— Voglio un avvocato — dice Selig. — Non avrei dovuto ammettere niente con te. Avrei dovuto negare tutto quando mi hai fatto vedere quei compiti.
— Non occorre che tu sia cosi tecnico riguardo ai tuoi diritti.
— Dovro esserlo quando mi porterai davanti a un tribunale, Ted.
— No — dice Cushing. — Noi non ti citeremo, a meno di ripescarti con le mani nel sacco. Non abbiamo nessun interesse a buttarti in prigione, e, in ogni caso, non sono affatto sicuro che quello che hai fatto sia un crimine. Quello che noi veramente vogliamo fare e aiutarti. Tu sei ammalato, Dave. Per un uomo della tua intelligenza, con le tue possibilita, essere caduto cosi in basso, essere finito a fare i compiti finali per i bambocci del college, e brutto. Dave, e terribilmente brutto. Noi abbiamo discusso qui il tuo caso, il preside Bellini, il preside Tompkins e io, e siamo arrivati a formulare un piano di riabilitazione. Possiamo trovarti un lavoro nel campus, come assistente di ricerca, forse. Ci sono sempre alcuni candidati al dottorato che hanno bisogno di assistenti, e noi abbiamo un piccolo fondo a cui potremmo attingere per procurarti un salario, niente di eccezionale, pero almeno equivalente a quello che racimolavi con questi lavoretti. E ti abbiamo ammesso qui al servizio di consultazione psicologica. Non era previsto per gli ex-studenti, ma io non vedo perche dovremmo essere rigidi nei tuoi riguardi, Dave. Quanto a me, devo dire che trovo imbarazzante che un uomo della classe del ’56 sia in una situazione di disagio come la tua, e anche soltanto per un senso di lealta verso la nostra classe devo fare di tutto per aiutarti a tirarti su e a cominciare a realizzare le promesse che dimostravi quando…
Cushing continua a divagare, enunciando e rienunciando i suoi motivi e abbellendoli, offrendo pieta senza biasimo, promettendo aiuto al suo povero sofferente compagno di classe. Selig, ascoltandolo senza prestargli attenzione, scopre che la mente di Cushing comincia ad aprirglisi. Quel muro che poco fa separava le loro coscienze, forse un sottoprodotto della paura e dell’affaticamento di Selig, ha cominciato a dissolversi, e adesso Selig e capace di percepire un’immagine generalizzata della mente di Cushing, che e energica, robusta, capace, pero anche convenzionale e limitata, una stupida mente repubblicana, un prosaico cervello Ivy League. Anzitutto non contiene un vero interesse per Selig ma piuttosto compiacente soddisfazione per se stesso: il bagliore piu intenso emana dalla consapevolezza di Cushing per la sua fortunata condizione di vita, ben definita da una villetta suburbana, una gagliarda bionda moglie, tre bei bambini, un cane peloso, una splendente nuova Lincoln Continental. Spingendosi un pochino piu in profondita, Selig vede che tutta la messinscena di interesse per lui da parte di Cushing e un imbroglio. Dietro quegli occhi calorosi e quel sorriso sincero, accorato, simpatico, c’e un disprezzo feroce. Cushing lo disprezza. Cushing ritiene che lui sia corrotto, inutile, senza valore, una disgrazia per l’umanita in generale e per la classe ’56 del Columbia College in particolare. Cushing lo trova ripugnante sia fisicamente sia moralmente, lo vede come uno che non si lava mai, sporco fuori e dentro, forse anche sifilitico. Sospetta che sia omosessuale. Prova per lui il disprezzo che l’affiliato al Rotary sente per un tossicomane. Riesce impossibile a Cushing capire come uno che ha avuto la fortuna di essere educato al Columbia possa lasciarsi scivolare nella degradazione che invece Selig ha addirittura accettato. Selig si sottrae al disgusto di Cushing. Sono proprio cosi nauseante, si chiede, sono un tale rifiuto?
La sua presa sulla mente di Cushing si irrobustisce e si approfondisce. Finisce per non turbarlo piu il fatto che Cushing lo disprezza tanto, Selig si sposta in una forma astratta nella quale non identifica piu se stesso col miserabile pidocchio visto da Cushing. Che cosa ne sa, Cushing? Riesce forse a penetrare nella mente di un altro? Riesce a provare l’estasi del contatto reale con un altro essere umano? Eppure li c’e estasi. Simile a un dio lui se ne va passeggiando nella mente di Cushing, affondando al di la delle difese esterne, al di la dei graziosi motivi di orgoglio e degli snobismi, al di la della mediocrita compiaciuta di se autogratificantesi, nella zona dei valori assoluti, nel regno dell’autentico io. Contatto! Estasi! Quello stronzo di Cushing e soltanto guscio, niente polpa. Qui c’e un Cushing che neppure Cushing conosce: lo conosce Selig.
