Verso il settimo giorno, si era raggiunta una comprensione reciproca sufficiente a intavolare negoziati seri. Il primo ordine del giorno fu di erigere un luogo dove riunirsi. Starsene seduti per terra all’aperto, mentre attorno gli operai lavoravano, non era l’ideale per discutere con calma. Su consiglio di Havig, i Norglani innalzarono una tenda nel mezzo dell’area da colonizzare: li si sarebbero tenute le conversazioni.

Appena la tenda fu eretta, i Terrestri sorrisero di sollievo. Una settimana su quel pianeta, all’aria aperta, li aveva bruciacchiati e mezzo accecati dal sole. Ai Norglani la cosa non dava fastidio. Sudavano, ma la loro pigmentazione li proteggeva evidentemente dai danni della lunga esposizione ai raggi cocenti. Bernard, invece, sembrava un’aragosta. Dominici aveva ormai una bella abbronzatura, ma quasi tutti gli altri Terrestri stentavano a guarire dalle scottature.

Il nono giorno, i negoziati ebbero inizio. Stone, come era stato deciso, avrebbe tenuto le conferenze, e Havig avrebbe fatto da interprete. Bernard avrebbe fatto le osservazioni culturali, e Dominici le analisi, perche i Terrestri potessero arrivare a capire meglio i Norglani. Il Tecnarca aveva scelto i suoi uomini con cura.

Sotto la tenda, era stato sistemato un tavolo di legno grezzo. Da una parte, i Norglani sedevano acquattati sui talloni. Evidentemente non avevano bisogno di sedie. I Terrestri, in mancanza di sedili, adottarono una posizione alla turca.

Havig esordi. «Questo terrestre si chiama Stone.»

Il piu grosso dei tre Norglani si consulto brevemente con i suoi compagni, poi rispose: «Io sono Zagidh. Tu sei Stone.»

Poi segui un lungo conciliabolo tra Havig e il norglano, per stabilire se quelli erano nomi o titoli onorifici. I Terrestri friggevano d’impazienza. Se andiamo avanti di questo passo penso Bernard, come faremo a raggiungere qualcosa di conclusivo? Ma questi sono dei pignoli, che il diavolo se li porti.

Finalmente Havig riusci a soddisfare l’amore di precisione del norglano, e Stone si lancio lungo un tortuoso sentiero verbale, con molto aiuto e correzioni da parte di Havig. Dopo due ore il conferenziere grondava sudore, pero era riuscito a stabilire alcuni punti essenziali:

La Terra era il nucleo di un impero coloniale.

Il Pianeta Norglano, ovunque si trovasse, era a sua volta centro di un’espansione coloniale. Un contatto tra Terrestri e Norglani era dunque inevitabile. E infine, era necessario, seduta stante, stabilire quale parte della galassia dovesse essere riservata ai Norglani e quale ai Terrestri, per la reciproca espansione coloniale.

Zagidh e i suoi compagni studiarono quei quattro punti e mostrarono almeno apparentemente una perfetta comprensione del loro significato. Tra i due Norglani segui una breve ma fervida discussione. Poi il norglano alla sinistra di Zagidh si alzo e lascio la tenda.

Zagidh atteggio il volto alla strana espressione, ormai nota ai Terrestri, che precedeva ogni dichiarazione di una certa importanza.

Lentamente disse: «La questione e seria. Io-noi non avere autorita. Noi-voi non potere parlare ancora. Altri- noi dovere venire.»

Quelle quattro frasi parvero costargli tutte le sue energie. Il norglano resto con la lingua fuori, ansimando come un cane. Poi, lui e l’altro azzurro si alzarono senza aggiungere altro, e uscirono lasciando soli gli sconcertatissimi Terrestri.

8

Era trascorsa una buona mezz’ora da quando i Norglani avevano lasciato la tenda. Qualche «verde» ficcanaso era passato dapprima dinanzi all’apertura per sbirciare i Terrestri, ma i capi «azzurri» li avevano richiamati bruscamente al lavoro e da quel momento i Terrestri non erano stati piu disturbati.

«Evidentemente Zagidh e i suoi colleghi si sono accorti d’essersi imbattuti in una faccenda troppo grossa per loro» disse Bernard. «Immaginate d’essere un amministratore coloniale tutto intento a fare scavare pozzi e costruire case, e che all’improvviso alcuni esseri sconosciuti piovano dal cielo e vengano a dirvi che vogliono discutere sulla divisione dell’Universo. Cosa fareste voi? Vi mettereste a stendere un trattato di testa vostra, o passereste la gatta da pelare all’Arconato con tutta la velocita possibile?»

