Fu un lavoro faticoso. Il terreno era pesante per l’umidita, e dopo un’ora, forse due, ero fradicio, coperto di fango, indolenzito. La pioggia stava venendo giu fitta. Ero sul punto di desistere, quando le mie dita gelate batterono finalmente contro qualcosa di soffice e di cedevole sotto un pollice di acqua fangosa.

Sembrava uno spesso strato di tessuto. Freneticamente, tolsi abbastanza fango per capire le dimensioni del tesoro nascosto: era un quadrato di circa dodici pollici di lato e, quando scavai abbastanza profondamente per metterci sotto le dita, potei sentire che era, apparentemente, una scatola perfettamente quadrata di qualche materiale molto duro — o metallo o legno — sotto la stoffa.

Mi inginocchiai sul terreno umido e cedevole e mi chinai in avanti, inserendo prima le dita, poi le mani, sotto la scatola. Ci volle qualche momento, prima che potessi avere una presa abbastanza buona e abbastanza forza per tirarla fuori dalla terra bagnata ma, alla fine, diedi un robusto strattone e quella venne fuori con un forte risucchio.

Caddi seduto a terra e studiai il mio tesoro: era stato avvolto in parecchi strati di fine seta nera, ora bagnata e sporca, ma troppo nuova e troppo ben conservata per essere stata per piu di un giorno nella terra. Ansiosamente, tolsi l’involucro e scoprii al di sotto una semplice scatola di legno non verniciato, ricavata dal pino di quei luoghi, con un chiavistello di ottone non lavorato.

Misi la scatola per terra e aprii la serratura, tagliandomi il pollice sul bordo tagliente e frastagliato, ma nel timore e nell’eccitazione, non ci feci caso. Tirai indietro il chiavistello, le mie dita scivolarono sul coperchio, e cercai di fare forza per aprire la scatola. Ci volle un bel po’ di sforzi, poiche il legno si era gonfiato per l’umidita, ma alla fine ci riuscii, e gettai via il coperchio.

E gridai quando mi trovai a fissare gli occhi spalancati e velati dalla morte di Jeffries.

Balzai in piedi, e la scatola mi cadde dalle mani. La testa di Jeffries rotolo attraverso le foglie fradice sciaguattando e si ando a fermare con la faccia rivolta verso l’alto proprio sul bordo della fossa aperta. Mentre rotolava, qualcosa gli cadde dalla bocca aperta, congelata nella stessa posa che aveva avuto nel mio sogno. Allungai la mano verso quell’oggetto bianco sullo scuro terreno luccicante e raccolsi una testa di aglio.

Il collo era stato segato nella stessa maniera di quello di mio padre e la bocca riempita di quella pianta dal forte sapore. La sua pelle era piu bianca di quanto ritenessi possibile per quella di qualsiasi persona umana; era, precisamente, del colore del gesso, persino piu chiara dei ciuffi di capelli arruffati che si ergevano in ogni direzione sulla sua testa.

Un tuono rimbombo mentre fissavo, atterrito, la testa segata. Un improvviso nubifragio si abbatte sul rifugio di alberi, versando su di me e sul mio sfortunato e vecchio ospite una violenta cascata d’acqua, lavandomi via il fango dalle gambe dei pantaloni e dalle maniche. La pioggia cadeva sugli occhi aperti ma ciechi di Jeffries, gli incollava i capelli alla testa e portava via i ramoscelli, la terra, e la solitaria foglia di ontano che si era appiccicata alla sua guancia bianca come il marmo.

Per un istante pensai che avrei vomitato, ma cio che eruppe dalle profondita del mio essere terrorizzato fu completamente inaspettato.

Cominciai a ridere.

Dapprima piano, poi alzandomi a toni piu alti finche il suono divenne isterico. Gettai indietro la testa e risi forte, piangendo, lasciando che la pioggia si mescolasse alle lacrime, che cadesse nei miei occhi aperti come faceva in quelli privi di vista di Jeffries: lasciando che mi riempisse la bocca ghignante finche mi chinai in avanti, soffocando, ancora in preda alle convulsioni per una felicita infernale.

Poiche compresi: Stefan era apparso per la prima volta prima della morte di Jeffries. Jeffries era soltanto una coincidenza, un ripensamento.

C’erano altri tesori da trovare.

E io li trovai, fratellino. Oh, se li trovai!

