sulle spalle, sono riuscita soltanto a pensare al mio incubo da sveglia degli occhi verdi di Vlad. Non apri nemmeno gli occhi finche non le urlai nelle orecchie:

«E ritornato! E ritornato, e Zsuzsanna sta per morire!».

Questo sembro farla riavere. Batte le palpebre e si strofino gli occhi, poi vide Zsuzsanna e si copri il viso con le mani mentre emetteva un gemito pieno d’orrore che mi spezzo il cuore.

Ma non c’era tempo per la pieta. Le diedi un’altra scossa e dissi:

«Vai immediatamente al piano di sotto e manda uno degli uomini a prendere il dottore!».

Abbasso le mani, scosto la coperta, quindi si mise in piedi con uno sforzo. Le lacrime le brillarono negli occhi mentre si chinava su Zsuzsanna — che ci guardava con uno sguardo stranamente intenso — e delicatamente le abbasso la camicia da notte fino alla gola. Tiro giu la stoffa di uno o due pollici e indietreggio con un sussulto.

Io mi feci accanto a lei e seguii il suo sguardo, nel punto sul collo bianco latte di Zsuzsanna, proprio sopra la clavicola, dove c’erano stati quei terribili segni rossi. Impossibile, ma erano completamente scomparsi, non lasciando alcuna traccia, nemmeno delle piccolissime cicatrici: nulla se non una pelle perlacea, perfetta.

Dunya ritiro la mano tremante e si raddrizzo, poi fece segno di uscire nel corridoio, per timore che Zsuzsanna potesse ascoltare.

La seguii nel corridoio con un senso di terrore.

«E troppo tardi per il dottore», bisbiglio tristemente. «Avete visto che i segni sono guariti. Il cambiamento e completo; morira prima di domani».

All’udire queste parole provai un’ondata di rabbia: era ingiusto che Zsuzsanna dovesse essere tanto crudelmente colpita, ingiusto che Vlad dovesse trionfare. Quella povera donna aveva sopportato una vita gia abbastanza difficile, e ora sarebbe morta, in un momento in cui avrebbe dovuto con gioia aspettare la nascita di suo nipote, insieme con la sua famiglia. La mia determinazione di essere lieta per amore del bambino si sgretolo; Vlad aveva vinto ancora.

Sfogai la rabbia su Dunya, gridando:

«Non mi importa di quello che dice la superstizione! Vai a prendere il dottore! Dobbiamo fare qualcosa per aiutarla!».

La povera ragazza indietreggio, tremando, poi si inchino e volo giu per le scale. Io ritornai al capezzale di Zsuzsanna e le presi la mano fredda e senza vita; lei mi guardo con quegli occhi grandi, stranamente euforici.

«Andra tutto bene», dissi per calmarla. «Abbiamo mandato a prendere un dottore. Ti faremo star bene…».

Tiro un respiro, con difficolta e lascio uscire un lieve sospiro che trasportava una parola appena udibile:

«No…».

«Non parlare cosi», dissi con fermezza, sentendo ancora le conseguenze della mia furia verso Vlad, verso il destino, verso Dio, perche una cosa cosi crudele dovesse accadere a una creatura tanto indifesa. «E naturale che starai meglio».

I suoi occhi brillavano, lucidi per l’eccitazione e per una vibrante e radiosa gioia in netto contrasto con la sua apparenza cadaverica. Lotto per tirare un altro respiro e, con uno sforzo che faceva dolore a vederlo, bisbiglio:

«No… io voglio… la morte…».

Ammutolii, con il cuore trafitto. Non c’era nulla che potessi fare se non rimanere accanto a lei e tenerle la mano e, quando Dunya riapparve, senza fiato per aver corso per le scale, la mandai nuovamente via per andare a chiamare Arkady.

Era partita da un po’ di tempo. Durante la sua assenza, Zsuzsanna chiuse gli occhi e sembro dormire ed io — Dio mi perdoni — non potei piu resistere alla tentazione di leggere il piccolo diario sul comodino. So che e un peccato invadere la vita intima di un altro, ma dovevo sapere la verita, dovevo sapere se il mio reale nemico era l’incarnazione del Male, la follia o la superstizione.

E cosi, furtivamente, liberai la mia mano dalla sua, presi il diario dal tavolo, e lo aprii alle ultime annotazioni.

