qualunque barca viaggiasse su quelle acque avrebbe interrotto un raggio-spia. Dopo di che, in mancanza di risorse adeguate, un laser avrebbe scavato un foro grande abbastanza da lasciar passare un cane. Io non discuto coi laser: non puoi comperarli, non puoi corromperli. Lasciai perdere l’idea.

Avevo appena smesso di studiare la carta e stavo dando al mio cervello il tempo di assorbire le immagini, quando dal terminale usci la voce di Janet: — Marjorie, vieni in soggiorno. Spicciati!

Mi trasferii molto in fretta.

Ian stava parlando a qualcuno sullo schermo. Georges era spostato di lato, fuori campo. Janet fece cenno anche a me di non entrare in campo. — Polizia — mi disse piano. — Ti suggerisco di sparire immediatamente nel buco. Aspetta che ti chiami io quando se ne saranno andati.

Anch’io sottovoce le risposi: — Sanno che sono qui?

— Non lo sappiamo ancora.

— Assicuriamoci. Se sanno che sono qui e non mi trovano, voi sarete nei guai.

— I guai non ci fanno paura.

— Grazie. Sentiamo un po’.

Ian stava dicendo al viso sullo schermo: — Mel piantala. Georges non e uno straniero nemico e lo sai benissimo. In quanto a questa… signorina Baldwin, hai detto?… perche la cerchi qui?

— Ha lasciato il porto con te e tua moglie ieri sera. Se non e piu con voi, saprete senz’altro dove e andata. In quanto a Georges, oggi come oggi ogni cittadino del Quebec e uno straniero nemico, a prescindere dagli anni che ha vissuto qui o dai club a cui e iscritto. Immagino preferiate farlo arrestare da un vecchio amico che da un agente qualsiasi. Spegni la tua antiarea. Sto per atterrare.

Janet sussurro: — Si, un vecchio amico! E dalle superiori che cerca di venire a letto con me. Sono anni che gli ripeto di no. E viscido.

Ian sospiro: — Mel, e un momento piuttosto balordo per parlare d’amicizia. Se Georges fosse qui, sono certo che preferirebbe essere arrestato da un agente qualsiasi, non farsi portare via da un presunto amico. Per cui torna indietro e fai le cose a dovere.

— Ah e cosi, eh? Molto bene. Vi parla il tenente Dickey. Sono qui per operare un arresto. Disattivate l’antiarea. Sto atterrando.

— Ian Tormey, proprietario della casa. Ho ricevuto la comunicazione. Tenente, avvicinate il mandato d’arresto allo schermo in modo che possa verificarlo e fotografarlo.

— Ian, sei completamente fuori di testa. E stato dichiarato lo stato di emergenza. Non occorre nessun mandato.

— Non ti sento.

— Forse adesso mi sentirai. Attracco alla tua antiaerea e la carbonizzo. Se incidentalmente dovessi dare fuoco a qualcosa, be’, mi dispiace tanto.

Ian apri le mani a ventaglio, disgustato, poi combino qualcosa con la tastiera. — Antiaerea disattivata. — Mise il ricevitore in attesa e si giro verso di noi. — Voi due avete tre minuti circa per infilarvi nel buco. Non potro trattenerlo molto alla porta.

Georges ribatte, tranquillo: — Non mi nascondero in un buco nel terreno. Insistero perche mi siano garantiti i miei diritti. Se mi saranno negati, appena possibile faro causa a Melvin Dickey e lo ridurro in mutande.

Ian scrollo le spalle. — Canadese pazzo. Pero ormai sei cresciuto. Marj, mettiti al sicuro, amore. Non ci vorra molto a sbarazzarmi di lui. Non e sicuro che tu sia qui.

— Se sara necessario scompariro nel buco. Ma non potrei semplicemente aspettare nel bagno di Janet? Quello potrebbe andarsene. Sintonizzero il terminale su quello che succede qui. Va bene?

— Marj, stai facendo la difficile.

— Allora convinci anche Georges a scappare nel buco. Se lui resta, potreste avere bisogno di me. Per aiutare lui e voi.

— Di che diavolo parli?

