avevano lasciato la cabina di comando contemporaneamente. Un fatto del genere non si era mai verificato in tutto il viaggio. Eppure Laurance, Clive e Nakamura erano li, mentre Peterszoon e Hernandez stavano subito oltre la soglia. E se nella cabina di comando non c’era nessuno…
«Che cosa sta succedendo?» chiese Bernard, preso improvvisamente dal panico. «Chi sta governando la nave?»
«E quello che vorrei sapere anch’io» disse Laurance. Si avvicino allo schermo. «Circa mezz’ora fa, qualche misteriosa forza esterna ha preso la nave in sua balia. Non abbiamo potuto in nessun modo liberarci dal suo raggio di attrazione. Siamo trascinati da una mano invisibile, si direbbe verso quel sole giallo lassu.»
12
Giu. Giu. Precipitarono attraverso il buio. Oltrepassarono soli scintillanti, trascinati come un giocattolo inerte… A bordo della VUL-XV, nove uomini aspettavano, nell’assoluta impotenza.
I comandi erano bloccati. I reattori non funzionavano, gli stabilizzatori erano fuori uso, gli indicatori di velocita non davano segno di vita. Non era nemmeno possibile eseguire la conversione in propulsione Daviot-Leeson e scivolare nell’iperspazio.
Niente da fare. Solo aspettare.
In silenzio. Che dire, del resto? Cio che stava accadendo andava oltre la comprensione, oltre la ragione. E soprattutto oltre ogni possibilita di azione.
«Supponiamo l’esistenza di un enorme campo magnetico» arrischio Dominici. «Qualcosa come cinquanta trilioni di gaus… un campo di un’intensita tale che non riusciamo nemmeno a concepirla. Il campo magnetico dell’intera costellazione, per esempio. E noi, in trappola, completamente in sua balia.»
«I campi magnetici non interferiscono con i getti di un’astronave» obietto Bernard. «Non immobilizzano i comandi. Nemmeno un campo del genere di quello che voi avete postulato. C’e dell’intelligenza dietro tutto questo, direi… e forse si tratta di un’intelligenza tanto superiore alla nostra quanto il vostro immaginario campo magnetico e al di la di tutto cio che e stato fisicamente misurato finora.»
Sulla cuccetta, Havig si mosse, mormorando parole incoerenti. Poi si riaddormento, senza aver ripreso conoscenza.
«A che velocita ci muoviamo?» chiese Stone.
Il Comandante Laurance rialzo la testa di scatto. «Non lo so. Pero, andiamo velocissimi. I ragazzi stanno cercando di calcolarla alla meglio. Direi che stiamo andando a una velocita molto vicina a quella della luce.»
«E senza accelerare» disse Nakamura. «Questa e la cosa piu sbalorditiva.»
La conversazione langui di nuovo.
Sullo schermo, le stelle correvano loro incontro a velocita incredibile, svanendo immediatamente. L’ipotesi di Laurance era esatta: l’astronave si dirigeva verso un sole giallastro che ingigantiva a ogni istante.
Avanti e avanti. Un’ora di quel viaggio involontario era gia trascorsa, ne passo una seconda, e una terza. Hernandez riferi d’aver calcolato la velocita, regolandosi in base all’effetto doppler, a nove virgola sei decimi rispetto a quella della luce. Il che significava che stavano viaggiando alla velocita estrema dell’Universo normale… senza alcuna fonte di velocita apparente.
Era incredibile.
Non aveva senso.
Continuo a non avere senso per altre tre ore. Nel frattempo, Havig si era svegliato. Il linguista si rialzo a sedere sulla cuccetta, scuotendo la testa.
«Cosa…»
«State meglio, Havig?»
«Cosa succede? Mi guardate tutti in modo cosi strano! E accaduto qualcosa?»
«Niente di particolare» lo rassicuro Bernard. «Eravate un po’ sconvolto e vi abbiamo dato un tranquillante. Vi sentite piu calmo, ora?»
Havig passo la mano tremante sugli occhi. «Si… calmissimo. Sto cercando di ricordare. Ah, si, sono stato assalito dal terrore… Scusatemi tanto. Ah, Bernard, voglio ringraziarvi per avere tentato di confortarmi. Siete stato molto generoso, e ammiro lo sforzo che avete dovuto fare. L’analogia con Giobbe… si, era proprio un esempio adatto…»
«Sembrava adatto anche a me» confesso Bernard.
