eccellenti.

— Buon per lui.

McNulty riprese a raccontare. — Gli ho sequestrato i documenti e gli ho dato un pass valido sette giorni, soggetto a revoca. Poi l’ho portato alla stazione del distretto 469, nel mio ufficio, e ho fatto richiamare il suo file… Il dossier di Jason Tavern. Il soggetto e stato brillante a proposito della chirurgia plastica. Sembrava plausibile, cosi l’abbiamo lasciato andare. No, aspetti un momento. Gli ho rilasciato il pass solo dopo…

— In parole povere — lo interruppe Buckman, — cosa sta combinando? Chi e?

— Lo stiamo seguendo col microtras. Stiamo cercando di recuperare dei dati su di lui. Ma, come ha letto nei miei appunti, credo che sia riuscito a far sparire il suo dossier da tutte le banche dati. Non c’e, anche se dovrebbe esserci, perche noi abbiamo un file su tutti, come sa ogni bambino delle elementari. E la legge. Dobbiamo avere un file.

— Ma non lo abbiamo — disse Buckman.

— Lo so, signor Buckman. Ma quando un file non c’e, deve esserci una ragione. Non e successo per caso. Qualcuno l’ha fatto sparare.

— Sparire — corresse Buckman, divertito.

— L’ha rubato, trafugato. — McNulty era sconcertato.— Ho appena cominciato a indagare, signor Buckman. Tra ventiquattr’ore ne sapro di piu. Al diavolo, possiamo arrestarlo quando vogliamo! Non credo che sia una cosa importante. E solo un tizio pieno di soldi, con le conoscenze giuste per riuscire a far sparire il suo dossier da…

— Va bene. Vada a letto. — Buckman riappese, resto li un attimo, poi si avvio in direzione del suo ufficio. Riflettendo.

La, addormentata sul divano, c’era sua sorella Alys. Che indossava, scopri Felix Buckman con grande dispiacere, calzoni neri iperaderenti, una camicia da uomo in pelle, orecchini ad anello e una cintura a maglie di catena con una fibbia in ferro battuto. Aveva chiaramente fatto uso di droghe. E, com’era gia successo tante altre volte, era riuscita a mettere le mani su una delle chiavi del fratello.

— Dio ti maledica! — le disse lui. Chiuse la porta dell’ufficio prima che Herb Maime potesse vedere Alys.

Lei si mosse nel sonno. Il suo viso da gatta fece una smorfia di irritazione. La mano destra annaspo nell’aria per spegnere la luce fluorescente che Buckman aveva acceso.

Lui afferro la sorella per le spalle, scopri quanto fossero irrigiditi i muscoli, la mise a sedere. — Cos’hai usato questa volta? — chiese. — Termalina?

— No. — Ovviamente, aveva la lingua impastata. — Idrosolfato di esofenofrenina. Non tagliato. Sottocutaneo. — Spalanco i grandi occhi chiari e lo fisso con un’aria sfrontata da ribelle.

Buckman chiese: — Perche diavolo vieni sempre qui? — Tutte le volte che Alys si concedeva i piaceri del feticismo o della droga finiva nell’ufficio di suo fratello. Lui non sapeva perche, e lei non gliel’aveva mai detto. Una volta aveva borbottato qualcosa a proposito dell’“occhio del ciclone”, come a dire che li, negli uffici dell’accademia di polizia, si sentiva al sicuro da un arresto. Grazie, ovviamente, alla posizione di lui.

— Feticisti!—ringhio Buckman, furibondo. — Sistemiamo cento casi come il tuo al giorno. Tu e le tue camicie di pelle e le catene e i peni artificiali! Dio! — Ansimava. Si sentiva tremare.

Con uno sbadiglio, Alys scivolo giu dal divano, si alzo e stiro le braccia lunghe e snelle. — Mi fa piacere che sia sera — disse serena, a occhi chiusi. — Adesso posso tornare a casa e mettermi a letto.

— E come pensi di uscire di qui? — chiese lui. Ma lo sapeva gia. Ogni volta era la stessa storia: usavano il tubo di salita per i prigionieri politici “in isolamento”; collegava il suo ufficio, all’estrema ala nord del palazzo, con il tetto, e quindi con il campo d’atterraggio dei trabi. Alys entrava e usciva da li, grazie alle chiavi del fratello. — Un giorno o l’altro — le disse lui, minaccioso, — uno dei miei uomini usera il tubo di discesa per motivi di servizio e ti vedra.

