pianeta.

Ma, finche questo non fosse successo, era al sicuro.

Parte seconda

Spegnetevi, vane luci, piu non brillate! Non v’e notte nera a sufficienza per chi, in preda alla disperazione, piange la persa fortuna. La luce altro non fa che svelare la vergogna.

7

Nel grigiore della sera sopravveniente, prima che sui marciapiedi di cemento fiorisse la vita notturna, il generale di polizia Felix Buckman atterro con il suo lussuoso trabi sul tetto della sede dell’accademia di polizia di Los Angeles. Resto seduto a bordo per un po’, a leggere gli articoli di prima pagina dell’unico quotidiano della sera; poi, ripiegato con cura il giornale, lo mise sul sedile posteriore del trabi, apri la portiera e scese.

Nessuna attivita sotto di lui. Un turno aveva cominciato ad andarsene, l’altro non era ancora arrivato.

Gli piaceva quel momento della giornata: il grande edificio sembrava appartenere a lui solo. — E lascia il mondo alla tenebra e a me — disse, ricordando un verso dell’Elegia di Thomas Gray. Un autore che amava da molto fin dall’infanzia.

Con la chiave che gli spettava in virtu della propria carica, apri il tubo di discesa rapida e nel giro di pochi secondi si trovo al suo piano, il tredicesimo. Dove aveva lavorato per la maggior parte della sua esistenza.

Scrivanie senza personale, file su file. Solo che, sul fondo della stanza centrale, un agente era ancora chino a scrivere un laborioso rapporto. E al distributore del caffe c’era una agente che beveva dalla sua tazza Dixie.

— Buonasera — le disse Buckman. Non la conosceva, ma non importava: lei, come chiunque altro nell’intero edificio, conosceva lui.

— Buonasera, signor Buckman. — L’agente raddrizzo le spalle e si mise quasi sull’attenti.

— Deve essere stanca — disse Buckman.

— Prego, signore?

— Vada a casa. — Buckman la lascio, supero la fila posteriore di scrivanie, la serie di forme quadrate di metallo grigio sulle quali venivano espletati i compiti di quella sezione della polizia mondiale.

Quasi tutti i ripiani erano sgombri. Gli uomini avevano completato il loro lavoro prima di andarsene. Ma sulla scrivania 37 c’erano parecchie carte. Il signor Chissa Chi lavorava fino a tardi, penso Buckman. Si chino a leggere il nome sulla targhetta.

L’ispettore McNulty. Ovvio. Il ragazzo prodigio dell’accademia. Sempre preso a immaginarsi complotti e tradimenti… Buckman sorrise, si accomodo sulla poltroncina girevole e raccolse le carte.

TAVERNER, JASON. CODICE BLU

Un documento in fotocopia uscito dagli archivi della polizia. Riesumato dall’oblio da un ispettore McNulty troppo zelante, e decisamente in sovrappeso. Una nota a matita: “Taverner non esiste”.

“Strano” penso Buckman. E incomincio a sfogliare le carte.

— Buonasera, signor Buckman. — Il suo assistente, Herbert Maime, giovane e scaltro, in impeccabili abiti borghesi: un privilegio al quale teneva molto, come Buckman.

— Pare che McNulty stia lavorando sul dossier di qualcuno che non esiste — disse Buckman.

— In quale distretto non esiste? — chiese Maime, e risero tutti e due. Non amavano troppo McNulty, ma la polizia in uniforme grigia aveva bisogno di uomini di quel tipo. Tutto sarebbe andato bene, almeno finche i McNulty dell’accademia non fossero arrivati ai livelli di chi stabiliva le procedure. Per fortuna, questo accadeva di rado. E di certo non sarebbe successo finche lui avesse potuto impedirlo.

Il soggetto ha dato il nome falso di Jason Tavern. Recuperato file errato di Jason Tavern di Kememmer, Wyoming, meccanico di motori diesel. Il soggetto sostiene di essere Tavern dopo una chirurgia plastica. I documenti lo identificano come Taverner, Jason, ma non esiste un dossier.

“Interessante” penso Buckman, mentre leggeva gli appunti di McNulty. Nessun fascicolo sull’individuo. Termino di leggere.

Ben vestito. Questo fatto fa presumere che disponga di soldi, forse dell’influenza necessaria per far sparire il suo dossier dalla banca dati. Indagare sui suoi rapporti con Katharine Nelson, contatto pol della zona. Lei sa chi sia l’uomo? Ha tentato di non segnalarcelo, ma il contatto 1659bd gli ha messo addosso un microtras. Soggetto al momento su un taxi. Settore n8823b. Procede in direzione est, verso Las Vegas. 12/10, ore 22.00, tempo dell’accademia. Prossimo rapporto previsto per ore 14.40, tempo dell’accademia.

Katharine Nelson. Buckman l’aveva incontrata una volta, a un corso di orientamento per informatori della polizia. Era la ragazza che segnalava solo le persone che non le piacevano. In una maniera strana e contorta, la ammirava. Dopo tutto, se non fosse intervenuto lui, l’8 aprile del 1982 lei sarebbe stata spedita in un campo di lavori forzati in Colombia.

Disse a Herb Maime: — Chiamami McNulty al telefono. Penso che sia meglio parlare con lui della cosa.

Un istante dopo, Maime gli passo il ricevitore. Sul piccolo schermo grigio apparve il volto di McNulty. Era disfatto, come il suo soggiorno: minuscoli e in disordine tutti e due.

— Si, signor Buckman. — McNulty punto lo sguardo su Buckman e si concentro, si irrigidi, per quanto stanco fosse. Nonostante la spossatezza e quello che doveva essersi iniettato, McNulty sapeva esattamente come comportarsi di fronte ai superiori.

Buckman disse: — Mi faccia un rapporto veloce e sintetico su questo Jason Taverner. Non riesco a ricostruire l’intera storia dai suoi appunti.

— Il soggetto ha preso una camera d’albergo al 453 di Eye Street. Ha avvicinato il contatto pol 1659bd, noto come Ed, e ha chiesto di essere accompagnato da un falsificatore di documenti. Ed gli ha messo addosso un microtras, poi l’ha portato dal contatto pol 1980cc, Kathy.

— Katharine Nelson — disse Buckman.

— Si, signore. Lei deve avere fatto un lavoro insolitamente accurato. Ho fatto eseguire dei test preliminari di laboratorio e risultano quasi perfetti. Evidentemente Kathy voleva che ci sfuggisse.

— Ha contattato Katharine Nelson?

— Mi sono incontrato con tutti e due nella stanza in cui vive lei. Nessuno dei due ha collaborato. Ho esaminato i documenti del soggetto, ma…

— Sembravano veri — interruppe Buckman.

— Si, signore.

— Lei pensa ancora di potere stabilire questa cosa a occhio nudo.

— Si, signor Buckman. Comunque, sono serviti a fargli superare un punto di controllo mobile. Documenti

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