ruscelli e albe rosee. E come gli fosse soltanto permesso di dire, per esempio, che una delle sue due facce aveva varato un migliaio di navi purche fossero in grado di esibire la bolletta quietanzata del cantiere navale.
E pertanto, in osservanza di tale tradizione, non diremo di Scuotivento e Duefiori che divennero un’onda sinusoidale spaziante nelle dimensioni buie o un rumore simile allo strofinio di una zanna mostruosa o che videro la loro vita passargli davanti agli occhi. (In ogni caso, Scuotivento aveva visto scorrergli davanti cosi tante volte la sua vita passata da poter dormire durante gli episodi noiosi.) O ancora che l’universo si riverso addosso ai due come una massa gelatinosa.
Diremo, perche l’esperimento ha dimostrato che e vero, che vi fu un rumore come se un regolo di legno venisse percosso con un diapason in do diesis, forse anche in si bemolle, seguito da una subitanea impressione di immobilita assoluta.
E cio perche loro erano assolutamente immobili in un buio assoluto.
Scuotivento immagino che qualcosa fosse andata storta.
Poi vide davanti a se la debole traccia azzurra.
Si trovava di nuovo dentro l’Octavo. Che sarebbe accaduto, si chiese, se qualcuno avesse aperto il libro; lui e Duefiori sarebbero apparsi come una tavola a colori?
Probabilmente no, decise. L’Octavo in cui si trovavano era alquanto diverso dal libro incatenato al suo leggio nelle profondita dell’Universita Invisibile, libro che era puramente la rappresentazione tridimensionale di una realta multidimensionale, e…'.
'Un momento' penso. 'Non sono io che penso cosi. Chi e che sta pensando per me?'
— Scuotivento — disse una voce simile al fruscio di vecchie pagine.
— Chi? Io?
Nel cuore messo a dura prova del mago guizzo per un attimo un sussulto di sfida.
Disse in tono maligno: — Siete poi riusciti a ricordare qual e stato l’inizio dell’Universo? Non era lo Schiarirsi la Gola, o Tirare il Fiato o Grattarsi la Testa e Cercare di Rammentarlo? Oppure era Sulla Punta della Lingua?
Un’altra voce, arida come il legno secco, sibilo: — Faresti bene a ricordarti dove ti trovi. — Dovrebbe essere impossibile sibilare una frase senza le sibilanti, ma la voce ci riusci ottimamente.
— Ricordarmi dove sono? Ricordarmi dove sono? — urlo Scuotivento. — Certo che mi ricordo dove sono. Mi trovo dentro a un maledetto libro a parlare con un sacco di voci che non posso vedere. Perche credi che stia gridando?
— Immagino ti chiederai perche ti abbiamo riportato qui — gli disse all’orecchio una voce.
— No.
— No?
— Che ha detto? — chiese un’altra voce disincarnata.
— Ha detto di no.
— Ha veramente detto no?
— Si.
— Oh!
— Perche?
— Cose del genere mi accadono tutto il tempo — affermo Scuotivento. — Un minuto prima cado fuori del mondo, poi mi trovo dentro un libro, quindi su un masso volante, poi osservo la Morte giocare a Chiusa o Diga o che altro fosse. Perche dunque dovrei meravigliarmi?
— Be’, noi supponiamo che ti chiederai perche non vogliamo che nessuno ci pronunci — spiego la prima voce, conscia di stare perdendo l’iniziativa.
Il mago esito. Quel pensiero gli era passato per la mente, solo in gran fretta e guardandosi nervosamente a destra e a sinistra nel caso lo mettessero k.o.
— Perche qualcuno dovrebbe desiderare di pronunciarvi?
— E la stella. La stella rossa. I maghi ti stanno gia cercando; quando ti trovano, vogliono pronunciare tutti gli Otto Incantesimi insieme per cambiare il futuro. Pensano che il Disco sta per scontrarsi con la stella.
Scuotivento ci penso su. — E cosi?
— Non esattamente, ma in…
Scuotivento abbasso gli occhi. Il Bagaglio sbuco dall’oscurita. Dal suo coperchio spuntava il lungo frammento di una lama di falce.
— E solo il Bagaglio — disse il mago.
— Ma non lo abbiamo chiamato qui!
— Nessuno lo convoca — ribatte Scuotivento. — Si presenta e basta. Non preoccupatevi.
— Oh! Di che stavamo parlando?
— La faccenda di quella stella rossa.
— Giusto. E molto importante che tu…
— Salve? Ehi! C’e qualcuno la?
Era una vocetta acuta proveniente dalla scatola a immagini che pendeva ancora dal collo inerte di Duefiori.
Il demonietto apri la porticina e guardo Scuotivento.
— Dove sarebbe questo posto, egregio?
— Non ne sono sicuro.
— Siamo sempre morti?
— Forse.
— Be’, speriamo di andare da qualche parte dove non ci occorra troppo colore nero, perche l’ho finito. — La porticina si richiuse.
Scuotivento ebbe la fuggevole visione di Duefiori che faceva circolare le immagini e pronunciava frasi del genere 'Questo sono io tormentato da un milione di demoni' e 'Questo sono io con quello strano paio che abbiamo incontrato sui pendii gelati dell’Oltretomba'. Il mago non sapeva per certo cosa succedeva dopo che uno era morto per davvero, le autorita non erano molto chiare in proposito. Un marinaio dalla pelle scura che veniva dalle terre del Bordo si era detto fiducioso di andare in un paradiso dove c’erano succo di frutta e uri. Scuotivento non sapeva bene che cosa fossero le uri, ma dopo averci riflettuto era giunto alla conclusione che doveva trattarsi di un tubetto di liquerizia per succhiare il succo di frutta. A lui, comunque, il succo di frutta lo faceva sternutire.
— Ora che l’interruzione e finita — dichiaro una voce — forse possiamo proseguire. E della massima importanza che tu non permetta ai maghi di portati via l’Incantesimo. Se tutti gli Otto Incantesimi saranno pronunciati troppo presto, accadranno cose terribili.
— Voglio soltanto essere lasciato in pace — protesto Scuotivento.
— Bene, bene, sapevamo di poterci fidare di te fin dal giorno in cui hai aperto l’Octavo.
Il nostro esito. — Aspettate un minuto. Volete che io me ne vada in giro a impedire ai maghi d’impadronirsi di tutti quanti gli incantesimi?
— Esatto.
— E per questo che uno di voi mi e entrato nella testa?
— Precisamente.
— Voi avete distrutto completamente la mia vita, lo sapete questo? — ribatte con veemenza Scuotivento. — Come mago avrei potuto farcela, se voi non aveste deciso di usarmi come una specie di libro degli incantesimi portatile. Non sono capace di ricordare nessun altro incantesimo perche sono troppo spaventati di stare nella mia testa insieme a voi!
— Ci rincresce.
— Voglio soltanto tornarmene a casa! Voglio ritornare dove… — gli occhi del mago s’inumidirono — dove uno sente il selciato sotto i piedi e la birra non e troppo cattiva e di sera si puo mangiare dell’ottimo pesce fritto forse con contorno di grossi cetrioli. E anche un pasticcio di anguilla e un piatto di vongole. E dove si trova sempre una stalla per dormirci al calduccio. E la mattina uno si sveglia nello stesso posto della sera prima, senza preoccuparsi del tempo che fa. Voglio dire, non m’importa della magia. Sapete, probabilmente non ho la stoffa giusta per fare un mago. Voglio soltanto tornarmene
— Ma tu devi… — comincio uno degli Incantesimi.
Troppo tardi. La nostalgia, quel piccolo elastico del subconscio capace di dare la carica al salmone e spingerlo a tremila miglia di distanza attraverso strani mari. O capace di sospingere un milione di lemming a correre gioiosi verso la loro terra ancestrale la quale, a seguito di un lieve scarto della deriva continentale non e piu la… La nostalgia invase Scuotivento come un gambero, flui lungo i fragili fili che tenevano insieme la sua anima torturata al corpo, affondo le pinze e tiro…
Gli Incantesimi si ritrovarono soli dentro l’Octavo.
Soli, in ogni caso, a prescindere dal Bagaglio.
Lo fissarono, non con gli occhi, ma con la consapevolezza antica come lo stesso mondo-Disco.
— E anche tu puoi toglierti dalle scatole — dissero.
— …male.
Scuotivento sapeva che era lui che parlava, riconosceva la voce. Per un momento guardo attraverso i propri occhi, ma non in modo normale. Piuttosto come una spia che sbircia attraverso le fessure ritagliate negli occhi di una fotografia. Un attimo dopo era tornato.
— Stai bene, Scuotivento? — gli chiese Cohen. — Sembrava che non fosci qui.
— Eri piuttosto pallido — aggiunse Bethan. — Come se qualcuno avesse camminato sulla tua tomba.
— Uhm, gia, probabilmente ero io. — Alzo una mano e si conto le dita. Pareva che fossero del numero giusto.
— Ehm, mi sono mosso? — domando.
— Fissavi il fuoco come se vedessi un fantasma — disse Bethan.
Udirono un gemito alle loro spalle. Duefiori si era messo seduto e si teneva la testa nelle mani.
I suoi occhi li misero a fuoco, le sue labbra si mossero senza emettere alcun suono.
— E stato veramente… un sogno strano — disse. — Cos’e questo posto? Perche sono qui?
— Be’ — comincio Cohen — scerti dicono che il Creatore ha prescio una mansciata di creta e…