quanto possa renderti nervoso una cosa del genere. Dai, andiamo a prenderci questo caffe. — Quando furono nuovamente nel corridoio che dava accesso alla sala, il suo tono si ammorbidi. — Scusami per prima, Sandy — disse. — Non era mia intenzione darti una simile lavata di testa.

— Lavata di testa? — domando Sandy con tono perplesso.

Marguery scoppio a ridere. — Oh, scusa Sandy. Continuo a dimenticarmi che sei nuovo di queste parti. — Gli forni una spiegazione dettagliata mentre aspettavano in fila davanti al tavolo del caffe. — Senti — aggiunse infine — dato che abbiamo un po’ di tempo a disposizione, pensi che ti piacerebbe andare a dare un’occhiata laggiu?

Stava indicando una porta in fondo al corridoio in cui si trovavano sulla quale era scritto SALA MONITOR DI SORVEGLIANZA ORBITALE. — Che cos’e? — domando Sandy incuriosito.

— E esattamente cio che dice la scritta. E una sala dalla quale si possono controllare gli oggetti che si trovano in orbita attorno alla Terra, compresa la nave hakh’hli. Ti piacerebbe andare a dare un’occhiata?

All’interno della stanza vi erano persone che lavoravano, e Marguery si rivolse a una di queste a bassa voce. La donna annui e indico un terminale. Marguery vi si sedette, si produsse in una piccola smorfia di fronte alla tastiera, poi inizio a digitare codici.

— A quanto pare, un poliziotto dell’InterSec puo fare piu o meno tutto cio che gli pare — osservo Sandy alle sue spalle.

— Certo, se e accompagnato da te — ribatte Marguery senza sollevare lo sguardo dallo schermo. — E soprattutto se una volta faceva parte del corpo degli astronauti. Ecco qua. Da’ un’occhiata.

Sullo schermo davanti a Marguery stava iniziando a formarsi un’immagine… un piccolo oggetto luminoso in lontananza, simile a una lattina.

— Ora la stiamo vedendo con lo spettro infrarosso — spiego Marguery. — Si tratta degli stessi telescopi che hanno seguito il rientro del satellite. Ogni tanto puo capitare di vedere qualche striscia luminosa che attraversa lo schermo, ma non farci caso. Si tratta semplicemente di altri relitti in orbita, come quello che e appena caduto. Aspetta che ti ingrandisco l’immagine con lo zoom.

Sandy fisso l’immagine che si ingrandiva. Non vi potevano essere dubbi, si trattava proprio della grande nave hakh’hli! Sembrava brillare di luce propria tanto era luminosa, ed era perfettamente visibile in ogni suo dettaglio. Sandy non aveva mai avuto l’occasione di vederla a quel modo. Mentre girava lentamente su se stessa allo scopo di non surriscaldare eccessivamente un lato piuttosto che un altro, divenne chiaramente visibile anche il piccolo incavo nella superficie che era stato la sede del modulo di atterraggio con il quale erano scesi sulla Terra.

— Non sapevo che foste effettivamente in grado di vedere la nave — commento sorpreso.

— Certo che siamo in grado — ribatte Marguery con tono offeso. — Ci hai forse presi per dei selvaggi ignoranti? Ormai sono quasi due mesi che vi osserviamo.

— Due mesi?

Marguery si produsse in un gesto di stizza. — Il fatto che non siamo piu in grado di andare nello spazio non significa necessariamente che non siamo nemmeno in grado di continuare a guardare. L’emissione di raggi gamma e stata individuata diverse settimane fa nel corso di un controllo di routine. E apparso subito evidente che la fonte delle emissioni si stava muovendo a grande velocita, cosi naturalmente e stata seguita. Credo che sia il vostro propulsore che emette tutti quei raggi gamma.

Tocco qualche tasto, e l’immagine dell’astronave si ingrandi ulteriormente sullo schermo. — In quel momento pero la vostra nave si trovava ancora al di fuori del piano dell’eclittica, a oltre un miliardo di chilometri di distanza, e di conseguenza non riuscivamo a ottenere una buona immagine ottica. Poi, quando siete usciti da dietro il Sole, vi abbiamo seguiti costantemente con il radar.

— Radar?

— Onde radio — spiego. — Quando incontrano qualche oggetto, vi rimbalzano sopra e tornano indietro, rivelandone la presenza.

— Ah — disse Sandy, gratificato dal fatto che almeno un punto risultasse finalmente chiaro per lui. Annui. — ChinTekki-tho ci ha detto che stavano captando qualche genere di trasmissione proveniente dalla Terra, ma nessuno fra gli hakh’hli aveva idea di che tipo di emissioni potessero essere. Apparentemente, non trasportavano alcun tipo di informazione.

