e dodici muli. Grenouille ricaccio le lacrime e si allontano di corsa, attraversando la citta fino alla Porte du Cours. Sulla piazza antistante la porta si fermo e fiuto. E in effetti, nel vento puro dell’ovest, incontaminato dagli odori della citta, ritrovo il suo filo d’oro, sia pure esile e fievole, ma tuttavia inconfondibile. Comunque l’amato aroma non proveniva da nord-ovest, dove c’era la strada per Grenoble, bensi dalla direzione di Cabris, se non addirittura da sud-ovest.
Grenouille chiese alla guardia che strada avesse imboccato il secondo console. La sentinella indico il nord. Non la strada per Cabris? O l’altra, che portava a sud verso Auribeau e La Napoule? No di certo, disse la sentinella, l’aveva visto con i suoi occhi.
Grenouille torno indietro di corsa per la citta fino alla sua capanna, mise nella sua sacca da viaggio la pezza di lino, il recipiente con la pomata, la spatola, le forbici e una piccola clava liscia di legno d’ulivo e si mise subito in cammino: non sulla strada per Grenoble, bensi sulla via che gli indicava il suo naso: verso sud.
Questa strada, la via diretta per La Napoule, passava lungo le propaggini del Tanneron attraverso gli avvallamenti fluviali di Frayere e Siagne. Era un percorso comodo. Grenouille procedette rapidamente. Quando alla sua destra emerse Auribeau, aggrappata in alto, sulle cime tondeggianti, il suo olfatto gli disse che aveva quasi raggiunto i fuggitivi. Poco dopo si trovo piu o meno alla loro altezza. Ora sentiva l’odore di ognuno di loro, sentiva persino l’esalazione dei loro cavalli. Potevano essere non piu di mezzo miglio a ovest, da qualche parte nelle foreste del Tanneron. Si dirigevano a sud, verso il mare. Esattamente come lui.
Verso le cinque del pomeriggio Grenouille raggiunse La Napoule. Entro nella locanda, mangio e chiese una sistemazione economica per la notte. Era un garzone conciatore di Nizza, disse, diretto a Marsiglia. Poteva pernottare nella stalla, risposero. La si stese in un angolo e si mise a riposare. Il suo olfatto gli disse che i tre cavalieri erano in arrivo. Ormai si trattava soltanto di aspettare.
Due ore dopo — era gia il tardo crepuscolo — i tre arrivarono. Per proteggere il loro incognito si erano cambiati i vestiti. Ora le due donne indossavano abiti scuri e un velo, e Richis una giacca nera. Diede a intendere d’essere un gentiluomo proveniente da Castellane, l’indomani voleva recarsi alle isole Lerins, il locandiere doveva trovare una barca che stesse pronta all’alba. Oltre a lui e ai suoi c’erano forse altri ospiti alla locanda? No, disse il locandiere, soltanto un garzone conciatore di Nizza, che pernottava nella stalla.
Richis mando le donne nelle camere. Quanto a lui, ando nella stalla a prendere qualcosa dalle bisacce, cosi disse. Dapprima non riusci a vedere il garzone conciatore, dovette farsi dare una lanterna dallo stalliere. Poi lo scorse disteso in un angolo, su una vecchia coperta sopra la paglia, la testa appoggiata contro la sua sacca da viaggio, profondamente addormentato. Aveva un aspetto cosi totalmente insignificante, che Richis per un attimo ebbe l’impressione che non esistesse affatto, ma fosse soltanto un’immagine illusoria creata dalle ombre oscillanti della lanterna. Comunque Richis stabili subito che quell’essere innocuo in modo persino commovente non poteva rappresentare il minimo pericolo, si allontano pian piano per non disturbarne il sonno e rientro nella locanda.
Ceno assieme alla figlia in camera. Non le aveva spiegato lo scopo e la meta dello strano viaggio, e non lo fece neanche ora, sebbene lei glielo chiedesse con insistenza. L’indomani gliel’avrebbe rivelato, disse, e poteva star certa che tutto cio che lui progettava e faceva sarebbe stata la cosa migliore per lei e per la sua felicita futura.
Dopo cena giocarono alcune partite a «L’hombre», che lui perse tutte, perche anziche guardare le proprie carte guardava di continuo il volto della figlia, per godere della sua bellezza. Verso le nove la condusse nella sua stanza, che si trovava di fronte alla propria, le diede il bacio della buonanotte e chiuse a chiave la porta dall’esterno. Poi ando a coricarsi anche lui.
D’un tratto si senti molto stanco per le fatiche del giorno e della notte precedente, e nello stesso tempo molto contento di se e di come andavano le cose. Senza la minima preoccupazione, senza quei foschi presentimenti che l’avevano tormentato e tenuto sveglio fino al giorno prima ogni volta che spegneva la lampada, si addormento subito, e dormi un sonno senza sogni, senza lamenti, senza sussulti spasmodici e senza girarsi e rigirarsi nervosamente nel letto. Per la prima volta dopo molto tempo Richis ebbe un sonno profondo, tranquillo, ristoratore.