Nemmeno io sapevo di preciso di cosa stessi parlando. Pero non mi sembrava degno del mio addestramento passare la mano e andarmi a nascondere in un buco sottoterra. — Ian, questo Melvin Dickey secondo me ha brutte intenzioni per Georges. Gliel’ho sentito nella voce. Se Georges non vuole venire con me nel buco, dovrei andare con lui per controllare che Dickey non gli faccia niente. Chiunque finisca nelle mani della polizia ha bisogno di un testimone a suo favore.

— Marj, non potresti mai impedire a… — Risuono una nota profonda di gong. — Porca miseria! E alla porta. Sparisci! E ficcati nel buco!

Sparii. Non mi ficcai nel buco. Corsi nel grande bagno di Janet, accesi il terminale, poi col selettore portai sullo schermo il soggiorno. A volume alzato, era quasi come essere presente di persona.

Entro un galletto tronfio.

Il corpo di Dickey non era piccolo: era piccola l’anima. Dickey possedeva un ego taglia dodici in un’anima taglia quattro, in un corpo grande quasi quanto quello di Ian. Apparve nella stanza con Ian, vide Georges, esclamo trionfante: — Eccoti qui! Perreault, ti arresto con l’accusa di non esserti presentato di tua spontanea volonta alla piu vicina stazione di polizia, in ossequio al Decreto d’Emergenza, paragrafo sei.

— Non ho ricevuto nessun ordine.

— Oh, balle! I notiziari non parlano d’altro.

— Non ho l’abitudine di seguire i notiziari. Non conosco alcuna legge che mi obblighi a farlo. Posso vedere una copia dell’ordine che dovrebbe autorizzarti ad arrestarmi?

— Non cercare di fare il furbo con me, Perreault. Operiamo in condizioni di emergenza nazionale, e io obbedisco. Potrai leggere l’ordine alla stazione. Ian, ti nomino mio vice. Mi occorre aiuto. Prendi qua. — Dickey frugo dietro la schiena con una mano e trovo un paio di manette.

— Mettigliele. Mani dietro la schiena.

Ian non si mosse. — Mel, non fare l’idiota piu del necessario. Non hai nessuna giustificazione per mettere le manette a Georges.

— Col cavolo! Siamo a corto di personale e devo eseguire questo arresto senza assistenza. Non posso correre il rischio che mi combini qualche scherzo mentre torniamo indietro. Sbrigati a mettergli le manette!

— Non puntare quella pistola su di me!

Io non stavo piu guardando. Uscivo dal bagno, superavo due porte, percorrevo un lungo corridoio e arrivavo in soggiorno; il tutto con la sensazione di un movimento immobile che provo sempre quando entro in overdrive.

Dickey stava cercando di tenere sotto tiro con la pistola tre persone, e una di loro era Janet. Non avrebbe dovuto farlo. Lo raggiunsi, lo disarmai, e gli ruppi il collo. Le ossa emisero quello sgradevole scricchiolio che emettono sempre, cosi diverso dal crack secco di una tibia o un radio che si spezzano.

Lo depositai sul tappeto e gli misi accanto la pistola, e mi accorsi che era una Raytheon cinque-zero-cinque, tanto potente da fermare un mastodonte. Ma perche gli uomini con l’anima piccola devono avere grosse armi? Dissi: — Janet, sei ferita?

— No.

— Sono arrivata il piu in fretta possibile. Ian, era questo che intendevo quando ho detto che poteva servirti aiuto. Ma avrei dovuto restare qui. Un soffio, e sarei stata in ritardo.

— Non ho mai visto nessuno muoversi cosi in fretta.

Georges disse piano: — Io si.

Lo guardai. — Si, certo Georges, vuoi aiutarmi a spostare questo? — Indicai il cadavere. — E sai guidare un Vma della polizia?

— Se proprio ci sono costretto, posso provarci.

— Piu o meno sono allo stesso livello anch’io. Sbarazziamoci del corpo. Janet mi ha accennato a dove finiscono i cadaveri anche se non ho visto niente. Un pozzo a lato del tunnel d’emergenza, giusto? Mettiamoci in moto. Ian, appena ci saremo liberati di questo, Georges e io possiamo andarcene. Oppure Georges puo restare e aspettare che passi. Sparito il corpo e il veicolo, tu e Jan potete fare gli indiani. Non ci sono prove. Voi non lo avete mai visto. Pero dobbiamo sbrigarci, se no si accorgono della sua scomparsa.

Jan era in ginocchio a fianco del defunto tenente di polizia. — Marj, lo hai ucciso.

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