Rimasi a bocca aperta, sbalordito fino ad ammutolire per la sua furia esplosiva, sbalordito che lui sapesse.

«Bugiardo!», grido, con tale forza che sapevo che il grido si sarebbe udito per tutto il castello. Le parole sembravano sgorgare da lui, da una fonte di odio che correva cosi profonda da farlo rabbrividire mentre gridava. «Ingannatore! So che non hai dato le lettere a Laszlo, come ti avevo chiesto!».

La luce del fuoco scintillo, riflettendo gli spruzzi di saliva che accompagnavano le sue parole come veleno.

La sua rabbia era una cosa terribile, ma per il suo bene, per il bene di Mary, per il bene di noi tutti, non potevo piu permettermi in sua presenza, di tremare come un bambino. I morti nella foresta non potevano piu essere ignorati. Se lui li aveva uccisi, caro zio o meno, pazzo o no, doveva essere fermato.

Mi raddrizzai, sollevai il mento, e non permisi alla mia voce di tremare quando dissi:

«Io stesso ho portato le lettere a Bistritz».

«E le hai impostate entrambe? Non mentirmi, Arkady! Ti avverto: io non tratto teneramente i bugiardi!».

Per un momento considerai se sarebbe stato piu semplice mentire, e persuaderlo con l’inganno, ma avrebbe ben presto saputo la verita, quando i suoi ospiti non sarebbero arrivati.

«Ho impostato la lettera per l’avvocato», ammisi. «Ma la lettera per gli ospiti…».

«L’hai distrutta!».

Senza vacillare, lo guardai negli occhi.

«Si».

Si volto con un lungo sibilo, con la furia che gli ribolliva negli occhi mentre fissava nuovamente il fuoco.

«Zio», dissi, con gentile fermezza, «ho fatto cosi perche sono enormemente preoccupato per il tuo bene, per quello di Mary e di Zsuzsa. Per quello del bambino. Non permettero che la mia famiglia viva con… con tali orrori che la circondano».

Di nuovo si volto verso di me, mezzo alzandosi dalla sedia mentre tuonava:

«Ma io non ti ho giurato che non ti sarebbe venuto alcun danno? Non l’ho giurato, sul nome della nostra Famiglia?».

Dracula, pensai, o Tsepesh? Ma non lo dissi, perche avrebbe soltanto protratto la discussione e compresi, in quel momento, perche poteva, con tale certezza, garantire la nostra sicurezza.

Vidi la follia nei suoi occhi e mi lacero il cuore; seppi, allora, che egli era, almeno, consapevole degli omicidi, se non ne era l’autore stesso.

«Non l’ho giurato?», domando V. «Rispondi!».

«L’hai fatto, ma, zio…».

«Come hai potuto non credermi? Come hai potuto credere che ti avrei mentito o che sarei stato sleale? Ti ho detto di non andare a Bistritz, ma tu insisti nel disobbedire! Ti ho detto di non interferire mai con i miei ospiti! Quest’unica legge… e tu l’hai infranta ancora!».

Si alzo e, presa la caraffa sul tavolino, mentre guardavo con orrore, si mosse come per gettarla nelle fiamme, poi si volto e la scaglio, cosi che volo sulla mia testa e colpi la porta chiusa dietro di me, frantumandosi con uno spruzzo luccicante di cristallo e slivovitz alla prugna.

Indietreggiai e mi feci schermo con un braccio, a malapena riuscendo a non farmi male; se avesse mirato un po’ piu in basso, mi avrebbe colpito. E poi, con molta lentezza, alzai la testa e mi ripulii le spalle dalle schegge di cristallo e dal liquore, e lo guardai con occhi brucianti.

Con il cuore che mi batteva forte dall’orrore di dover porre a lui, che amavo, una tale domanda, gli chiesi lentamente:

«I morti nella foresta, zio. Com’e che sono li? Come sono morti?».

La sua rabbia si era in parte placata, ma il petto gli si sollevava ancora leggermente e il suo volto era arrossato. Gli occhi si socchiusero mentre mi osservava intensamente, dicendo, con terrificante calma:

«Qualche volta tu assomigli troppo a tua madre, Arkady. Devi imparare a non essere cosi ostinato. Devi imparare a non occuparti degli affari degli altri».