— E cosa potrebbe farmi? — Alys gli accarezzo i capelli grigi, tagliati a spazzola. — Me lo dica lei, signore. Mi costringera a pentirmi, ad ansimare sotto i suoi colpi?

— Basta dare un’occhiata alla tua faccia, a quell’espressione da stravolta…

— Sanno che sono tua sorella.

Buckman disse con un tono di voce duro: — Lo sanno perche continui a intrufolarti qui.

Dopo essersi appollaiata sull’orlo di una scrivania vicina, con le ginocchia chiuse tra le braccia, Alys lo studio grave. — Ti da proprio fastidio.

— Si, mi da proprio fastidio.

— Che io venga qui e metta a repentaglio il tuo posto di lavoro.

— Tu non puoi mettere a repentaglio il mio posto di lavoro — ribatte Buckman. — Ci sono solo cinque uomini al di sopra di me, escluso il direttore, e tutti e cinque sanno di te e non possono farci niente. — Dopo di che, usci furibondo dall’ufficio dell’ala nord, percorse il corridoio ed entro nella suite piu grande, dove svolgeva il grosso del proprio lavoro. Cerco di non guardare la sorella.

— Pero hai chiuso subito la porta — disse Alys, saltellandogli dietro. — Per impedire che quell’Herbert Blame o Mame o Maine o quel che e mi vedesse.

— Si — disse Buckman. — Per un uomo normale, tu sei ripugnante.

— Maime e normale? Tu come fai a saperlo? Te lo sei scopato?

— Se non te ne vai di qui — disse lui, calmo, scrutandola da dietro due scrivanie, — ti faccio ammazzare. Dio mi aiuti.

Lei scrollo le spalle tornite. E sorrise.

— Non c’e niente che ti spaventi — la accuso lui. — Dopo l’operazione al cervello. Ti sei fatta togliere apposta tutti i centri nervosi di umanita. Adesso sei un… — Si sforzo di trovare le parole: Alys lo paralizzava sempre in quel modo, riusciva addirittura a mettere fuori uso le sue capacita verbali. — Sei — riprese, con voce strozzata — una macchina che agisce di riflesso, che ripete le proprie azioni all’infinito, come un topo in un esperimento. Sei collegata al centro del piacere del tuo cervello e premi l’interruttore cinquemila volte all’ora, tutti i giorni della tua vita. Quando non dormi. Per me resta un mistero capire perche ti prenda il disturbo di dormire. Perche non continui a godere ventiquattr’ore su ventiquattro?

Aspetto una risposta, ma Alys non apri bocca.

— Un giorno o l’altro — disse lui, — uno di noi due morira.

— Si? — Alys inarco un sottile sopracciglio verde.

— Uno di noi — disse Buckman — sopravvivera all’altro. E chi restera avra di che stare allegro.

Il telefono sulla scrivania piu grande ronzo. Buckman, automaticamente, sollevo il ricevitore. Sullo schermo apparve il viso disfatto di McNulty, che doveva essere in preda a una qualche droga. — Scusi se la disturbo, signor Buckman, ma mi ha appena chiamato un uomo del mio staff. A Omaha non risulta che sia mai esistito un certificato di nascita per Jason Taverner.

Pazientemente, Buckman replico:— Allora e un nome falso.

— Gli abbiamo preso le impronte digitali, vocali, dei piedi, e gli abbiamo fatto l’elettroencefalogramma. Abbiamo mandato tutto alla Centrale Uno, alla banca dati globale di Detroit. Nessun riscontro. Tutte quelle impronte non esistono in nessuna banca dati del pianeta. — McNulty si tiro su alla meglio e sussurro, in tono di scusa: — Jason Taverner non esiste.

8

Jason Taverner non desiderava, al momento, tornare da Kathy. E decise che non voleva nemmeno ritentare con Heather Hart. Controllo nella tasca della giacca: aveva ancora i soldi, e grazie al pass della polizia si sentiva libero di andare ovunque. Un pass dei pol era un passaporto per l’intero pianeta; finche non avessero emesso un avviso di ricerca per lui, poteva spostarsi dappertutto, comprese le aree non urbanizzate come certe particolari isole del Pacifico meridionale ancora infestate dalla giungla. Era possibile che li non riuscissero a trovarlo per mesi, con tutto quello che il denaro gli avrebbe permesso di comperare in una zona tanto primitiva. “Ho tre cose che giocano a mio favore” si disse. “I soldi, un bell’aspetto e la personalita. Anzi, quattro: anche quarantadue anni di

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