«Be’, si, naturalmente» ammise Stone. «Saranno andati ad avvertire i loro capi. Ma quanto tempo ci vorra?»

«Se hanno un equivalente del transmat» fece osservare Dominici «ci vorra ben poco. Altrimenti…»

«Altrimenti» concluse Bernard «rischiamo di restare qui per un bel pezzo.»

Tacquero nuovamente. Bernard ando fino all’apertura e guardo fuori. Il lavoro procedeva senza posa. Evidentemente, i Norglani non perdevano tempo, quando cominciavano a costruire una colonia.

Non si poteva fare altro che aspettare. Bernard era accigliato. Quella spedizione si stava risolvendo soprattutto in un corso accelerato di pazienza. Laurance e i suoi uomini sedevano tranquillamente in un angolo. Non essendo partecipanti attivi ai negoziati, si limitavano a lasciare scorrere i minuti, senza scomporsi. Havig, col suo autocontrollo neopuritano, non mostrava alcun segno d’impazienza.

«Nessuno ha portato con se i dadi, per caso?» chiese Dominici. «Se non altro potremmo fare una partita.»

«Offendereste Havig» osservo Stone. «I Neopuritani non approvano il gioco d’azzardo.»

Il linguista sorrise verde. «Queste osservazioni meschine mi stancano, sapete? Io vivo a modo mio, pero non ho mai preteso che voi facciate come me.»

Bernard strinse le labbra. Si accorse d’invidiare il glaciale autocontrollo di Havig. Se non altro il linguista era capace di starsene seduto, calmo quasi quanto gli astronauti, ad aspettare che le ore trascorressero nell’incertezza.

Ormai erano passate tre ore da quando i Norglani erano usciti bruscamente dalla tenda. Era gia pomeriggio inoltrato, e un caldo insopportabile ardeva nella vallata, ma i «verdi» continuavano a lavorare senza mostrare stanchezza. Dentro la tenda, l’aria si era fatta quasi irrespirabile, e per ben due volte Bernard dovette vincere la tentazione di ingurgitare quello che restava della sua borraccia. Invece doveva razionare il liquido prezioso. Una goccia ogni quarto d’ora, tanto per mantenere umida la gola arsa.

«Aspetteremo fino al calare del sole» disse Laurance. «Se non si faranno vivi per il tramonto, ce ne torneremo alla nave, e domattina verremo qui di nuovo. Che ne pensate, dottor Bernard?»

«Mi sembra un’ottima idea» disse il sociologo. «Il tramonto e l’ora piu logica per interrompere una riunione. Se ce ne andiamo a quell’ora, non avranno alcun motivo di ritenersi insultati.»

«E per l’insulto che e stato fatto a noi?» chiese Dominici indignato. «Quei maledetti musi celesti se ne sono andati senza una parola di scusa, e ci hanno lasciati qui ad arrostire per tutto il pomeriggio! Perche diavolo dovremmo preoccuparci tanto della loro suscettibilita, visto che loro…»

«Perche siamo Terrestri» rispose asciutto Bernard. «Forse loro non hanno un concetto della cortesia uguale al nostro. Forse il loro comportamento di oggi viene considerato come la cosa piu normale nell’ambito delle loro convenzioni. Non possiamo giudicarli secondo le norme del nostro comportamento.»

«Voialtri sociologi pensate sempre che nessuno possa essere giudicato secondo la norma» si ribello seccato Dominici. «Tutto e relativo, vero? Non esistono regole assolute, a sentire voi. Solo degli schemi individuali di comportamento. Bene, io vi dico…»

«Zitti» intervenne Laurance. «Sta arrivando qualcuno.»

La tenda si apri ed entrarono tre Norglani. Il primo era Zagidh. Dietro di lui stavano altri due Norglani di statura imponente, dalla pelle di un colore intenso, tra il viola e il bluastro. Erano paludati in complicatissime tuniche incrostate di gemme, e tutto il loro aspetto era molto regale. Zagidh si accuccio nella solita posizione acquattata sui talloni. I nuovi venuti rimasero in piedi.

Facendo smorfie a piu non posso, Zagidh annuncio: «Due… Kharvish essere venuti da Norgla. Parlare. Voluto tempo… imparare parlare terrestre. Loro-noi volere parlare con voi.»

Zagidh, sempre acquattato, se ne usci dalla tenda. I due grossi Norglani si acquattarono a loro volta, con movimento simultaneo, nella posizione favorita.

I Terrestri li guardarono a disagio. Bernard si mordeva il labbro inferiore. Quelli erano Norglani importanti, accipicchia.

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