Io… E ci sarei riuscito solo con l’aiuto della… Scienza titanica… degli Stranieri… Ecco la mia Causa… Tutto… tutti questi morti… Volevo diventare il capo. Il capo!»

S’irrigidi dopo l’ultima parola. Ebbe un ultimo spasimo, poi torno a rilassarsi. Era morto.

Eric rimase a lungo a fissare il cadavere. Aveva come una gran nebbia nel cervello ed era incapace di sentire e di pensare.

Finalmente riusci a scuotersi, si chino, afferro il corpo per le ascelle, e camminando a ritroso lo trascino verso il territorio dei Titanici.

C’era una cosa che doveva fare subito. Il compito che tutti gli abitatori dei cunicoli eseguivano quando qualcuno moriva. Ora, l’espletamento di questo compito riusciva almeno a distrarlo dai pensieri che lo assillavano.

Suo zio era stato un uomo eccezionalmente robusto, e trascinare il suo cadavere si rivelo una fatica immensa. Eric dovette fermarsi di tanto in tanto per riprendere fiato, ma finalmente arrivo alla porta, e fu lieto che, dopo tutto, lo zio Thomas non fosse morto piu lontano da li.

Nella parete accanto alla porta correva una conduttura di acqua potabile, segno che non molto lontano doveva esserci un tubo di scarico. Infatti i Titanici avevano l’abitudine di installare i due condotti pressoche nello stesso posto.

Eric localizzo quello dell’acqua potabile senza difficolta, grazie al continuo, sommesso mormorio che proveniva da un punto sotto il pavimento. Dopo aver cercato un poco scopri la lastra mobile tagliata a costo di immensa fatica da chissa quale generazione dell’Umanita. Dopo averla sollevata vide che vicino al tubo dell’acqua ne correva un altro, enorme, che aveva un giunto scoperto. Aprirlo fu piu difficile che trovarlo. Eric aveva visto piu d’una volta gli anziani compiere quell’operazione, ma non gli fu facile, da solo, esausto com’era, smuovere una pesante piastra di metallo prima verso destra, poi tirarla verso sinistra, infilare le dita sotto la sporgenza e sollevarla al momento opportuno.

Finalmente il giunto si apri e una zaffata dell’incredibile puzzo delle fognature titaniche lo colpi, mentre l’acqua sporca correva turbinosa sotto di lui. Eric tolse allo zio tutti gli oggetti che potevano essergli utili, poi trascino il cadavere verso la cavita, ve lo infilo a fatica, e lo lascio quindi cadere nella corrente che subito lo trascino via. Prima di richiudere il giunto, recito quella parte del cerimoniale per i defunti che riusciva a ricordare, e termino con l’invocazione: «O Antenati, vi supplico di accogliere il corpo di questo membro dell’Umanita, Thomas il Distruggitrappole, guerriero ineguagliabile, famoso capitano di banda, e padre di nove figli.»

Thomas era scomparso per sempre.

Eric chiuse il giunto, rimise a posto la piastra, e si drizzo in piedi.

Adesso era completamente solo. Dai suoi simili un Fuorilegge poteva aspettarsi soltanto una morte lenta per tortura. Non aveva compagni, ne casa, ne fede che lo sostenesse. Le ultime parole pronunciate dallo zio Thomas continuavano a riecheggiargli nel cervello: Volevo diventare il capo.

Era gia abbastanza brutto scoprire che la religione nella quale era cresciuto era solo propaganda atta a conquistare il grado di condottiero, e che la misteriosa Societa Femminile non era capace, come lui aveva invece creduto, di leggere nel futuro. Ma sapere che l’antagonismo di suo zio nei confronti di quelle sciocchezze si era basato unicamente sull’ambizione personale, un’ambizione priva di scrupoli, disposta a sacrificare tutto e tutti pur di essere soddisfatta… Bene, cosa poteva esserci di peggio? Cosa restava nella vita? In che cosa poteva ancora credere?

Suo padre e sua madre erano stati piu ingenui del piu ingenuo bambino dei cunicoli. Si erano sacrificati per che cosa? Per opporre una superstizione a un’altra, per le segrete manovre politiche di qualcuno che voleva contrastare qualcun altro.

