esperienza come Sei.”

Un appartamento.

“Ma” penso “se affitto un appartamento, l’amministratore sara tenuto per legge a prendermi le impronte digitali, che poi saranno spedite, come procedura standard, alla centrale dati dei pol… E quando la polizia avra scoperto che i miei documenti sono falsi, avra contemporaneamente un contatto diretto con me. Niente da fare.

“Devo trovare qualcuno che abbia gia un appartamento. Intestato a suo nome, con le sue impronte digitali.

“Il che significa un’altra ragazza.

“Dove la trovo?” si chiese, e aveva gia la risposta sulla punta della lingua: in una sala cocktail d’alto bordo. Il tipo di posto dove vanno tante donne e dove c’e un gruppo di tre uomini, preferibilmente neri, ben vestiti, che suonano similjazz.

“Ma sono ancora presentabile?” si domando, e si mise a studiare il vestito di seta alla luce bianca e rossa di una grande insegna dell’AAMCO. Non era l’abito migliore che possedesse, ma quasi… Pero era spiegazzato. Be’, nella penombra di una sala cocktail non si sarebbe notato.

Fermo un taxi e si trovo a viaggiare verso i quartieri rispettabili della citta, la zona alla quale era abituato; o, perlomeno, a cui era stato abituato negli ultimi anni della sua vita, della sua carriera. Quando aveva raggiunto la vetta.

“Un club” penso “dove mi sono esibito. Un club che conosco. Dove so chi siano il direttore di sala, la guardarobiera, la fiorista… A meno che anche loro, come me, non siano in qualche modo cambiati.”

Pero, a quanto sembrava, nulla era mutato, a parte lui. A parte la sua situazione.

La Blue Fox Room dell’Hayette Hotel, a Reno. Aveva cantato li parecchie volte; conosceva il posto, e il personale, piuttosto a fondo.

Disse al taxi: — Reno.

Con una virata elegante, il taxi traccio un ampio arco a dritta. Jason si senti parte integrante di quel moto, e ne provo piacere. Il taxi acquisto velocita: erano entrati in un corridoio aereo praticamente inutilizzato, e il limite massimo di velocita arrivava forse a duecento chilometri orari.

— Vorrei usare il telefono — disse Jason.

La fiancata sinistra del taxi si apri e comparve un videotelefono con il cavo attorcigliato in un ghirigoro barocco.

Conosceva a memoria il numero della Blue Fox Room. Lo compose e aspetto. Ci fu un clic. Una matura voce maschile rispose: — Blue Fox Room, dove Freddy Hydrocephalic si esibisce tutte le sere in due spettacoli, alle venti e alle ventiquattro. Solo trenta dollari d’ingresso, e ragazze per tenere compagnia. Posso esserle utile?

— E il caro vecchio Jumpy Mike? — chiese Jason. — Il caro vecchio Jumpy Mike in persona?

— Si, certo. — La voce perse il tono formale. — Con chi sto parlando, se posso chiederlo? — Una risatina calorosa.

Jason inspiro a pieni polmoni. — Sono Jason Taverner.

— Mi spiace, signor Taverner. — Jumpy Mike sembrava perplesso. — Al momento non riesco…

— e passato molto tempo — lo interruppe Jason. — Puo fissarmi un tavolo nelle prime file del locale…?

— La Blue Fox Room e completamente prenotata, signor Taverner — borbotto Jumpy Mike con quel suo vocione. — Sono davvero spiacente.

— Nessun tavolo? A nessun prezzo?

— Mi spiace, signor Taverner. Niente. — La voce si perse in direzioni remote. — Riprovi tra un paio di settimane. — Il caro vecchio Jumpy Mike riappese.

Silenzio.

“Merda” si disse Jason. — Dio! — disse ad alta voce. — Miseriaccia fottuta. — Aveva i denti serrati. Fitte di dolore gli correvano nel trigemino.

— Nuove istruzioni, signore? — chiese in tono incolore il taxi.

— Facciamo Las Vegas — grugni Jason. “Provero alla Nellie Melba Room del Drakes Arms” decise. Non molto tempo prima, aveva avuto un bel colpo di fortuna li, quando Heather Hart era impegnata in una tournee in Svezia. Una quantita ragionevole di pollastre di classe piuttosto alta bazzicavano il locale. Giocavano d’azzardo, bevevano, ascoltavano i cantanti e se la spassavano. Valeva la pena di tentare, se la Blue Fox Room, e altri posti di quel calibro gli erano vietati. Dopo tutto, cos’aveva da perdere?

