stato cosi, perche mio fratello aveva lasciato dietro di se un erede, che sua moglie, Mary, aveva nascosto. Fino a quando l’erede viveva e restava una possibilita che Vlad potesse consegnare l’anima di costui all’Oscuro Signore al posto di quella di Arkady, Vlad sarebbe sopravvissuto.
La debolezza di Vlad era causata da questo erede — il cui nome era stato cambiato ad opera di sua madre, da Stefan Tsepesh in Abraham Van Helsing, quando lei era fuggita con lui in Olanda — che era stato informato da suo padre, Arkady, della verita sulla sua eredita. E cosi Arkady aveva istruito Van Helsing nell’orribile arte di uccidere i Vampiri.
Ma Van Helsing, un semplice mortale, non era riuscito ad eguagliare la forza di Vlad, e i suoi sforzi di distruggere il Principe di Valacchia erano falliti miseramente: cosi il mio caro fratello era morto.
Comunque, il malvagio Van Helsing ben presto aveva scoperto un’altra terribile verita: ossia che, distruggendo altri Vampiri (quelli delle vittime di Vlad non erano stati distrutti nel modo giusto e, in seguito, erano tornati in vita), i poteri di Vlad venivano gradualmente minati. Cosi, nel corso degli ultimi due decenni dell’attivita assassina di Van Helsing, Vlad e io siamo diventati sempre piu deboli, fino a diventare i patetici resti che Elisabeth aveva salutato al suo arrivo.
Lei ascolto affascinata e attenta e, quando ebbi finito, aggiunse:
«E evidente che Van Helsing si stava preparando a venire qui per uccidervi entrambi. Vlad e troppo sospettoso per fidarsi di qualcuno, e meno che mai di me; per lui, chiedere il mio aiuto significa che era terrorizzato dalla morte… Ma che c’e, mia cara! Perche queste improvvise e tristi lacrime?».
Ero completamente sopraffatta dal dolore ai ricordi che mi avevano assalito nel raccontare quella triste storia, e piansi ancora piu forte quando lei sollevo una mano e mi asciugo teneramente le lacrime. Singhiozzando, dissi:
«Vent’anni fa ero sola, terribilmente sola, dato che Vlad mi aveva ingannato, e cosi avevo preso il bambino di Van Helsing, Jan, come mio immortale compagno. Era appena un bambino, appena in grado di camminare e parlare, cosi dolcemente innocente… e Van Helsing lo ha ucciso!».
Lei mi strinse a se, dandomi dei colpetti sulle spalle come si fa per consolare un bambino che piange, poi si allontano e mi tenne con gentilezza per le braccia.
«E questa bestia uccise anche il tuo povero fratello?».
Scossi la testa.
«No. Arkady mori durante uno scontro con Vlad… E qui, nel castello. Lo vuoi vedere?».
Le sue labbra, rosa e radiose come l’alba, si aprirono improvvisamente per il palese stupore.
«Il suo corpo e sopravvissuto per tutto questo tempo? Zsuzsanna, e impossibile!».
«Possibile o no, desideri vederlo?»
«Subito!», grido, balzando con grazia dal letto e indossando la sua vestaglia con una tale foga che, prima che mi fossi alzata, mi stava gia porgendo la mia.
La condussi giu per le scale e, attraverso una botola di quercia marcia e arrugginita rinforzata con il ferro, in cantina: una caverna sotterranea sotto le fondamenta di pietra del castello, un luogo che ho cominciato a considerare come il primo cerchio dell’Inferno. Anni fa, piangevo mentre trasportavo qui il corpo del mio povero fratello: un oscuro grembo di terra pieno di muffa, ornato dalle ragnatele, e coperto di polvere e di feci di topi. Oh, si, le ossa di tanti martiri riposano nei loculi di quella grotta; le ossa di centinaia di sfortunati che servirono da cena a Vlad finche i servi non ebbero piu spazio… e decisero di liberarsi delle vittime successive seppellendole nella foresta.
Il capo di quei martiri e mio fratello.
Per risparmiarmi la necessita di camminare sopra tanta morte e sofferenza, avevo sistemato il corpo di Arkady in uno dei primi loculi vuoti, quelli che non erano chiusi con pesanti sbarre di ferro arrugginito con appese catene e lucchetti che andavano in rovina. Avevo costruito per lui un catafalco di pietra, lo avevo circondato di candele, e lo avevo ricoperto con un drappo di seta nera steso sulla grezza parete di terra.
Lo trovammo li, che giaceva proprio come l’avevo lasciato in quel terribile giorno: con un palo, cosi grosso che non riesco a cingerlo con una mano, che attraversava il suo cuore privo di sangue. E cosi bello nel riposo, con il suo naso sottile ma prominente, la fronte severa e i capelli neri, le palpebre dalle lunghe ciglia chiuse per sempre sui piu gentili occhi a mandorla che io abbia mai conosciuto.