Nello stesso momento Grenouille si alzo dal suo giaciglio nella stalla. Anche lui era contento di se e di come andavano le cose e si sentiva estremamente riposato, sebbene non avesse dormito un istante. Quando Richis era venuto a cercarlo nella stalla, aveva soltanto finto di dormire, per rendere ancora piu manifesta quell’impressione di innocenza che gia dava soltanto grazie al suo odore insignificante. D’altronde, diversamente da Richis nei suoi confronti, egli aveva decifrato Richis con estrema precisione, naturalmente dal punto di vista olfattivo, e non gli era affatto sfuggito il sollievo di Richis alla sua vista.
E cosi entrambi, durante il loro breve incontro, si erano reciprocamente convinti della rispettiva innocenza, a torto e a ragione, ed era giusto cosi, penso Grenouille, perche la sua innocenza apparente e quella reale di Richis alleggerivano il lavoro a lui, a Grenouille: un modo di vedere le cose, del resto, che nel caso opposto Richis avrebbe pienamente condiviso.
45
Con cautela professionale Grenouille si mise all’opera. Apri la sacca da viaggio, ne tolse la pezza di lino, la pomata e la spatola, allargo la pezza sulla coperta su cui si era steso, e comincio a spalmarla con la pasta grassa. Era un lavoro che richiedeva tempo, perche era importante applicare il grasso in uno strato ora piu spesso, ora piu sottile, a secondo dei punti del corpo con cui le rispettive parti della pezza dovevano venire a contatto. Bocca e ascella, petto, sesso e piedi davano quantita di profumo maggiori che non ad esempio tibie, schiena e gomiti; i palmi ne davano piu dei dorsi della mano; le sopracciglia piu delle palpebre, ecc… e di conseguenza per queste parti bisognava usare piu grasso. Quindi Grenouille modello quasi un diagramma odoroso del corpo da trattare sulla pezza di lino, e in realta questa era per lui la parte piu soddisfacente del lavoro, perche si trattava di una tecnica artistica che occupava in eguai misura sensi, fantasia e mani, e inoltre anticipava idealmente il piacere del risultato finale che ci si aspettava.
Dopo aver usato tutto il recipiente della pomata, picchietto ancora la pezza qua e la, tolse il grasso in un punto, lo aggiunse in un altro, diede qualche ritocco, esamino ancora una volta il paesaggio di grasso che aveva modellato… con il naso peraltro, non con gli occhi, perche tutto il lavoro si svolgeva nella totale oscurita, il che forse contribuiva a rasserenare ulteriormente l’animo di Grenouille. In quella notte di luna piena nulla lo distraeva. Il mondo non era altro che odore e un lieve brusio proveniente dal mare. Grenouille era nel suo elemento. Poi ripiego la pezza come un tappeto, in modo che le superfici spalmate di grasso si trovassero l’una sull’altra. Questa era un’operazione dolorosa per lui, perche sapeva bene che cosi facendo, pur con tutta la cautela possibile, parte dei rilievi cui aveva dato forma si sarebbero appiattiti e spostati. Ma non c’era altro modo di trasportare la pezza. Dopo averla piegata quel tanto da poterla portare senza troppa difficolta stesa sull’avambraccio, prese con se la spatola, le forbici e la piccola clava di legno d’ulivo e scivolo fuori della stalla.
Il cielo era coperto. Nella casa non c’era piu un lume acceso. L’unica scintilla di luce in quella notte nera come la pece guizzava a est sul faro del fortino nell’isola di Sainte-Marguerite a un miglio di distanza, una minuscola, lucente punta di spillo sulla pezza nera. Dalla baia giungeva una brezza leggera dal sentore di pesce. I cani dormivano.
Grenouille si diresse verso il finestrino del granaio, su cui era appoggiata una scala a pioli. Sollevo la scala e, tenendola dritta in equilibrio, con tre pioli incastrati sotto il braccio destro libero e la parte superiore che premeva sulla spalla destra, attravero il cortile finche arrivo sotto la finestra di Laure. La finestra era semiaperta. Mentre saliva sulla scala a pioli, comodamente come su una scala normale, si rallegro della circostanza di poter cogliere l’aroma della fanciulla a La Napoule. A Grasse, con le finestre munite di inferriate e la casa rigidamente sorvegliata, sarebbe stato tutto molto piu difficile. Li dormiva persino sola. Non occorreva neppure eliminare la cameriera.
Apri le imposte con una spinta, scivolo nella camera e depose la pezza. Poi si giro verso il letto. Il profumo dei capelli di Laure era predominante, perche era distesa sul ventre, e il suo viso, incorniciato dal braccio piegato, era affondato nel cuscino, dimodoche la sua nuca si presentava in modo addirittura ideale per ricevere il colpo di clava.
Il rumore del colpo fu sordo e stridente. Grenouille lo odio. Lo odio soltanto perche era un rumore, un rumore nel corso del suo lavoro che altrimenti era silenzioso. Riusci a sopportare quel rumore disgustoso soltanto
