Albero della Cuccagna nel mezzo del prato. Torrenti di energia ne discendono, stordendoli; Serifice ne stringe uno, Hanmer un altro, e cosi Ninameen, Ti, Bril, Angelon. Lo sferoide, pur sembrando in apprensione, permette al flusso lucente di penetrare nella sua gabbia. Clay esita per un momento. Poi afferra un baleno, e percepisce una sensazione familiare: quella sensazione di carne che si dissolve che ha provato quando Hanmer l’ha preso, molto tempo prima, e l’ha trasportato da un pianeta all’altro; ma adesso e senz’altro piu intensa. Stanno salendo, lui, Hanmer, Serifice, Angelon, tutti loro, diventano una sola fiamma, salgono guizzando e puntano verso i cieli, e quasi istantaneamente sono al di fuori dell’atmosfera della Terra. Vede il pianeta che gira sonnolento sotto di lui, avvolto in strati di luce azzurra. Una zona di luce diurna si sposta sulla superficie; minuscole particelle risplendono in quel raggio. Gli altri mondi persi nel cielo si muovono e ruotano musicalmente seguendo il proprio cammino. Lui vorrebbe visitare ancora una volta Giove, arrendersi alla sua forza possente. Sogna di nuotare nel nebbioso Nettuno. Ma non sono previste fermate in questo viaggio, come presto scopre. I pianeti si allontanano veloci e si perdono in lontananza, semplici punti nella notte, poi neanche piu quello. Piange, a questa perdita dei mondi; le sue lacrime scorrono libere e si perdono splendenti in tutto il firmamento, e girano ancora piu rapidamente, raccogliendo sempre piu energia cinetica, risucchiando energia dalle radici della galassia mentre si muovono nella notte, e una dopo l’altra prendono fuoco e bruciano con una luminosita improvvisa. Assumono lo splendore chiaro e autosufficiente dei soli: ha creato una costellazione rutilante. — Si — dice Hanmer mormorando da un punto vicino. — Siamo qui.

Si raccolgono, tutti quanti, di fronte al volto congelato dell’universo.

Vorrebbe aver studiato l’astronomia. Queste stelle non hanno etichette! Come fara a sapere quali sta visitando? Cos’e quella terribile sfera rossa, incastonata in un’enorme conchiglia in espansione di gas sottili? Cos’e quel fiero raggio blu, che lacera lo spazio con il suo enorme flusso energetico? Quell’ammasso di polvere rutilante? Quel massiccio corpo biancastro? Quell’occhio arancione malato? Questo sole triplo? Quella nuvola di luminosita speculare? — I loro nomi? — chiede. — Sapete dirmeli? — E qualcuno (Hanmer?) risponde: — Uovo, Foglia, Labbro, Raggio, Sangue, Mare e Strisce. — Clay protesta: — No, no. I loro vecchi nomi. Sirio, Canopo, Vega, Capella, Arturo, Rigel, Procione, Altair, Betelgeuse, Spica, Deneb, Aldebaran, Antares… — Ma loro gli danno altri nomi, indicando eccitati i globi di energia: — Calderone. Sottile. Primo. Piatto. Pietra. Cieco. — Clay rifiuta ancora una volta quei nomi. Si sente preda di profonda frustrazione. Dove si trova? Che sono queste stelle? Beta Lyrae! Tau Ceti! Epsilon Aurigae! Gamma Leonis! Rimane sospeso nello spazio con le stelle che scintillano nella parete oscura davanti a lui. Riesce a toccarle, puo accarezzarle, ma non sa dar loro un nome.

Qui ce n’e una gialla come il suo sole, ma mostruosa, comprende enormi ore-luce di spazio.

Qui c’e un globo blu senza pianeti che invia onde selvagge di energia dirompente nell’oscurita. Qui c’e un gigante rosso che raccoglie dolcemente un centinaio di mondi orbitanti intorno a se. E qui. E qui. E qui. Stelle morte. Stelle nane. Stelle doppie. Stelle che esplodono. Stelle consumate. Stelle timide. Stelle polverose. Comete. Meteore. Nebulose. Asteroidi. Lune. Da una parte appaiono stelle sfilacciate. Dall’altra stelle che eseguono una febbrile danza doppia. Qui ci sono stelle in collasso. Qui stelle in collisione. Dove finisce l’universo? Qual e il colore della terra che si stende al di la di queste pareti? Quale lingua parlano, laggiu? Quali vini bevono?

Il cosmo e pieno di toni discordanti che giungono da ogni parte e lui attraversa, confuso, interi parsec in pochi momenti, intontito dal violento clangore di queste stelle che giostrano senza nome. Ognuna canta con la propria tonalita e chiave risonante. Ognuna crea una serie privata di scale. Non esiste armonia. Non esiste ordine. Non esiste motivo. E perso, privo di aiuto, indifeso, intontito, disorientato, rimpicciolito.

Hanmer, sempre tranquillo, dice: — Adesso c’e la Melodia dell’Oscurita.