Selig non era stato cosi felice da anni. Una luce, dorata e serena, inonda la sua anima. Un irresistibile senso di gioia si impossessa di lui. Corre attraverso nebbiosi boschetti all’alba, sentendo le delicate sferzate delle umide verdi fronde di felci contro le sue gambe. La luce del sole occhieggia dalla volta dell’alto fogliame, e goccioline di rugiada brillano di un freddo fuoco interiore. Gli uccelli stanno svegliandosi. Il loro canto e tenero e dolce, un lontano cinguettio, sonnecchiante e morbido. Corre attraverso la foresta, e non e solo, perche una mano e stretta alla sua mano; e sa che non e mai stato solo e che non sara mai solo. Il terreno della foresta e molle e spugnoso sotto i suoi piedi nudi. Corre. Corre. Un coro invisibile lancia una nota armoniosa e la sostiene, la sostiene, la sostiene, gonfiandola in un perfetto crescendo, finche, proprio quando lui sbuca fuori dal boschetto e si lancia in un prato abbacinato dal sole, quel crescendo riempie tutto il cosmo, risuonando con magica pienezza. Si getta con la faccia contro la terra, abbracciando la terra, dimenandosi contro il fragrante tappeto erboso, appiattendo le mani sulla curvatura del pianeta, ed e ben conscio del palpitare interiore del mondo. Questa e estasi! Questo e contatto! Altre menti lo circondano. In qualunque direzione egli si muova, sente la loro presenza, che lo accompagna, lo sostiene, si allunga verso di lui. Vieni, dicono, unisciti a noi, unisciti a noi, sii uno con noi, butta via quei cenciosi brandelli di te, lascia perdere tutto quello che ti stacca da noi. Si, risponde Selig. Si. Io affermo l’estasi di vita. Io affermo la gioia del contatto. Mi regalo a voi. Loro lo toccano. Lui tocca loro. Era per questo, lui lo sa, che ho ricevuto il mio dono, la sua benedizione, il suo potere. Per questo attimo di affermazione e di pienezza. Unisciti a noi. Unisciti a noi. Si! Gli uccelli! Il coro invisibile! La rugiada! Il prato! Il sole! Lui ride; si alza e si abbandona in una danza estatica; getta all’indietro la sua testa per cantare, lui che in tutta la sua vita non ha mai osato cantare, e le note gli vengono spontanee, sono pastose e piene, pure, nettissime al centro dell’armonia. Si! Oh, l’unirsi, il toccarsi, l’essere congiunti, l’essere unita! Lui non e piu David Selig. E parte di loro, e loro sono parte di lui, e in quel gioioso congiungersi sperimenta la perdita di se, scaglia via tutto quanto c’e di stanco di ammalato di dolorante in lui, scaglia via le paure e le incertezze, scaglia via tutto quanto lo ha separato da se stesso per anni. Va oltre. E completamente aperto e l’immenso segnale dell’universo fluisce liberamente dentro di lui. Riceve. Trasmette. Assorbe. Irradia. Si. Si. Si. Si.
Sa che questa estasi durera eternamente.
Invece, nel momento della percezione, sente che sta gia scivolando via. La felice nota del coro si affievolisce. Il sole si lascia cadere dietro l’orizzonte. Il mare lontano che sta ritirandosi, risucchia la spiaggia. Lui si dibatte per afferrarsi strettamente alla gioia, ma piu si dibatte piu perde terreno. Aggrappati stretto alla corrente! Come? Ritarda il cadere della notte! Come? Come? Il canto degli uccelli adesso e flebile. L’aria si e fatta frizzante. Ogni cosa fugge lontana. Resta in piedi, solo, nell’oscurita crescente, pieno del ricordo dell’estasi, ricatturandola per un momento, facendola rivivere, perche gia se n’e andata, e si deve richiamarla indietro con un atto di volonta. Andata, si. All’improvviso, tutto e tranquillo. Lui sente un suono, l’ultimo, un accordo di strumenti, in lontananza, forse un violoncello, un pizzicato, uno stupendo suono di melanconia.
Lui e solo.
— Cosi tranquillo — mormora. Cosi intimo. E-cosi-intimo-qui.
— Selig? — chiede una voce profonda. — Qual e il problema, Selig?
— Sto benissimo — dice Selig. Tenta di alzarsi in piedi, ma non c’e niente che abbia solidita. Sta cadendo attraverso la cattedra di Cushing, attraverso il pavimento dell’ufficio, sta cadendo attraverso il pianeta stesso, cercando e non trovando una piattaforma solida. — Cosi tranquillo. Il silenzio, Ted, il silenzio! — Braccia robuste lo afferrano. Ha coscienza di diverse figure che si agitano intorno. Qualcuno sta telefonando per un dottore: Selig scuote la testa, protesta che non c’e niente che va male, assolutamente niente, eccetto il silenzio nella sua testa, eccetto il silenzio, il silenzio.
Eccetto il silenzio.
26
L’inverno e alle porte. Cielo e strada formano una continua, inesorabile striscia di grigio. Ci sara presto la neve. Per qualche motivo i vicini se ne sono andati per tre o quattro giorni, e rigonfi sacchi di immondizia sono ammucchiati davanti a ogni edificio, eppure non c’e odore di sporcizia nell’aria. Del resto gli odori non potrebbero