Le ginocchia mi si piegarono, come se il terreno stesso su cui stavo mi cedesse sotto i piedi; in qualche modo riuscii a rimanere in piedi, ma non riuscii a emettere altro che un bisbiglio soffocato.

«Che cosa stai dicendo?».

«Che non ha senso occuparsi di cio che giace nella foresta. Sarebbe piu saggio che dirigessi la tua attenzione verso i tuoi affari. Ora vai! Vai e considera attentamente il tuo errore, in modo che tu possa evitare tali idiozie in futuro».

Me ne andai, sbalordito e pieno d’orrore sentendo come se il mondo stesso si fosse rovesciato all’improvviso, come se fossi circondato da un oscuro male che girava turbinosamente, da un vortice di follia che presto mi avrebbe tirato giu per farmi affogare…

Ma questa non e la fine del mio attuale orrore e disperazione. Mi sono appena alzato, spinto da un inspiegabile impulso, e ho scoperto nella tasca del mio panciotto la lettera di Radu, e la lettera che io avevo scritto per dare istruzioni ai visitatori di non venire al castello. Mio Dio, la mia memoria non mi appartiene piu? Ho soltanto sognato che ero riuscito a bruciare la lettera di V. nel fuoco? E se e cosi, quale lettera ho dato all’albergatore a Bistritz? Se i visitatori vengono…

Sto impazzendo. Pazzo quanto deve essere stato il mio caro padre nello scoprire una tale malvagita, pazzo come mio zio, il mio gentile, generoso, affettuoso zio. Vorrei cancellare la ragione, forzare la mente a fermare il suo incessante lavorio, la sua inevitabile conclusione che gli omicidi sono stati l’opera di, almeno, decenni, e quindi Laszlo non puo esserne il solo responsabile. Ne lo puo essere stato mio padre, poiche mori prima che Jeffries apparisse.

Oh, dei! V e un assassino, non il mostro immortale della leggenda come pretendono i contadini ma, nondimeno, e un mostro, e io sono stato suo inconsapevole complice nel far venire qui Jeffries.

Cosa posso fare? Nonostante le pretese di Radu (inclusa quella assurda riguardo a Stefan; mio fratello e stato ucciso non da V. ma da un cane, una tragedia di cui sono stato testimone con i miei stessi occhi) e difficile credere che V. farebbe del male a qualcuno della sua famiglia; l’oggetto della sua follia sembrano essere gli estranei…

… e i poveri bambini storpi e rifiutati sacrificati a lui dai contadini (in cambio della loro sicurezza?). Sono combattuto tra il proteggerlo e il consegnarlo alle autorita di Vienna; come posso tradire il mio caro benefattore? Almeno, devo tentare di procurargli un dottore, uno specialista che lo possa aiutare. Ma non posso permettere…

Non ho tempo di finire! Ho appena alzato lo sguardo e ho visto, attraverso la finestra aperta, Laszlo che guida la carrozza verso il castello. E all’interno, due visitatori! Per la loro sicurezza, andro da loro immediatamente…

Capitolo nono

Il diario di Mary Windham Tsepesh

17 aprile, tardo pomeriggio. Zsuzsanna dorme. La sua pelle e talmente grigia e cerea che, se non fosse per il lieve e rapido alzarsi e abbassarsi del suo petto sotto la sua camicia da notte, la riterrei morta da giorni. Siedo al suo capezzale, lottando contro le lacrime, lottando per essere forte per amore di Arkady, che presto verra a prendere il posto che gli compete in questa scena straziante. Desidero e temo il suo arrivo.

Ora capisco perche ha cominciato a tenere un diario dopo la morte di suo padre. Non posso sopportare di stare soltanto seduta a fianco di Zsuzsanna, in attesa dell’avvicinarsi dell’inevitabile. Dunya e stata cosi gentile da andarmi a prendere la penna e il diario e cosi, ora scrivo. Rende meno acuti il dolore e la paura, anche se nulla li potrebbe cancellare.

Non appena il mio caro marito si riprendera dal suo recente dolore, lo convincero a partire. Non mi importa

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