— Non in uscita, certo — concordo Marguery. — Ma il riflesso di quelle stesse emissioni ci forniva un’ottima immagine della nave. In seguito siamo riusciti a ottenere anche un’immagine ottica, almeno nel campo infrarosso… la vostra nave ha accumulato tanto di quel calore passando accanto al Sole che risaltava come una lampadina accesa. Sandy, le vedi quelle protuberanze sulla fiancata della nave? A che cosa credi che servano?

Sandy scruto lo schermo con attenzione. — Intendi quei cinque bozzi uno in fila all’altro? Sono moduli di atterraggio. La grande nave hakh’hli ha meta di dodici navette, e infatti si puo notare un vuoto nel punto in cui era alloggiata la nostra. — Si volto improvvisamente verso Marguery. — Ci avete guardati anche mentre arrivavamo?

— Certo che vi abbiamo guardati. Non avreste forse fatto lo stesso anche voi? — domando con pazienza. — Vi abbiamo tenuti d’occhio costantemente, e ci siamo anche sintonizzati su tutte le frequenze possibili per cercare di captare qualche vostro segnale di riconoscimento. Ma voi non ci avete mandato alcun tipo di segnale.

— Be’ — disse Sandy con tono di scusa — i Grandi Anziani non sapevano bene con che tipo di persone avrebbero avuto a che fare…

Marguery scrollo le spalle. — Be’, nemmeno noi eravamo sicuri del tipo di persone con cui avremmo avuto a che fare, e cosi abbiamo seguito la rotta della navetta fin dal momento in cui si e staccata dalla nave madre, calcolando con esattezza il punto in cui sarebbe atterrata. Non c’era assolutamente bisogno che tu vagassi da solo sotto la pioggia, Sandy. Se tu fossi semplicemente rimasto dov’eri, saremmo venuti a prendervi non appena finiva il temporale.

— E perche non ce l’avete detto?

— Be’, te lo sto dicendo adesso. — Poi, controvoglia, aggiunse: — A dir la verita non avevo il permesso di dirtelo, prima. L’autorizzazione a divulgare certe notizie mi e stata appena concessa.

— Capisco — disse Sandy con tono amareggiato. — Ora ti hanno concesso il permesso di condividere con me alcune verita. Ma non tutte, immagino. — Marguery si astenne dal commentare, limitandosi a una smorfia. — Adesso — continuo Sandy — oltre a permetterti di essere la mia carceriera, ti hanno anche dato il permesso di concedermi qualche piccola briciola di informazione, per vedere che cosa ne facevo?

— Non sono affatto la tua carceriera, Sandy!

— E allora come definiresti la tua funzione nei miei confronti?

— Il termine adatto — disse con tono compunto — e “accompagnatrice”.

— Ma tu sei un poliziotto. Una poliziotta, cioe.

— L’InterSec non e la polizia. Non esattamente, almeno. Oh, al diavolo — sbotto esasperata — che cosa ti aspettavi? Era solo una forma di precauzione. Naturalmente, dovevamo essere ben sicuri del tipo di faccenda in cui ci stavamo imbarcando, e cosi abbiamo… — Si fermo a meta frase per fissare il soffitto, poi continuo con decisione. — Vi abbiamo tenuto d’occhio. Allo stesso modo in cui voi avete tenuto d’occhio noi. — Cambio improvvisamente argomento. — Vuoi ancora caffe?

— Se e questo che la mia “accompagnatrice” desidera che io faccia… — ribatte Sandy amareggiato. — E che altro desidera che faccia per soddisfare le sue naturali preoccupazioni?

Marguery gli rivolse uno sguardo che Sandy non fu in grado di interpretare. — Questo dipende da te — disse.

— Oh, ma sono sicuro che avrai istruzioni ben precise al riguardo — insistette Sandy.

Marguery fisso il vuoto per un istante, poi emise un sospiro e rivolse lo sguardo verso il suo orologio. — Fra poco iniziera il discorso di Polly — disse.

— Allora dobbiamo recarci senz’altro sul posto, non e vero? Affinche tu possa portare a termine gli ordini che ti sono stati impartiti?

Marguery si astenne dal rispondere. Sandy si giro e fece per andarsene, ma lei lo fermo appoggiandogli una mano sul braccio. Prima di parlare, si guardo rapidamente attorno per vedere se vi fosse qualcuno in ascolto. —

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