Havig sorrise. «Immagino che si possa mantenere il controllo dei propri nervi solo fino a un certo punto, e poi le forze cedono… anche se uno e forte, o crede di esserlo. Mi sono comportato come un debole, come un codardo. Eppure, per me e stata un’esperienza interessante. Mi ha dimostrato che la mia fede non e inamovibile, puo sempre essere messa alla prova. Puo venire scossa, anche brutalmente, ma non distrutta. Ora vedete, come vedo io, che a volte Dio puo allontanarci i Suoi doni e la Sua grazia per il nostro stesso interesse, anche se noi possiamo non intuire i Suoi propositi? Giobbe non li intuiva, pero obbedi. Cosi avrei dovuto fare io, se non avessi avuto un attimo di debolezza. Ma sono uscito dalla prova piu forte di prima. Sono queste prove che ci confermano…» Havig s’interruppe, sorrise impacciato. «Ma io non devo trasformare i miei ringraziamenti in una specie di conferenza. Vi prego di considerare con indulgenza la scena alla quale vi ho fatto assistere senza volerlo.»
«Non ci pensate piu, Havig» disse Dominici. «A turno, ciascuno di noi ha perso il controllo dei nervi. Voi avete sopportato tutto con piu pazienza degli altri, e alla fine anche la reazione e stata piu violenta.»
Havig assenti. «Si. Pero grazie, grazie lo stesso. Ma c’e qualcosa che non mi dite, qualcosa di nuovo che si e verificato mentre dormivo. Lo vedo dalle vostre espressioni. Sembrate cosi pallidi, cosi spaventati…»
«Sara meglio dirglielo» disse Dominici.
«Coraggio» disse Stone.
Con la massima concisione possibile, Bernard spiego la nuova situazione. Havig ascoltava attento, accigliandosi sempre piu ad ogni nuovo particolare.
«E cosi, la nave e fuori del nostro controllo» concluse bruscamente Bernard. «Questa, piu o meno, e la situazione. E non possiamo fare altro che aspettare pazientemente. Se mai c’e stato un momento in cui era necessario tutto il vostro stoicismo Neopuritano, e questo.»
«E adesso dobbiamo mostrarci tutti molto coraggiosi» dichiaro Havig con fermezza. «Dobbiamo convincerci che cio che ci e stato destinato, lo e per il nostro bene, e quindi non abbiamo niente da temere.»
Bernard annui. Ora cominciava a intravvedere il vero Havig; un uomo un po’ cupo e austero, d’accordo, ma sempre un individuo che Barnard poteva rispettare, nonostante gli atteggiamenti ascetici. Rispettare, anche senza condividere i suoi punti di vista. C’era qualcosa di veramente solido in Havig. Quell’uomo non si serviva delle sue convinzioni come di una gruccia che lo aiutasse a zoppicare lungo il cammino della vita, ma come di una guida che lo mettesse in grado di affrontare l’esistenza in modo franco e coraggioso. E Bernard si rendeva conto che, prima di affrontare quel viaggio, non sarebbe mai stato capace di ammettere una qualita del genere in Havig.
Dominici bisbiglio rivolto a Bernard: «Aveva ragione riguardo a quella storia di Giobbe. Gli fa bene, lo aiuta a venirne fuori.»
«Ne e venuto fuori, ormai» disse Bernard. «E piu in gamba di quanto pensassimo.»
Per un’altra ora la corsa continuo, tanto che parve dovesse durare per sempre, che l’astronave dovesse rimanere in eterno in caduta libera: come la caduta di Lucifero verso l’inferno… o verso quel sole giallo che sembrava fosse la destinazione della VUL-XV.
Gli uomini a bordo si costringevano a ignorare la situazione. Tanto, che senso aveva preoccuparsi?
Nakamura preparo la cena. Mangiarono tutti, senza entusiasmo.
Clive tiro fuori un sintetizzatore sonoro e suono vecchi motivi, accompagnandoli con voce un po’ roca e nasale che tuttavia aveva una strana qualita artistica. Bernard, affascinato, ascoltava le parole delle canzoni: molte erano nei vecchi linguaggi delle nazioni della Terra, i linguaggi sepolti del medioevo antico, e i brani che il sociologo riusciva ad afferrare erano deliziosi, mettevano una grande nostalgia.
