anche adesso? Nessuno sapeva valutare un’occasione sessuale meglio di lei.

— Ciao — le disse.

Con la vista annebbiata, dato che non portava gli occhiali, Ruth Rae sollevo la testa e lo scruto. — Ciao — rispose con la voce roca per il troppo bourbon tracannato. — Chi sei?

— Ci siamo conosciuti qualche anno fa a New York. Avevo una parte in un episodio dello Scopatore fantasma. Se ricordo bene, tu eri la costumista.

— L’episodio — gracchio Ruth Rae — in cui lo Scopatore fantasma cade nella trappola di pirati omosessuali provenienti da un altro tempo. — Gli sorrise. — Come ti chiami? — chiese, facendo sobbalzare i seni nudi, sostenuti da un balconcino di metallo.

— Jason Taverner.

— Ricordi il mio nome?

— Oh, si. Ruth Rae.

— Adesso e Ruth Gomen — sussurro lei. — Siediti. — Si guardo attorno, ma non vide sgabelli liberi. — Quel tavolo la. — Scese con grande lentezza da dove sedeva e ondeggio in direzione di un tavolo vuoto; lui la prese sottobraccio e la guido. Dopo un attimo di difficile navigazione, riusci a metterla a sedere e si accomodo al suo fianco.

— Sei bella proprio come… — comincio, ma lei lo interruppe.

— Sono vecchia — gracchio. — Trentanove anni.

— Be’? Io ne ho quarantadue.

— Vanno benissimo per un uomo. Non per una donna. — Ruth Rae, con occhi miopi, scruto il bicchiere di Martini sollevato a meta. — Lo sai cosa fa Bob? Bob Gomen? Alleva cani. Grossi cani pelosi che fanno un fracasso del diavolo. E il pelo finisce sempre in frigorifero. — Sorseggio malinconica il Martini; poi, all’improvviso, il suo volto si illumino. Si giro verso Jason e disse: — Tu non dimostri quarantadue anni. Hai un aspetto perfetto! Lo sai cosa penso? Dovresti lavorare nel cinema o in televisione.

Jason rispose cauto: — In tivu ci sono stato. Per un po’.

— Gia. Per esempio nello Scopatore fantasma. — Lei annui. — Dai, ammettiamolo. Nessuno dei due ce l’ha fatta.

— Ci berro su — disse lui, ironicamente divertito. Bevve il suo cocktail di scotch e miele. Il panetto di burro si era sciolto.

— Mi sembra proprio di ricordarti — disse Ruth Rae. — Non avevi il progetto di ritirarti in una casa sul Pacifico, a un migliaio di chilometri dall’Australia? Eri tu?

— Ero io — menti lui.

— E guidavi un’aerauto Rolls-Royce.

— Si. — Questo era vero.

Ruth Rae sorrise. — Lo sai cosa ci faccio qui? Ne hai la piu pallida idea? Sto cercando di riuscire a incontrare Freddy Hydrocephalic. Ne sono innamorata. — Esplose in una di quelle risate di gola che lui ricordava dai vecchi tempi. — Gli mando di continuo bigliettini che dicono: “Ti amo” e lui mi risponde con biglietti scritti a macchina che dicono: “Non voglio lasciarmi coinvolgere. Ho problemi personali”. — Rise di nuovo, e fini il suo drink.

— Un altro? — chiese Jason, alzandosi.

— No. — Ruth Rae scosse la testa. — Non bevo piu. C’e stato un periodo… — Fece una pausa. Aveva un’espressione turbata. — Mi chiedo se a te sia mai successo qualcosa del genere. Guardandoti, direi di no.

— Successo cosa?

Ruth Rae si mise a giocherellare con il bicchiere vuoto.—Bevevo sempre. A partire dalle nove di mattina. E lo sai che effetto mi faceva? Mi faceva sembrare piu vecchia. Dimostravo cinquant’anni. Maledetto alcol. Se hai paura che ti succeda qualcosa, l’alcol la fara accadere. Secondo me, l’alcol e il piu grande nemico della vita. Sei d’accordo?

— Non ne sono certo — rispose Jason. — Io credo che la vita abbia nemici peggiori dell’alcol.