Mezz’ora piu tardi il taxi lo deposito sul tetto del Drake’s Arms. Rabbrividendo nella gelida aria della sera, Jason raggiunse lo sfolgorante tappeto mobile. Pochi istanti dopo si trovava nel calore-colore-luci-movimento della Nellie Melba Room.

L’ora: le sette e mezzo. Il primo spettacolo sarebbe iniziato di li a poco. Guardo il cartellone: Freddy Hydrocephalic si esibiva anche li, ma per uno show piu modesto, a prezzi piu modesti. “Magari si ricordera di me” penso Jason. “Probabilmente no.” E poi, riflettendoci piu a fondo, concluse: “E impossibile”.

Se Heather Hart non si ricordava di lui, nessuno sarebbe stato in grado di farlo.

Sedette al banco sovraffollato, sull’unico sgabello libero e, quando finalmente il barista si accorse di lui, ordino scotch e miele shakerati. Nel bicchiere galleggiava un panetto di burro.

— Sono tre dollari — disse il barista.

— Li metta sul mio… — comincio Jason, ma si fermo subito. Tiro fuori un biglietto da cinque.

Poi la noto.

A diversi sgabelli di distanza. Era stata la sua amante anni prima; non la vedeva da un sacco di tempo. Pero aveva ancora un bel corpo, anche se era molto invecchiata. Ruth Rae. Di tutte le persone…

Una qualita di Ruth Rae: era tanto furba da non abbronzarsi mai troppo. Niente invecchia la pelle piu in fretta dell’abbronzatura, e ben poche donne lo sanno. In una della sua eta (ormai doveva avere trentotto anni o trentanove), l’abbronzatura avrebbe trasformato la pelle in cuoio incartapecorito.

E vestiva bene. Sapeva mettere in mostra il suo splendido fisico. Se solo il tempo avesse annullato la sua implacabile serie di appuntamenti con il viso di Ruth… Comunque, aveva ancora splendidi capelli neri, raccolti a crocchia sulla nuca. Ciglia di piumoplastica, brillanti striature violacee sulle guance, come se fosse stata graffiata dagli artigli di una tigre psichedelica.

Vestita di un sari multicolore, a piedi nudi (come al solito doveva essersi liberata delle scarpe dai tacchi alti) e senza occhiali, non sembrava affatto brutta.

“Ruth Rae. Si cuce i vestiti da se. Occhiali a lenti bifocali che non porta mai quando c’e altra gente… escluso me. Legge ancora i volumi che le manda il Club del Libro del Mese? Quegli interminabili, noiosissimi romanzi sulle malefatte sessuali che succedono nelle piccole, bizzarre, ma apparentemente normali citta del Midwest?”

Era il punto debole di Ruth Rae: la sua ossessione per il sesso. Un anno, a quanto ricordava Jason, era andata a letto con sessanta uomini, escluso lui; lui era arrivato prima, quando le statistiche non avevano ancora raggiunto quei livelli.

E gli era sempre piaciuta la sua musica. Ruth Rae amava i cantanti sexy, le ballate pop e gli sdolcinati, troppo sdolcinati, brani per archi. Una volta aveva installato nel suo appartamento di New York un enorme impianto quadrifonico e aveva praticamente vissuto all’interno dell’impianto, mangiando panini dietetici e bevendo surrogati di bibite. Ascoltando per quarantotto ore di fila, album dopo album, i Purple People Strings, che Jason odiava.

Visto che i gusti di Ruth gli facevano schifo, lo irritava sapere di essere in cima alla sua lista di preferenze. Un’anomalia che non era mai riuscito a sottoporre a una vera analisi.

Che altro ricordava di lei? Cucchiaiate di un liquido giallo, oleoso, tutte le mattine: la vitamina E. Strano a dirsi, nel suo caso sembrava che funzionasse; il suo livello di energia erotica cresceva a ogni cucchiaiata. Praticamente trasudava sesso.

E, rammento, odiava gli animali. Il che gli fece pensare a Kathy e al gatto Domenico. Ruth e Kathy non si sarebbero mai piaciute, no di certo. Ma la cosa non aveva importanza. Non si sarebbero mai incontrate.

Scese dallo sgabello, si sposto lungo il banco con il suo drink fino a trovarsi di fronte a Ruth Rae. Non si aspettava che lei lo riconoscesse, ma, un tempo, l’aveva trovato irresistibile… Perche non doveva essere cosi

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