Spalancai le braccia, abbracciando la pioggia e girando in cerchio come un bambino che vede quanto puo resistere prima di avere le vertigini. Danzai, camminando tra i cespugli, dimentico dei lupi, incurante, premendo i piedi nel terreno fertile, morbido, fermandomi quando cedeva per scavare nel fango come un cane deciso a recuperare un osso.

Trovai delle ossa… un cimitero pieno… e tutte erano dei crani. Crani grandi e anche piccoli. I bambini erano seppelliti senza tante cerimonie; trovai le loro teste in una fossa comune. Molti di quei minuscoli crani avevano una forma irregolare e facevano pensare a delle evidenti deformita. Un bambino aveva meta di una seconda testa che emergeva dal cranio, come se avesse cercato e non fosse riuscito a dare vita ad Atena.

Smisi di aprire le scatole dopo la seconda — che conteneva la testa di un uomo decomposto da parecchi mesi e resa scivolosa dal fango — sebbene continuassi il mio folle scavare, collezionando le piccole scatole come tanti trofei. Ma dopo circa due dozzine — oltre a troppi teschi di bambini da contare — trovai che la mia energia maniacale veniva meno, sebbene il terreno cedesse ancora in parecchi punti proprio vicino a me.

E quanti altri cimiteri come quello erano nascosti nella foresta senza fine?

Troppi posti da scavare per un uomo solo. Troppi per poterli cercare da solo.

Ma dove erano finiti i corpi, quelli piu grandi degli adulti e quelli piccoli e deformi dei poveri bambini abbandonati?

Ah, Stefan, penso che anche per quello seppi subito la risposta.

C’erano dei frammenti di ossa mischiati all’insieme di ramoscelli, foglie e aghi di pino che ricoprivano il terreno della foresta.

Setacciando la terra attentamente, mi convinsi che i corpi erano stati lasciati per i lupi. I frammenti erano tutto cio che restava dopo che gli animali avevano fatto a pezzi le ossa piu grandi tra le possenti mascelle, per arrivare al saporito midollo.

Chi puo dire quanto tempo rimasi li, raspando come un folle nel fango? Come potrebbe un qualsiasi essere umano rendersi conto del passare del tempo di fronte a un tale orrore?

So soltanto questo: che quando alla fine crollai, tremante ed esausto, incapace di muovere un’altra manciata di pesante terra bagnata, caddi a terra e guardai in alto tra i rami verso una piccolissima fessura di cielo rossastro, e seppi che le nuvole si erano diradate e che il sole stava calando.

Non sono certo di quello che accadde allora: una consolante pazzia mi prese completamente e ridusse la mia mente ad una tabula rasa, incapace di ricordare il passato, incapace di trattenere il presente. Non ricordo se rimisi a posto le teste e le ossa che avevo scoperto (spero di averlo fatto per proteggere il povero Jeffries e i suoi compagni di sventura da qualsiasi ulteriore offesa dopo la morte) ma, apparentemente, riuscii a risalire nel calesse e a guidare verso casa.

Prima di arrivare a casa, in disordine, bagnato e pieno di fango, ero in delirio. Mary dice che sono stato malato per due giorni con una febbre cosi pericolosamente alta la notte del dodici, che hanno temuto che non sopravvivessi. Lei sembra sapere che mi e accaduto qualcosa di terribile; e gentile e affettuosa, e non mi fa pressioni.

Come glielo potro mai dire? Da allora non sopporto il pensiero di lei che vive cosi vicino a un tale pericolo…! Sono responsabile per averla portata in questa camera degli orrori e, se accade qualcosa a lei o al bambino…

Non posso scrivere nient’altro, poiche scrivere mi fa ricordare e pensare e, quando comincio a ricordare, quando comincio a pensare, la follia ancora mi minaccia…

Capitolo settimo

Il diario di Mary Windham Tsepesh

14 aprile. Per due giorni Arkady e stato cosi terribilmente malato che ho avuto paura di lasciarlo anche solo per scrivere nel mio diario.

Le sue abitudini giornaliere sono di alzarsi tardi, di pranzare, poi leggere, scrivere o passeggiare fino a poco prima del tramonto, quando si dirige al castello. Di solito non ritorna se non dopo che io sono addormentata.

Ma l’altro ieri e tornato a casa poco dopo il tramonto. Il vecchio giardiniere, Ion, lo ha visto arrivare. Ha detto che qualcosa di strano nel modo in cui Arkady guidava i cavalli lo aveva messo in allarme e cosi e corso in casa gridando:

Вы читаете Il patto con il Vampiro
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату