«Alla Ruota Radiosa dalla pelliccia d’oro, al portatore di terribile dardo, al primo servo ai piedi del trono della Grande Rupe Potente, della Battaglia Scintillante, di colui che posa un piede nel cielo e che vivra quanto le macchine, ai tuoi piedi getta questo rapporto l’umilissimo guardiano del clan dei turbini, portatore di ottima spada.

1) la grande macchina “soldato-cupola” e entrata in movimento quando sono stati toccati il quinto ed il quarantasettesimo foro. Il movimento e stato rapido, rettilineo ed incontenibile.

2) su una macchina mai vista sono giunti tre uomini, che non sanno parlare, non portano armi, ignorano i regolamenti e desiderano strane cose. Non conoscendo la loro natura, resto in attesa di direttive.

3) Il carbone sta finendo, ma per incapacita ed inesperienza non siamo in grado di applicare la tua clemente direttiva riguardo all’utilizzazione dei cadaveri per il riscaldamento.

Allegati:

a) lo schema della grande macchina “soldato-cupola”;

b) campioni della stoffa incollata dagli sconosciuti sopra le ferite dei criminali».

— Si, non c’e niente di nuovo, — concluse Anton.

— Qui siamo in piena eta feudale, — disse Saul. — Non perda tempo a far cerimonie, se non si vuole poi ritrovare con una picca nella pancia.

Ma chi ha voglia di stare a far cerimonie, pensava Vadim. E certo non per via delle picche. Il prigioniero all’improvviso si agito sul sedile e imploro con rozza voce di basso:

— Ringa

— Sentu! — sibilo lentamente Vadim.

Il prigioniero resto impietrito.

— Vuole ancora della marmellata, — disse Vadim.

— Si rassegnera, — disse Saul. — «Mangiare e bere, spaccare il muso…»

Non fa niente, — disse Vadim. — Vedrete che finira anche lui per desiderare strane cose.

— Vadim, passami un paio di cristalli, — chiese Anton. — Voglio parlare con lui.

— Prendimeli dalla tasca destra, — rispose Vadim, senza voltarsi.

— Ascolta, Haira, — disse Anton. — Se ti riportiamo al villaggio, il tuo capo lascera liberi quelli che ti hanno difeso?

— Si, — rispose in fretta Haira. — Ma voi mi riportate al villaggio?

— Certo che ti riportiamo, — disse Anton. — Ti aspettavi che ti ammazzassimo?

Vadim getto un’occhiata indietro. Haira aveva ripreso la sua aria altezzosa.

— Il capo e severo, — disse. — Forse non li lascera liberi e li rimandera a lavorare nella conca. Pero voi potete sperare di restare in vita. Puo darsi che vi lasci addirittura liberi di andarvene, se gli darete dei doni preziosi. Ne avete?

— Ne abbiamo, — rispose distrattamente Anton. — Abbiamo tutto.

— Che cosa sta dicendo? — brontolo Saul. — Vadim, dove sono i miei cristalli? Ah, eccoli…

— Forse ci tocchera veramente riscattarli, — proferi Anton sovrappensiero. — Non scateneremo certo una zuffa… Non ne ho nessuna voglia.

Haira si mise di nuovo a parlare, e la sua voce era ferma e stridula.

— E a me darete questo giubbotto, — indico la casacca di Saul.

— E questa cassa, — mostro l’analizzatore. — E tutta la marmellata. Tanto vi leveranno tutto, prima di mandarvi nelle baracche. Avete fatto bene a decidere di non scatenare una zuffa. Le nostre lance sono aguzze e dentellate, e quando vengono ritirate dopo il colpo, si tirano dietro tutte le interiora del nemico. E prendero anche queste scarpe. E anche queste. Perche tutto cio che si trova fra la terra e il cielo appartiene alla Grande Rupe Potente. E prendero anche questo.

Haira tacque, sovrappensiero. Vadim, che si stava divertendo di cuore, si giro a guardarlo. Anton guardava attento dal finestrino, era chiaro che non aveva sentito. Haira, seduto per terra, a gambe incrociate, gli guardava le scarpe. Saul fissava Haira, reggendosi sulla tempia uno dei cristalli. Dalla faccia si vedeva che era furibondo. Colta un’occhiata di Vadim, abbozzo malamente un sorriso. Haira continuo, col tono di chi sta spiegando qualcosa:

— Quando vi svestiranno, non dimenticate di dire che questo, — e mostrava col dito, — e questo e questo sono roba mia. Sono stato io il primo.

— Sta’ zitto, — disse piano Saul.

— Sta’ zitto tu, — ribatte Haira con dignita. — Altrimenti ti bastoneremo a morte.

— Saul, — disse Anton. — La smetta. Non faccia il bambino…

— Si, e stupido, — commento Haira. — Ma ha una bella casacca.

Ma guarda, e proprio sicuro di averci in pugno, penso Vadim. Vede gia come ci denuderanno, come ci spingeranno nella conca, come dormiremo sul pavimento di terra coperto di feci, e staremo sempre zitti, e lui ci fara correre scalzi sulla neve e ci punzecchiera con la sua picca, e ci dara dei ceffoni per farci correre piu in fretta.

E intorno a noi, uomini che pensano solo a se stessi, che sognano solo di infilare il dito in quel foro che metta in moto la macchina, e allora saranno aggiogati, felici e contenti, a una slitta che porteranno al di la dei colli nevosi, sollecitati dalla punta della picca, per raggiungere la liberta di cui si puo godere ai piedi del trono della Grande Rupe… Vadim si morse il labbro con tanta violenza da vedere le stelle. Vorrei fargliela io la festa, penso con odio. Era uno strano sentimento, l’odio. Lo riempiva di gelo e gli faceva tendere i muscoli. Non gli era mai capitato prima di odiare qualcuno. Senti che alle sue spalle Saul sbuffava feroce e Haira miagolava una canzone.

In basso comparve la conca fangosa. Sul fondo erano sparse in disordine le macchine, divenute assurdi e barbari strumenti d’umiliazione e di morte. Era colpa degli alieni, penso Vadim. Ma che cosa gli si poteva rimproverare? Non erano nemmeno umanoidi. Erano acqua del cielo… Marmellata…

Scese di quota e, frenando, segui la strada fino alla casetta dei guardiani. Haira, riconosciuto il posto, proruppe in strilli di gioia che neppure il potente analizzatore riusci a interpretare.

Davanti alla casetta c’era una folla. La neve luccicava nella luce verdastra dell’alba. Gli ex graziati, nudi e miserevoli, erano raccolti in gruppo nella neve, e aspettavano a capo chino. Intorno a loro, appoggiati alle picche, a gambe larghe, stavano i guardiani in pelliccia. Sulla veranda torreggiava il portatore di ottima spada. Teneva l’ottima spada vicino all’orecchio e faceva scorrere il polli. ce sul filo della lama. Quando si accorse del bioplano che scendeva, resto immobile, con la bocca spalancata.

Vadim fece atterrare il bioplano proprio davanti alla veranda. Apri l’oblo e grido:

— Kaira-me sorinata-mu! Tatimata-ne kori-su!

Abbandono il posto di pilotaggio, prese Haira per la vita e lo mise in piedi sui gradini della veranda. Il capo abbasso la spada e chiuse la bocca con uno scatto secco. Haira curvo la schiena e gli si accosto rapidamente a piccoli passi.

— Com’e che non ti hanno ancora ammazzato? — chiese il capo stupito.

Haira incrocio le braccia sui petto e tubo in risposta:

— E avvenuto quel che doveva avvenire! Ho raccontato loro della grandezza e della potenza della Grande Rupe, della Battaglia Scintillante, di colui che posa un piede nel Cielo e che vivra quanto le macchine, ed essi si sono bagnati addosso per la paura. Mi hanno nutrito con un cibo gustoso e mi hanno parlato come dei sottoposti e sono venuti qui per inchinarsi al tuo cospetto.

I portatori di lancia si erano rispettosamente raccolti presso la veranda. Soltanto i condannati nudi non si erano mossi, aspettando rassegnati l’esecuzione. Il comandante rinfodero la spada con pomposa lentezza. Non guardo piu il bioplano. Si mise ad interrogare Haira in tono calmo e indifferente.

— Dove vivono?

— Hanno una grande casa nella pianura. Molto calda.

— Dove hanno preso questa macchina?

— Non so. Probabilmente sulla strada.

— Dovevi dirgli che tutto il cielo e tutta la terra appartengono alla Grande Rupe Potente.

— Gliel’ho detto. Ma le scarpe, una giubba e una cassa lucente appartengono a me. Non lo dimenticare poi, mio glorioso e forte.

— Sei uno stupido, — disse il capo con disprezzo. — Tutto appartiene alla Grande Rupe Potente. E tu avrai solo quello che ti spettera. Dov’e il messaggio?

— Me l’hanno preso, — disse Haira, deluso.

— Due volte stupido. Questo ti costera la pelle.

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