— Il Consiglio Eugenetico?
— Fa parte della FENU. Ha autorita esclusivamente sulla Terra. — L’Alsever aspiro profondamente la capsula vuota. — Lo scopo era di impedire alle persone di fare i bambini nel modo biologico. Perche: 1) mostravano una deplorevole mancanza di buon senso nella scelta del partner genetico; e 2) il Consiglio riteneva che le differenze razziali avessero lo spiacevole effetto di dividere inutilmente l’umanita; con un controllo totale delle nascite, in poche generazioni sarebbe invece stato possibile fare in modo che tutti appartenessero a un’unica razza.
Non sapevo che fossero arrivati a tanto. Ma immagino che fosse logico. — E tu approvi? Come medico?
— Come medico? Non ne sono certa. — L’Alsever si tolse dalla tasca un’altra capsula e la rotolo tra pollice e indice, guardando nel vuoto. O fissando qualcosa che noialtri non potevamo vedere. — In un certo senso, semplifica il mio lavoro. Molte malattie non esistono piu. Ma non credo che conoscano la genetica come immaginano di conoscerla. Non e una scienza esatta: potrebbero commettere qualche grave errore, e i risultati si vedrebbero solo dopo parecchi secoli.
Si spezzo la capsula sotto il naso e inalo due volte, profondamente. — Ma come donna, sono completamente favorevole. — La Hilleboe e la Rusk approvarono con energici cenni del capo.
— Per non dover sopportare la gravidanza e il parto?
— Anche. — L’Alsever strabuzzo comicamente gli occhi, guardando la capsula, e diede un’ultima fiutata. — Ma soprattutto, e per… non dover… avere un uomo. Dentro di me. Devi capire. E disgustoso.
Moore rise. — Se non hai mai provato, Diana, non puoi…
— Oh, stai zitto. — Lei gli lancio la capsula vuota, scherzosamente.
— Ma e del tutto naturale — protestai io.
— Si, e lo e anche saltare sugli alberi da un ramo all’altro. Scavare con un fuscello per dissotterrare le radici. Progresso, mio caro maggiore; progresso.
— Comunque — disse Moore — e stato un reato solo per un breve periodo. Poi e stato considerato una… una …
— Disfunzione guaribile — disse l’Alsever.
— Grazie. E adesso, be’, e cosi rara che… non credo che gli uomini e le donne abbiano qualche forte idea preconcetta al riguardo, in un senso o nell’altro.
— E solo un eccentricita — disse Diana, in tono magnanimo. — Non e come se mangiassi i bambini.
— Esatto, Mandella — disse la Hilleboe. — Io non provo nessun sentimento diverso nei tuoi confronti, per questa faccenda.
— Io… io… ne sono lieto. — Era magnifico. Cominciavo a rendermi conto che non avevo la piu vaga idea di come dovessi comportarmi, socialmente. Quasi tutto il mio comportamento 'normale' era basato su un complesso, tacito codice d’etichetta sessuale. Adesso dovevo trattare gli uomini come se fossero donne e viceversa? Oppure trattare tutti quanti come fratelli e sorelle? Era una gran confusione.
Finii il cognac e posai il bicchiere. — Bene, grazie per le vostre, assicurazioni. Quello che volevo chiedervi… Sono certo che avrete tutti qualcosa da fare, gli addii e tutto il resto. Non voglio tenervi prigionieri.
Se ne andarono tutti, tranne Charlie Moore. Insieme decidemmo di prenderci una sbronza monumentale, facendo il giro di tutti i bar e di tutti i circoli ufficiali del settore. Ne girammo dodici e probabilmente saremmo riusciti a girarli tutti, ma poi decisi che era meglio dormire qualche ora prima del raduno del giorno seguente.
L’unica volta che Charlie mi fece delle proposte, lo fece con molta delicatezza. Spero che anche il mio rifiuto fosse altrettanto delicato… ma pensavo che in poco tempo avrei acquisito una notevole pratica.
29
Le prime astronavi della FENU avevano avuto una loro bellezza fragile e delicata. Ma, con le varie migliorie tecnologiche, la resistenza strutturale era diventata piu importante della diminuzione della massa (una delle vecchie astronavi si sarebbe piegata su se stessa a fisarmonica, se avesse tentato una manovra a venticinque gravita) e le conseguenze si vedevano nella progettazione: tozza, pesante, dall’aria funzionale. L’unica decorazione era il nome MASARYK II, stampigliato in lettere azzurrocupo sullo scafo color ossidiana.