Inizia. Uno sforzo supremo, difficile, ma necessario. Clay sente che gli altri si stringono intorno a lui, lo abbracciano, scambiano sostanze con lui: non e una cosa che possa essere fatta con uno sforzo individuale. Fonde la sua forza con la loro. Cominciano a organizzare le stelle. I clangori e i colpi e i sibili e gli swoosh e i bong e gli smash delle energie casuali che si propagano liberamente devono essere sintonizzati. Lavorano pazientemente per sintonizzare le frequenze disarmoniche. Modificano e sistemano i colori contrastanti. Rinforzano le vibrazioni piu deboli e classificano gli ammassi di radiazioni disordinate. Il lavoro e lento e difficile, ma contiene in potenza l’estasi. Il nemico e l’entropia; portiamo guerra in questo territorio, e prevaliamo. La! Adesso le file splendenti prendono forma! Adesso l’ordine esce dal caos! Non e ancora finito: sono necessari interventi piu delicati. Una manipolazione qui, una trasposizione la. Si sentono ancora poche dissonanze gorgoglianti. E poi ci sono gli elementi ribelli: non tutti tengono volontariamente il loro posto, e alcuni ripiombano nella casualita quasi immediatamente dopo aver ricevuto una disposizione ordinata. Ma ascoltate! Ascoltate! Le melodie stanno emergendo, adesso! La sintonia e piacevole, erotica; le scale sono elusive, ma convincenti, con molte sinfonie gradevoli, molti intervalli rilassanti. L’organo cosmico suona la sua musica. Noi siamo i martelletti, loro sono lo xilofono, ascolta la musica! I tintinnii, gli scampanellii; i tremolii, i bagliori; l’universo che si muove serenamente sulla sua struttura, il cosmo in armonia.

Adesso Clay rimane immobile e rapito di fronte alle stelle musicali.

Il loro fuoco e freddo. La loro epidermide e soffice. La loro musica e pura e fresca.

E noi siamo i figli dell’uomo, i sintonizzatori dell’oscurita.

Alza gli occhi alle stelle e le saluta. Saluta Fomalhaut, Betelgeuse, Achernar, Capella, e Alphecca; Mirzan e Muliphe, Wezen e Adhata; Thuban, Polluce, Denebola, Bellatrix; Sheliak, Sulaphat, Aladfar, Markab; Muscida, Porrima, la stella Polare, Zaniah; Merak, Dubhe, Mizar, Alcaid. Saluta El-rischa, Alnilam, Ascella, e Nunki; trae gioia da Al-gjlebba, Al-geiba, Mebsuta, Mekbufa; sente armonia venire da Mira, Mimosa, Mesarthim, Menkar. Tutti i soli cantano in uno splendido unisono: Safalmalik, Sadalsud, Sadachbia, Saqsakib akma; Regolo, Algol, Naos, Ankaa. Si unisce anche lui alla canzone. Guardate, dice loro, io sono qui sospeso nello spazio, io che sono uomo nato di donna, che sono avanzato e ho lottato e ho imparato a stare eretto; io che porto i figli nell’utero, io che posso vivere sessanta e poi dieci anni, io che ho sofferto e ho conosciuto il dolore e sono stato solo. Io mi levo di fronte alle stelle. Io creo melodie per loro. Io il vagabondo del passato perduto, io l’esule, io la vittima: eccomi qui. Con i miei compagni. Con i figli dell’uomo. Dunque, sono davvero cosi piccolo? Sono cosi debole? Cantate! Riempite l’universo di tuoni! Adesso, ottoni, flauti, corde, percussioni! Adesso e adesso e adesso e adesso!

Si estende attraverso il cosmo da una parete all’altra. Ride. Ruggisce. Gioca con i soli. Fischia. Singhiozza. Urla il proprio nome. Esulta.

E le stelle in sintonia esultano con lui.

E Hanmer dice tranquillamente, quando arriva il momento: — E fatta. Adesso torniamo.

15

— La morte — ricorda a Serifice. — Parlamene. L’hai promesso. Tutto.

— Era pace — dice lei. — Era essere vuoti. Era come un sonno profondo.

Si cullano in un lago di miele oscuro, tutti e sette. Manca solo lo sferoide, perche non e riuscito a tornare dal viaggio verso le stelle. Il miele sgorga da grandi alberi contorti le cui corone di foglie scendono verso il basso sotto il peso dell’elisir che contengono. Entra negli Sfioratori attraverso la pelle, aumentandone il bagliore luminoso. Clay di tanto in tanto ne assaggia qualche goccia; il miele gli chiude le orecchie. Tutti gli Sfioratori adesso sono femmine tranne Hanmer, che nuota con bracciate virili lungo i bordi del lago.

Clay dice: — Hai visto qualcosa, la? Eri consapevole di qualcosa intorno a te?

— Vuoto.

— Ma sapevi di essere esistita da qualche parte.

— Sapevo di non esistere.

— Che cosa sentivi?

— Sentivo di non sentire.

— Non potresti essere piu precisa? — chiede Clay, leggermente esasperato. — Voglio sapere com’era.

— Muori e vedrai — suggerisce Serifice.

— Muori e vedrai — mormora Ninameen. — Muori e vedrai — dice Ti. — Muori e vedrai — da Angelon; poi Bril: — Vedi e morirai. — Ridono tutti. Hanmer dice: — Noi tutti moriremo. Noi tutti vedremo.

— E dopo un po’ tornerete indietro?

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