Ma lui no. Lui era libero. Scoppio in una risata piena di amarezza. Doveva essere libero. Non aveva scelta: era un Fuorilegge.

Eric si accorse di essere terribilmente stanco. Aveva commesso il Furto, e tornato a casa aveva avuto quell’orrenda sorpresa, era fuggito, aveva trascinato e sepolto suo zio… e non aveva mai dormito.

Si accoccolo accanto al muro e chiuse gli occhi. Ma dormi il sonno del guerriero, coi sensi all’erta e la mente parzialmente desta.

E, in quel dormiveglia, continuo a esaminare alternative, a formulare piani. Quando si rialzo, sbadigliando e stiracchiandosi, era giunto a una decisione.

Fatti pochi passi, si trovo davanti alla porta dei Titanici. Smuovere da solo, dall’interno, la pesante lastra incastrata fu un lavoro molto piu faticoso di quando l’aveva spinta dall’esterno. Alla fine ci riusci, e la depose piano piano per terra. Una volta uscito, non avrebbe potuto richiuderla, ma non aveva alternative, anche se lasciandola aperta sapeva di commettere un terribile delitto sociale. Ma ormai, che importanza poteva avere nella sua situazione?

Davanti a lui si stendeva l’enorme spazio del territorio titanico, illuminato dall’accecante luce bianca. Alle sue spalle c’era il dedalo dei corridoi oscuri, dove una volta aveva vissuto sicuro e felice. Ora non c’era piu sicurezza ne felicita, per lui, in nessun posto.

Con un sospiro, Eric promise a fior di labbro: «Crescero presto, zio Thomas. Diventero un uomo… devo farlo.»

Poi varco la soglia ed entro nel territorio dei Titanici.

PARTE SECONDA

11

La vecchia trappola che Thomas, come voleva il suo nome, aveva distrutto, smantellandola, tanto tempo prima, pendeva ancora inutilizzabile sulla parete opposta.

Ecco, di nuovo, quel candore abbagliante, quello spazio che faceva impazzire per la suavastita.

Eric volto subito a destra e si mise a correre rasente il muro, contando i passi, seguendo lo stesso itinerario percorso in occasione del suo primo Furto. Ansimava per la paura, ma continuava a ripetere a se stesso che li correva gli stessi rischi di qualsiasi altro essere umano che vi si fosse avventurato. Li, tutti gli uomini erano fuorilegge, inseguiti spietatamente, condannati a morte. In territorio titanico, nessuno godeva di privilegi speciali.

Appena ebbe raggiunto l’enorme mobile titanico, svolto a sinistra, correndo sempre. Sussisteva una probabilita che gli Stranieri, o qualcuno di essi, fossero rimasti nel luogo dove li aveva incontrati la prima volta. In questo caso li avrebbe informati di quello che stava succedendo nei cunicoli, e forse loro gli avrebbero permesso di restare con la tribu. Perfino la compagnia di quegli Stranieri effeminati, chiacchieroni, troppo vestiti, sarebbe stata meglio di niente. Pareva che anche quello, come tante altre cose che gli avevano insegnato, fosse inutile e falso.

Mentre stava per entrare nell’andito buio, Eric si fermo. Finora aveva continuato a correre come gli avevano insegnato di fare in territorio titanico: Corri senza guardare intorno, e non fermarti mai. Beh, aveva gia guardato, una volta, durante il Furto, e non gli era successo niente.

Percio si fermo deliberatamente, prima di entrare, e dopo essersi assicurato che non ci fossero Titanici nei paraggi, si piazzo i pugni sui fianchi ed esamino con aria di sfida l’enorme cunicolo. Si, alla prima occhiata faceva sempre un certo effetto, questo doveva ammetterlo. Ma ci si abituava. Col tempo, anche quelle enormi bisacce, quei mobili strani, quel soffitto che si perdeva lontano lontano lassu in alto, avrebbero finito col diventare familiari.

Ci si abitua a tutto ridisse Eric. Basta stare attenti, tenere gli occhi bene aperti e giudicare da se le cose. Si, era deciso a meritarsi sul serio il nome di Eric l’Occhio.

Entro nella struttura, e avanzo con cautela. Se gli Stranieri erano ancora li dentro, forse temevano un attacco, e avrebbero infilzato senza tanti complimenti il primo estraneo, riservando a un secondo tempo le

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