La nostra navetta passo sopra il nome mentre puntava sul vano di carico, e la c’era un gruppo di uomini e di donne piccolissimi che provvedevano alla manutenzione dello scafo. Prendendoli come punti di riferimento, ci accorgemmo che le lettere erano alte un centinaio di metri buoni. L’astronave era lunga un chilometro (per l’esattezza 1036,5 metri, diceva la mia memoria latente) e larga circa un terzo (319,4 metri).
Ma questo non voleva dire che a bordo ci fosse spazio da ballarci dentro. L’astronave ospitava nel suo ventre sei grossi caccia a tachioni e cinquanta missili robotizzati. La fanteria era rincantucciata in un angolo. 'La guerra e il regno dell’attrito' aveva scritto Cadetto von Clausewitz; e io avevo l’impressione che lo avremmo constatato di persona.
Avevamo ancora sei ore prima di entrare nella vasca antiaccelerazione. Scaricai la mia cassetta nella minuscola cabina che sarebbe stata la mia casa per i prossimi venti mesi e me ne andai in giro a esplorare.
Charlie era arrivato prima di me al salone e al privilegio di essere il primo a valutare la qualita del caffe della
— Bile di rinoceronte — disse.
— Almeno non e soia — dissi io, bevendo una cauta sorsata. Pensai che entro una settimana avrei avuto nostalgia della soia.
Il salone ufficiali era un cubicolo di tre metri per quattro, con pareti e pavimento di metallo, una macchina per il caffe e un lettore di biblioteca. Sei sedie dure e un tavolo con una macchina per scrivere.
— Un posticino allegro, no? — fece Charlie. Batte pigramente il tasto dell’indice generale sulla macchina- biblioteca. — Un sacco di testi sulla teoria militare.
— Benissimo. Per rinfrescarci la memoria.
— Hai fatto domanda tu per l’addestramento da ufficiale?
— Io? No. Ordini.
— Almeno hai una giustificazione. — Batte sul pulsante d’accensione e guardo la luce verde che si spegneva. — Io ho fatto domanda. Non mi avevano detto che effetto avrebbe fatto.
— Gia. — Non, si riferiva a problemi sottili, come il peso della responsabilita o cose simili. — Dicono che l’effetto svanisce un po’ alla volta. — Tutte le informazioni che ti trasmettono a forza: un continuo bisbiglio silenzioso.
— Ah, eccovi. — La Hilleboe entro e ci scambiammo i saluti. Diede una rapida occhiata scrutatrice alla stanza, e fu facile capire che quell’arredamento spartano godeva di tutta la sua approvazione. — Vuole parlare alla compagnia, prima che entriamo nelle vasche antiaccelerazione?
— No, non lo ritengo… necessario. — Per poco non avevo detto 'opportuno'. L’arte di tenere a guinzaglio i subordinati e difficile e delicata. Mi rendevo conto che avrei dovuto ricordare continuamente alla Hilleboe che non era lei, a comandare.
Oppure avrei potuto scambiarmi i gradi con lei. Lasciarle assaporare le gioie del comando.
— Per favore, raduni tutti i comandanti dei plotoni e ripassi con loro la sequenza dell’immersione. Poi faremo esercitazioni per acquistare una maggiore rapidita. Ma per il momento, ritengo che alla truppa faccia bene qualche ora di riposo. — Soprattutto se avevano i postumi della sbronza come il loro maggiore.
— Sissignore. — La Hilleboe giro sui tacchi e se ne ando. Un po’ stizzita, perche quello che le avevo detto di fare sarebbe stato piu propriamente un compito per Riland o la Rusk.
Charlie calo la sua massa grassoccia su una delle sedie durissime e sospiro. — Venti mesi in questa macchina unta e bisunta. Insieme a quella li. Merda!
— Be’, se sarai cortese con me, non ti faro alloggiare insieme a quella donna.
— D’accordo. Sono il tuo schiavo per l’eternita. A partire, diciamo, da venerdi prossimo. — Guardo nella tazza e decise di non bere i fondi del caffe. — Sul serio, la Hilleboe sara un problema. Cos’hai intenzione di fare con lei?
— Non lo so. — Anche Charlie si comportava da insubordinato, ovviamente. Ma lui era il mio ufficiale
