ricevuto… ricevuto. Ci sono tre morti. Non ce ne sarebbe stato neanche uno se foste stati giu. Quindi, tutti a terra, quando sentite che quella roba parte. Squadra A, completare l’avanzata.

Quelli completarono la manovra senza alcun incidente. — Okay. Squadra C, correre dove stava… Fermi tutti! Giu!

Eravamo gia tutti quanti schiacciati a terra. Le bolle passarono oltre, in un arco regolare, a circa due metri dal suolo. Passarono tranquillamente sopra le nostre teste e, a parte una che trasformo un albero in un mucchio di stuzzicadenti, scomparvero in lontananza.

— B, correte piu avanti della A di dieci metri. C, prendete il posto della B. Granatieri B, vedete se riuscite a beccare il Fiore.

Due granate straziarono il terreno a trenta o quaranta metri dalla struttura. In una buona imitazione del panico, quella comincio a eruttare un fiume ininterrotto di bolle… Comunque, nessuna passo a meno di due metri dal suolo. Noi ce ne stavamo curvi, aggobbiti, e continuavamo ad avanzare.

All’improvviso, una crepa apparve nell’edificio e si allargo, fino a raggiungere le dimensioni di una grossa porta. I taurani ne uscirono brulicando.

— Granatieri, cessate il fuoco. Squadra B, fuoco laser a sinistra e a destra… impedite che si disperdano. A e C, avanzare al centro.

Un taurano mori cercando di passare a corsa attraverso un raggio laser. Gli altri restarono dov’erano.

Quando si indossa uno scafandro, e molto difficile correre e nello stesso tempo tenere giu la testa. Bisogna andare da una parte all’altra, come un pattinatore che comincia l’esercizio; altrimenti finisci in volo. Almeno uno dei nostri, qualcuno della Squadra A, balzo troppo in alto e fece la stessa fine di Chin.

Mi sentivo molto intrappolato e bloccato, con una muraglia di fuoco laser da ogni parte e un soffitto basso che significava morte certa. Ma nonostante tutto mi sentivo felice, euforico, perche avevo finalmente la possibilita di uccidere qualcuno di quei perversi mangiabambini. E sapendo che erano tutte balle.

I taurani non opponevano una vera resistenza, a parte le bolle, che del resto erano abbastanza inefficaci, ed evidentemente non erano state ideate come armi antiuomo; e non si ritiravano neppure nell’edificio. Si aggiravano mulinando, ed erano all’incirca un centinaio; ci guardavano avvicinarci. Sarebbe bastato un paio di granate per farli fuori tutti, ma credo che Cortez ci tenesse a prendere un prigioniero.

— Okay, quando dico 'via', ci porteremo sui loro fianchi. La Squadra B cessera il fuoco… Il Secondo e il Quarto plotone a destra, il Sesto e il Settimo a sinistra. La Squadra B marcera in avanti, in riga, per chiuderli dentro… Via!'

Noi ci lanciammo verso sinistra. Non appena il fuoco del laser cesso, i taurani partirono, correndo in gruppo su una rotta di collisione con il nostro fianco.

— Squadra A, a terra e sparate! Non tirate fino a quando non siete sicuri della mira… se sbagliate potreste uccidere uno dei nostri. E per Dio, salvatemene uno!

Era uno spettacolo terrificante, quell’orda di mostri che veniva verso di noi. Correvano a grandi balzi — le bolle li schivavano — ed erano tutti eguali a quello che avevamo visto volare, prima, sul manico di scopa: tutti nudi, e protetti da una sfera semitrasparente che avvolgeva il loro corpo e si muoveva insieme a loro. L’ala destra comincio a sparare, mirando agli individui che si trovavano alla retroguardia del branco.

Improvvisamente un raggio laser sfolgoro attraverso i taurani, dall’altra parte: qualcuno aveva mancato il bersaglio. Ci fu un urlo orribile, e io guardai in fondo alla riga: vidi qualcuno, mi pare fosse Perry, che si contorceva per terra, con la mano destra stretta sul moncherino fumante del braccio sinistro, tranciato appena sotto il gomito. Il sangue gli colava fra le dita, e lo scafandro, con i circuiti mimetici scombinati, continuava a passare dal nero al bianco alla giungla al deserto al verde al grigio. Non so per quanto tempo continuai a guardare — il tempo sufficiente perche il medico si precipitasse accanto a lui per prestargli soccorso — ma quando rialzai gli occhi, i taurani mi erano quasi addosso.

Il mio primo tiro fu a casaccio, troppo alto, ma sfioro la parte superiore della bolla protettiva del primo taurano. La bolla scomparve e il mostro incespico e cadde a terra, sussultando spasmodicamente. Dal foro della bocca gli usci una schiuma, prima bianca, poi striata di rosso. Con un ultimo sussulto si irrigidi e si contorse rovesciandosi all’indietro, quasi a ferro di cavallo. Il suo lungo urlo, un sibilo acutissimo, si interruppe quando i suoi camerati lo calpestarono, passandogli sopra. Detestai me stesso per il mio sorriso.

