del piano superiore della casa. Il vialetto fiancheggiava una piccola fontana di cemento. Al centro della fontana un cherubino con un malizioso sorriso, vestito di niente. L’acqua sgorgava dal pene del cherubino.
Bodie si chiese se fosse stata un’idea di Whit. Era il simbolo, penso, di una classe aristocratica e sofisticata, oppure di una persona dotata di senso dell’umorismo. Meglio quest’ultima ipotesi, concluse.
La casa di stucco bianco aveva l’aspetto di una
Pen sali sul portico e suono il campanello.
La porta fu aperta da una giovane donna con la faccia segnata dal dolore, che rimase a bocca aperta. «Oh, tesoro!» esclamo e getto le braccia al collo di Pen. Dopo un rapido abbraccio e un bacio sulla guancia, la donna parve notare l’altra sorella. «Melanie?»
Melanie ricevette abbraccio e bacio restando immobile con le braccia penzoloni. Non oppose resistenza, li accetto come una bambina salutata da una parente lontana e noiosa.
Concluse le effusioni, Joyce scosse la testa. «E terribile. Sono contenta che siate qui.»
«Melanie e arrivata ieri sera», spiego Pen. Si guardo attorno e soggiunse: «Questo e il suo ragazzo, Bodie».
«Lieto di conoscerla», disse Bodie e si fece avanti per stringere la mano della donna.
La matrigna aveva l’eta giusta per essere una sorella maggiore e aveva i lineamenti e il fisico da modella. In quel momento portava una tuta sportiva bianca allacciata in vita. La tuta aveva tasche con la lampo ai seni e alle cosce, e una piu lunga sul davanti. Ciascuna lampo aveva una linguetta dorata.
La donna aveva una sottile catena d’oro al collo.
Era leggermente abbronzata, aveva guance rotonde, grandi occhi e sottili sopracciglia, un po’ piu scure dei capelli biondi. I capelli erano tagliati alla maschietta e mettevano in mostra le orecchie. Portava dei grandi orecchini.
Whit, era chiaro, era stato un uomo molto fortunato, prima di quella notte.
«Entrate, vi prego», invito Joyce.
Precedette gli ospiti attraverso un foyer a mattonelle rosse. Nonostante la tuta fosse comoda, la donna camminava tendendo la stoffa sulle natiche.
Nel soggiorno un magnifico tappeto dello stesso color borgogna della camicetta di Pen. Sul divano era seduto un uomo, che si alzo quando entrarono.
Melanie si fermo di botto.
«Harrison», disse Pen a voce bassa.
«E stato un tesoro in questa occasione», intervenne Joyce.
«Pen», disse l’uomo, poi prese la mano della ragazza e le diede un colpetto. «Mi dispiace tanto.»
Lei ritrasse la mano.
Harrison si rivolse a Melanie, scuotendo la testa. Le prese la mano e gliela strinse. «Una cosa terribile», mormoro. «Terribile.»
«Questo e il ragazzo di Melanie, Dobie», presento Joyce.
«Bodie», la corresse lui e strinse la mano a Harrison.
L’uomo aveva una stretta salda. Era piu alto di Bodie. Magro, ma con solidi muscoli sotto la polo. Bodie gli strinse la mano un po’ piu energicamente del necessario. «Harrison Donner», si presento l’altro. «Sono il socio di Whit e un vecchio amico di famiglia.»
Il vecchio amico di famiglia non doveva avere piu di trent’anni.
«Lieto di conoscerla», disse Bodie, infondendo alla sua voce un vigore eccessivo.
L’uomo aveva un atteggiamento sicuro e calmo, ai limiti dell’arroganza.
Sono sicuro che e un individuo formidabile, penso Bodie. Un vero uomo.
Senza dubbio era il proprietario della Mercedes parcheggiata fuori, sebbene una Porsche sembrasse piu appropriata.
«Perche non ci sediamo e ci mettiamo comodi?» suggeri Joyce. «Vado a preparare il caffe.» La donna usci.
Harrison riprese il suo posto sul divano. Pen si guardo attorno nella stanza finche lui fu seduto, poi ando all’estremita opposta del divano. Bodie prese posto su una poltroncina imbottita. Melanie sedette sul tappeto ai suoi piedi. Gli appoggio un braccio sul ginocchio e lui glielo accarezzo.
«Siete stati all’ospedale?» s’informo Harrison.
«Si», rispose Pen.
«Joyce e io abbiamo assistito all’operazione. Lei si e comportata proprio bene, date le circostanze.»
Con l’altra mano, Melanie copri quella di Bodie, e la premette dolcemente.
«Eri presente all’incidente?» volle sapere Pen.
Harrison scosse la testa. «Joyce mi ha telefonato dal Pronto Soccorso. Prima ti aveva chiamato, ma evidentemente non c’era in casa nessuno, percio ha lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica. Aveva bisogno di avere vicino qualcuno.»
«Percio ha chiamato te», osservo Melanie.
«Tu non eri disponibile, signorina. Infatti Joyce ti ha chiamato al numero di Phoenix, ma inutilmente.»
«Probabilmente eravamo gia in viaggio», disse Bodie.
Harrison parve perplesso.
Entro Joyce con un vassoio d’argento. Lo poso sul tavolino davanti a Harrison e comincio a versare il caffe nelle tazzine. Compiuta l’operazione, chiese chi voleva latte e zucchero. Nessuno. Lei distribui le tazzine. Tremava tanto da farle sbattere sui piattini.
Ne prese una per se e sedette su una sedia accanto a Pen, lontano da Harrison quanto lo permetteva la disposizione dei mobili.
Per Bodie, la scelta aveva un significato di colpevolezza.
Chiaro che la donna immaginava che impressione avesse fatto alle due sorelle trovarla in casa con Harrison.
Bodie si senti dispiaciuto per lei.
Harrison aveva sempre un’espressione perplessa. Si rivolse a Pen. «Fammi capire se afferro la sequenza degli avvenimenti. Melanie e il suo ragazzo erano gia in viaggio per Los Angeles quando Joyce ha tentato di telefonare. Pertanto, tu hai telefonato a tua sorella con la notizia dell’incidente. Dimmi, allora, dove sei stata fino allora? Non eri preoccupata delle condizioni di tuo padre?»
«Harrison, smettila», intervenne Joyce.
Pen parve grata per l’aiuto inaspettato. «Il fatto e», disse, «che non ho ricevuto il messaggio fino a stamattina.» Corrugo la fronte in direzione di Harrison. «Non capisco perche ne discutiamo. Quello che conta in realta e papa. Voglio dire, Mel e io non sappiamo neppure come e stato investito.» E rivolgendosi a Joyce soggiunse: «Eri con lui?»
La donna annui.
«Di questo ne parleremo a suo tempo», riprese Harrison. «Vorrei capire come Melanie ha saputo dell’incidente, se tu non glielo hai detto ieri sera.»
«Perche t’interessa tanto?» domando Melanie.
«Diciamo che le incoerenze mi impensieriscono. Sono un avvocato, dopo tutto. Dedico la maggior parte del mio tempo ad analizzare le incoerenze. E cosi che si scopre la verita.»
«Vuoi la verita?»
Harrison annui.
«L’ho visto accadere.»
«Oh!»
«Ho avuto una visione.»
«Fammi capire, stiamo parlando di telepatia o cose del genere?»
«Esatto», confermo Melanie.
«E la tua visione ti ha spinto a compiere questo lungo viaggio?»
«Prima ha telefonato», intervenne Bodie. «In casa non c’era nessuno.»
