maschera di Havig.
«Non capite a che cosa sta pensando?» mormoro sottovoce a Dominici e a Stone. «Sta pensando d’essere stato un brav’uomo tutta la sua vita, d’avere pregato, lavorato, obbedito alle leggi del suo Dio. Ha venerato il Signore come pensava che andasse adorato. E… e poi gli succede questo. Smarrirsi quaggiu, a bilioni e bilioni di chilometri dalla sua casa, dalla sua chiesa, dalla sua famiglia. Moglie, figlioli, tutto sparito… e perche? E questo che l’ha stravolto, che gli fa smarrire la ragione. Non sa spiegarsi il perche.»
Havig si alzo e mosse qualche passo in avanti barcollando, con gli occhi vitrei, le guance chiazzate di rosso.
«Prendetelo!» urlo Dominici terrorizzato. «E fuori di se! Fermatelo!»
Senza esitare un solo istante, gli furono addosso in tre. Bernard e Stone afferrarono Havig per le lunghe braccia smisurate. Dominici, alzandosi praticamente sulla punta dei piedi, riusci a posargli le mani sulle spalle gracili. Insieme, e usando tutta la loro forza, lo costrinsero a ricadere sulla cuccetta e ve lo tennero ben stretto.
Gli occhi di Havig mandarono lampi di indignazione selvaggia. «Lasciatemi andare! Togliete quelle mani dalla mia persona! Vi proibisco di toccarmi, capito?»
«State giu e calmatevi» ordino Bernard. «Su, Havig, rilassatevi. Non fate cosi.»
«Tenetelo d’occhio» disse Dominici.
Ma Havig ormai non faceva piu resistenza. Fissava il pavimento e borbottava con voce meditabonda: «Ho commesso qualche grosso peccato, per forza, altrimenti perche mi sarebbe accaduto questo? Perche Lui mi ha abbandonato. Perche ci ha abbandonati tutti?»
«Non siete il primo a farvi questa domanda» disse Dominici. «Consolatevi, siete in buona compagnia.»
Quell’osservazione blasfema in un momento simile irrito Bernard per ragioni che lui stesso non riusciva a spiegarsi. «Tacete, idiota» disse fra i denti. «Volete farlo impazzire del tutto? Andate a prendermi un sedativo, invece.»
«Devo averlo offeso in qualche modo senza saperlo» continuo Havig. «Ed Egli mi ha tolto la Sua luce. Mio Dio, perche ci hai abbandonati?»
Bernard avverti un’onda di pieta e di compassione cosi intense da rimanerne quasi sbalordito. Quell’uomo, un tempo, lui l’aveva disprezzato giudicandolo un fanatico del misticismo, l’aveva attaccato a mezzo della stampa usando termini che adesso riconosceva come meschini e poco leali, e adesso gli ispirava tanta pieta, e proprio perche lo scudo della fede che l’aveva protetto stava per infrangersi.
Chinandosi su Havig, disse bruscamente: «Avete torto, Havig. Non siete stato abbandonato. Questa e una prova, una prova per la vostra fede. Dio vi manda delle tribolazioni, ma dovete ricordarvi di Giobbe. Havig, ricordate: Giobbe non perse mai la sua fede.»
Gli occhi di Havig s’illuminarono, un lieve sorriso si fece strada attraverso tanta disperazione. «Si, forse… Una prova per la mia fede, e anche per la vostra. Come Giobbe, si. Ma come possiamo superarla? Smarriti qua fuori… Forse Dio ha distolto il Suo sguardo da noi, forse…» Havig tacque, e le lacrime presero a rotolargli lungo le guance scarne.
Havig guardava Bernard con aria implorante, mentre tutta la sua forza di volonta lo abbandonava.
Allungando la mano dietro di se, Bernard prese abilmente la siringa-spray dalle mani di Dominici e l’applico con destrezza contro una vena del sottile braccio di Havig.
Poi premette il pulsante, iniettando istantaneamente il fluido. Havig mormoro qualche parola incomprensibile e rabbrividi, gli occhi gli si appannarono. Qualche istante, e i suoi nervi si rilassarono: finalmente il Neopuritano scivolo nel sonno.
Bernard si sollevo, asciugandosi la fronte madida di sudore. «Poveri noi! Non m’aspettavo proprio una cosa del genere.»
«Pazzo. Completamente pazzo» dichiaro Stone. «Come e possibile che una persona dal sistema nervoso cosi instabile venga mandata in una missione come questa?»
Bernard scosse la testa. «Havig non ha i nervi instabili, nonostante la scena di poco fa.»
«E allora, come la spiegate?»
