— Foto scattata quindici anni fa.
— Precedenti penali? — chiese McNulty.
— Niente di niente — rispose l’agente.
— Non ci sono altri Jason Tavern registrati al centro dati pol? — domando McNulty. L’agente premette un pulsante, poi scosse la testa. — Okay. E lui. — McNulty scruto Jason.
— Lei non ha l’aria di un meccanico di motori diesel.
— Non lo sono piu — disse Jason. — Adesso sono nel ramo vendite. Macchine agricole. Vuole il mio biglietto da visita? — Un bluff. Fece per estrarre qualcosa con la mano nella tasca destra interna della giacca. McNulty scosse la testa. Era fatta: con i loro soliti metodi burocratici, avevano pescato per lui il fascicolo sbagliato. E, nella fretta, l’avevano preso per buono.
Jason penso: “Sia lodato Iddio per le debolezze interne di questo grande, complicato, involuto apparato che domina il mondo intero. Troppi uomini, troppe macchine. L’errore e iniziato con un ispettore pol e si e fatto strada fino alla centrale dati di Memphis, nel Tennessee. E probabile che non riusciranno a correggerlo nemmeno con le impronte delle mani, dei piedi, quelle vocali e l’elettroencefalogramma. Non adesso. Non dopo che il mio modulo e stato archiviato”.
— Devo metterlo dentro? — chiese a McNulty l’agente in uniforme.
— E per cosa? Perche e un meccanico di motori diesel? — McNulty diede a Jason una pacca sulla schiena. — Lei puo tornare a casa, signor Tavern. Dal suo amore col faccino da bambina. Dalla sua verginella. — Con un sorriso, si mischio alla folla di ansiosi che vagava li intorno.
— Lei puo andare, signore — disse l’agente a Jason.
Con un cenno della testa, Jason usci dalla stazione del distretto 469. Emerse sulla strada, nella sera, per unirsi alle persone libere che vivevano in quel quartiere.
“Ma prima o poi mi prenderanno” penso. “Confronteranno le impronte. Pero… Se la fotografia e vecchia di quindici anni, magari sono passati quindici anni anche da quando gli hanno rilevato le impronte vocali e gli hanno fatto l’elettroencefalogramma.”
Ma restavano sempre le impronte digitali e quelle dei piedi. Che non potevano cambiare.
Penso: “Magari getteranno la fotocopia del fascicolo in un tritadocumenti, e sara finita li. E trasmetteranno i dati che hanno ottenuto a Memphis, per incorporarli nel mio — o meglio, nel supposto mio — dossier permanente. Nel dossier di Jason Tavern, per l’esattezza”.
Grazie a Dio, Jason Tavern, meccanico di motori diesel, non aveva mai infranto la legge, non aveva mai avuto a che fare con pol o naz. Buon per lui.
Un flipflap della polizia apparve in cielo. Proiettava il fascio rosso di un riflettore, e dai suoi altoparlanti si udi un messaggio. — Signor Jason Tavern, rientri immediatamente nella stazione di polizia del distretto 469. E un ordine. Signor Jason Tavern… — Le frasi continuarono a ripetersi. Jason si senti trafitto. Se n’erano gia accorti. Non nel giro di ore, giorni o settimane, ma di minuti.
Torno alla stazione di polizia, sali le scale di stryaplex, supero la porta a fotocellula, si immerse di nuovo nel gorgo di infelici, raggiunse l’agente in uniforme che si era occupato del suo caso. C’era anche McNulty. I due stavano confabulando tra loro con aria accigliata.
— Oh — disse McNulty, alzando la testa, — ecco qui il nostro signor Tavern. Come mai e tornato, signor Tavern?
— Il flipflap della polizia — comincio Jason, ma McNulty lo interruppe.
— Un’iniziativa non autorizzata. Abbiamo solo diramato un avviso di ricerca, e qualche idiota l’ha fatto arrivare a livello flipflap. Ma, visto che e qui… — McNulty gli mise sotto il naso la foto che aveva in mano, in modo che Jason potesse vederla bene. — Era questo l’aspetto che aveva quindici anni fa?
— Penso di si — rispose Jason. La foto ritraeva un uomo dal viso olivastro, con un pomo d’Adamo sporgente, denti in pessime condizioni e occhi insignificanti puntati dritti sul nulla. I capelli, ricci e color granturco, scendevano su un paio di orecchie a sventola.