Non ci sono parole. Nessuna parola puo descrivere la repulsione, l’orrore, il fascino sinistro che quelle pagine ebbero su di me. Non posso… non posso scrivere qui quello che ho letto. La decenza lo vieta.

Zsuzsanna aveva preso il Vampiro per suo amante.

Il mio primo pensiero fu che si trattasse del tipo piu grottesco, osceno, di fantasia, ma la fantasia puo uccidere una donna? Se e pazza, allora noi siamo tutti pazzi come lei, e viviamo in un mondo in cui il magico, l’impossibile, il fantasticamente malvagio, sono clamorosamente reali… e mortali.

Divorai le ultime quattro annotazioni con una rapidita nata dalla curiosita e dal terrore, poi misi da parte quell’orribile libretto e alzai le mani tremanti al viso.

Pensai: Dobbiamo fuggire immediatamente.

Pensai: Adesso e libero di andare in Inghilterra.

Pensai: Lo dobbiamo uccidere subito.

Fissavo Zsuzsanna che dormiva, che moriva, e nella mia mente udii la voce solenne di Dunya:

«… uccidilo, doamna con il palo e il coltello. E l’unico modo…».

Zsuzsanna si mosse, apri languidamente le palpebre e mi fisso.

Le ripresi la mano e cercai di ricomporre la mia espressione per darle conforto: cercai di sorriderle.

Come erano grandi quegli occhi, come erano infinitamente scuri, profondi e affettuosi. Brillavano della radiosita leggermente folle, beata, di una santa, brillavano come un mare a mezzanotte increspato dai raggi lunari. Essi mi accarezzavano, attirandomi come una corrente oceanica.

Senza capirlo, mi chinai piu vicino alla donna morente, finche il suo lieve respiro affannoso mi riscaldo le guance, finche i nostri volti furono distanti appena un palmo l’uno dall’altro. In quel momento, fui all’improvviso colpita dal fatto che nella morte il viso, fino a quel momento scialbo, di Zsuzsanna, aveva assunto la bellezza classica di una Venere di alabastro, scolpita dai piu grandi artisti romani. La sua bocca era piu morbida, piu piena, toccata dalla stessa sensualita appena sbocciata che emanava dai suoi profondissimi occhi, occhi che diventavano piu grandi man mano che mi avvicinavo, finche riempirono il mondo intero.

«Mary», disse muovendo le labbra silenziosamente… o, forse, non parlo affatto: forse, i denti, la lingua e le labbra, non si mossero mai. Forse immaginai soltanto che lottasse per pronunciare il mio nome. «Dolce sorella. Baciami prima di morire».

Mi arresi, sprofondando in quell’oscuro oceano di quegli occhi con la pace euforica di un nuotatore che sta per annegare e che, alla fine, si arrende alla morte. Portai le mie labbra piu vicine a quelle pallide e aperte finche fui a pochi centimetri da lei. Lei sorrise con lo stesso sognante piacere che ora mi circondava e la sua lingua schiocco per il desiderio sui denti bianchi e splendenti.

La porta si spalanco, sbatacchiando forte. Mi raddrizzai e, con un sussulto, ritornai al normale stato di coscienza.

«Doamna!», esclamo Dunya senza fiato.

Rimase all’entrata, con una mano sull’architrave, il robusto e piccolo corpo teso, pietrificato dalla paura. Seppi immediatamente che aveva, di proposito, fatto un forte rumore. Zsuzsanna non si mosse, ma la tenerezza nei suoi occhi era completamente svanita, sostituita da un’inequivocabile espressione di fame… e di odio furioso.

«Doamna», ripete Dunya, con dei modi goffamente formali, «se potessi parlarvi nel corridoio…».

Mi alzai rigidamente, come se fossi stata seduta sulla sedia per l’eternita invece che per mezz’ora, e seguii la ragazza nel corridoio.

Quando fummo entrambe fuori della stanza, Dunya si avvicino alla porta e la chiuse, in modo che a Zsuzsanna non fosse possibile sentire. Nell’istante che la chiuse con uno scatto, si elettrizzo e bisbiglio in gran fretta, con l’aria di un cospiratore in preda al panico:

«Non la dovete baciare, doamna, ne permettere che qualcun altro lo faccia! E affamata, e adesso c’e la possibilita che il suo bacio possa creare un nuovo strigoi».

Mi appoggiai al muro improvvisamente esausta e posai le mani sul mio ventre, sperando di poter coprire le

Вы читаете Il patto con il Vampiro
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату