di trovare delle armi, prima che entri da me.
— Lo faremo comunque, signore. Adesso e la procedura normale.
— Bene. Ma voglio che sia lei uno dei tre. E si assicuri che i suoi due compagni siano gente che sa tenere la bocca chiusa. Non voglio 'nessuna' fuga di notizie su questo fatto.
— Bene, signore.
— D'accordo. Si presenti alle dieci e cinquanta. Verso le undici e un quarto, io schiaccero il pulsante che aziona l'apertura della porta, e desidero che lei e i suoi uomini facciate irruzione nell'ufficio, arrestiate il mio ospite, e lo gettiate nella piu profonda segreta che riuscirete a trovare. E che lo lasciate laggiu. Se Martinez vuole sapere cosa sta succedendo, gli dica che mi assumo io tutte le responsabilita.
Keeler parve vagamente perplesso, ma si limito ad annuire: — Prima lo perquisiremo, poi gli permetteremo di parlare con lei per quindici minuti. Poi, al segnale entreremo e lo porteremo via. Capito.
— Quest'uomo e un pericoloso cospiratore anti-Poppy. Si assicuri che venga drogato, prima di uscire dal mio ufficio. Non voglio che faccia rumore.
L'intercom ronzo.
— Gli uomini della sezione comunicazioni hanno un messaggio per lei, signor Walton.
Congedo Keeler e si mise in contatto con la sezione delle comunicazioni, e disse: — Parlate.
— Da McLeod, signor Walton. L'abbiamo appena ricevuto. Il messaggio dice: 'Arrivero a Nairobi il 18, e saro nel suo ufficio con l'ambasciatore dirnano il mattino dopo, se l'ambasciatore si sentira di intraprendere il viaggio. Altrimenti potra venire lei a Nairobi?' Fine del messaggio.
— Gli risponda di si, se sara necessario.
Diede un'occhiata all'orologio. Le nove e diciassette. La giornata sarebbe stata congestionata, a quanto pareva dagli auspici.
Fred doveva arrivare alle undici.
16
Hervey si fece vedere alle dieci e tre minuti, e aveva un sorriso che gli arrivava alle orecchie. Diede un voluminoso incartamento di documenti a Walton, continuando sempre a sorridere.
— Ho nelle mie mani il giornale piu potente del mondo — disse Hervey. Getto i documenti, con aria noncurante, sulla scrivania di Walton, e rise. — Sono tutte tue. Cinquantuno per cento. L'ho detto a Murlin poco prima di andarmene, stamattina. E diventato violetto.
— Che cosa ha detto?
— Che cosa 'poteva' dire? Gli ho chiesto con grande disinvoltura se sapeva per caso dov'era la maggioranza assoluta del pacchetto azionario del
— E tutto qui, eh? Ottimo lavoro. Ti faro avere la percentuale entro mezz'ora, a meno che tu non abbia molta fretta.
— Oh, non correre troppo — disse Hervey. Si passo un dito all'interno del colletto. — C'e un paio di ragazzi della sicurezza la fuori, sai? Sono davvero accurati. Accidenti, se sono accurati!
— Sto aspettando un assassino per le undici — disse in tono leggero Walton. — I ragazzi sono sul chi vive, capisci?
— Oh? Un amico molto vicino?
— Un parente — disse Walton.
Fred arrivo puntualmente alle undici. Alle undici Walton aveva gia messo in moto la macchina che lo avrebbe portato a impadronirsi completamente del
Il primo passo era stato quello di chiamare Horace Murlin, per confermargli che Poppy possedeva ormai il giornale. Il viso di Murlin aveva una curiosa tinta rosso-violetta; l'uomo aveva continuato a lanciare ingiurie a Walton per cinque minuti buoni, prima di arrivare ad ammettere la sua sconfitta.
Con Murlin finalmente fuori dai piedi, Walton scelse la nuova redazione del
L'edizione delle dieci del
L'edizione delle dieci fu un vero capolavoro, pero. Il titolo diceva:
SIAMO MERDA PER I PELLIVERDI?
E quasi tutto il numero era dedicato a una violenta e quasi infiammatoria campagna contro Poppy, una delle piu selvagge pagine della storia del giornalismo planetario. C'era un'intera pagina di 'Lettere dei Lettori'… in realta telefonate trascritte, poiche la maggior parte dei lettori del
Veniva da una certa signora P.F. di New York City, Periferia, che probabilmente significava il Connecticut o il Jersey, ed era breve e lapidaria:
Per il Direttore:
Evviva lei! Poppy e un dannato delitto e quel criminale Walton dovrebbe essere impiccato e noi dovremmo uccidere quei pelliverdi prima che loro uccidano noi. Dobbiamo avere spazio per vivere.
'Ucciderli prima che loro uccidano noi'. Walton sospiro. Tutto l'antico isterismo, tutte le antiche reazioni di panico, tornavano a galla ribollenti, nei momenti di tensione. Non cambiava niente.
Si guardo le mani. Erano perfettamente ferme, benche l'orologio dicesse che Fred sarebbe arrivato tra pochi minuti. Una settimana prima, una situazione del genere lo avrebbe portato a imbottirsi di tranquillanti, prima di venire colto da un accesso di convulsioni.
La presenza spettrale di FitzMaugham pareva aleggiare nella stanza. 'Il fine giustifica i mezzi', si disse Walton cupamente, aspettando l'arrivo del fratello.
Fred era vestito completamente di nero, elegantissimo nel suo panciotto neo-vittoriano e nel nastro-cravatta e negli stivali lucidissimi che portava ai piedi. Lo splendore del suo abito contrastava stranamente con i suoi lineamenti volgari e con il suo corpo massiccio.
Entro nell'ufficio di Walton alle undici precise e sospiro profondamente… il sospiro di un uomo che sta per prendere possesso permanente di quello che vede.
— Buongiorno, Roy. Sono puntuale, come sempre.
— E hai un aspetto radioso, fratellino caro — disse Walton, facendo un gesto di apprezzamento, alla vista degli abiti di Fred. — E da tanto tempo che ti vedo indosso solo il camice di laboratorio.
— Ho avvertito il laboratorio ieri, dopo avere parlato con te. Non sono piu un dipendente di Poppy, mi sono dimesso. E penso che sia necessario vestirmi con la dignita propria della mia nuova carica. — Sorrise allegramente. — Be', sei pronto a passarmi la corona e lo scettro, Roy?
— Non esattamente — disse Walton.