Fu un massacro, sebbene la nostra ala fosse numericamente inferiore: uno contro cinque. I taurani continuavano a venire avanti senza esitare, anche quando dovevano superare la barriera di corpi e di pezzi di corpi che si accumulava, parallela al nostro fianco. Il suolo, in mezzo, era viscido di sangue taurano — tutti i figli di Dio hanno l’emoglobina — e come era avvenuto nel caso degli orsacchiotti, le loro viscere sembravano proprio viscere, al mio occhio inesperto. Il mio elmo riverberava di una risata isterica, mentre li facevamo a pezzi sanguinolenti, e quasi non sentii Cortez gridare.

— Cessate il fuoco… ho detto cessate il fuoco! Maledizione! Catturate un paio di quei bastardi, non possono farvi niente.

Smisi di sparare e feci quello che fecero tutti gli altri. Quando il primo taurano scavalco il mucchio fumante di carne davanti a me, mi tuffai per placcarlo, per abbrancargli le gambe esili.

Era come abbracciare un grande pallone viscido. Quando cercai di trascinare il taurano a terra, schizzo fuori dalle mie braccia e continuo a correre.

Riuscimmo a fermarne uno, ricorrendo al semplice espediente di ammucchiare sopra di lui mezza dozzina di persone. Nel frattempo gli altri avevano attraversato di corsa il nostro fronte, ed erano diretti verso la fila di grandi serbatoi cilindrici che, come aveva detto Cortez, erano probabilmente magazzini. Alla base di ognuno di essi si era aperta una porticina.

— Il nostro prigioniero l’abbiamo preso - urlo Cortez. — Uccidete!

I taurani erano a cinquanta metri da noi e correvano forte: erano bersagli difficili. I laser si avventarono intorno a loro, guizzando alti e bassi. Uno cadde tagliato in due, ma gli altri, una decina, continuarono a correre, e arrivarono quasi alle porticine prima che i granatieri cominciassero a sparare.

I lanciagranate erano ancora carichi di bombe a 500 microtoni, ma bisognava centrare in pieno i taurani: lo spostamento d’aria sarebbe servito soltanto a farli volar via, illesi dentro le loro bolle.

— Gli edifici! Fate fuori quei fottuti edifici! — I granatieri alzarono la mira e spararono, ma le bombe riuscirono soltanto a bruciacchiare l’esterno candido delle strutture, fino a quando, per caso, una fini dentro a una porta. L’edificio si spacco nettamente: le due meta schizzarono via, e una nube di macchinari volo in aria, accompagnata da un’immensa fiamma pallida che si increspo e scomparve in un istante. Poi tutti gli altri mirarono alle porte, eccettuato un po’ di tiro a segno contro alcuni taurani, non tanto per colpirli quanto per tenerli lontani e impedire che entrassero. Sembrava che avessero una fretta maledetta.

Nel frattempo, noi cercavamo di centrare i taurani con i laser, mentre quelli correvano a zig-zag e spiccavano balzi, cercando di entrare negli edifici. Avanzammo, stringendoci attorno a loro per quanto ci era possibile senza correre il rischio di venir colpiti dalle granate: tuttavia eravamo ancora troppo lontani per poter mirare bene.

Comunque, li stavamo centrando uno dopo l’altro, e riuscimmo a distruggere quattro dei sette edifici. Poi, quando erano rimasti due alieni soltanto, l’esplosione ravvicinata di una granata ne scaravento uno a pochi metri dalla porta. Quello si butto dentro, e parecchi granatieri spararono le loro salve contro di lui: ma mirarono troppo corto oppure le granate esplosero senza far danni contro i fianchi della struttura. Le bombe cadevano tutto intorno, facendo un frastuono infernale, ma all’improvviso il baccano venne sommerso da un grande sospiro, come se un gigante stesse inalando l’aria: e dove prima c’era l’edificio adesso c’era una densa nube cilindrica di fumo che rimpiccioliva nella stratosfera, diritta come se fosse stata tracciata con la riga. L’altro taurano si era trovato esattamente alla base del cilindro: vedevo i pezzi del suo corpo che volavano. Un secondo piu tardi, lo spostamento d’aria ci investi: rotolai irresistibilmente, come una girandola, andai a sbattere contro il mucchio di taurani morti e ruzzolai dall’altra parte.

Mi rimisi in piedi e per un secondo fui preda del panico, quando vidi che il mio scafandro era coperto di sangue… Quando mi resi conto che era sangue alieno, mi tranquillizzai: ma continuai a sentirmi immondo.

— Prendete quel bastardo! Prendetelo! - In quella confusione, il taurano prigioniero si era liberato e adesso correva verso l’erba folta. Un plotone s’era lanciato all’inseguimento, e perdeva terreno: ma poi arrivarono correndo tutti quelli della Squadra B e gli tagliarono la strada. Mi avviai anch’io, a balzelloni, per prendere parte al divertimento.

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