Alla sua vista, piansi senza ritegno. Infatti, sebbene il suo ultimo desiderio fosse quello di vedere distrutti me e Vlad — a quanto diceva per liberare le nostre anime (come se potessimo ascendere al Cielo invece che cadere dritti nell’Inferno) — lui ancora mi amava, e io amavo lui. I legami tra fratelli mortali non si rompono cosi facilmente, neppure a causa della vita dopo la morte, o per diverse fedi. Ero a tal punto sopraffatta dal dolore quando, per la prima volta, lo misi li a riposare che, se ne fossi stata capace, avrei offerto con gioia la mia stessa esistenza in cambio del suo ritorno. Se me ne venisse data la possibilita, potrei farlo anche ora…
I miei complimenti riguardo alla sua bellezza fisica non sono dovuti al pregiudizio di una sorella; persino Elisabeth e rimasta senza fiato alla vista del suo cadavere perfetto e bello e non e riuscita a spegnere il bagliore di desiderio nei suoi occhi in modo abbastanza rapido da nasconderlo.
«Zsuzsanna!», ha esclamato piano. «Come puo essere? Dovrebbe essere polvere o, per lo meno, essersi decomposto in qualche modo…».
Tenevo lo sguardo inchiodato sul mio fratello piu giovane, il mio dolce piccolo Kasha, mentre rispondevo:
«Il palo ha ucciso il Vampiro, ma i poteri rigenerativi dei Morti Viventi sono cosi grandi che, poiche la sua testa non fu mai staccata dal corpo, egli ha mantenuto la sua forma. Sospetto che, nell’istante in cui fossero divisi, la forma fisica si dissolverebbe». Percepii nuovamente il bruciore delle lacrime mentre le immagini mi ritornavano alla mente. «Proprio come Van Helsing ha fatto senza dubbio con il mio bambino, il mio povero, piccolo Jan!».
Elisabeth mi circondo con le braccia e mi accarezzo i capelli mentre mi posava la guancia sulla spalla.
«Che tipo di bastardo e colui che e capace di uccidere il suo proprio figlio?», disse con voce rabbiosa. «Non piangere, mia cara: faro in modo che abbia la fine che si merita da lungo tempo. Sarai doppiamente vendicata perche, se Van Helsing dovesse morire, anche Vlad fara lo stesso o, piuttosto, scendera nelle braccia dell’Oscuro Signore… o no?»
«Si», mormorai sulla sua morbida spalla coperta di seta.
«Allora questo e quello che faremo, cara Zsuzsa. Abbiamo bisogno solo di uccidere Van Helsing per vedere Vlad distrutto».
Rassicurata ma triste, risalii con lei le scale. Sentivo un po’ di fame che mi tormentava, e mi sarebbe piaciuto andare a far visita al nostro gentiluomo inglese, ma Elisabeth divenne molto severa: recentemente avevo preteso troppo dal povero Harker e, se non gli avessi permesso un altro giorno di riposo, Vlad lo avrebbe certamente notato e avrebbe fatto qualcosa contro di noi.
Ancora lui! Qualche volta me la prendo con Elisabeth; possiede poteri veramente stupefacenti, ma si muove in punta di piedi intorno a Vlad come se fosse segretamente timorosa. Oh si, lei dice che lo fa in funzione della sua stessa fame per la preda che verra, e che senza quei giochi si annoierebbe dell’esistenza, ma io impazzisco di noia ogni ora che resto qui!
Mi arresi con riluttanza, e ritornammo insieme nelle nostre stanze. Sebbene cercasse energicamente di rallegrarmi con una quantita maggiore delle solite prove di vestiti e di acconciature, continuai ad essere inquieta. Infine, mi porse una piccola scatola di velluto, un dono che avrebbe voluto riservare per la nostra prima notte a Londra.
L’aprii mostrando il piu grande piacere, e fui veramente commossa e compiaciuta nel trovarvi sistemati all’interno un paio di stupendi orecchini — grossi diamanti rotondi da cui pendevano delle gocce anche piu grandi di zaffiri — e, per fare
Ero enormemente onorata e compiaciuta di ricevere una prova cosi dispendiosa dell’affetto di Elisabeth, e ancora di piu lo fui allorche le chiesi quando e come fosse riuscita a comprare un tale dono e lei rispose: «Erano miei, e mi furono dati in occasione del mio matrimonio come pegno di stima. Cosi io li do a te con lo stesso intento».
Mi alzai e la baciai su entrambe le guance, e lei solennemente mi restitui il gesto. Fu cosi che comincio nuovamente a parlare di Londra e dei diversi posti dove intendeva portarmi a fare acquisti: a Piccadilly, a Hyde Park, e a Savile Row, ma io non potei fingere interesse a lungo. La mia frustrazione per essere intrappolata in