«E perfettamente comprensibile, direi. Havig ha costruito tutta la sua vita attorno a convinzioni ben radicate. Lui le ha vissute le sue convinzioni, non si e limitato a predicarle. Chiamatelo fanatico, se volete, certo io di epiteti gliene ho affibbiati anche troppi. Bene, adesso, improvvisamente, tutto viene messo in discussione. Per una volta, Havig non e riuscito ad attribuire la sua avventura alla volonta di Dio, e quindi a sopportarla stoicamente. E rimasto a corto di spiegazioni. E questo l’ha sconvolto.»
«Stara bene quando si svegliera?» chiese Dominici. «Oppure tornera nello stato di adesso?»
«Secondo me, stara benissimo. Lo spero, almeno. Gli ho iniettato una dose abbastanza forte da tenerlo quieto per ore. Probabilmente, quando l’effetto della droga passera lui avra superato la crisi.»
«Se gli piglia un’altra crisi isterica» disse Stone «dovremo imbavagliarlo. Oppure tenerlo sempre sotto droga, per il bene suo e nostro.»
«Sono certo che riacquistera il suo equilibrio» disse Bernard. «E troppo solido, di fondo, per mettersi a dare i numeri.»
«Mi pare di ricordare che proprio voi l’avevate definito un mattoide» disse Dominici. «Non starete dando i numeri anche voi, per caso?»
«Forse adesso riesco a capire meglio Havig e le sue convinzioni» rispose Bernard senza scomporsi. «Be’, sara quel che sara. In ogni modo, quando si sveglia, dobbiamo continuare a insistere sul tema di Giobbe. Se riusciamo a inculcargli quell’idea, diventera una torre di forza, e non ci sara pericolo di nuove crisi.»
«Giobbe? Che roba e?» chiese Stone.
«Una figura tolta dai libri della religione Giudaico-Cristiana» spiego Bernard. «E una storia piuttosto bella, a pensarci bene. Racconta che il diavolo aveva fatto una scommessa con Dio, affermando che questo Giobbe avrebbe perso la fede se fosse stato sottoposto a una prova. Cosi gli fu permesso di inviare a Giobbe ogni genere di pestilenze e di calamita. Tutte cose al cui confronto perdersi nello spazio e un’avventuretta senza importanza. Ma Giobbe tenne duro ugualmente, e non perse mai la sua fede nemmeno nei momenti peggiori. E alla fine…»
La porta della cabina si apri. Entro il Comandante Laurance, seguito da Clive e da Nakamura.
«Che diavolo sta succedendo qua dentro?» chiese Laurance. «Abbiamo sentito delle grida, poco fa.»
«Havig aveva perso la trebisonda» rispose Dominici.
«Cosa?»
«Be’, non e niente di tragico» disse Bernard. «Ha soltanto avuto una specie di collasso nervoso, e per un momento ha perso il controllo.»
«Ha fatto dei danni?»
«No» disse Bernard. «Siamo riusciti a inchiodarlo subito alla sua cuccetta. Adesso e sotto l’effetto di un sedativo, e penso che al risveglio si sentira benissimo.»
«Da prua sembrava come minimo un ammutinamento» disse Clive. «Pensavamo che vi foste accapigliati, che voleste farvi la pelle l’un l’altro.»
«Stara benissimo» ribadi a voce alta. «Che novita ci portate da prua? Siete riusciti a stabilire dove siamo? O e un’informazione riservata?»
Laurance gli scocco un’occhiataccia. «Nuvola Magellanica Maggiore.»
Dominici alzo la testa. «E sicuro?»
«Sicurissimo» dichiaro Laurance. «Abbiamo individuato la S Doradus, luminosa come un faro. E alcune RR Lyrae variabili delle quali siamo abbastanza sicuri. Dal tipo di popolazione stellare, una quantita di Cefeidi, molte stelle O, B e K supergiganti, c’e senz’altro da credere che siamo nelle Magellaniche.»
«E astri di tipo Sole» chiese ansiosamente Stone. «Ne avete trovati, si o no? Quelli di tipo diverso non sono adatti per tentare atterraggi sui rispettivi pianeti, vero?»
«Di questo non credo che dovremo preoccuparci molto» rispose Laurance, con un sorriso nervoso.
«Come sarebbe a dire?» salto su Dominici.
«Sarebbe a dire che, a quanto pare, la cosa non dipende piu da noi» replico Laurance.
Per la prima volta, Bernard si rese conto di cio che avrebbe dovuto comprendere dal primo momento, salvo che era proprio una cosa alla quale nessuno avrebbe pensato. Si accorse tutt’a un tratto che i cinque ufficiali