— Si e fatto fare la plastica facciale — suggeri McNulty.
— Si — rispose Jason.
— Perche?
— Chi vorrebbe avere quell’aspetto?
— Quindi non c’e da meravigliarsi che lei sia cosi bello oggi — disse McNulty. — Cosi imponente. Cosi… — Cerco le parole. — Cosi autorevole. E davvero difficile credere che abbiano potuto fare a
Mentre McNulty parlava, Jason si era messo a leggere in tutta fretta i dati stampati sul documento. Jason Tavern era nato a Cicero, nell’Illinois. Suo padre era un tornitore; suo nonno possedeva una catena di negozi che vendevano attrezzature agricole: una fortunata coincidenza, visto cio che aveva appena raccontato a McNulty sulla sua attuale carriera.
— Da Windslow — rispose Jason. — Mi scusi. E che io penso sempre a lui con quel nome, e dimentico che gli altri non possono farlo. — Le sue capacita professionali l’avevano aiutato. Aveva letto e imparato a memoria quasi tutta la pagina mentre McNulty gli parlava. — Mio nonno. Aveva parecchi soldi, e io ero il suo prediletto. Ero l’unico nipote maschio, capisce?
McNulty studio il documento e annui.
— Avevo l’aspetto dello zotico di campagna — continuo Jason. — L’aspetto di quello che non ero: un contadino. Il lavoro migliore che fossi riuscito a trovare era riparare motori diesel, ma volevo arrivare piu in alto. Cosi ho preso i soldi che Windslow mi ha lasciato e sono andato a Chicago…
— Okay. — McNulty stava ancora annuendo. — Collima tutto. Sappiamo che operazioni di chirurgia plastica cosi radicali sono possibili, e il costo non e poi eccessivo. Ma di solito vengono eseguite su nonpersone o gente fuggita dai campi di lavori forzati. Teniamo sotto controllo tutte le botteghe di rappezzo, come le chiamiamo noi.
— Ma guardi com’ero brutto — disse Jason.
McNulty rise. Una risata piena, di gola. — Lo era sul serio, signor Tavern. Okay, scusi se l’ho disturbata. Vada pure. — Fece un cenno, e Jason comincio a fendere la folla di gente che aveva davanti. — Ehi! — urlo McNulty, gesticolando. — Un’altra… — La sua frase, disturbata dal brusio generale, non arrivo per intero a Jason. Cosi, con il cuore raggelato, torno indietro.
“Se si accorgono di te” penso, “
— Cosa c’e? — chiese a McNulty. Era alla disperazione. Stavano giocando con lui, per farlo crollare. Sentiva cuore, sangue, tutte le sue parti vitali vacillare nei loro processi biologici. Anche la superba fisiologia di un Sei si arrendeva di fronte a questa tortura.
McNulty tese la mano. — I suoi documenti. Voglio sottoporli a qualche esame di laboratorio. Se sono a posto, li riavra domani l’altro.
Jason protesto: — Ma se un punto di controllo mobile…
— Le daremo un pass di polizia — rispose McNulty. Annui a un agente sulla sua destra, un uomo anziano con una pancia enorme. — Fagli una foto quadridimensionale e preparagli un pass universale.
— Si, ispettore — disse quell’ammasso di trippa. E allungo una zampa iperimbottita verso l’apparecchiatura fotografica.
Dieci minuti piu tardi, Jason Taverner si ritrovo sul marciapiede, ora quasi deserto, e questa volta con un vero pass della polizia. Che era certo meglio di qualsiasi falso di Kathy, a parte il fatto che era valido una sola settimana. Ma comunque…
Per una settimana poteva permettersi di non preoccuparsi. E dopo…
Era riuscito nell’impossibile: aveva barattato un portafogli pieno di documenti falsi con un vero pass della polizia. Studiandolo alla luce dei lampioni, vide che la data di scadenza era olografica, e c’era spazio per inserire un altro numero.
Poi gli venne in mente che, non appena il laboratorio dei pol avesse accertato che i suoi documenti erano falsi, il numero del suo pass, il suo nome e la sua foto sarebbero stati trasmessi a ogni punto di controllo del
