne per non cadere.
Mentre bevevo, imparavo. Con il suo sangue venne la conoscenza e la prospettiva sui secoli; adesso potevo vedere tutto, vedere perche doveva partire per l’Inghilterra. Il mondo sta cambiando con rapidita geometricamente crescente. La nostra terra e lontana ed e stata risparmiata per quattrocento anni, ma la civilta si sta infine avvicinando. Il mondo e i suoi governi la invadono; lui fu testimone con trepidazione dell’instaurazione del potere austriaco, che segno l’inizio della fine del suo regno.
Ha eluso il loro controllo ma, alla fine, cercheranno di intervenire e, quando lo faranno, la Transilvania sara troppo piccola. Diventera difficile, se non impossibile, impedire a degli sconosciuti di fare domande sulla sparizione di viaggiatori di passaggio, viaggiatori che, recentemente, sono stati ben pochi, ma che portano utili notizie di quel mondo che cambia. E ad ogni successiva generazione, gli abitanti del villaggio diminuiranno, e saranno piu difficili da controllare.
I Carpazi diventano ogni giorno meno sicuri, meno capaci di fornire sostentamento. E cosi, con la paziente e astuta preveggenza di un antico predatore, ha mandato mio fratello a Londra per essere istruito secondo i costumi di quella grande citta, in modo che il suo passaggio in quel luogo possa essere facilitato.
In quel momento compresi, con abbagliante chiarezza, e piansi anche, nel sapere che mi aveva amato abbastanza per compiere il miracolo mediante il quale avrei potuto accompagnarlo verso la salvezza. In Inghilterra.
Oh, ma e piu di questo, molto piu di questo! Lui e rimasto solo da quando sua moglie mori, quasi quattro secoli fa. Ma ora, tra tutte le donne, lui ha scelto
Mi aveva scelto come sposa perche io avevo scelto
Mi aveva scelto perche io soltanto lo amavo liberamente: no, e una parola che va oltre l’amore. Io lo
Bevvi e gustai la sua passione e la sua inflessibile volonta; il suo odio verso i
Lui non e un mostro, non e un Demonio. E un santo, un angelo del Cielo!
No… piu di questo. E un dio!
Bevvi e piansi di dolore per le innumerevoli persone amate che erano morte e sepolte, per il dolore di sapere che ogni fresco e giovane viso, ogni nuovo amore, sarebbe stato visto appassire a sua volta e morire. Vidi, in pochi secondi, la processione di un centinaio di volti, tutti diversi, tutti simili, come Arkady e papa, tutte
