«Be’…»

«Non c’e bisogno di scappar via», intervenne Joyce. «E poi sono sicura che avrai un sacco di cose da raccontare a tua sorella.»

Pen esito.

«Non vorrai restare sola», le ricordo Bodie.

«No, suppongo di no.» Pen annui a Joyce. «Se non ti dispiace, vorrei riposare anch’io. E stata una notte difficile.»

«Siamo d’accordo, dunque», approvo Joyce con un cenno del capo.

«Vi do una mano per i bagagli», si offri Harrison.

«Non occorre», replico Bodie. «Non abbiamo portato molta roba.»

«Allora io vado», decise Harrison.

Bodie si aspettava che Joyce protestasse. Sembrava che la donna volesse trattenere tutti nella casa. Ma lei si alzo quando Harrison lo fece e disse: «Grazie di tutto. Non so che cosa avrei fatto».

«Chiama, se hai bisogno di me.»

«Lo faro. Grazie ancora.»

«Tornerai a trovare Whit, stasera?» domando Harrison.

Joyce annui.

«Tienimi informato.»

«Certamente.»

«Sono sicuro che tutto si risolvera. Lui non e tipo da arrendersi per cosi poco.»

Si salutarono tutti e Harrison si volto. Joyce non lo accompagno alla porta.

Joyce sporse la testa dalla porta della camera da letto. «Ho messo gli asciugamani puliti in bagno. Se avete bisogno di qualcosa che non riuscite a trovare, fatemi un fischio.»

«Grazie», disse Bodie.

Joyce se ne ando. «Questa era la tua camera?» domando Bodie.

«Un tempo, pero i mobili sono nuovi.»

«Bene. Scommetto che tu non avevi un letto cosi.» Era un letto strano, diverso da quelli che Bodie aveva visto, un letto a una piazza con uno spazio sotto per un secondo letto. Avevano tirato fuori il letto gemello. Joyce aveva mostrato loro come dovevano fare per sollevarlo a livello del primo. «Meno male che non ha pensato di farci dormire separati.»

«Lei sa che vivo con te.»

«Pero, certe persone…»

«Joyce non e mia madre.»

«E simpatica.»

Melanie inarco un sopracciglio. Prese un sacchetto di pelle dalla valigia e annuncio: «Torno fra un minuto».

Bodie sedette sul letto, si sfrego la faccia. Si sentiva debole, con un po’ di nausea. Con il sonno tutto sarebbe passato. E dopo avrebbe affrontato con calma quella faccenda. Stavano succedendo tante cose. Troppe, voleva pensarci con la mente riposata.

Riapparve Melanie.

«Devi usare il bagno?»

«Si.»

«E in fondo al corridoio.»

Lui si alzo lentamente e si chino sulla sua valigia per prendere lo spazzolino da denti e il dentifricio.

«Quando ci passi davanti», suggeri Melanie, «Da’ un’occhiata alla camera matrimoniale.»

Lui fece come gli aveva chiesto. In bagno si lavo i denti, la faccia e uso la toilette. Poi torno.

Melanie chiuse la porta. «Hai visto il letto?»

«Si. C’e qualcosa di speciale?»

«Non era stato rifatto.»

«No.» Le coperte e le lenzuola erano ammucchiate ai piedi del letto. «E con questo?»

«Chi l’ha usato? Peggio ancora: quando?»

«Non lo so.»

«Cerca d’immaginarlo.»

Bodie sedette e si levo le scarpe. Una sensazione meravigliosa, quella di levarsi le scarpe. Non s’era accorto di quanto fossero caldi e indolenziti i suoi piedi. «Non deve essere cosi per forza. Joyce e tuo padre potrebbero essere stati a letto prima di uscire per andare al ristorante.»

«Ne dubito.»

Lui si sfilo i calzini umidi e sospiro. «O forse Joyce ha fatto un sonnellino dopo essere tornata a casa dall’ospedale.»

«E tornata con Harrison. Hanno usato il letto la notte scorsa. Il letto di papa.»

Bodie scosse la testa stancamente. «E ha lasciato il letto sfatto perche tutti lo vedessero?»

«Non sapeva che saremmo arrivati», gli ricordo Melanie.

«Non lo avrebbe lasciato a quel modo. Non se a letto c’era stata con Harrison. Anche se non l’ha rifatto subito, avrebbe trovato un pretesto per riordinare dopo che siamo arrivati. O almeno avrebbe chiuso la porta.»

«Non necessariamente.»

Bodie si strinse nelle spalle. «Se lo dici tu…» borbotto togliendosi la camicia. «Ma io credo che avrebbe fatto di tutto per nascondere la cosa, ti pare?»

«Sei tu che la pensi cosi.»

Lui si slaccio i pantaloni, si alzo e se li sfilo insieme con gli slip. Emerse dagli indumenti e s’infilo fra le lenzuola fresche e morbide.

Diavolo, penso, probabilmente l’hanno fatto. Una sporca faccenda, ma probabilmente l’hanno fatto. Forse lo facevano da parecchio tempo alle spalle di Whit. Oppure Joyce aveva bisogno di conforto, l’altra sera, e Harrison si e sentito obbligato a consolarla.

Melanie si sfilo la camicetta, slaccio il reggiseno. I suoi piccoli seni, piu scuri sui capezzoli, si vedevano sotto la stoffa trasparente.

E Bodie ricordo Pen nell’auto, l’apertura fra i bottoni, gli sguardi furtivi al suo seno.

Provo un certo calore. Le lenzuola si sollevarono fra le gambe, percio si giro sul fianco.

Melanie si slaccio i pantaloni.

«Sai», osservo Bodie, «Pen ci aveva invitato a stare a casa sua.»

«Non ha posto.»

«Ha un letto grande e lei si era offerta di dormire sul divano.»

«Pen non sarebbe stata comoda sul divano.» Melanie appese la camicetta e i pantaloni sullo schienale di una sedia. Poi si volto a guardare Bodie. «Preferivi alloggiare da lei?»

«E tua sorella. E io sono un po’ sorpreso che tu abbia voluto restare sotto lo stesso tetto di Joyce, a giudicare da cio che provi nei suoi confronti.»

«Forse voglio tenerla d’occhio.»

«Dubito che inviti Harrison, con noi in casa.»

«Sgualdrina.» Melanie si levo reggiseno e mutandine. Con addosso soltanto il suo nastro di velluto al collo, si avvicino ai piedi del letto. Bodie la osservo strisciare sul materasso, tirare indietro la coperta e il lenzuolo e coprirsi. Rimase supina fissando il soffitto.

«Credo proprio che Pen desiderasse che restassimo con lei», disse Bodie.

«Allora doveva dirlo.»

«Aveva gia fatto l’invito.»

«Saremmo inciampati l’uno nell’altro in una casa cosi piccola.»

«Non dimentichi qualcosa?»

«Non saprei.»

«Le telefonate.»

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