«Figurati. Qualche ridicola telefonata.»
«Hanno sconvolto tua sorella. Credo che sia spaventata e non la biasimo. Io sarei nervoso a restare in casa da solo, al suo posto.»
Melanie volto la testa. Lo fisso attraverso i letti uniti. «Tu vuoi solo vederla in camicia da notte.»
«Anche questo», ammise lui, e sorrise.
Melanie non sorrise.
Bodie striscio attraverso il letto e la bacio. «Dormi tranquilla», sussurro, poi torno a girarsi e chiuse gli occhi.
Quando si sveglio, Pen sollevo la faccia dal cuscino caldo. Si sentiva meravigliosamente bene. Poi vide dov’era e si ricordo di suo padre. Un senso di pesantezza calo su di lei.
Guarira, si disse.
Lo vedremo stasera.
E poi c’e Melanie. Grazie a Dio Melanie e qui. Sarebbe stato peggio se avessi dovuto affrontare tutto questo da sola.
Forse papa stara gia meglio quando andremo a trovarlo.
Si sollevo e sedette sul bordo del letto. Aveva dormito vestita. La camicetta color borgogna era tutta arricciata sul dorso, il peso del corpo l’aveva spiegazzata completamente. La liscio ma le pieghe rimasero.
Chissa se Bodie l’avrebbe accompagnata a casa per cambiarsi prima di andare all’ospedale.
Il suo appartamento. Le telefonate.
La paura comincio a invaderla, lei si sforzo di allontanarla.
Quella faccenda non conta, si disse. Non con papa in ospedale.
Ma la paura cresceva.
Pen si alzo. Davanti allo specchio del cassettone si spazzolo i capelli. Poi usci dalla stanza e si affretto a scendere a pianterreno. Il soggiorno era deserto, ma dallo studio veniva un suono di voci. Mentre si avvicinava senti Bodie parlare sopra un dialogo che veniva dalla televisione.
«…un diploma in letteratura inglese. Probabilmente non serve a niente, ma mi piace immaginarmi come un professore vagamente eccentrico in giacca con le toppe…» Lui sorrise a Pen che entrava. Stava allungato in poltrona, i piedi incrociati alle caviglie, una mano reggeva una birra Corona contro la fibbia della cintura.
Joyce, sul divano, sorseggiava un bicchiere di vino bianco.
«Continua», disse Pen a Bodie.
«Ho finito», rispose lui.
«Hai intenzione di fare il professore d’inglese?»
«Dal momento che non ho altri talenti…»
Pen sedette sul divano sorridendo.
«Ti prendo qualcosa da bere», offri Joyce.
«Il vino va benissimo.»
Mentre usciva dalla stanza, Joyce disse: «Pen e una scrittrice».
«Scrivo libri gialli», spiego Pen. «Ma finora ne ho venduto uno soltanto. Un romanzo breve.»
«Fantastico», commento Bodie. «Da quanto mi risulta, il mondo e pieno di aspiranti scrittori di gialli che non hanno mai pubblicato una riga.»
«Hai anche tu ambizioni simili?»
«No. Preferisco trascorrere il mio tempo a leggere buoni libri piuttosto che scrivere robaccia. Hai un impiego fisso?»
«Non so fino a che punto sia fisso, ma sono reporter stenografo. Passo gran parte del mio tempo a scorazzare negli uffici legali per trascrivere deposizioni.»
«Dev’essere una buona fonte per scrivere romanzi.»
Pen annui. «Ho conosciuto persone strane. La cosa principale, pero, e il fatto che posso scegliere gli incarichi. Lavoro solo quando ne ho voglia, il che avviene spesso perche mi piace mangiare, pagare l’affitto e cosucce del genere.»
«Nessun desiderio di fare l’avvocato?»
«Quella sarebbe una camera a tempo pieno. Non ho spazio per questo.»
«Non ti lascerebbe tempo per scrivere?»
«Non abbastanza. E io preferisco scrivere.»
«Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo», disse Bodie.
«Non sono certo Updike.»
«Ah. Scrivi come Hammett, allora?»
«No, come Pen Conway.»
Un largo sorriso illumino la faccia di Bodie.
Joyce rientro con una bottiglia di vino bianco e un bicchiere. Riempi il bicchiere per Pen, il suo e sedette. «Bisognera cominciare a pensare alla cena.»
«Lascia perdere», replico Bodie. «Ti risparmio il disturbo, se tutti ci stanno a mangiare una pizza. Sono sicuro che Melanie ci sta.»
«Dov’e Melanie?» s’informo Pen.
«Dorme ancora. Due anni fa sono venuto a Los Angeles e ho gustato una pizza favolosa in un locale non lontano da qui.»
«Dev’essere
«E quello. C’e sempre?»
«Certo.»
«Che ne dite se andassi a prendere la pizza?»
«Oh», intervenne Joyce. «Ma e un grosso disturbo.»
«Nessun disturbo, sempre meglio che trafficare in cucina per noi. E poi, vado davvero matto per quella pizza. Mai mangiata una migliore.»
«Se proprio insisti, posso telefonare per farla preparare, cosi sara pronta quando arrivi», disse Joyce. «Come la volete?»
«A Melanie non piacciono i funghi», avverti Bodie.
«Al salame?» suggeri Pen. «Meta al salame e meta ai funghi.»
«Per me sta bene», approvo Bodie.
Joyce bevve un sorso di vino, poi usci per andare a telefonare.
«Potresti darmi qualche indicazione per trovare la pizzeria?» domando Bodie.
«Posso fare di meglio», rispose Pen. «Vengo con te e faccio l’ufficiale di rotta.»
«Mi piacerebbe, ma e meglio che resti qui. Melanie potrebbe scendere mentre siamo fuori e offendersi perche siamo usciti senza di lei. Inoltre, esiste l’eventualita che tu debba fare da arbitro.»
Pen corrugo la fronte.
Bodie sbircio sopra la spalla come per assicurarsi che Joyce non tornasse. «Melanie non e rimasta troppo contenta di trovare quell’Harrison. Crede che ci sia sotto una tresca.»
«L’ho pensato anch’io», ammise Pen.
«A ogni modo, non so se Melanie dira qualcosa, ma sarebbe meglio che tu fossi nei paraggi.»
«Hai ragione.»
Bodie si drizzo e bevve l’ultimo sorso di birra. «Allora, come ci arrivo a
«Facile.»
Mentre Pen gli dava le indicazioni, riapparve Joyce con la borsetta in mano. «Hanno detto che sara pronta fra mezz’ora», annuncio.
«Offro io», dichiaro Bodie.
«No, insisto.» Joyce prese dalla borsetta una banconota da venti dollari.
Bodie la rifiuto. «Assolutamente no.» Joyce non insiste.
Quando Bodie se ne fu andato, Joyce osservo: «Sembra proprio un ragazzo a posto».
«Si», confermo Pen. «Direi che Melanie ha scelto bene. Prima frequentava della gente orribile.»