— Probabile. Come i campi di lavori forzati. Lo sai che l’anno scorso hanno cercato di mandarmici? Ho passato un periodo davvero tenibile. Non avevo soldi, non avevo ancora conosciuto Bob Gomen e lavoravo in una finanziaria. Un giorno arrivo un deposito in contanti. Tre o quattro biglietti da cinquanta dollari. — Ruth Rae fece una pausa. — Be’, ho preso i soldi e ho buttato busta e ricevuta del versamento nel tritadocumenti. Ma mi hanno scoperta. Era un trucco, una trappola.

— Oh…

— Pero avevo una relazione col mio boss. I pol volevano sbattermi in un campo di lavori forzati in Georgia, dove sarei stata violentata e picchiata a morte da quei buzzurri, ma lui mi ha protetta. Non so ancora come abbia fatto, pero mi hanno lasciata libera. Devo moltissimo a quell’uomo, e non l’ho mai piu rivisto. Non rivedi mai la gente che ti ama e ti aiuta sul serio. Finisci sempre per trovarti coinvolto con estranei.

— Mi consideri un estraneo? — chiese Jason. Penso: “Io ricordo un’altra cosa di te, Ruth Rae”. Lei aveva sempre un appartamento terribilmente costoso. Con chiunque fosse sposata, viveva sempre alla grande.

Ruth Rae lo scruto con aria interrogativa. — No. Ti considero un amico.

— Grazie. — Jason le prese la mano dalla pelle secca, la tenne stretta per un secondo. Poi la lascio andare proprio al momento giusto.

9

Il lusso dell’appartamento di Ruth Rae lascio Jason Taverner a bocca aperta. Doveva costarle, calcolo, come minimo quattrocento dollari al giorno. Si disse che Bob Gomen doveva essere messo bene in quanto a soldi. O comunque doveva esserlo stato in passato.

— Non era necessario che prendessi quella bottiglia di Vat 69 — disse Ruth Rae. Afferro la giacca di Jason, la sistemo assieme alla propria in un armadio ad apertura automatica. — Ho qui del Cutty Sark e del bourbon Hiram Walkers…

Lei aveva imparato molte cose dall’ultima volta che erano stati a letto assieme, era vero. Esausto, sdraiato nudo sulle lenzuola del letto ad acqua, Jason si massaggiava un punto contuso sul naso. Ruth Rae, o meglio la signora Ruth Gomen, sedeva sulla moquette e fumava una Pall Mall. Nessuno dei due parlava da un po’. Nella stanza era calato il silenzio. “La camera si e svuotata come sono svuotato io” penso lui. “Non c’e una legge della termodinamica che dice che il calore non si puo distruggere, ma solo trasmettere? Pero c’e anche l’entropia.

“In questo momento sento il peso dell’entropia su di me. Mi sono scaricato nel vuoto, e non riavro mai quello che ho dato. E un processo a senso unico. Si. Sono certo che questa sia una delle leggi fondamentali della termodinamica.”

— Hai una macchina enciclopedica? — chiese alla donna.

— Diavolo, no. — Sul viso da prugna secca di lei apparve la preoccupazione. Da prugna secca… Jason si corresse mentalmente. Non era giusto. Il suo viso avvizzito, decise. Si avvicinava di piu alla realta.

— Cosa stai pensando? — le chiese.

— Dimmi cosa stai tu pensando — ribatte Ruth. — Cosa passa in quel tuo grande cervello supersegreto tipo coscienza alfa?

— Ti ricordi una ragazza che si chiamava Monica Buff? — chiese Jason.

— Se la ricordo?! Monica Buff e stata mia cognata per sei anni. In tutto quel tempo non si e lavata i capelli una sola volta. Un cespuglio disordinato di pelo canino castano scuro che le scendeva sulla faccia pallida e sul collo lurido.

— Non avevo capito che non ti piacesse.

— Jason, rubava. Se lasciavi la borsetta in giro, ti fregava tutto fino all’ultimo centesimo. Non solo le banconote, anche le monetine. Aveva il cervello di una gazza e la voce di un corvo, anche se per fortuna non parlava spesso. Lo sai che era capace di andare avanti per sei o sette giorni di fila, una volta persino otto, senza dire una sola parola? Se ne stava raggomitolata in un angolo come un ragno ferito a

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